sabato 11 dicembre 2010

A Dipsy


Caro Dipsy,
per i morti, sono andata in collina, al paesino lontano. Cielo cupo e scontroso, qualche goccia di pioggia sui vetri e l’asfalto. Al bordo di una strada, un cagnolino sperduto: occhi grandi e nocciola, pelo miele e marrone. – Frena… - mi sono detta – quasi quasi lo adotto. Ma poi non mi sono fermata.
Anche Ricky ripete che gli manchi tanto. Talvolta, ci consola il miraggio di un cucciolo nuovo. Ma Riccardo continua: – Io non voglio un cane diverso. Dipsy: è lui che mi manca. E’ la sua anima di cui sento il bisogno. -
Mia madre, ai suoi tempi diceva: - Le anime di animali non entrano, in Paradiso. - Ma mamma non aveva dei cani. E non ha fatto in tempo a sapere che persino un teologo dice che “Uomini, piante e animali insieme sono il Regno di Dio e che il destino degli uni è anche il destino degli altri.”
[1]


A me, Dipsolino carissimo, piace pensare che la tua anima vaghi felice, in una qualche serena dimora. Come quando giocavi felice in campagna, inseguendo le mosche, i gechini e le mille zanzare. E trotterellavi al mio fianco, contento. Mentre, al sole di luglio, stendevo costumi e magliette, e friggevo zucchine, e raccoglievo mandorle e fichi, nei rami più bassi. O giocavo con Ricky a ping-pong. – Pausa cane, pausa cane – imploravo ridendo, quando tu assicutavi i grandi cani del nonno. E giuravo, bugiarda, che per te avevo sbagliato la risposta alla schiacciata vincente di Ricky.
Ero la tua preferita: la tua capobranco. Forse perché ti riempivo io la scodella. E ti accarezzavo. Tu abbaiavi e giocavi. Poi sedevi accanto a me nel divano. E cominciavi a leccarmi: piedi, gambe, le mani. E persino la faccia. Il tuo segno di affetto e di riconoscenza.
Con te, la casa ha avuto aveva un calore inusuale. Nessuno si sentiva mai solo.


Lo sai: e’ stato duro per me farti entrare. Abiurare alla Mari precisa, ordinata, pulita. Da principio, mi hai proprio sconvolta. Troppo forte, all’inizio, la tentazione di restituirti al mittente. Come capita a volte ad alcuni bambini adottati: rimandati al vecchio indirizzo, perché troppo difficili, fastidiosi e ingombranti. Anche io ho urlato: - Ma chi me lo ha fatto fare… - perché tu, cucciolotto, rosicchiavi i long-playing, divoravi i giornali, rovinavi le porte….
Ma poi, a poco a poco, quella Mari è sparita. E’ nata una donna diversa. Che capiva che i tuoi occhi affettuosi valevano molto più di un uscio perfetto. Una Mari che rideva per le tue strane carezze. Che imparava a sporcarsi, prendendoti in braccio; a mischiare, tranquilla, la sua pelle alla tua saliva.
Dopo i libri, gli insegnanti di scuola, e mio padre e mia madre, tu sei stato un altro maestro.
Mi hai insegnato il linguaggio profondo degli occhi, del corpo. A sentire i bisogni primari. Alle volte, in estate, al ritorno dalle tue passeggiate, bevevi in quattro sorsate tutta l’acqua della vaschetta. E nessuno, distratto, la riempiva di nuovo. Allora ti avvicinavi. Ti muovevi dimenando la coda. E se io, lenta e tarda, non riuscivo a capire, con la zampa rivoltavi fragorosamente la vaschetta vuota. Che io finalmente riempivo, chiedendoti scusa e poi scusa.


Nella notte, sento cani abbaiare. O un gattino che miagola. E mi chiedo cosa stiano dicendo. Se hanno freddo. O hanno fame. O desiderano solo un compagno. O implorano solo un rifugio. O se stanno dicendo alla luna o alle stelle qualche cosa che io non riesco, sino ad ora, a capire…
Mi dispiace non averti mai fatto accoppiare. Non avere ascoltato i miei cuccioli attenti che dicevano spesso: - Mamma, Dipsy si vuole sposare. Gli dobbiamo trovare una bella cagnetta..- Perché pure tu, ce l’avevi la voglia di fare l’amore.


Alcuni amici, forse un po’ pazzerelli, dicono che vivremo più vite. Finchè avremo raggiunto una qualche scintilla di perfezione. Se è cosi, se è vero, grazie a te, forse ho fatto un gradino in avanti. Grazie a te, caro Dipsy, non ho più paura di toccare nessuno: che sia uomo, sia donna, sia cane, un gattino, un criceto, un vecchietto, un barbone, un bambino.
E però non l’abbiamo capito quando stavi morendo. Perché in fondo avevi solo otto anni: la mia età, anno più, anno meno. A settembre eri stanco, accucciato. Dimagrito parecchio. Il dottore era serio: prescriveva analisi lunghe. In quei giorni, mi seguivi dovunque, coi tuoi occhi imploranti.
Te ne andasti in silenzio, una domenica sera, in un angolo del corridoio. Sorprendendoci tutti.


- Mamma, da quando non c’è più Dipsy, siamo tutti un pò più cattivi… – così sussurra, in segreto, il mio figlio minore. Il tuo amico migliore. Come al solito, coglie nel segno. Forse è vero: se ci fossi, urleremmo di meno. I più grandi spenderebbero altri sorrisi. E qualcuno, magari, non sarebbe mai uscito, con una valigia, in un giorno d’ottobre. Dissolvendo nel vuoto un’antica magia.



[1] E.Drewermann Sulla immortalità degli animali, Neri Pozza Editore, Vicenza

7 commenti:

  1. Bellissimo post: per un essere umano sarebbe difficile dire le stesse cose che si dicono per (a un) animale, perchè nella descrizione appare sempre qualche piegolina caratteriale che ne incrina, magari di un niente, la raffigurazione.
    In un animale, quale esso sia, queste piegoline non ci sono: se si dà, si dà tutto, accontentandosi di una carezza, qualcosa da mangiare e da bere.
    Ma anche partecipando (con lo sguardo, con il battito della coda, con un abbaio o un guaito) alle tue condizioni contingenti: se sei triste, è triste con te; se stai bene con te stesso, lui sta bene con te; se soffri, la sofferenza è anche sua.
    E il rimpianto dura, immutato nel tempo, come per le persone che si sono amate e ci hanno lasciato.

    (Ti confermo che 'le strade misteriose e nascoste del web' funzionano, e la visita di tutti è sempre gradita; la tua, poi, è come una cassata da Guinnes. Siciliana, ovviamente).

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  2. Il mio Giampi ci ha lasciati dopo 16 anni...........

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  3. Tenero Dipsy, di sicuro occuperà per sempre un posto speciale nel vostro cuore e i suoi ricordi non smetteranno mai di farvi tornare ai bei momenti trascorsi con lui. A me è morta una gattina l'anno scorso, io e il mio compagno ci abbiamo sofferto tantissimo... purtroppo fa parte della vita, gli animali domestici hanno una vita molto più breve della nostra. Cerchiamo di tenerci stretti i loro ricordi più cari.

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  4. Io conoscevo Dipsy. Qualche volta è venuto davanti i cancelli della scuola, insieme a voi.

    A volte cerchi negli occhi di un cane o di un gatto l' immagine di una persona che hanno visto, che hanno conosciuto forse meglio di noi, come in uno specchio, ma invano. Sai che nel loro profondo i loro occhi vedono ancora, ricordano ancora.

    Mi scuso per essere attratto da qualcosa che, nell' emozione che comunica l'insieme del post, è secondario: gli animali hanno un'anima e vanno in Paradiso?
    E se ci andassero di sicuro solo loro?
    "Ché di natura è frutto ogni vostra vaghezza" diceva il poeta.
    Di certo ci vanno prima di noi. Bene che vada, noi dobbiamo patire le pene del ... purgatorio. E se va male, sei comunista, ateo, suicida, tifi per il testamento biologico ecc., allora rischi molto, fino all'ultimo secondo della tua vita.
    Mi scuso di nuovo, Mari...ma mi perdonerai, spero.

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  5. grazie a gattonero, Valerio, Vele/Ivy e ctldzffr per l'attenzione.
    Un abbraccio a Vele e agli altri amici.
    @l'amico tutto consonanti: sei tu che mi hai fatto commuovere. E sai bene perchè.

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  6. Grazie, cara Maria, per questo ricordo.
    Ognuno di noi ha un Depsy nel cuore e, qualora non l'avesse, non saprebbe mai di cosa si priva nella vita.

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  7. Che onore averti come Augusto, fratello maggiore!
    Grazie!

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