martedì 25 gennaio 2011

LE ALTRE DONNE


Condivido, parola parola, quest'articolo di Concita De Gregorio.

Avrei voluto scriverlo io!


Esistono anche altre donne.

Esiste San Suu Kyi, che dice: «Un’esistenza significativa va al di là della mera gratificazione di necessità materiali. Non tutto si può comprare col denaro, non tutti sono disposti ad essere comprati. Quando penso a un paese più ricco non penso alla ricchezza in denaro, penso alle minori sofferenze per le persone, al rispetto delle leggi, alla sicurezza di ciascuno, all’istruzione incoraggiata e capace di ampliare gli orizzonti. Questo è il sollievo di un popolo».
Osservo le ragazze che entrano ed escono dalla Questura, in questi giorni: portano borse firmate grandi come valige, scarpe di Manolo Blanick, occhiali giganti che costano quanto un appartamento in affitto. È per avere questo che passano le notti travestite da infermiere a fingere di fare iniezioni e farsele fare da un vecchio miliardario ossessionato dalla sua virilità. E’ perché pensano che avere fortuna sia questo: una valigia di Luis Vuitton al braccio e un autista come Lele Mora. Lo pensano perché questo hanno visto e sentito, questo propone l’esempio al potere, la sua tv e le sue leader, le politiche fatte eleggere per le loro doti di maitresse, le starlette televisive che diventano titolari di ministeri.
Ancora una volta, il baratro non è politico: è culturale. E’ l’assenza di istruzione, di cultura, di consapevolezza, di dignità. L’assenza di un’alternativa altrettanto convincente. E’ questo il danno prodotto dal quindicennio che abbiamo attraversato, è questo il delitto politico compiuto: il vuoto, il volo in caduta libera verso il medioevo catodico, infine l’Italia ridotta a un bordello.
Sono sicura, so con certezza che la maggior parte delle donne italiane non è in fila per il bunga bunga. Sono certa che la prostituzione consapevole come forma di emancipazione dal bisogno e persino come strumento di accesso ai desideri effimeri sia la scelta, se scelta a queste condizioni si può chiamare, di una minima minoranza. È dunque alle altre, a tutte le altre donne che mi rivolgo. Sono due anni che lo faccio, ma oggi è il momento di rispondere forte: dove siete, ragazze? Madri, nonne, figlie, nipoti, dove siete. Di destra o di sinistra che siate, povere o ricche, del Nord o del Sud, donne figlie di un tempo che altre donne prima di voi hanno reso ricco di possibilità uguale e libero, dove siete? Davvero pensate di poter alzare le spalle, di poter dire non mi riguarda? Il grande interrogativo che grava sull’Italia, oggi, non è cosa faccia Silvio B. e perché.

La vera domanda è perché gli italiani e le italiane gli consentano di rappresentarli. Il problema non è lui, siete voi. Quel che il mondo ci domanda è: perché lo votate? Non può essere un’inchiesta della magistratura a decretare la fine del berlusconismo, dobbiamo essere noi. E non può essere la censura dei suoi vizi senili a condannarlo, né l’accertamento dei reati che ha commesso: dei reati lasciate che si occupi la magistratura, i vizi lasciate che restino miserie private.
Quel che non possiamo, che non potete consentire è che questo delirio senile di impotenza declinato da un uomo che ha i soldi – e come li ha fatti, a danno di chi, non ve lo domandate mai? - per pagare e per comprare cose e persone, prestazioni e silenzi, isole e leggi, deputati e puttane portate a domicilio come pizze continui ad essere il primo fra gli italiani, il modello, l’esempio, la guida, il padrone.
Lo sconcerto, lo sgomento non sono le carte che mostrano – al di là dei reati, oltre i vizi – un potere decadente fatto di una corte bolsa e ottuagenaria di lacchè che lucrano alle spalle del despota malato. Lo sgomento sono i padri, i fratelli che rispondono, alla domanda è sua figlia, sua sorella la fidanzata del presidente: «Magari». Un popolo di mantenuti, che manda le sue donne a fare sesso con un vecchio perché portino i soldi a casa, magari li portassero. Siete questo, tutti? Non penso, non credo che la maggioranza lo sia. Allora, però, è il momento di dirlo.

Concita De Gregorio


6 commenti:

  1. ho dedicato uno dei miei primi post a questa DONNA DONNA !!!

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  2. @valerio: anch'io ho un'ammirazione sconfinata per San Suu Kyi, piccola grandissima donna. E' anche la sua testimonianza di vita che mi dà la forza di continuare a credere in certi valori.

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  3. ... Esiste un peggio di quello che stiamo vivendo qui, ora, in italia? UN degrado maggiore? Culturale, economico, sociale, politico?...
    Se domani fossi chiamata alle urne non saprei comunque chi votare.
    Berlusconi o non Berlusconi

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  4. Ciao Maria. Con tutto il rispetto io, vagabondo che son io, penso che la situazione sia un po' diversa riguardo a «E’ l’assenza di istruzione, di cultura, di consapevolezza, di dignità. L’assenza di un’alternativa altrettanto convincente.». In un mondo che oggi ci sfinisce per quanti dati assorbiamo quotidianamente e meccanicamente dai media, l'istruzione, così come la cultura, di certo non mancherebbero. Il problema è piuttosto che i messaggi non sono quelli giusti. Anche la consapevolezza c'è, ed è quella "struggente" di non riuscire a raggiungere i modelli che ci vengono proposti (e che peraltro ci governano). In quanto alla dignità penso che solo i nostri padri potrebbero parlarne dignitosamente, ma sono troppo vecchi, se non addirittura morti insieme ad una possibile alternativa. L'ho detto. Ciao.

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  5. @Occhi di notte: Ciao! Benvenuta! Grazie di essere passata per i miei mari.
    Se fossi chiamata alle urne, saprei sicuramente chi non votare. Su chi votare, almeno, sul meno peggio, mi sforzerei di pensarci. Ho sempre votato. Comunque. Per quello che vale una democrazia rappresentativa imperfetta come la nostra.

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  6. @Ciao, Peter. Si, hai ragione: non è una questione di mancanza di istruzione o di cultura in senso stretto.
    E' un problema di visione del mondo. I nostri padri sarebbero sicuramente inorriditi, si vergognerebbero, oggi,a guardare un TG o a sentire certe dichiarazioni.
    Ma noi dobbiamo lottare, perchè la dignità serena che essi hanno testimoniato con le loro oneste scelte di vita, non sia per sempre sepolta con loro. Augh! (Ogni tanto parlo come un vecchio capo indiano, lo so.)

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