lunedì 15 agosto 2011

Lo scemo del villaggio



Come ogni villaggio che si rispetti, anche quello della bimba piccina piccina aveva il suo “scemo”. Anzi, a dirla tutta, c’erano tante persone con una corda un po’ pazza nel cuore.
Un ragazzo dallo sguardo allucinato, che percorreva rumorosamente la gradinata di via Palermo, segnando con forza i suoi passi. Per rompere, senza preavviso, il silenzio di quel paesino urlando a squarciagola una canzone. Qual era il suo repertorio? Gianni Morandi, Adriano Celentano e Claudio Villa.
Accadeva di giorno, accadeva di notte. Di notte anzi, il timbro robusto della sua voce si arricchiva di nuove sonorità, che echeggiavano sempre più gagliarde man mano che si avvicinavano alla casa della bambina. Per perdersi poi, a poco a poco, nel silenzio nero delle viuzze strette e tortuose. Quando la bimba tornava a mettere la testolina sotto le coperte.


C’era poi chi, per ore e ore, camminava in silenzio su e giù per piazza san Michele, appoggiando il braccio, con ostinata convinzione, all’inferriata che circondava un lato della piazza: quasi a volere cercare qualcosa che lo sostenesse nel difficile compito di stare al mondo.
Ed ecco “Ciccu ‘u babbu”. Ciccu ‘u babbu indossava i vestiti logori e fuori stagione che gli dava la gente e aveva sempre in mano un bastone con cui percuoteva ossessivamente una fontanella, una panchina, un sasso incontrato per strada. Qualsiasi cosa che producesse un suono sordo e ritmato, quasi un oscuro richiamo del quale lui solo conosceva il senso nascosto. Ciccu, era chiamato ogni tanto per trasportare mobili o spostare pesanti fardelli, lavoro ricompensato con un piatto di pasta o un vestito nuovo.
Pareva proprio non capisse niente, Ciccu u babbu.
Tranne guardare in modo fisso e insistente le ragazzine e fare con la lingua o con tutto il corpo un gesto muto. Un gesto che mimava qualcosa. Ma questa cosa la bimba piccina l’ha capita molto più tardi. Quando ha visto Ciccu che lo rifaceva. Mentre lei era in balcone, tornata qualche giorno in paese, con mamma e papà.

Pino Correnti e Nicola, anche lui “babbu”, vivevano invece nel paesino vicino. Nicola lu babbu, passava il tempo gironzolando senza meta per le vie del paese. Anche lui, ogni tanto faceva qualche lavoretto senza pretesa, ad esempio, consegnare le bombole a gas. Con la sua solita maschera malinconica ed ebete.


Eppure una volta, il giorno di Pasqua, la bimba gli ha visto un sorriso più quieto e sereno. E sembrava che lei, lui, le campane che suonavano a festa, le rondini fresche di primavera, fossero felici tutti allo stesso modo. Quasi a pregustare la gioia inconfessata di una possibile resurrezione.



Pino Correnti viveva in strada, in compagnia di alcune capre agghindate con nastri colorati, stoffa variopinta e tante campanelle. Lui stesso non si vestiva in modo molto diverso dalle sue caprette, che erano il suo nutrimento e la sua compagnia. Vagava con le caprette per le vie del paese, con un’aria fiera e altezzosa.
Dormiva all’aperto con le sue bestiole, o in un qualsiasi rifugio di fortuna.
Si diceva che fosse pericoloso. La zia di turno raccomandava a tutte le nipoti di starne alla larga. Ma la bimbetta era affascinata da quell’individuo speciale: che viveva per strada, faceva quello che gli pareva e non doveva rendere conto di niente a nessuno. Una volta, i suoi occhi azzurrissimi e lo sguardo curioso della bambina, si sono incontrati. La bimba era andata a comprare il pane e lui attraversava il paese, col suo gregge di pace. Gli occhi dell’uomo erano burberi e inaccessibili, ma niente affatto malvagi.



Forse fu allora che la bambina decise che un post su di lui, prima o poi, lo avrebbe scritto.


3 commenti:

  1. Ricordo anch'io un certo Nicolino, un Pasquale, un altro di cui non rammento il nome (ma non scorderò mai gli schiaffoni che si tirava da solo)... Queste figure ci restano profondamente impresse nella memoria, come eccezioni ad una non ben definita regola. Piacevolissimo excursus, Maruzza. Ciao.

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  2. @dr.Peter: grazie per l'attenzione alle creature che ben definisci "eccezioni ad una non ben definita regola".
    Ho completato il post con "Il Matto" del grande Fabrizio, dall'album "Non al denaro, non all'amore, nè al cielo" uscito nel 1971. Ciao.

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