mercoledì 26 dicembre 2012

Natale secondo Erri De Luca


(Riflessioni molto laiche sul Natale: scritte da un autore che amo e il cui pensiero di fondo condivido)

Nello scasso profondo dei nuclei familiari, Natale arriva come un faro sui cocci e fa brillare i frantumi. Si aggiungono intorno alla tavola apparecchiata sedie vuote da tempo. Per una volta all’anno, come per i defunti, si va in visita al cerchio spezzato.
Natale è l’ultima festa che costringe ai conti. Non quelli degli acquisti a strascico, fino a espiare la tredicesima, fino a indebitarsi. Altri conti e con deficit maggiori si presentano puntuali e insolvibili. I solitari scontano l’esclusione dalle tavole e si danno alla fuga di un viaggio se possono permetterselo, o si danno al più rischioso orgoglio d’infischiarsene. Ma la celebrazione non dà tregua: vetrine, addobbi, la persecuzione della pubblicità da novembre a febbraio preme a gomitate nelle costole degli sparpagliati.
Natale è atto di accusa. Perfino Capodanno è meno perentorio, con la sua liturgia di accatastati intorno a un orologio con il bicchiere in mano. Natale incalza a fondo i... disertori. Ma è giorno di nascita di chi? Del suo contrario, spedito a dire e a lasciare detto, a chi per ascoltarlo si azzittiva.
 Dovrebbe essere festa del silenzio, di chi tende l’orecchio e scruta con speranza dentro il buio. Converge non sopra i palazzi e i centri commerciali, ma sopra una baracca, la cometa. Porta la buona notizia che rallegra i modesti e angoscia i re. La notizia si è fatta largo dentro il corpo di una ragazza di Israele, incinta fuorilegge, partoriente dove non c’è tetto, salvata dal mistero di amore del marito che l’ha difesa, gravida non di lui. Niente di questa festa deve lusingare i benpensanti. Meglio dimenticare le circostanze e tenersi l’occasione commerciale. Non è di buon esempio la sacra famiglia: scandalo il figlio della vergine, presto saranno in fuga, latitanti per le forze dell’ordine di allora. Lì dentro la baracca, che oggi sgombererebbero le ruspe, lontano dalla casa e dai parenti a Nazareth, si annuncia festa per chi non ha un uovo da sbattere in due. Per chi è finito solo, per il viandante, per la svestita sul viale d’inverno, per chi è stato messo alla porta e licenziato, per chi non ha di che pagarsi il tetto, per i malcapitati è proclamata festa. Natale con i tuoi: buon per te se ne hai. Ma non è vero che si celebra l’agio familiare.
Natale è lo sbaraglio di un cucciolo di redentore privo pure di una coperta. Chi è in affanno, steso in una corsia, dietro un filo spinato, chi è sparigliato, sia stanotte lieto. È di lui, del suo ingombro che si celebra l’avvento. È contro di lui che si alza il ponte levatoio del castello famiglia, che, crollato all’interno, mostra ancora da fuori le fortificazioni di Natale.






6 commenti:

  1. Coraggioso e spietato questo testo di De Luca.
    La canzone di Ornella arriva consolatoria.
    Grazie per questo regalo beneaugurante.

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  2. Ciaooo Maruzza !!!è veramente spietato questo testo sono daccordo con Curlydevil. Scusami tanto ma dato che il dolore, la sofferenza e infine la morte li sfioro ogni giorno quando sono fuori da questi luoghi devo per necessità sdrammatizzare...Fortunatamente ho un carattere quasi sempre allegro e cerco di contagiare gli altri.Ti racconto come ho trascorso la vigilia di Natale. Le mie piccole amiche vestite da angeli hanno cantato nel coro della chiesa ho chiuso gli occhi e ho pensato che bambini hanno un potere celeste è il cielo che li manda per dare gioia...ora ti lasciooo stanno arrivando quei vandali di Paolone Morgan con Teo.Baci

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  3. @curly: sapevo che avresti apprezzato Erri De Luca e le note di Baglioni/Vanoni. Un abbraccio affettuoso.
    @Pippi: mi sei mancata!Ti voglio bene. Buon 2013 a te e a tutta l'allegra brigata!

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  4. E anche in questo testo di De Luca mi trovi d'accordo...un pensiero di fondo comune a molti che è espresso molto bene...Che ne dici, facciamo nostro questo Natale e cerchiamo di tenercelo dentro tutto l'anno anche noi? Un abbraccio, Magu.

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  5. @MAGU: grazie della visita e dell'apprezzamento, anche a nome dell'Erri nazionale. Ricambio l'abbraccio.

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  6. Leggo questo brano vicina più al clemente Capodanno che al perentorio Natale.
    Grazie Maruzza. Queste parole mi hanno emozionata e hanno nominato cocci di esperienze aggrovigliate che ho toccato o ricordato negli ultimi giorni. La scrittura, quella di alto valore, sa sempre essere crudele e balsamica nello stesso tempo.

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