domenica 16 marzo 2014

Treno di notte per Lisbona

      Non è facile trovare nello stesso romanzo, oltre al racconto di una storia che ha quasi il sapore di un giallo, toccanti riflessioni esistenziali, acute analisi psicologiche, la descrizione felice di una città e il rimando agli anni bui di una dittatura.  Pascal Mercier in Treno di notte per Lisbona (Mondadori, Milano, 2006, € 12.50, vincitore nel 2007 del premio Grinzane Cavour) è stato capace di unire etica e filosofia pratica all’interno di una convincente struttura narrativa: il romanzo infatti ci offre uno sguardo a tutto tondo sull’esistenza e sulle grandi domande che la vita comporta. Anche se la storia è scritta in terza persona, lo sguardo acuto e “spietato” è quello del protagonista, il cinquantasettenne professor Raimund Gregorius che, dopo l’incontro fortuito con una sconosciuta portoghese, dà una svolta alla sua vita, dando inizio a un doppio viaggio: infatti il prof. Raimund decide all’improvviso di lasciare la sua città, Berna, e il suo lavoro di insegnante per recarsi a Lisbona e respirare la stessa aria di Amadeu Prado, il medico portoghese conosciuto attraverso un libro misterioso, sfogliato per caso in una libreria. Ma il viaggio del professore è anche contemporaneamente un intenso cammino interiore, nelle pieghe più profonde del proprio sentire, attraverso gli scritti di Amadeu che mettono in moto il duplice itinerario.
 La lettura del libro/diario di Amadeu Prado permetterà infatti a Raimund non solo di conoscerne meglio la tormentata e affascinante figura, ma anche di sollevare il velo sulla sua personale inquietudine e di accedere alle pulsioni più vere della sua anima.
Man mano che Mundus - per l’ampiezza della sua erudizione e la sua competenza in greco, latino ed ebraico gli studenti chiamavano così il professore - prosegue nel suo viaggio e nelle ricerche relative alla complessa figura di Amadeu, avviene quasi una fusione tra i due: Raimund prende in carico e incorpora in sè Amadeu Prado e i suoi scritti diventano davvero una sorta di ostia sacra, un viatico nel cammino di Mundus alla ricerca di se stesso. I vari personaggi che Raimund incontra a Lisbona – Adriana, Jorge O’Kelly, Joao Eca, Mariana, Estefania - hanno poi una plasticità, una caratura e un respiro davvero epico: ognuno di loro accompagna Raimund alla scoperta di una tessera che gli permetterà di accostarsi meglio ad Amadeu e di comprenderne il dramma. Capire, ad esempio, il tormentato rapporto del medico portoghese con i genitori: Come è difficile per un padre superare l’esame dei figli! E come è difficile da tollerare l’idea che tutte le proprie debolezze, la propria cecità, i propri errori e la propria viltà finiranno per iscriversi nella propria anima! (…) Pensavo all’imperioso desiderio di mio padre che io diventassi medico, qualcuno quindi in grado di liberare gli esseri umani come lui dai dolori. Lo amai per la sua fiducia e lo maledissi per l’opprimente fardello che con il suo toccante desiderio mi addossava sulle spalle.
Man mano che si va avanti nella lettura, succede anche al lettore, specie se cinquantenne e alle soglie di un qualche bivio esistenziale, di far proprie le riflessioni di Mundus/Amadeu. Quelle sulla forza della parola: L’educazione sentimentale dovrebbe in primo luogo iniziarci all’arte di manifestare i nostri sentimenti, facendoci sperimentare come i sentimenti si arricchiscono attraverso la parola. (…) Le cose esistono realmente solo quando sono formulate in parole … E le parole devono avere un ritmo … solo quando sono poesia gettano realmente luce sulle cose. Quelle sul rapporto con gli altri: Gli altri sono la tua corte di giustizia. Quelle sul mistero della vita: Abito in me stesso come un treno in corsa. Non ci sono salito di mia spontanea volontà, non l’ho scelto io e non conosco la meta del viaggio.
E, infine, le note davvero toccanti sul rapporto di Amadeu con la religione e la metafisica: Non vorrei vivere in un mondo senza cattedrali. Ho bisogno della loro bellezza e della loro sublimità. Ne ho bisogno di contro alla piattezza del mondo. Voglio lasciarmi avvolgere dalla pungente frescura delle chiese. Ho bisogno del loro silenzio imperioso (…). Voglio sentire lo scroscio dell’organo, questo diluvio di suono ultraterreni. (…) Ci sono cose che per noi esseri umani sono troppo grandi: dolore, solitudine e morte. Ma anche bellezza, sublimità e felicità. Per questo abbiamo creato la religione. Ma che cosa succede quando la perdiamo? Quelle cose continuano a essere troppo grandi per noi. Ciò che ci resta è la poesia della singola vita. E’ forte abbastanza per sorreggerci?                                                                                                                               Maria D’Asaro ("Centonove", n.14 dell'11.4.2014)

11 commenti:

  1. Bella anche questa tua recensione, Maridasaro marisolcante!

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  2. Armando Caccamo17 marzo 2014 09:16

    Bellissima recensione di un libro che, come sai, ho amato e amo.

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  3. Grazie Maria, fa venire tantissimo voglia di leggerlo. Anche grazie alla traduzione di Elena Broseghini ;-)

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  4. @Augusto e Armando: come vedete, anche quando sono assente alle cenette, i compiti li svolgo! Grazie davvero del vostro affettuoso apprezzamento. A martedì, spero.
    @Silvia: il libro merita davvero. Elena Broseghini, a mio avviso, ha tradotto benissimo. Adesso sulla mia scrivania c'è "La donna del piano di sopra": indovina da chi è tradotto ... !

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  5. Brava Maruzza, dopo aver letto il tuo commento non posso che acquistarlo!!!
    Ma lo sai che mi sto organizzare con i miei amici del Barcarozzo di andare a visitare Lisbona in estate?
    Spero anche che,
    leggendo il libro di trovare qualcosa di misterioso nella vacanza..
    Sicuramente "la donna del piano di sopra" sarà tradotta da " nostra signora" del piano di sotto!!!
    Misteriosi cosmosaluti!

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  6. Mi piaci in veste di recensore (esiste la parola "rececensora?" "resensrice"? Mah!). Questo romanzo mi ispira, oltre che per l'ambientazione a Lisbona, anche per le info che ci hai dato sulla sottotrama gialla e sulla descrizione del protagonista!

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  7. Siiiiii l'ho letto….è un libro meraviglioso che merita di essere diffuso :)

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  8. @Pippi: che bella questa tua aspettativa di viaggio a Lisbona! Mi piacerebbe tanto poterla visitare, prima o poi. "La donna del piano di sopra" è tradotto dalla bravissima amica blogger Silvia Pareschi! Come stai, Pippi carissima? Cosmoabbracci.
    @Vele: ti assicuro che il Grinzane Cavour è stato davvero meritato! Grazie per il tuo apprezzamento, che ricambio. Tu non solo recensisci, ma scrivi di tuo ... E fai entrambe le cose assai bene!
    @ARIS: sono davvero contenta che l'hai letto e condividi la preziosità di questo libro!

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  9. Ma quanto siete brave voi ragazze!!!
    Bravissima Silvia, sei davvero una cosmo traduttrice!!!

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  10. @Pippi: tu, cara Pippi sei una fantastica cosmo commentatrice! Un abbraccio affettuoso.

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