martedì 13 gennaio 2015

Lucia Goracci: i giornalisti che amo.

Lucia Goracci
      Se rinasco, voglio essere una giornalista. Una giornalista come Lucia Goracci. 
Che ho iniziato ad apprezzare quando, alla fine degli anni ’90, conduceva il “mio” TG regionale, quello della Sicilia, prima di volare al TG3, dove – come ci ricorda Wikipedia – ha alternato alla presenza in studio il lavoro da inviata all'estero, in particolare in Medio Oriente e in America Latina. Ha documentato infatti, tra gli altri, il terremoto di Haiti del 2010, l'incidente nella miniera di San José in Cile, la guerra civile libica.
Dal 2013 lavora a RaiNews24. Continua ad occuparsi di temi internazionali come inviata: ha seguito le elezioni presidenziali in Iran, la visita del Presidente degli USA Barack Obama a Berlino, le proteste in Brasile durante la FIFA Confederations Cup 2013, le proteste in Egitto contro il presidente Mohamed Morsi e i bombardamenti a Gaza (agosto 2014).
Perché apprezzo Lucia Goracci? Perché i suoi servizi sono centrati sulle cose importanti da comunicare, senza fronzoli e giri di parole. Perché riesce a tenere desta l’attenzione sui grandi temi politici internazionali e sulle persone – uomini, donne, bambini – che incontra e sulle quali le grandi questioni ricadono.

Ecco un suo servizio sui bombardamenti israeliani a Gaza, nell’estate 2014, durante i quali fu ucciso per errore Ahed Zaqout, 49 anni conduttore televisivo a Gaza, voce sportiva nazionale e definito "il miglior centrocampistadella storia della Palestina”:



Qui, nel settembre 2014,  Lucia dà parola a  Somaa, una ragazza catturata in Iraq dai
terroristi dell’ISIS che però riesce a fuggire:


Questo invece è un servizio del 2011, quando la giornalista era in Libia a 
documentare la battaglia tra le truppe di Gheddafi e i suoi oppositori:

Anad (foto tratta dal profilo FB di Lucia Goracci)

        
Infine alcuni spezzoni tratti dal suo profilo Facebook, spicchi della sua sensibilità e intelligenza, della sua ironia, dei suoi occhi speciali sul mondo. Ecco cosa scrive  su FB la giornalista il 14 ottobre scorso:
Ebola batte Isis nel pentagramma delle nostre paure. Le pestilenze spaventano da sempre l'uomo: unico male che non riesce a controllare. Amici di FB convincetemi che sbaglio. Ho la fastidiosa sensazione che stiamo disertando l'Africa. Che abbiamo lasciato gli africani soli a raccontarci come essa muore. A noi, semmai, la sovra-rappresentazione del nostro rischio di contagio. Segnalatemi, vi prego, le eccezioni. 
E, sempre qualche mese fa: 
Per le donne inviate, la pipì può rappresentare un problema. La mia amica Gabriella Simoni - quel genio - ha persino inventato la pipì preventiva. Il senso è: cogli al volo ogni toilette, del diman non v'è certezza ...  Oggi la mia certezza è stato Anad: bagno turco straordinariamente pulito tra baracche incastonate nelle fogne a cielo aperto di Peshawar. Abbiamo camminato tra spazzatura e cornacchie, per raggiungere casa sua. Ma Anad ha occhiali rossi meravigliosi, parla un inglese che non vi dico e da grande vuole fare lo scienziato.

Grazie e buon lavoro, Lucia.      
Continua a raccontarci la storia del mondo, con schiettezza e passione.

4 commenti:

  1. meno male che ci sono persone così!

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  2. Una grande giornalista una grande Donna !!!!

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  3. Tanto di cappello a questa brava professionista: ricoprire un ruolo così impegnativo è già di per sè una bella scommessa, ma se questi sono i risultati la scommessa è più che vinta. Grazie per avercene dato conto, Maruzza.

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  4. Grazie Maria per questo profilo, è una risposta al mio appello. A quel giornalismo che serve a tutti noi per "sapere" :)

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