sabato 28 novembre 2015

La regalità secondo il Vangelo ...

    "Leggevo qualche giorno fa un’Amaca di Michele Serra, di questo scrittore brillante – credo che vi sia capitato di leggerlo – dalla scrittura simpatica ed efficace in questo scritto Serra, appunto, affermava: Per Cristo re non spenderei la mia vita, per i valori della rivoluzione francese, invece la spenderei. (...)
Sono d’accordo con quest’affermazione. Infatti Gesù non vuole che noi moriamo per lui, semmai dovremmo essere disposti a dare la vita con lui, perché la libertà sia piena - la libertà dei figli di Dio – dei figli,  la libertà dei fratelli e la libertà che ci rende uguali. E la libertà che ci porta verso la pienezza, che è Dio incontro a noi.
La libertà di cui parla il Vangelo, o la regalità che Gesù riconosce quando annunzia il regno di Dio, ha come contenuto la liberazione dell’uomo da ogni angoscia, da ogni peso, da ogni disperazione: Gesù inaugura il Regno di Dio guarendo tutti, risollevando tutte le persone, aprendo loro il cielo, aprendo il cielo su tutti: Non ti sentire condannato, va’. ricomincia da capo … Il tempo è propizio … La tua storia comincia adesso: il bello deve venire da adesso in poi …
Il discorso che Gesù fa con Pilato è un discorso tra sordi, perché Gesù di questa regalità stava parlando: della regalità di Dio che in Gesù si è fatto servo della nostra umanità … appassionato, curatore della nostra umanità. Non parla di altro Gesù nel Vangelo, nella bella notizia che ci ha dato, capovolgendo i criteri - invece comuni e diffusi – dei re che ci sono per dominare e essere serviti, per sfruttare e per essere padroni degli altri.
Infatti, intorno al tema del Regno di Dio, durante la nostra storia cristiana si sono create le più grandi e aberranti ambiguità e confusioni; Gesù è re con i segni della demitizzazione di ogni regalità: la sua corona è di spine, il suo scettro è una canna, il suo mantello è insanguinato …
E quindi, care sorelle e fratelli, bisognosi di riscoprire il senso del Vangelo e l’annunzio di questa donazione di Dio verso di noi, di quest’auto-donarsi di Dio verso di noi, continuiamo a celebrare Gesù Cristo re, cioè mettendoci al servizio gli uni degli altri, promuovendo libertà, liberazione  e quindi libertà ,  fraternità che attinge alla paternità di Dio – questa è l’unica differenza con i valori della rivoluzione francese – e poi quell’uguaglianza tra pari, perché ognuno sa riconoscere i carismi e i doni degli altri: ha tutto da dare, ma anche tutto da ricevere dagli altri.
E dovremmo accorciare ogni giorno di più le distanze, gli abissi di differenze conflittuali che ci trasciniamo dalla storia e che oggi stanno anche rischiando di accentuarsi."

(Omelia del 22.11.2015, pronunciata da don Cosimo Scordato a Palermo nella chiesa di san Francesco Saverio. Il testo non è stato rivisto dall'autore: errori o omissioni sono della scrivente, Maria D’Asaro, che si assume  la responsabilità delle eventuali imprecisioni e manchevolezze della trascrizione.)

3 commenti:

  1. Rossana Rolando29 novembre 2015 11:32

    Densa di significato questa omelia .“Non ti sentire condannato, va’… ricomincia da capo … Il tempo è propizio … La tua storia comincia adesso: il bello deve venire da adesso in poi …”. L’affermazione è in profonda sintonia con quanto abbiamo pubblicato in questi giorni. Molto contenti, mia marito (Gian Maria Zavattaro) ed io, di questa convergenza di interessi e di sensibilità. Essere in compagnia di altri blog (delle persone che vi sono dietro) conforta e incoraggia. Crediamo nella possibilità di costruire reti di idee anche attraverso il Web. Grazie e buona domenica.

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  2. @Rossana Rolando: grazie del commento e della condivisione di ideali e sensibilità. Buon mese di dicembre.
    @Dany M: grazie della visita e del commento.

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