giovedì 31 dicembre 2015

Prontuario per il brindisi di capodanno

Bevo a chi è di turno, in treno, in ospedale,
cucina, albergo, radio, fonderia,
in mare, su un aereo, in autostrada,
a chi scavalca questa notte senza un saluto,
bevo alla luna prossima, alla ragazza incinta,
a chi fa una promessa, a chi l'ha mantenuta
a chi ha pagato il conto, a chi lo sta pagando,
a chi non è stato invitato in nessun posto,
allo straniero che impara l'italiano,
a chi studia musica, a chi sa ballare il tango,
a chi si è alzato per cedere il posto,
a chi non si può alzare, a chi arrossisce,
a chi legge Dickens, a chi piange al cinema,
a chi protegge i boschi, a chi spegne un incendio,
a chi ha perduto tutto e ricomincia,
all'astemio che fa uno sforzo di condivisione,
a chi è nessuno per la persona amata,
a chi subisce scherzi e per reazione un giorno sarà un eroe,
a chi scorda l'offesa, a chi sorride in fotografia,
a chi va a piedi, a chi sa andare scalzo,
a chi restituisce da quello che ha avuto,
a chi non capisce le barzellette,
all'ultimo insulto che sia l'ultimo,
ai pareggi, alle ics della schedina,
a chi fa un passo avanti e così disfa la riga,
a chi vuol farlo e poi non ce la fa,
infine bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera
e tra questi non ha trovato il suo.
                                                                                                      Erri De Luca






lunedì 28 dicembre 2015

Dio esiste e vive a Bruxelles

      Capita a tutti di chiedersi se Dio esiste e, se sì, quale sia il suo vero volto … Il regista Jaco Van Dormael,  già nel titolo italiano del suo ultimo film, ci dice che Dio esiste e vive a Bruxelles.  Il Dio di Van Dormael non è però, come siamo abituati a pensare, un vecchio signore bonario con una lunga barba grigia, ma un uomo violento, irascibile e vendicativo, che manovra il mondo a suo piacimento attraverso un computer. Dio ha anche una famiglia: un figlio ben noto, JC (Jesus Christ), da tempo scappato di casa perché non va d’accordo col padre, una moglie succube e inetta, intenta solo a ricamare e a seguire le partite di baseball in TV, e una figlia di dieci anni, Ea. Ea è una ragazzina intelligente e ribelle, che non si rassegna alla prigione dispotica nella quale è rinchiusa e non sopporta i soprusi che il padre riserva al genere umano. Così un giorno anche lei fugge da casa cercando sei nuovi apostoli da aggiungere ai dodici già reclutati dal fratello maggiore. Prima di scappare manomette però il computer divino, comunicando con un sms a tutti gli uomini la data della loro morte. Dopo lo shock iniziale, l’umanità reagisce in modo positivo alla rivelazione, dando una sferzata creativa e gioiosa allo scampolo di esistenza ancora da vivere ed Ea, con l’aiuto di un barbone e dei sei nuovi discepoli, scrive un nuovo vangelo  …
     Nonostante la palese e talvolta pesante parodia, Dio esiste e vive a Bruxelles non risulta blasfemo: Jaco Van Dormael  riesce anzi a fornire allo spettatore preziosi elementi di riflessione sul senso dell’esistenza e delle relazioni umane, nella consueta cornice scenica surreale ed onirica, che rivela - come in Toto le héros e ne L’ottavo giorno - una suggestiva forza narrativa. Così, sebbene uscito a maggio scorso, Le Tout Nouveau Testament  - questo il titolo in lingua originale - risulta un film dal sapore quasi natalizio, la cui visione lascia agli spettatori un piacevole retrogusto di speranza: la buona novella di Ea invita infatti ad abbandonare le trappole del dominio, della ricchezza e dell’ipocrisia, le maschere sterili e vuote del perbenismo e della menzogna, per ritrovare la perla nascosta che ciascuno ha dentro di sé. Chissà, forse ci salverà davvero una dea bambina che, come Ea, ci restituirà alla nostra essenza più profonda attraverso uno sguardo nuovo su noi stessi e sul mondo. La meraviglia del suo sguardo sarà capace di evocare il bambino che è in noi e di metterci finalmente in contatto con la musica della nostra anima.



sabato 26 dicembre 2015

Mosaici di saggezze: ecco la recensione


Augusto Cavadi
     E’ possibile vivere una spiritualità slegata da una fede religiosa? Che ruolo ha la filosofia nella ricerca di una tale spiritualità? Quali contributi ci offrono in proposito i filosofi antichi e moderni? In Mosaici di saggezze (Diogene Multimedia, Bologna, 2015, € 25,00) Augusto Cavadi risponde in modo esauriente a tali interrogativi, affermando che la spiritualità non è prerogativa solo delle religioni e che il pensiero filosofico ha le carte in regola per illuminare i percorsi di saggezza dell’umanità. Per quantità e qualità della materia trattata, il lettore ha in mano un libro assai ricco e complesso: se ne suggerisce perciò una lettura lenta e meditata, la più adatta a gustare e ‘digerire’ appieno le molteplici riflessioni che il testo contiene; riflessioni che l’autore intreccia comunque con brillante maestria,  consentendo di fruire appieno della robusta poliedricità dell’opera grazie a una esposizione chiara e scorrevole. 
Vinto il timore reverenziale verso un testo impegnativo sì, ma sicuramente alla portata di uomini e donne che, alla ricerca di un senso della vita e del mondo, non si sottraggono alla fatica del pensare, Mosaici di saggezze si rivela un libro necessario, addirittura di “servizio”, perché, pur senza pretendere la palma dell’originalità, colma una lacuna nel panorama filosofico: recupera infatti alcuni filoni spirituali della filosofia occidentale e traccia le linee essenziali di una possibile - multiforme e intrinsecamente inesauribile - spiritualità filosofica. Operazione possibile perché l’autore - alla maniera socratica “filosofo di strada” senza steccati e senza frontiere - è capace di spaziare laicamente nell’universo delle riflessioni incarnate nel tempo dai singoli pensatori, costruendo ponti e connessioni tra le diverse ‘offerte’ spirituali. 
Perché è proprio l’esercizio del pensiero a rendere possibile una spiritualità, anzi un mosaico di saggezze e di spiritualità, a patto che, sottolinea l’autore “ci riconciliamo con la costellazione dei termini imparentati con il vocabolo ‘spirito’ (…) e restituiamo al termine … la sua costitutiva polifonicità (…): ciò che noi siamo nel nucleo più intimo e ciò che possiamo diventare al culmine della nostra fioritura”.  Così intesa, la spiritualità non può che essere di per sé inclusiva; e la filosofia “non può sottrarsi al compito cui sembra chiamarla l’epoca storica che attraversiamo: vigilare criticamente contro ogni travestimento perverso dello spirituale, (…) ma anche contribuire in positivo alla rinascita e diffusione di un’autentica dimensione spirituale dell’esistenza personale e collettiva”. 
Presentazione del testo alla libreria Feltrinelli - Palermo
Non è facile condensare in poche righe la straordinaria ricchezza del testo: Mosaici di saggezze fornisce utili riflessioni sul senso della filosofia oggi, “l’amica ritrovata” che serve a non dare nulla per scontato ed è il miglior antidoto ai diversi fanatismi; evidenzia le connessioni inscindibili tra filosofia, etica e politica, ribadendo il legame tra la riflessione filosofica sulla vita individuale e l’azione sociale e politica e indicando nell’ortoprassi il fine ultimo della ricerca filosofica; ci offre poi un’analisi illuminante sulla svolta pratica della filosofia e un’ampia disamina sulla sua valenza intrinsecamente spirituale e terapeutica; ancora, nei capitoli “Costellazioni della modernità” e ”Costellazioni della contemporaneità”, il libro propone imperdibili approfondimenti sulla spiritualità di pensatori del calibro di Giordano Bruno, Pascal, Montaigne, Feuerbach, per citarne alcuni, e, tra i contemporanei, Ellul, teorico della decrescita, Hans Jonas, Gadamer ed Edgar Morin: proprio Morin ci esorta, tra l’altro, a “implementare ogni politica con generose doti di etica e ogni etica con forti iniezioni di spiritualità”. 
Il testo infine, non a caso scritto in prima persona, riesce persino a com-muoverci, perché le sue pagine toccano profondamente la nostra mente e il nostro cuore, attraverso una sorta di costante e feconda risacca filosofico/esistenziale. E allora: la spiritualità filosofica ci salverà? Luc Ferry afferma che compito ultimo della filosofia è comunque il riconoscimento del suo limite: “L’amore della saggezza deve in un certo senso eclissarsi per dare spazio … alla saggezza stessa. Essere saggio (…) è semplicemente  vivere con saggezza, il più possibile liberi e felici, riuscendo infine a vincere le paure che la finitezza ha suscitato in noi”. E Cavadi gli fa eco, suggerendo l’abbraccio felice tra amore e filosofia: “La filosofia può salvare dal non-senso solo se si prende sul serio la sua valenza esistenziale, mistica (…) ma in questo vissuto non può mancare l’esperienza dell’amore. La filo-sofia è completa solo se è anche sofo-filia. (…) Nessun amore della sapienza è veramente tale se non, anche, sapienza dell’amore.” 
                                                         Maria D’Asaro, “Centonove” n.32 del 24.12.2015, p.28,29


giovedì 24 dicembre 2015

In principio era la Parola …

      “In fondo è vero: Man sagt (l’uomo parla). Ma parla per dirsi: e il dirsi è sempre dentro e al di là delle parole. Allora diventa chiaro che le nostre parole sono tentativi di arrivare alla parola: a quella parola più vicina al fuoco intimo della vita. Le nostre parole – nel loro andare e venire, dire e non dire, rivelare e nascondere (come non ricordare “Il Piccolo Principe”?) – rimangono ricerca ostinata anche se tortuosa del corpo e della vita da cui sono state generate e verso cui tendono. Anche quando sembrano smarrite lontano, molto lontano dal corpo, è il corpo che le parole cercano”. 
Queste riflessioni del prof. Salonia, psicoterapeuta della Gestalt Therapy, possono essere lette oggi come accenno evocativo al mistero del Natale, festa per i cristiani di un Dio, Verbo/Parola, che decide di abitare il corpo degli uomini per donare parole piene di vita. Buon Natale a tutti.

                                                                          Maria D’Asaro, “Centonove”, n. 32 del 24.12.2015


martedì 22 dicembre 2015

Pensione minima, felicità massima

         La vita di Giovanna non è stata facile: senza un lavoro fisso, dopo la separazione da un marito violento, ha cresciuto da sola due figli. Compiuti 65 anni, è in attesa della pensione di vecchiaia. Ecco invece la sgradita sorpresa: secondo l’Inps l’ex marito le avrebbe versato per anni un assegno; così la pensione le viene decurtata: anziché i circa 450 euro mensili spettanti, ne riceve meno di 300. Giovanna è disperata e deve ricorrere a un avvocato per dimostrare che dall’ex marito non ha mai avuto nulla. Dopo due anni e tante spese legali, alla signora viene riconosciuto l’assegno intero: la buona notizia le arriva qualche settimana fa e le consente di festeggiare in modo sereno il Natale. Abituati alle pensioni d’oro di tanti manager italiani, lo sguardo finalmente lieto di Giovanna ci parla di una felicità non legata alla ricchezza, ma appannaggio di una vita dignitosa e onesta.
                                                                 Maria D’Asaro, “Centonove”, n. 31 del 17.12.2015

sabato 19 dicembre 2015

Eros e tenerezza …

Zeus e Io - Correggio (Museo di Vienna)
      "Le Supplici incoraggiano tutte le donne, tutte le ragazze a rimanere in contatto con il proprio corpo, a decidere del proprio desiderio, a non essere mai schiave o soggette al desiderio dell’altro, inteso come colui che vive l’eros come possesso e come conquista. Le Supplici dicono a tutte le ragazze che esse hanno diritto, sotto qualunque bandiera, cultura o religione, a vivere il proprio corpo nella pienezza della scelta, a sentirsi donne e non oggetti di piacere, ad alzare la voce e la testa dinanzi a chiunque le voglia mettere sotto scacco.  Le Supplici dicono anche, alle ragazze e ai ragazzi, alle donne e agli uomini, che la forma dell’incontro dei corpi, la forma in cui ci si ama, non è indifferente. Che si ha diritto ad aspirare ad un incontro dolce, ad un contatto che sia come una carezza. Che in amore la delicatezza, la comprensione, l’essere associati al ritmo dell’altro, la tenerezza e l’affetto sono componenti fondamentali dell’umano. Da cercare, da desiderare, da non ritenere mai superflue. Perché Io si scioglie in lacrime, ridiventa donna – da mostro che era, mutata orribilmente in giovenca – quando Zeus la sfiora e la ama con il suo tocco. Quando il suo amante la accarezza. Ma Le Supplici ricordano soprattutto, a tutti i padri, che senza il loro appoggio, la loro protezione, il loro essere adulti accoglienti, il naturale miracolo di un eros femminile fresco e gioioso, consapevole e sereno, rischia di non compiersi. Per essere donne davvero ci vuole un padre che copra le spalle, che non abbia paura del corpo delle figlie, che si faccia loro compagno e protettore nell’avventuroso, esaltante, lanciarsi nel mare del mondo, che può essere crescita e salvezza, ma anche esilio e disperazione." 
                                     Antonio Sichera: Fare della sostanza brutale dell’eros un’esperienza umana,(Dialoghi internazionali sulle tragedie greche: X Convegno, Siracusa 2015) Dal sito: Gestalt.gtk.

(Il prof.Sichera insegna Letteratura italiana moderna e contemporanea nell'Università di Catania ed è docente di Ermeneutica e Fenomenologia nella Scuola di Specializzazione postuniversitaria dell'Istituto di Gestalt H.C.C.)




mercoledì 16 dicembre 2015

Una sedia vuota per Raif

Raif Badawi
         Raif Badawi è il vincitore del Premio Sakharov  per la libertà di pensiero. Ma oggi non ha potuto ritirare il premio al Parlamento europeo: il blogger e attivista per i diritti umani si trova in prigione in Arabia Saudita. E' stata sua moglie Ensaf Haidar - che vive in esilio in Canada con i loro figli - a ritirare per lui il riconoscimento durante la cerimonia a Strasburgo. 
Badawi è un blogger, sostenitore della libertà di pensiero e di espressione. E' stato condannato a dieci anni di carcere, 1.000 frustate e una multa per aver ospitato dei messaggi, considerati blasfemi dalle autorità saudite, sul suo sito web, sito che promuove il dibattito sociale, politico e religioso.

       La prima serie di frustate pubbliche subite da Raif nel gennaio 2015 ha provocato grandi proteste a livello internazionale e ha anche suscitato preoccupazione per la sua salute, preoccupazione che finora ha impedito ulteriori pene fisiche. Ma Badawi rimane ancora in carcere (da qui)

(Il Premio Sakharov per la libertà di pensiero è un riconoscimento dedicato allo scienziato e dissidente sovietico Andrej Sacharov, istituito dal Parlamento europeo nel 1988 allo scopo di premiare personalità od organizzazioni che abbiano dedicato la loro vita alla difesa dei diritti umani e delle libertà individuali. Viene consegnato ogni anno in una data prossima al 10 dicembre, in ricordo del giorno in cui venne firmata la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Fonte: Wikipedia)

lunedì 14 dicembre 2015

Alla ricerca dell’attesa perduta

       Le quattro domeniche che precedono il Natale costituiscono per i cattolici il tempo d’Avvento, cioè dell’attesa: attesa della nascita di quel Dio che Händel, nel “Messiah”, chiama “Consolatore e Principe della Pace”. Purtroppo la società odierna è caratterizzata dal “kronos”: tempo senza senso che divora relazioni, intimità, desideri, progetti. Oggi infatti, nell’ora del “tutto e subito”, abbiamo perduto il senso dell’attesa paziente, che è anche la capacità di metterci in contatto con il nostro sé e dare spazio alla riflessione; abbiamo smarrito la capacità  di saper scegliere le alternative più adeguate, di prevedere le conseguenze del nostro fare, di progettare con pazienza il futuro. Auguriamoci allora di essere di nuovo capaci di “abitare” l’attesa e di vivere un tempo lento, gravido di speranza, ma anche di attività operosa e paziente. In modo che il “kronos” si trasformi in “kairòs”: occasione di grazia per partorire azioni feconde e piene di luce.
                                                                   Maria D’Asaro, “Centonove”, n. 30 del 10.12.2015

sabato 12 dicembre 2015

Fratellino

Vincent Van Gogh: Barche





Fratellino,
Compagno fragile,
Ti sono accanto
Tra onde di schiuma.
Gelate.

giovedì 10 dicembre 2015

Restano tre cose

Marc Chagall: L'acrobata
Di tutto restano tre cose:
la certezza
che stiamo sempre iniziando,
la certezza
che abbiamo bisogno di continuare,
la certezza
che saremo interrotti prima di finire.
Pertanto, dobbiamo fare:
dell’interruzione,
un nuovo cammino,
della caduta,
un passo di danza,
della paura,
una scala,
del sogno,
un ponte,
del bisogno,
un incontro.

                                                                                                                                                                                                                      Ferdinando Pessoa

E poi ci restano i Pooh ...

martedì 8 dicembre 2015

Egregio prof.Vecchioni ...

(In relazione al putiferio scatenato dalle dichiarazioni di Roberto Vecchioni, non avrei saputo trovare parole migliori di quelle che Francesco Palazzo ha pubblicato oggi su "La Repubblica"/Palermo)
Eruzione dell'Etna (foto di Domenico Notarnicola)
 
                       Gentile Roberto Vecchioni,
     lei non poteva sapere che in Sicilia c’è un esercito che in passato su queste colonne ho chiamato compagnia dei difensori. Il quale non aspetta altro che qualcuno scopra l’acqua calda su di noi per scatenarsi. E’ difficile spiegare a un brianzolo il senso di una frase che definisce la compagnia dei difensori: « difenni u to o tortu o rittu ». Una reazione belluina, intrisa nel sangue, che porta a proteggere ciò che è tuo quando altri, “stranieri”, invadono il campo. E come si permette, uno di fuori, a dirci cose che solo noi, veri amanti di questa terra, possiamo pensare? Perché noi siamo amanti senza rivali. Amiamo tanto che soffochiamo per troppo ardore il nostro oggetto d’amore. Se l’avesse detta un siciliano quella frase, peraltro in un discorso ampio, che esortava alla reazione contro l’inciviltà, per non essere un’isola di merda, non ci sarebbe stata alcuna replica sdegnata. L’ottima platea che l’ascoltava avrebbe applaudito. L’opinione pubblica avrebbe calato umilmente la testa. 
Nelle nostre discussioni capita spesso che esprimiamo lo stesso concetto. Cosa dovremmo dire, del resto, con una regione che soffre da tanti punti di vista e che si trova in fondo alle classifiche di importanti indicatori, dove non i giovani meritevoli sono premiati, ma migliaia di lavoratori assistiti, che portano voti. E che talvolta devono completare i giorni lavorativi, non il lavoro, si badi bene. Dove le regole del vivere quotidiano, dallo buttare le cicche a terra al depredare tutto ciò che è pubblico, dal pagare i posteggiatori abusivi al parcheggiare ovunque, dal sostare sulle strisce pedonali allo sfrecciare lungo le corsie riservate, sono piegate verso l’interesse personale. E meno male che è venuto ad autunno inoltrato. Se fosse atterrato a Palermo in estate avrebbe ammirato montagne d’immondizia lungo il percorso che unisce il Falcone- Borsellino al capoluogo. E come vogliamo chiamarli, se non uomini e donne di merda, coloro che trattano la Sicilia come una pattumiera, che sfregiano le coste, il mare, il territorio, chi non controlla o si gira dall’altra parte? Ci sono tanti siciliani perbene, mi scrive un amico. E chi lo mette in dubbio. Ma se fossero molti e non una piccola minoranza non saremmo a questo punto. 
Ma sa cos’è, Vecchioni, che mi ha fatto sobbalzare? Lei ci definisce i più intelligenti al mondo. Le sembrano intelligenti persone che hanno pasciuto per più di un secolo e mezzo la mafia? Le pare dotato di grandi quantità di materia grigia un popolo che si crede furbo ricorrendo spesso alle raccomandazioni e invece è solo fesso? Le sembriamo così brillanti quando facciamo fuggire le teste migliori, che formiamo spendendo un fiume di soldi? Davvero siamo dotati di grande intelletto visto che riusciamo a esprimere una classe dirigente che, quando va bene, governa mediocremente la cosa pubblica? Ne è certo che siamo così acuti considerato che non riusciamo a valorizzare economicamente un tesoro come la Sicilia? 
Mi fermo qui. La ringrazio, ci ha aiutato a riflettere per qualche giorno. Ogni tanto qualche "timpulata" a sorpresa ci vuole. Non che cambierà molto nella sostanza. Scorrendo i social network ho però l’impressione che molti abbiano capito. Un siciliano scrive: «Il mio paese è sul mare. Ma abbiamo il 70 per cento di disoccupati che del mare e del sole non se ne fanno niente». L’altra sera, sull’autobus, noto un ragazzo con i piedi sul sedile. Gli dico di metterli giù. Un suo amico sussurra che le mie parole gli ricordano l’intervento di quel cantante il giorno prima all’università. Insomma, almeno nella testa di un diciassettenne il suo discorso è entrato. Può essere un buon inizio. 
                                                            Francesco Palazzo (La Repubblica/Palermo 8-12-15)

domenica 6 dicembre 2015

Esserci nel tempo dell'attesa

 Ho apprezzato le riflessioni della prof.ssa Rita Roberto sul senso dell’attesa, apparse sulla rivista “CemMondialità”, n.5/2015. Eccone una sintesi:

Natività (Julio Padrino)
    "La gestazione è il paradigma del tempo sacro e necessario per concepire un figlio e portarlo alla luce, ma è anche metafora del tempo necessario per concepire un sogno, un progetto e portarli a compimento. La gestazione è chiamata “stato interessante” forse anche perché succedono cose meravigliose all’interno di quella pancia che cresce e nel suo mistero si rinnovano i sogni di generazioni. Come in una partitura musicale, la generatività si manifesta in quattro tempi: desiderare, mettere al mondo, prendersi cura e lasciar andare. Questo vale anche per le scelte umane, che richiedono un tempo di gestazione perché un progetto che ci sta a cuore arrivi a vedere la luce. (…) 
     La riflessione sulla gravidanza ripropone il tempo dell’attesa, del progetto, del sogno, del mistero. Ci induce a riflettere su quanto conta l’attesa nella nostra vita, nelle relazioni, in famiglia, nello studio, nella professione, nell’amore … Quanto il rallentamento del fare esteriore è necessario perché l’interiore possa crescere e svilupparsi? Quanto conta il saper aspettare? Spesso abbiamo paura dell’attesa perché la vediamo come assenza: ciò accade quando il tempo è vuoto di contenuti, di emozioni, e relazioni vere, di cura, di riflessioni. L’attesa non spaventa quando è “piena e abitata”, come nella gravidanza. Abitata dalla riflessione, dalla meditazione, dalla prudenza (…)
La sfida oggi è tornare ad abitare l’attesa e i suoi silenzi non solo in gravidanza, ma come un tempo eccellente che scegliamo di vivere: per prepararci ai cambiamenti, per abbandonare ciò che ha fatto il suo tempo, dentro e fuori di noi, per ripartire entusiasti e leggeri in una nuova fase della vita … "



venerdì 4 dicembre 2015

Anna e Gregorio: la Chiesa che c’è

     
      A Novembre, per motivi diversi, sono finiti sui giornali suor Anna Alonzo e Gregorio Porcaro, già viceparroco di padre Pino Puglisi. Anna, suora missionaria fondatrice nel rione Guadagna del “Centro Arcobaleno 3P”, è stata purtroppo aggredita da alcuni giovani: forse perché una struttura che accoglie donne in difficoltà e offre giochi e doposcuola ai tanti minori senza guida, nel quartiere ad alta densità mafiosa potrebbe “infastidire”… Ma Anna non ha paura e continua il  suo prezioso lavoro. 

     

 La stampa si è invece occupata di Gregorio perché eletto coordinatore regionale di “Libera” in Sicilia. Gregorio, dopo aver lasciato il sacerdozio, ha continuato a testimoniare il Vangelo e a servire la società con l’impegno contro la mafia. Alla vigilia dell’insediamento di mons. Lorefice a vescovo di Palermo, possa la Chiesa locale, illuminata anche dall’esempio di Anna e Gregorio e dal sorriso di 3P, essere davvero un faro per tutta la società palermitana.



Maria D’Asaro, “Centonove”, n. 29 del 3.12.2015

mercoledì 2 dicembre 2015

Benvenuti nel Medioevo

H.Bosch: Arnia e streghe
        Ti capita di entrare in ascensore con una vicina e con suo marito e di parlare con lei dei nipotini. Ti lasci andare a una confidenza: tuo nipote, con la sua manina irrequieta, ieri ha rotto in cucina una bottiglia di olio. La signora allora ti guarda con sospetto e si congeda da te augurandosi che tu abbia almeno sparso del sale sull’olio versato … Intanto l’ascensore è arrivato al piano dei vicini e in fretta vi salutate. Percorri basita i due piani di distanza tra l’appartamento dei due e il tuo. E pensi che a scuola bisognerebbe subito inserire almeno una lezione a settimana per promuovere gli obiettivi proposti dal CICAP, il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze: infatti, se vogliamo vivere sereni, senza paura per una bottiglia di olio che va in frantumi, urge educare grandi e piccini allo spirito critico e all’esercizio della razionalità.
                                                                      (Maria D’Asaro, “Centonove”, n. 28 del 26.11.2015)