giovedì 29 dicembre 2016

Che cosa ci salva? I baci e gli abbracci.

Cosa portare con noi nel 2017?
La voglia di sorridere e di sperare.
La battaglia tenace per la salvaguardia dell’ambiente.
Lo sforzo di riflettere con umiltà su quanto accade, aperti al confronto con gli altri.
Il rispetto, la misericordia e la compassione per tutte le creature.
E, come ci suggerisce Giovanni Salonia in La vera storia di Peter Pan (Cittadella Editrice, Assisi, 2016, €9,50) i baci e gli abbracci, specialmente - ma non solo! - per i bambini:

Chi è Peter Pan? Un bacio mancato. Sono i baci mancati (non-dati e non-ricevuti) che lasciano nel cuore una profonda nostalgia dell’infanzia (p.19). Ogni bacio mancato della nostra infanzia è il nostro Peter Pan. Ecco perché Peter Pan è simpatico a tutti: perché richiama – nel nostro corpo – i baci sognati e non avuti della nostra infanzia (p.21).
Il segreto della crescita dei bambini sono i baci dei genitori. E’ la mancanza dei loro baci a rendere problematica la crescita dei bambini. Un bambino non baciato non saprà di avere un corpo, di essere incarnato nel tempo e nello spazio (p.18)
Peter non sa che se fosse stato baciato da sua madre sarebbe cresciuto. Sarebbe diventato grande in modo gioioso. Se baciati, si cresce per condividere con altri la gioia del bacio, dello stare insieme. (p.20) Il diventare adulto diventa attesa e gusto per il bambino se ha potuto sine alla fine sperimentare la gioia di essere un bambino: visto, accudito, baciato. L’infanzia mancata lascerà sempre nel cuore un vuoto grande, tale da bloccare la crescita (p.25). I bambini che hanno ricevuto più baci sono quelli più pronti a crescere (p.35). 

Così il pensiero felice diventa finalmente la capacità di dare un volto all’Isola-che-non-c’è (la mamma, l’abbraccio, il bacio) e diventa la possibilità di sperimentare la pienezza della vita (p.70, a cura di Dada Iacono e Ghery Maltese).


domenica 25 dicembre 2016

Permesso, grazie, scusa: Buon Natale da "100nove"

     Papa Francesco ha consigliato alle coppie l’uso quotidiano di tre paroline per superare le inevitabili difficoltà;  ecco le tre parole magiche: permesso, grazie e scusa.  Ma questi termini, spia positiva della nostra buona disposizione interiore, andrebbero comunque considerati e utilizzati in ogni contesto relazionale. Infatti, in essi sono racchiuse verità preziose, che fondano e sostengono qualsiasi relazione: la parola “permesso” implica il riconoscimento dell’altro come misteriosa diversità a cui avvicinarci in punta di piedi; la parola “grazie” contiene la gratitudine, la gioia e la meraviglia per ciò che l’altro/gli altri liberamente ci donano; “scusa” è la parola che riconosce il limite, la fragilità, l’imperfezione, l’errore; “scusa” è il termine che ci permette di riprendere il filo della relazione da dove era stato interrotto. Il miracolo che vogliamo è che questi tre vocaboli siano utilizzati non solo dalle coppie, ma dovunque: a scuola, per strada, in politica. Buon Natale a tutti.
                                                                               
                                                                             Maria D’Asaro,100nove” n.48 del 22.12.2016

venerdì 23 dicembre 2016

Buon Natale da clarinetti, chitarre, pianoforte e violini

      Mercoledì 21 dicembre, ore 16.00: Concerto di Natale alla scuola media “G.A. Cesareo" di Palermo, grazie ai colleghi Anna Maria, Carla, Filippo e Giorgio e soprattutto grazie agli splendidi alunni del corso N.
     E un grazie sentito a Maria Di Naro, Preside for ever, che, alcuni anni fa, ha lottato perché il MIUR  concedesse alla nostra Scuola una sezione a indirizzo musicale.
Al di là di troppi vuoti proclami, di tanta modulistica astrusa e fredda, questa è davvero buona scuola. Buona scuola sono gli alunni che studiano, i docenti che lavorano con sacrificio e passione, il personale amministrativo che collabora sempre e comunque, i presidi che credono in una comunità educante.
    E, quindi, forza "Cesareo"! La buona scuola siamo noi.



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lunedì 19 dicembre 2016

Insegnare la felicità

Il violinista blu - Marc Chagall (1947)
     Sebbene datato (scritto l’11.12.2015), ecco l’interessante articolo sul “Corsera” di Emanuela Di Pasqua: “C’è una scuola elementare vicino a Birmingham, in Inghilterra, dove i bambini non imparano solo a leggere e a far di conto, ma dove si insegna l’arte della felicità. Qui «happiness» è una materia curricolare, un’ora di lezione accanto alle altre. Tutto è cominciato dopo la morte di un genitore che aveva quattro figli nella scuola; la scuola allora ha chiamato Jules Mitchell, «coach» esperta in resilienza, la capacità di rispondere positivamente ai traumi. La Mitchell ha allestito un Happiness/Lab per aiutare lo staff scolastico a gestire il grave lutto che aveva colpito i bambini: canzoni gioiose urlate a squarciagola, giochi di gratitudine, corsi di autostima, danza liberatoria e meditazione; (…) gli insegnanti hanno imparato le tecniche migliori per aiutare i bimbi a stare meglio con se stessi.” 
     Un’ora di felicità? La buona scuola potrebbe averne bisogno.
             Maria D’Asaro, “100nove” n.47 del 15.12.2016



venerdì 16 dicembre 2016

Gesù, che tenerezza di Uomo ...

Ieri 15 dicembre, a Palermo, in via Garzilli 43/A, nella Casa dell’equità e la bellezza - spazio polivalente che attualmente ospita lo Studio di consulenza filosofica di Augusto Cavadi, la Scuola di Formazione etico-politica “Giovanni Falcone” e il CESMI (Centro studi medicina integrale) - è stato presentato dal teologo don Cosimo Scordato e dallo psicoterapeuta Franco La Rosa il saggio di Augusto Cavadi: Tenerezza, Hanna Wolffe e la rivoluzione (incompresa) di Gesù (Diogene Multimedia, Bologna, 2016, €5).
Cosimo Scordato, Franco La Rosa, Augusto Cavadi e Maria Ales

Ecco una sintesi della presentazione:

Augusto Cavadi: 
Hanna Wolff, che “nasce” come giurista, scopre poi due grandi passioni, la teologia e la psicologia. Le sue considerazioni teologiche sul Dio patriarca e sul Gesù storico - rivoluzionario incompreso, maschio e terapeuta esemplare - mi hanno cambiato la vita. Ho scritto questo libretto per far conoscere il suo pensiero, a mio avviso ingiustamente condannato a una "damnatio memoriae": la Wolff ha il merito di presentarci un Gesù che, andando oltre il Dio giudice, supera la logica del giudizio e ama incondizionatamente. Anche il concetto di grazia è un concetto giudiziario, presuppone una mancanza, una condanna. Se i cristiani non sono capaci di cogliere questa novità, si rischia di dare ragione a Nietzsche che affermava: “La parola “cristianesimo” è un equivoco, in fondo è esistito un solo cristiano e questi morì sulla croce”.

Cosimo Scordato:
Forse uno dei motivi della scarsa attenzione al pensiero della Wolff è la sua epistemologia complessa, il suo essere donna e studiosa di confine, che attraversa con coraggio ambiti diversi. Siamo grati alla casa editrice Queriniana di aver tradotto  i suoi 3 testi fondamentali: Gesù, la maschilità esemplare Gesù psicoterapeuta – Vino nuovo, otri vecchi – e ad Augusto che ci propone un mosaico, un’azzeccata scelta antologica dei tre volumi
Voglio presentare il pensiero di Hanna Wolff, proprio ripercorrendo i tre volumi. Nel primo, Gesù va oltre l’Antico Testamento e supera l’immagine dominante del Dio patriarca: rompe gli schemi del comune sentire vetero-testamentario, secondo cui solo il maschio ha valore di per sé, la donna è un riflesso. In Gesù è felicemente integrata l’anima maschile e quella femminile. Tra l’altro, – diversamente da Jung che, forse ignorando il metodo-storico critico ormai recepito dalla teologia, continua a parlare di Gesù come archetipo - la Wolff ci propone Gesù come persona storica, che demitizza una concezione maschile del divino, introducendo il sentire femminile nelle vicende umane e infrangendo tutte le regole maschiliste della società.
Hanna Wolff
Nel secondo saggio - Gesù psicoterapeuta – c’è una precisa esegesi analitica dell’incontro di Gesù col paralitico, incontro avvenuto a Gerusalemme, nella piscina di Betesda, a partire dalla domanda chiave di Gesù all’uomo malato: Vuoi guarire? Nel testo viene evidenziato il grande ruolo della volontà umana nel processo di guarigione terapeutica; nonostante la sua fede protestante, la Wolff ritiene che l’esasperazione del ruolo della grazia divina sia in contrasto con la volontà del Gesù storico di sollecitare l’umanità in un processo di auto-liberazione da tutte le paralisi, interiori ed esteriori. 
Nel terzo volume – Vino nuovo, otri vecchi – la Wolff si chiede: la svolta, l’alternativa dirompente di Gesù è stata compresa ed attuata dai cristiani? Hanno compreso il suo messaggio di liberazione? O, invece, hanno messo invece il vino nuovo in otri vecchi? La teologa sottolinea come un eccessivo senso di rispetto verso l’Antico Testamento ci abbia impedito di cogliere e vivere la novità assoluta della persona e del messaggio di Gesù. L’insistere poi sulla grazia divina come unica condizione di salvezza, ha svalutato il ruolo e la bontà delle azioni umane. La teologa ribadisce invece il valore dell’incontro tra umano e divino, che procedono in sinergia nel percorso di salvezza.
Allora, superando la cosiddetta "pedagogia nera", che si basa sulla violenza come metodo educativo, con Hanna Wolff ci mettiamo alla ricerca di un Dio empatico, tenero, che pone gli uomini e le donne a proprio agio, nella verità di relazioni libere e autentiche. Un Dio di tenerezza, vino nuovo che restituisce rapporti amorevoli nella società.

Franco La Rosa
Hanna Wolff ha il grande merito di interpretare in modo nuovo il concetto di cura: alla base di ogni processo di guarigione c’è l’affetto. La funzione di Cristo è la funzione/sentimento: il Cristo storico ama incondizionatamente. E noi terapeuti sappiamo che la buona disposizione del terapeuta è la condizione essenziale perché la cura funzioni. Quindi il concetto di cura è mutuato da una disponibilità a monte da parte del terapeuta che ha già “curato” se stesso, integrando le sue parti interne. Tale integrazione rende possibile l’abbraccio dell’altro: l’abbraccio è una fusione di anime, una consegna incondizionata all’altro, deposte tutte le armi interne.
La possibilità di cura, di guarigione (diversa dal processo di adattamento) si dà comunque se io, paziente, sono motivato, se desidero veramente il cambiamento. Ecco che Gesù, vero terapeuta, chiede al paralitico: Ma tu vuoi guarire? Il vero processo di cura aggiusta, integra armonicamente le nostre parti interne. Talvolta invece fatichiamo a dismettere le tante maschere che indossiamo ... siamo continuamente attraversati da una dialettica tra le nostre maschere e il nostro vero sé.
E poi – come ci insegna la mitologia – solo Eros placa Ares, il dio della guerra e dell’aggressività. Gesù guarisce, perché è capace di un processo terapeutico di grande e significativa integrazione: riesce ad integrare le parti stridenti di ognuno di noi. Gesù ha una presunzione di buona fede verso il mondo. In ciò magnificamente imitato da Francesco d’Assisi: perché il lupo non sbrana Francesco? Perché non si sente attaccato.
E’ sempre il cuore che cura: Jung e poi Hillman pongono l’accento sulla “himma”: il potere creatore del cuore, la himma che è forza vitale, anima, intenzione, pensiero, desiderio …
E, ancora, il concetto di cura implica la benevolenza del dire, l’ascolto incondizionato, la narrazione capace di sciogliere i traumi. Allora la capacità di cura sarà connotata da affettività, emozioni e offerta incondizionata, che sopporta e supporta.
Basta amare per salvare, con sante motivazioni, mente retta e cuore puro.



mercoledì 14 dicembre 2016

Massimalisti di tutto il mondo, ripensateci



Questo post potrebbe avere  tanti titoli:
Sì? No? Non lo so ...
Meglio depressi, che schizo-paranoidi
La politica che serve:  umile, nonviolenta, condivisa


Serve leggerlo? Non so. Sicuramente urgeva a me scriverlo: nessun partito può essere il portatore sano di una verità assoluta. 
(grazie a Roberto Vecchioni, Lanza del Vasto, Giovanni Falcone, Melanie Klein e Antonio Sichera)

Liceo classico “Maria Adelaide”- Palermo: anni 1975/1978: facevano rumore le velleità rivoluzionarie di molte alunne (peraltro ricche e alto-borghesi) sedicenti marxiste. Attiviste di Avanguardia operaria e di Lotta continua, affermavano che per creare una società di eguali bisognava ammazzare i preti, gli industriali, i giornalisti asserviti e i politici di centro.  Poiché non c’è niente di più concreto di una - buona o cattiva - teoria, gli italiani avrebbero assistito sgomenti per quasi vent’anni  agli assassini “proletari” perpetrati da Brigate rosse e co.  
"Una parabola che vide il suo apice con l'agguato di via Fani ed il sequestro dell'allora presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse nella primavera 1978 (e assassinato dopo 55 giorni di reclusione in una cosiddetta prigione del popolo) e che entrò in crisi, nella seconda metà degli anni ottanta, anche grazie alla promulgazione di leggi speciali dello Stato e grazie soprattutto al fenomeno del pentitismo. Dopo l'omicidio, da parte delle Brigate Rosse, del senatore democristiano Roberto Ruffilli, nel 1988, il fenomeno fu considerato praticamente esaurito e, solo verso la fine degli anni novanta, il Paese fu testimone di una nuova breve stagione di omicidi politici e di lotta armata che si esaurì nuovamente nel 2002 con l'omicidio di Marco Biagi. Complessivamente i morti provocati dalle organizzazioni armate di sinistra in Italia, tra il 1974 e il 2002, ammontano a circa 130." (fonte: Wikipedia)

Intanto, nella primavera del 1976, lo stesso liceo classico palermitano aveva ospitato Lanza del Vasto, fondatore in Europa della nonviolenta Comunità dell’Arca, discepolo di Gandhi, che lo ribattezzò Shantidas/Servitore di Pace. Lanza del Vasto non si stancava di ripetere che bene e male non si possono dividere con un colpo d’accetta. Persino Giovanni Falcone, nel celebre libro/intervista di Marcelle Padovani Cose di cosa nostra, afferma: “Per combattere efficacemente la mafia, non dobbiamo trasformarla in un mostro, ma riconoscere che ci assomiglia”. 
Lanza del Vasto e la moglie Chanterelle

La risoluzione nonviolenta dei conflitti, anche di tipo meramente sociale-politico:
concepisce la società come un organismo unitario;
ritiene il conflitto un’opportunità evolutiva;
ritiene possibile una gestione nonviolenta dei conflitti attraverso un richiamo alla coscienza (propria e dell’avversario);
riflette e va alla ricerca delle cause profonde dei conflitti
rintraccia le responsabilità delle tensioni in tutti i soggetti coinvolti, sia in quelli riconosciuti come avversari che nelle eventuali “parti terze” che ugualmente percepiscono la sofferenza del conflitto stesso, perché fanno parte del sistema: c’è sempre qualcosa nell’errore del mio avversario di cui io sono direttamente o indirettamente responsabile;
chiama tutti colori che scorgono questa co-responsabilità ad agire con creatività per far giungere gli altri alla medesima consapevolezza;
è continua ricerca di soluzioni alternative possibili. 
                             (fonte: Nonviolenza e mafia, a cura di Vincenzo Sanfilippo, Di GirolamoTrapani, 2005)

Melanie Klein (1882-1960), è stata una psicoanalista austriaca-britannica, nota per i suoi lavori pioneristici nel campo della psicoanalisi infantile e per i contributi allo sviluppo della teoria delle relazioni oggettuali. Il nucleo centrale della teoria kleiniana è la relazione: i contenuti sui quali viene investita la pulsione (oggetti parziali e totali), il conflitto energetico che ne regola il dinamismo (pulsioni di vita e di morte, invidia e gratitudine), le tappe evolutive lungo le quali si forma (la posizione schizoparanoide e la posizione depressiva) e le sue patologie (le psicosi e le nevrosi).
Melanie Klein
Pur non abbandonando l'impianto teorico di base di Freud (…) un secondo punto di distacco dalla teoria freudiana classica consiste nel fatto che in Freud tutto l'impianto dinamico poggia sul meccanismo della rimozione, mentre nella Klein è fondamentale la triade scissione – introiezione – proiezione. Il bambino, infatti, fin dalla nascita vive la drammatica conflittualità tra pulsione di morte e pulsione di vita. L'angoscia provocata dalla pulsione di morte viene separata dalla pulsione di vita (scissione) e proiettata sull'oggetto (proiezione), mentre la pulsione di vita invece viene riferita a sé (introiezione). Questa dinamica sta alla base dell'Io buono e dell'Io cattivo e porta a quella che Klein chiama "posizione schizoparanoide".
Posizione schizoparanoide 
In questa fase di sviluppo da 0 a 4-5 mesi, le relazioni oggettuali si fondano sui meccanismi di difesa della scissione e della identificazione proiettiva. Come abbiamo visto relativamente agli oggetti parziali, il seno viene interpretato come riassuntivo di tutte le esperienze gratificanti: alimentazione, calore, sensazioni tattili, sazietà, benessere. Il neonato però vive l'angoscia della pulsione di morte, le malattie, la fame, il differimento della gratificazione. Poiché però nei primi mesi il mondo interiore del bambino è un tutto, il seno diventa contemporaneamente sia buono che cattivo, per cui non essendo in grado di integrare le due qualità dell'oggetto, il seno buono ed il seno cattivo vengono separati l'uno dall'altro come se si trattasse di due oggetti distinti (scissione).
Il neonato, però, vive la relazione con l'oggetto come se l'interazione avvenisse dentro di sé (fantasia inconscia), per cui si identifica con il seno buono e il seno cattivo percependo sé stesso come Sé buono e Sé cattivo ("identificazione"). Il soggetto, in altri termini, vive una situazione tipica della schizofrenia in cui l'identità è diffusa e vive il sé e le relazioni come solo buone o solo cattive, senza la capacità di integrarne gli aspetti. Terrorizzato dalla pulsione di morte, il bambino teme che il seno cattivo perseguiti il Sé buono e allo stesso tempo teme che il proprio Sé cattivo possa aggredire e danneggiare il seno buono. (…)
Posizione depressiva 
In questa fase dello sviluppo da 5 a 12 mesi sono centrali i concetti di integrazione, elaborazione del lutto e riparazione. Il seno onnipotentemente buono e cattivo non viene più scisso in due oggetti separati, come accadeva nella posizione schizoparanoide, ma viene sperimentato come oggetto totale, nel quale sono integrati, cioè, sia gli elementi gratificanti che quelli frustranti (integrazione). Si passa così da un mondo oggettuale totalmente fantasmatico ad una conciliazione delle percezioni interiori con gli attributi reali dell'oggetto. Il pensiero da onnipotente diventa ambivalente. (Fonte: wikipedia)

Prof. Antonio Sichera - Università di Catania
"Tutto ciò a me sembra un errore di prospettiva: la nostra crisi infatti non riguarda la forma ma la sostanza della politica. Potremmo, per capire, attualizzare alcuni passi platonici e aristotelici. Platone, nel Protagora, fa sostenere al grande sofista che alla base della politica c’è l’aidòs (una sorta di pudore); Aristotele, d’altra parte, nella Politica, parla di una koinonìa linguistica sul conveniente e sullo sconveniente: ciò che crea lo sfondo è un deposito, un patrimonio implicito di regole, di usanze, di costumi, un sentire condiviso che nemmeno c’è bisogno di esplicitare perché fa ormai parte del linguaggio e della coscienza comuni. Accanto a questo si dà un ordinamento della polis, ciò che Protagora chiama la dìke, la giustizia, intesa come norma naturale, razionale ma di origine divina, su cui si radica il diritto che regge la città. La dìke è come l’essenza normativa delle strutture formali della legge. Oggi il problema è l’assenza di un aidòs, di una koinonìa. In questo senso credo che la politica non sia più pensabile come spazio di neutralizzazione del conflitto, ma come istituzione narrativa del conflitto stesso: la politica dovrebbe creare cioè spazi di incontro tra le diversità, chiamate non a dimenticare di essere diverse, ma a raccontarsi e a configgere in questa diversità stessa. Proprio così si tenta di ricostruire un aidòs." 
                                                                     (prof. Antonio Sichera,  Povertà e bellezza. Da qui

domenica 11 dicembre 2016

La mafia? Sta bene, grazie.

           Il sette novembre scorso a Palermo, in un quartiere di periferia, è deceduto un uomo anziano. Quel giorno, nel marciapiede della strada, sono state viste tante corone funebri e un via vai continuo di gente che si premurava di porgere le condoglianze ai familiari del morto. Fin qui nulla di strano; ma poi si sono abbassate le saracinesche dei negozi: segno tangibile di una sorta di ossequio per la “famiglia” del defunto. Famiglia con una sua storia: un figlio del morto è detenuto dopo un processo che ha inflitto, a lui e ad altri venti, 130 anni di carcere per mafia, traffico di droga ed estorsione. Talvolta i dettagli ci offrono la verità sull’insieme. Nonostante i proclami dell’antimafia, quasi sempre autentici e generosi, il controllo del territorio rimane forse ancora in mano a Cosa nostra, che, nonostante i colpi che le sono stati inferti, pare godere ancora di buona salute.

                                                                           Maria D’Asaro,100nove” n.46 dell’8.12.2016

venerdì 9 dicembre 2016

Peter Pan, l'avvento mancato

Madonna del Riposo (Roberto Ferruzzi, 1897)
    «Il volo verso l’Isola-che-non-c’è appare ai nostri occhi – mirabilmente – come una difesa estrema dell’infanzia perduta. Peter è il campione dei bambini non amati, colui che (non) avendo ricevuto quel che ha ricevuto si erge a difendere la bellezza e la dignità della condizione infantile. Ed è per questo il capitano dei bambini smarriti, soli e senza mamma, il loro signore e il loro re. Lui li difende e li trattiene, perché sente l’ingiustizia della sorte toccata a questi piccoli, ma non può prendersene cura e accudirli, non essendo mai stato curato e baciato (pag.57,58). Tutti i bambini vogliono lasciare l’infanzia e consegnarsi al tempo che passa. Ma Peter non vuole, anzi non può (…). La nascita del fratellino, non vissuta nello scambio amoroso, è per lui come aver trovato la finestra chiusa: essersi sentito definire “grande” quando aveva ancora assoluto bisogno di sentirsi “piccolo”. Ed è questa chiusura a bloccare il tempo. 
          Può lasciare serenamente l’infanzia solo chi crede che le mamme siano “buone” e aspettano i figli nel loro fisiologico allontanarsi. Ma se non ci si sente attesi, ricordati, portati nel cuore, non si può crescere. C’è un intimo legame, in Peter Pan, tra l’attesa amorosa degli adulti e il fluire sereno del tempo nel corpo dei bambini. (…) La fedeltà dei genitori, che è come dire lasciare la finestra aperta, ovvero lasciare fare ai figli senza preoccuparsi del tempo che scorre, consentendo loro un avventurarsi nel mondo ebbro e insieme intimamente contenuto (…), consente la crescita e fa scorrere il tempo della vita nel corpo dei bambini. Li fa serenamente diventare grandi. 
E’ nel corpo stabile e aperto delle mamme (e dei papà) che si genera il tempo, che nasce il tempo per gli umani. Se siamo attesi, impariamo il tempo non come movimento angoscioso ma quale contesto vitale di esplorazione, di creatività, di costruzione del mondo. Come un’opportunità di senso e di condivisione. » (pag. 55, 56)

(Antonio Sichera: Le venti parole di Peter Pan, dal saggio La vera storia di Peter Pan, - a cura di Giovanni Salonia (Cittadella Editrice, Assisi, 2016, €9,50).
A breve la recensione!

martedì 6 dicembre 2016

Mai 'na gioia ...

Les echelles en roue de feu - J.Mirò (1953)


  
       Sarà stato che è tornata a casa alle 16,30, affamata. 
O lo sguardo perso del suo alunno che è sempre lasciato solo.
O che da trent’anni spiega la I guerra mondiale, con le trincee, i morti e Giuseppe Ungaretti un’intera nottata/buttato vicino/a un compagno/massacrato/con la sua bocca/digrignata/volta al plenilunio
Oppure, che in Italia perdiamo sempre, qualsiasi cosa votiamo … O anche, diciamolo pure, la casa sempre vuota e troppo fredda …
Insomma: Mai ‘na gioia








domenica 4 dicembre 2016

Sì o no? Ma abbiamo già perso …

Da sin.: Nenni, Ruini, Vernocchi, De Gasperi, Togliatti
          Sul tram, dal parrucchiere, in salumeria: anche a Palermo tiene banco il confronto sull’imminente referendum. La discussione però non è affatto civile e argomentata: talvolta degenera in insulti o assume una deriva qualunquista. Inoltre i sostenitori delle due posizioni adducono spesso ragioni “enfatiche” a sostegno delle rispettive tesi: “Voto sì perché altrimenti aumenteranno le tasse”; “Voto no perché non voglio una dittatura”. Comunque andrà il referendum, la società italiana ne uscirà lacera e divisa. A riprova, come ammonivano i nonviolenti Gandhi e Capitini, che in politica i mezzi utilizzati devono essere congrui alla natura del fine: un fine nobile – una riforma della Costituzione – non può essere conseguito urlando, con mezzi discutibili e in modo becero. Le buone riforme sono frutto di ideali, ma anche di paziente mediazione. Ce l’hanno fatta a varare insieme la Costituzione De Gasperi, Nenni, Togliatti ed Einaudi: perché non siamo riusciti oggi a riformarla tutti insieme?
                                                                           
                                                                       Maria D’Asaro, “100nove” n.45 dell’1.12.2016

venerdì 2 dicembre 2016

Se muore il piccolo principe ...

Un etto di genuina indignazione e uno di ardito sarcasmo, un’abbondante dose di creatività, una base di buona cultura e generose quantità di toni surreali e noir; una bustina di lievito etico, con l’aggiunta di pizzichi di ironia grottesca; il tutto impastato con un periodare frizzante e guarnito con spruzzate di puro divertimento: ecco gli ingredienti dell’appetitosa pietanza narrativa che ci offre Claudia Palazzo con Morte del piccolo principe e altre vendette (Il Palindromo, Palermo, 2016, €10). Il filo conduttore dei sei brevi racconti, come suggerisce il titolo, è una sorta di vendetta creativa su luoghi comuni e situazioni “topiche” della contemporaneità. Bisogna però avvertire una categoria di lettori, quelli non più giovanissimi e poco disposti a mettere in discussione le loro certezze esistenziali e/o letterarie: costoro potrebbero inorridire leggendo il primo racconto, Morte del piccolo principe, che avanza un’ipotesi dissacrante sulla famiglia del piccolo principe e sulla vera causa delle sue celeberrime conversazioni con rose, volpi e stelle …  Tali lettori potrebbero forse rimanere spiazzati anche dal secondo racconto: resoconto dettagliato della vendetta cruenta di un’ex universitaria, cameriera per disperazione, che dopo “aver sperimentato il passaggio tra due mondi tramite una porta basculante”, impazzisce per la solitudine e le umiliazioni, nauseata dalla vista di tanti “rozzi parvenus con l’illusoria etichetta di persona di classe” solo perchè ordinano “un gambero crudo solitario in mezzo al deserto di un piatto bianco dalla foggia irregolare guarnito da inutili ghirigori di crema di aceto balsamico, e lo pagano 30 euro”.
Dietro Hell’s kitchen (questo il titolo del secondo racconto) occhieggia comunque lo sguardo attento della giovane autrice, studiosa di Sociologia; sguardo acuto e disincantato che si dispiega appieno negli altri quattro racconti: in Sentenza di morte – collocato, come il primo racconto, in un lontano passato nel quale le differenze di classe decretavano distanze abissali nei destini degli individui – il protagonista, Aroldo Fasano, è un bambino ricco, grasso e frustrato che da adulto, divenuto magistrato, riversa sugli imputati la sua rabbia e la sua sofferenza pregressa: “era il suo feticismo segreto, rovinare la vita alla gente con un graffietto di quella sua orrida stilografica”, finché un poveraccio non gliela fa pagare. In questo racconto è impossibile non avvertire alcune contaminazioni scientifico/letterarie: l’eco delle teorie lombrosiane, i vinti dei romanzi di Verga e  persino il carattere del giudice vendicativo reso celebre da Edgar Lee Master nell’Antologia di Spoon River, giudice poi cantato da Fabrizio De Andrè.
Se in Morte del piccolo principe, in Hell’s kitchen e in Sentenza di morte l’ispirazione gotico/noir la fa da padrona, gli altri tre racconti ci offrono suggestioni diverse: in Scampoli – dedicato al compianto prof. Umberto Eco – viene fustigato l’uso approssimativo e talvolta scorretto che della lingua italiana fanno alcuni docenti universitari, di fronte ai quali una studentessa modello, per “essere capita” deve magari “abbassare tatticamente il livello del registro linguistico, evitare latinismi e congiuntivi (…) essere futilmente parolaia, prediligendo al ragionamento ampio una verbosità ingiustificata, ma modernissima”. Finchè, stanca dei quotidiani soprusi linguistici, la studentessa ordisce un’originale vendetta, sotto lo sguardo umanizzato delle due fedeli gattine, Berengaria e Bonagratia. In Sogni sciroccati viene invece stigmatizzato lo sfruttamento dei collaboratori da parte di molte testate giornalistiche; in un caldo pomeriggio estivo, complice la flemma del suo computer “con una ram sicula, fatalista e moritura”, Daria Andreoli, giovane giornalista sfruttata, si prenderà la meritata rivincita, propiziata da una pennichella liberatoria che sguinzaglia nel sonno celeberrimi assassini. Uno scanzonato ritmo narrativo, quasi un “allegro con brio”, accomuna felicemente Scampoli e Sogni sciroccati.
Nell’ultimo racconto l’autrice rivela appieno la sua competenza di studiosa di Storia e Sociologia e, soprattutto, la sua passione etica e civile: il libro, che forse avevamo iniziato a leggere in sordina, rivela infine un notevole spessore storico e umano, sorprendente in una scrittrice così giovane e così birbante con le sorti del piccolo principe … La vicenda del professor Jelloun, magistralmente narrata ne L’errore di Fukuyama, ci colpisce e ci commuove, raggiungendo vertici di inaspettato lirismo. E, con il professor Jelloun, Claudia Palazzo ci consegna un messaggio che sottoscriviamo: il sapere autentico è in ogni caso l’opzione più umana e più giusta, la migliore “vendetta”  verso un destino ingiusto e una società cieca.

Maria D’Asaro:100nove”, n.45 dell’1.12.2016, pag.31

mercoledì 30 novembre 2016

Un blog allunga la vita

         Oggi compie otto anni. Se fosse un bambino, andrebbe già in III elementare. Studierebbe Storia e Geografia, direbbe qualcosa in Inglese e, secondo Piaget, avrebbe superato la fase intuitiva per entrare nello stadio operatorio-concreto.
            In effetti, il blog è un po' il quarto figlio di Nostra Signora. Che, quando legge o scrive – o condivide quanto di bello, di interessante e di utile scrivono gli altri – ritrova la sua dimensione più vera: è come se tornasse a casa.
          Grazie a tutti  i blog amici, che hanno ampliato la sua visione del mondo.



In particolare:

A Rossana,  GianMaria e  Rosario;

A Santa;

A Silvia;

A Riccardo.

Un abbraccio particolare all'amica virtuale (e virtuosa ed estrosa!) Pippicalzelunghe.

Ecco infine due tra i post più apprezzati quest’anno:

La maestra che sorride                (Etichetta: Palermo in 150 parole)
Recensione di "Antigone, la grazia dell' audacia" (Etichetta: In punta di mouse, cinema e libri)

lunedì 28 novembre 2016

L’uomo che cerca le scarpe

Charlie Parker
    Tra gli individui che ogni giorno a Palermo, nella zona di via Oreto nuova, frugano nei cassonetti dell’immondizia alla ricerca di qualcosa da recuperare, ce n’è uno di pelle scura, che va sempre in giro su una bici malandata. L’uomo, di età indefinibile, indossa con eleganza un vecchio vestito grigio gessato, e porta un cappello. Somiglia vagamente all’attore Morgan Freeman. Nonostante rovisti tra la spazzatura, colpisce nei suoi gesti una sorta di antica compostezza, quasi una dignità superiore. La sua peculiarità è la ricerca di  scarpe: qualche tempo fa, mentre deponevo un sacchetto nel cassonetto, mi chiese appunto se contenesse delle scarpe. Il suo viso si illuminò quando gliene diedi un paio dismesse, che avevo in auto. Chissà perché, lo immagino come un talentuoso suonatore di jazz, poi caduto in disgrazia. Gli auguro mentalmente ogni bene: possa un giorno avere scarpe lucide ai piedi e magari un sassofono in dono.              
                                                                            
Maria D’Asaro, “100nove” n.44 del 24.11.2016

domenica 27 novembre 2016

Avvento

Marc Chagall: Le tre candele (particolare)


Misericordia e verità s'incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
La verità germoglierà dalla terra
e la giustizia si affaccerà dal cielo.
Quando il Signore elargirà il suo bene,
la nostra terra darà il suo frutto.
Davanti a lui camminerà la giustizia
e sulla via dei suoi passi la salvezza.                                                       (dal Salmo 84)




State sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie … Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie; esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male.                                                                                         (Paolo ai Tessalonicesi: 5, 16-22)

«Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sarà riempito,
ogni monte e ogni colle sarà abbassato;
le vie tortuose diverranno diritte
e quelle impervie, spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».  (Vangelo di Luca, 3, 4-6)

Ecco
Faccio nuove
Tutte le cose
Con Potenza d’amore.
Avvento.

venerdì 25 novembre 2016

Venga il tuo Regno

        (…) Il Vangelo di Luca chiude la narrazione della vita di Gesù con questa scena della vera regalità di Gesù: l’innalzamento sulla croce in mezzo ai malfattori. Le tentazioni di Gesù si ripropongono: questa volta a tentare Gesù sono i capi: Ha salvato altri e non sa salvare se stesso; i soldati: Dato che sei re, perché non ti salvi? E tenta Gesù anche uno dei malfattori; mentre il popolo assiste a guardarsi la scena, lo stesso popolo che prima aveva acclamato Gesù.
Gesù non accetta queste tentazioni, nel senso che non vuole cambiare direzione alla Storia facendosi un miracolo, perché il più grande miracolo di Gesù è questo restare inchiodato nella croce come atto supremo di amore e di compagnia verso di noi. Ci si aspettava che facesse un gesto prodigioso e Gesù lo compie, ma è di segno contrario alle nostre attese: sta in croce per essere accanto a noi quando ci capiterà di essere crocifissi per essere accanto a tutti i crocifissi del mondo, non disdegnando di avere accanto a sé anche degli assassini.
     E quindi l’ultima parola che Gesù dice nel vangelo di Luca è rivolta a questo ladrone o assassino: Oggi con me sei nel Paradiso, io sono con te – dice Gesù – facciamo Paradiso noi due insieme. Non sta promettendo un Paradiso: il Paradiso è l’essere insieme loro due. Gesù che fa sua la tristezza, la sofferenza, il fallimento di quest’uomo che però ha avuto un atto di delicatezza verso di lui e una finezza particolare nel capire (...): Ma lui non c’entra niente con noi, guardalo bene in viso … ma che uomo è questo? Noi siamo delinquenti, ma lui è di un’altra stoffa, guardalo …  L’uomo riconosce questa differenza di Gesù e Gesù accorcia le distanze rispetto a questa differenza perché gli dice Stiamo insieme, facciamoci compagnia insieme, questo è l’inizio del Paradiso, sosteniamoci a vicenda.
Certo, poi aspettiamo l’epilogo della resurrezione, ma già qui c’è la grandezza di Gesù (…) E la sovranità è il suo amore più grande dei peccati umani, capace di contenere e accogliere in sé tutti perché guardandolo possiamo toccati da questo sguardo e cominciare di nuovo, e dare una svolta … (don Cosimo Scordato)

            Oggi basta guardare ciò che sta avvenendo vergognosamente nella città di Aleppo, in Siria, dove l’ultimo ospedale funzionante è stato annientato dai bombardamenti. Non so come si possa dire alle persone di Aleppo, alle persone dell’ospedale – ieri ne sono state uccise 50 – Oggi sarai con me in Paradiso? Come si fa a dire realmente a queste persone – e a loro come a tante altre nel mondo – come la Chiesa e i cristiani possiamo dire Ricordati che sarai con me in Paradiso? In quale Paradiso? Il Paradiso dobbiamo ancora cercarlo, dobbiamo ancora invocarlo con forza, come quando diciamo Venga il tuo regno.                           (intervento di Rosario Giuè)

(sintesi dell’omelia di don Cosimo Scordato e dell’intervento di Rosario Giuè, domenica 20 novembre 2016, a Palermo, nella chiesa di san Francesco Saverio) 



       Venga un Regno d'amore perché termini la strage delle donne uccise da mariti, conviventi, fidanzati (116 le donne uccise solo nel 2016; 128 lo scorso anno: qui alcuni dati). 

Accanto  la copertina dell'ottimo saggio scritto dalla dott.ssa Maria Luisa Bonura, dedicato alla violenza di genere.

Ma perchè la giornata contro la violenza sulle donne si celebra il 25 Novembre? Ecco cosa ci dice L' Unità.


martedì 22 novembre 2016

Vorrei

Chagall: Il trionfo della musica  (Lincoln Art Center, New York)






Vorrei
Ali d’aquila
Per volare sicura
Nell’azzurro dei giorni.
Signore …

domenica 20 novembre 2016

Peter Pan...demic

                  I Peter Pan contemporanei mostrano una peculiare forma di socialità, contraddistinta da legami definiti “liquidi”, non connessi a situazioni geografiche specifiche né a situazioni esistenziali impegnative, ma fortemente connotati dall’essere presenti tra i propri simili (…) sulla base di una comunanza di interessi anche solo istantanea, situazionata e non intenzionalizzata. Anzi gran parte della loro condotta non sembra rispondere ai canoni tradizionali dell’intenzionalità e della progettualità di medio-lungo termine. 
     Questa caratteristica li rende particolarmente adatti alle condizioni di vita della società contemporanea (…). Libertà di scelta illimitata ma fittizia e possibilità immediata – altrettanto fittizia – di risposta a bisogni e impulsi: è stata costruita per loro nel tempo una cornice culturale e valoriale che rende fragile e ambigua la loro identità, inducendoli a concentrarsi sull’adesso e sul disimpegno, favorendo in loro il radicarsi di una prospettiva di impotenza e di rassegnazione al dato di fatto. La conseguente deresponsabilizzazione potrebbe rappresentare perciò una via di fuga dai sentimenti devastanti di insignificanza e inefficacia. Allo stesso bisogno corrisponderebbe il crescente spostamento nell’area virtuale delle relazioni interpersonali, che però può apparire, nello stesso tempo, come un allargamento di scala di inusitata dimensione, per la fame di relazioni che sembra contraddistinguere questa popolazione.
        L’idiosincrasia dei Peter Pan contemporanei per i confini e l’insofferenza per i limiti (…) potrebbe allontanarli da pregiudizi e inutili conservatorismi, anche se a volte ciò comporta il rischio di subire ferite psichiche profonde e facilita la coltivazione di illusioni (…) L’incremento degli adultescenti è diventato così vasto e ampio da essere definito Peter Pandemic, in omaggio all’isolato eroe degli inizi del secolo scorso, il loro illustre capostipite, famoso ricercatore di isole inesistenti 

(Dalla prefazione di Rosella De Leonibus, al testo La vera storia di Peter Pan - Cittadella Editrice, Assisi, 2016, €9,50 - a cura di Giovanni Salonia. Qui la parte iniziale della prefazione.)


venerdì 18 novembre 2016

Lumache felici

       
          "Oggi si chiede ai bambini di essere sempre più intelligenti, abili e capaci. Troppe soglie varcate in anticipo, con corpo fragile, senza corazza e senza la spada giusta: pigiama party alla scuola materna, tre lingue in prima elementare, corsi di arti circensi, musica, gare di sci." Queste le riflessioni di Costanza Giannelli, direttrice del reparto di Neuropsichiatria infantile all'Ospedale Santa Chiara di Trento. La dottoressa auspica un’inversione di tendenza e spera che "un bambino trovi maestri speciali che gli insegnino a tornare indietro, gli mostrino il volto del fiore e dell'animale affinché, finalmente, possa trovare la quiete." A tal proposito, il compianto dirigente scolastico Gianfranco Zavalloni proponeva “la pedagogia della lumaca”, cioè un rallentamento dei ritmi didattici perché la scuola sia percepita dai bambini come un luogo sereno che non spenga la loro voglia di conoscenza - che ha bisogno di tempo e di rispetto -  per inseguire ritmi frenetici senza significato.
                                                                          Maria D’Asaro, “100nove” n.43 del 17.11.2016

domenica 13 novembre 2016

Facebook: mi piace? Forse no.

      Il "mi piace" sembrerebbe un innocente cenno di approvazione al post o allo “stato” di un amico su FB. Quest’esperimento dimostra il potenziale peso economico che hanno i “mi piace”, specie se inseriti dal cellulare, e come Facebook non aumenti affatto il dibattito tra le varie convinzioni, anzi “è molto probabile che Facebook sedimenti idee precostituite alimentando il cameratismo tra utenti che la pensano allo stesso modo e l'odio nei confronti di coloro che non appartengono alla camerata”.

   "Mat Hanon, redattore di Wired, ha effettuato un esperimento su Facebook: per 48 ore di fila non ha fatto altro che mettere "Mi Piace" a qualunque contenuto. Scopriamo com'è andata. 
Immaginate di collegarvi a Facebook e di apprezzare, senza sosta e senza alcuna logica, qualunque post, foto, video e articolo che vi si para dinnanzi agli occhi nel News Feed. (…) Tutto è stato meritevole di un Mi Piace, tranne un singolo status (…) Per il resto, ogni contenuto, anche quello più odiato, insensato, sdolcinato è stato meritevole di un apprezzamento digitale. E per completezza dell'informazione, ogni qual volta veniva messo un Mi Piace ad un articolo, e Facebook suggeriva ad Hanon 4 articoli correlati, anche questi primi 4 articoli correlati ricevevano un like.  L'idea di fondo di Hanon era vedere come avrebbe reagito l'EdgeRank, l'algoritmo di Facebook che regola la rilevanza e il peso dei singoli contenuti e che decide, su base informatica, quali post mostrare all'utente e quali gettare nell'oblio digitale. A 24 ore di distanza, Mat ha subito preso atto di un cambiamento enorme: nel connettersi a Facebook da dispositivo mobile, i contenuti umani erano completamente scomparsi dal suo News Feed. Erano rimasti solo brand e post promozionali. Nel connettersi da dispositivo fisso, invece, nonostante la preminenza dei contenuti aziendali rispetto a quelli umani, erano sopravvissuti alcuni status degli amici.
Questo ha confermato al redattore di Wired quella che, tra gli addetti ai lavori, era una piccola grande verità già appurata: Facebook reputa la navigazione da mobile economicamente più fruttuosa. (…) Per quanto strano possa sembrare ai meno esperti, no, il News Feed che compare sul vostro cellulare non è lo stesso che compare sul portatile.
La seconda presa di coscienza di Hanon è stata che, nell'aver casualmente apprezzato molti contenuti ideologicamente attinenti all'area di destra, conservatrice e xenofoba, Facebook aveva iniziato a rispondere promuovendo pagine e contenuti simili. Il redattore di Wired ha sperimentato sulla propria pelle la cosiddetta logica del "Daily Me" (l'Io Quotidiano) teorizzata da Cass Sunstein, ovvero quel meccanismo digitale perverso per cui l'utente finisce per essere circondato dall'eco assordante delle proprie convinzioni, creando idealmente un proprio giornale in cui non si apre mai ad altri punti di vista. Lo sperimentatore, che ha portato il suo News Feed ad un punto massimo di estremismo, ha descritto questa parte con un certo disagio: “Creiamo le nostre "bolle" politiche e sociali attraverso i filtri, che ti fanno apparire solo contenuti simili a quelli che hai già visto, così le cose che vediamo sono solo un "iper-nicchia" fatta apposta per noi”. Il News Feed di Hanon non ha fatto altro che rimpolpare – in linea puramente teorica, essendo solo un esperimento – le convinzioni palesate dall'utente a colpi di Mi Piace. Nella "testa" dell'EdgeRank, come in quella di tutti gli algoritmi che governano i contenuti dei colossi informatici, c'è l'idea che nell'era della personalizzazione perfetta l'utente voglia solo leggere quel che già concerne alla sua area comportamentale e ideologica. (...). L'effetto perverso lo potete immaginare facilmente: l'utente si trincera dinnanzi alle sue credenze e, come in un guscio ermetico, non riesce a venire a conoscenza di altre opinioni, che è poi la vera essenza del concetto stesso di pluralismo informativo e di opinione pubblica, il confronto tra punti di vista diversi. Facebook appaga alla perfezione questo Daily Me, visto che il News Feed appare agli occhi dei più come un giornale su misura, più che un semplice aggregatore di contenuti. E nel giornale personalizzato l'utente si sente a casa, ideologicamente al sicuro, semplicemente perché i punti di vista opposti sono banditi e l'algoritmo implementa il proprio credo, senza mai metterlo in discussione. ("mi ha ricordato alcune cose che possono andare storte in una società, e mi ha fatto pensare che questo può anche essere il motivo per cui spesso oggi si "parla a", invece di "parlare con", ndr)
Quindi, la prossima volta che in Tv sentirete esimi guru digitali narrare le mirabolanti gesta dei social network nei confronti dell'aumento dell'informazione, ricordatevi della piccola lezione tratta da questo esperimento su Facebook. Solo perché la creatura di Mark Zuckerberg propone più contenuti ... non vuol dire che informi di più giovani e adulti, visto che l'informazione esprime un concetto di qualità prima che di quantità. Anzi, è molto probabile che Facebook sedimenti idee precostituite alimentando il cameratismo tra utenti che la pensano allo stesso modo e l'odio nei confronti di coloro che non appartengono alla camerata (...)
                                                                                               Federico Sbandi, da dailystorm

venerdì 11 novembre 2016

25 Ottobre: è già Natale?

          Nel mio quartiere, una pasticceria e una tabaccheria si sono dotate di luminarie esterne natalizie già il 25 ottobre. E come loro altri negozi di Palermo. Da anni, su Rai Radio2, la trasmissione radiofonica “Caterpillar” denuncia la comparsa anzitempo nelle città italiane di anti ecologiche luci natalizie. Come opporsi a tale discutibile abitudine? Ecco due proposte: una “dal basso”, l’altra “dall’alto”. La prima: i cittadini diversamente “illuminati” chiederanno di non esporre le luci di Natale tanto presto a quei negozianti che di solito mostrano luccicanti stelle comete a ottobre o novembre; se la richiesta rimarrà inascoltata, per protesta ci sarà un boicottaggio dei loro prodotti, magari solo per qualche giorno. La seconda: un’ordinanza comunale che vieti ai negozianti di esporre luminarie prima dell’1 dicembre. Forse i commercianti protesteranno in nome di una presunta libertà commerciale: ma quali strumenti hanno i cittadini per pretendere buon senso antropologico e rispetto per l’ambiente?                                                        
                                                                    Maria D’Asaro, 100nove” n.42 del 10.11.2016


Una filastrocca, imparata alle elementari, scandisce il "corretto" trascorrere del tempo:

I mesi 

Dice Gennaio “Chiudete quell’uscio!”
Dice Febbraio “Io sto nel mio guscio!”
Marzo apre gli occhi e inventa i colori;
Aprile copre ogni prato di fiori;
Maggio ti porge la rosa più bella;
Giugno ha nel pugno una spiga e una stella;
Luglio si beve un ruscello d’un fiato;
Sonnecchia Agosto in un’ombra sdraiato;
Settembre morde le uve violette;
Più saggio Ottobre nel tino le mette;
Novembre fa di ogni sterpo fascina;
Verso il Presepio Dicembre cammina!
                                                             Renzo Pezzani

mercoledì 9 novembre 2016

In God We Trust

      In God We Trust (in italiano: In Dio noi confidiamo) è l'attuale motto nazionale degli Stati Uniti d'America e dello stato della Florida. Il motto apparve per la prima volta su una moneta degli Stati Uniti nel 1864, ma non divenne ufficiale fino al passaggio di una risoluzione congiunta del Congresso nel 1956. È stato adottato al posto di E pluribus unum (in italiano: Da molti, uno riferito ai tredici Stati che poi si unirono negli Stati Uniti di America). (da wikipedia)

L’elezione di Donald Trump a 45° presidente degli Usa è la testimonianza di un’insurrezione populista degli elettori statunitensi (Federico Rampini, inviato La Repubblica)
Come si curerà adesso chi ha una malattia cardiaca e non è ricco? (Giovanna Botteri, inviata TG RAI 3)
A Hillary è mancata la rainbow coalition che ha favorito l’elezione di Obama (prof.ssa Arianna Farinelli)
Trump e il suo staff, in campagna elettorale, hanno diffuso in rete statistiche taroccate sulla diffusione della criminalità …. Trump ha parlato alla pancia del Paese, presentando gli USA in situazione di crisi e proponendo un pensiero risolutivo “magico” (approfondimento  odierno TG3, ore 15-16,30)

Ma credevate davvero che gli americani avrebbero votato per una donna, persino antipatica, parte dell’establishment, troppo chiacchierata per alcuni scandali? (Mari da solcare)
(Se avete bisogno di previsioni elettorali, rivolgetevi a me o a mio figlio Riccardo: avevamo previsto tutto. Beppe Grillo non è l'unico a "sentire" gli umori popolari ...)

martedì 8 novembre 2016

Vince ... il peggiore?

     I meno giovani ricorderanno ciò che avvenne nelle elezioni presidenziali americane del 2000: vinse il repubblicano George W. Bush contro il vicepresidente democratico uscente Al Gore. In termini di voto popolare prevalse quest'ultimo, ma i voti elettorali, 271 contro 266, furono favorevoli a Bush. La proclamazione del vincitore venne rinviata per molti giorni, poiché in Florida fu necessario ricontare i voti, addirittura a mano (fonte: wikipedia)

Massimo Messina (che ringrazio) ha proposto in Fb un interessante articolo, tratto dal quotidiano britannico The Guardian, in cui l’autore, Oliver Burkeman, discetta dell’effetto Dunning-Kruger, la distorsione cognitiva a causa della quale una persona incompetente lo è a tal punto da non accorgersi di esserlo.  “Il fenomeno probabilmente è vecchio quanto l’umanità, ma leggendo o guardando le notizie più recenti in arrivo da entrambe le sponde dell’Atlantico è difficile non pensare che stiamo superando una qualche soglia. Gli storici del futuro potrebbero riferirsi alla nostra epoca come a quella di Dunning-Kruger. Il caso più ovvio, neanche a dirlo, è quello di un certo misogino protofascista che vorrebbe diventare presidente degli Stati Uniti. Il problema non è solo che non saprebbe governare, ma che non se ne rende conto. Anche i politici britannici tanto sicuri di poter gestire il risultato del referendum sulla Brexit – da Cameron a Gove e da Johnson a May – sembrano corrispondere a questa descrizione." (da qui)
Allora non siamo per niente certi che stanotte negli USA vincerà il candidato migliore … 
E condividiamo le parole di Lucianina Littizzetto, domenica scorsa 6 novembre, a “Che tempo che fa”: “Ma con tutti i milioni di americani non era possibile trovare due candidati migliori della Clinton e di Trump?”

lunedì 7 novembre 2016

Dimmi che toponomastica hai …

Pasquale Almerico
     
         A Palermo, come in altre città, abbondano vie dedicate a Vittorio Emanuele II e Umberto I, a luoghi e generali delle conquiste coloniali in Libia e in Etiopia nonché a militari legati alla vittoria nella prima guerra mondiale. L’analisi storica più recente ha fatto decantare l’entusiasmo verso alcune controverse vicende storiche di fine ‘800 e inizio ‘900. Ci si chiede allora se non sia il caso di rivedere l’attribuzione di piazze e strade a Tripoli, Crispi e al generale Arimondi; e di considerare invece l’opportunità, civica e storica insieme, di titolare luoghi significativi della città a persone che si sono distinte nella lotta eroica e generosa contro la mafia e per la giustizia sociale. Perché allora dedicare solo strade periferiche a Salvatore Carnevale e Accursio Miraglia e neppure una piazzetta a Pasquale Almerico, eroico sindaco di Camporeale ucciso nel 1957 per essersi rifiutato di ammettere nella D.C. un noto capomafia?


                 Maria D’Asaro, “100nove” n.41 del 3.11.2016

sabato 5 novembre 2016

Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua


Papà e io: Erice, 12 settembre 1961
            Zaccheo mi è stato presentato per la prima volta da mio padre, magnifico narratore di storie. Papà mi ha raccontato la storia di Zaccheo quando avevo cinque o sei anni e me lo ha reso subito simpatico: - Maruzza, questo Zaccheo era bassino come me. Era curioso e voleva conoscere Gesù, di cui aveva sentito parlare. Pensò di salire su un grande albero e di osservarlo senza essere visto. Ma non aveva fatto i conti con Gesù che, sentito il desiderio di grazia del suo cuore, gli disse Dai, scendi, che vengo a casa tua … Zaccheo fu così felice da cambiare la sua vita: do la metà dei miei beni ai poveri e restituisco il quadruplo a chi ho derubato. -  
E’ la pienezza del cuore, è la grazia di essere “guardati”, compresi, perdonati ed amati a renderci migliori. 
Grazie, papà.

     E un grazie costante a Cosimo Scordato; ecco  stralci della sua omelia (san Francesco Saverio, Palermo, 30.10.16):

           "(…)il Signore non solo non ha disgusto per nessuno, ma tiene a ciascuno di noi, così come siamo, non come dovremmo essere. Poi, se riusciamo ad essere come dovremmo essere, meglio per noi e meglio per gli altri, perché saremo capaci di fare del bene a noi e agli altri. Ma il gesto di Gesù nei confronti di Zaccheo incarna esattamente questa attitudine del Padre che Gesù interpreta e traduce, per l’ennesima volta, in un gesto di comunione interreligiosa ed ecumenica: vuole incontrare una persona che è ufficialmente impura e scomunicata; una persona che non va considerata neppure nell’ambito religioso.  Gesù non ha di questi problemi. Vive soltanto di ciò che il Padre è, e lui, nei suoi gesti nelle sue parole, cerca di incarnare questa volontà di amore del Padre. Guarda Zaccheo e gli dice: “Scendi, devo fermarmi a casa tua, non posso fare a meno di te, peccatore, scomunicato, irreligioso…” Che bello questo dialogo ecumenico, interreligioso (…)
         Gesù non chiede alcuna professione di fede a Zaccheo. Ma Zaccheo (...) sente, in cuor suo, di dovere subito distribuire i suoi beni – frutto di latrocinio amministrativo, a nome dell’Impero Romano perché venivano da uno che doveva esigere le tasse e abusava di tutti - sente che quello che aveva non è più suo e si sente liberato da quello che aveva, che per lui era diventata una prigione. È una esperienza di liberazione che avverte guardando e frequentando la persona di Gesù… “Mi voglio liberare subito perché non sono cose mie, non mi appartengono, voglio essere più leggero nella mia vita. Non caricato di soldi, di averi, per giunta rubati.. Voglio restituire quattro volte tanto quanto ho rubato…” E Gesù gli dice: Oggi in questa casa è arrivata la liberazione. Adesso sei libero, Zaccheo. Adesso possiamo camminare insieme, con la stessa libertà. (...).
        Tante volte tutti noi siamo convinti che senza soldi non si può vivere. Facciamo dipendere la nostra vita dai soldi; questo magari è comprensibile quando si tratta di portare avanti i bisogni di una famiglia, ma quando tutto questo viene moltiplicato all’infinito, per un possesso assurdo, pazzo, folle in cui si è sepolti dai propri averi, allora ci vuole la liberazione.
      Cari fratelli e care sorelle (…) ripartiamo dalle persone che sono perdute, dagli ultimi. Chiediamoci come riuscire a comunicare un po’ di Vangelo senza troppe chiacchiere, ma con una testimonianza di vita, con una testimonianza di vicinanza. Non è facile, lo so! Gesù non disse niente, ma Zaccheo capì e agì di conseguenza. E alla fine l’incontro interreligioso ed ecumenico, se vuole avere una sua consistenza, si misura nella capacità di condividere con gli altri; altrimenti l’esperienza religiosa diventa essa stessa una prigione. (…)"
Ficus sycomorus

Il sicomoro (Ficus sycomorus L.) è una pianta appartenente alla famiglia delle Moraceae, diffusa in Africa e Medio Oriente. Questa pianta cresce fino ad un'altezza di 20 metri e raggiunge i 6 metri di larghezza, con una chioma ampia e tondeggiante. La corteccia va dal verde-giallo all'arancione. Le foglie hanno forma ovale con apice rotondo. Raggiungono i 14 cm di lunghezza per 10 cm di larghezza, e sono disposte a spirale intorno ai rami.  La pianta cresce spontanea nel sud della penisola Arabica e in alcune regioni dell’Africa, dal Senegal al Sudafrica, nonché in ristrette aree del Madagascar. È inoltre coltivata da epoche remote in Medio Oriente (Egitto, Israele e Siria).(da wikipedia)

mercoledì 2 novembre 2016

Allenati ...

Joaquin Sorolla: Cucendo la vela (1896)





Sia
La vita
Lavoro ben svolto:
lucido limpido utile lieto.
Allenati.