mercoledì 10 febbraio 2016

La danza dell'incontro

      Sto rileggendo:   Devo sapere subito se sono vivo di Salonia, Conte, Argentino (Il Pozzo di Giacobbe, Trapani, 2013,€ 16,00). 
Il brano riportato è tratto dal capitolo: Dalla Narrenschiff al ‘Divenire fiori’: la danza dell’incontro nelle strutture psichiatriche, a cura di  Paola Argentino, pag. 113  
H.Matisse: La danza (1909/10) - Ermitage - S.Pietroburgo

     Durante una terapia di gruppo con pazienti gravi, Corrado interviene mentre sta parlando Michele. Come trainer del gruppo lo invito ad aspettare che Michele finisca il suo intervento, ma neanche due secondi dopo Corrado riprende insistentemente, e con voce concitata, urla il suo bisogno immediato di essere ascoltato. Allora chiedo a Michele se cortesemente è disposto a dare spazio a Corrado che, però, non può più attendere e, senza aspettare la risposta, si dispone in piedi al centro del cerchio del gruppo terapeutico. “Dottoressa – chiede affannato, con sguardo terrorizzato – io devo sapere subito se sono vivo! … Se mi scorre il sangue nelle vene! Sono tutto congelato dentro  e se il mio sangue non scorre più, allora io sono morto”.
E grida aiuto e supplica gli infermieri di tagliargli la pelle per poter vedere il suo sangue. Nonostante il crescendo dei toni vocali e l’agitazione psicomotoria di Corrado, il gruppo non si scompone, circa trenta persone lo ascoltano in un silenzio di compenetrazione e di grande contenimento per la sua angoscia. Solo un infermiere, preoccupato, mi fa cenno da lontano se è il caso di preparare una fiala di sedativo. La sua preoccupazione del resto è comprensibile, considerate le possenti dimensioni corporee di Corrado. 
Una pausa nel fiume di parole di Corrado mi consente di fermarlo con gli occhi e di chiamarlo per nome mentre tento di riportarlo nella relazione terapeutica. Mi guarda e, con voce sommessa, mi chiede: “Dottoressa, ma lei lo sente se il mio cuore batte o è fermo?”. Mi alzo, mi avvicino a lui e metto la mia mano sul suo cuore. “ E come se batte il tuo cuore! – esclamo – I toni cardiaci sono forti e possenti e segnano il ritmo della vita”.
Un atto magico? No, un momento relazionale magico, dove il bisogno di Corrado, la funzione-Es del suo Sé, si incontra al confine di contatto con l’ambiente. Corrado, rasserenato, sorride e torna a sedere al suo posto. Michele riprende la parola ed il processo di gruppo riprende. Ma prima di chiudere l’incontro riporto l’attenzione del gruppo su Corrado e gli chiedo come sta. Corrado risponde con la bellezza espressiva tipica del linguaggio poetico: “Sento caldo: il calore della sua mano sul mio cuore ha riscaldato il mio sangue congelato”.
Se è il bisogno emergente nella relazione che dirige la danza dell'incontro, non esiste 'conflitto' di potere tra paziente e terapeuta: il potere è nella relazione.

4 commenti:

  1. armando caccamo11 febbraio 2016 08:00

    meraviglioso brano e meravigliosa foto a corredare i significati. La Danza di Matisse fa da decenni bella mostra di sé sulla parete della mia stanza. Grazie Maria. Armando

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  2. @armando caccamo: grazie a te della condivisione di "sguardi". E' bello incontrarci - per merito del web - anche oltre le cenette filosofiche. Maria

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  3. Da brivido. Quanto è importante un approccio umano ed empatico nella medicina!

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  4. @Silvia Pareschi: ho la fortuna di conoscere alcuni neuropsichiatri davvero in gamba, con approccio - dici bene - umano ed empatico alle persone e alle loro sofferenze ...

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