sabato 5 novembre 2016

Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua


Papà e io: Erice, 12 settembre 1961
            Zaccheo mi è stato presentato per la prima volta da mio padre, magnifico narratore di storie. Papà mi ha raccontato la storia di Zaccheo quando avevo cinque o sei anni e me lo ha reso subito simpatico: - Maruzza, questo Zaccheo era bassino come me. Era curioso e voleva conoscere Gesù, di cui aveva sentito parlare. Pensò di salire su un grande albero e di osservarlo senza essere visto. Ma non aveva fatto i conti con Gesù che, sentito il desiderio di grazia del suo cuore, gli disse Dai, scendi, che vengo a casa tua … Zaccheo fu così felice da cambiare la sua vita: do la metà dei miei beni ai poveri e restituisco il quadruplo a chi ho derubato. -  
E’ la pienezza del cuore, è la grazia di essere “guardati”, compresi, perdonati ed amati a renderci migliori. 
Grazie, papà.

     E un grazie costante a Cosimo Scordato; ecco  stralci della sua omelia (san Francesco Saverio, Palermo, 30.10.16):

           "(…)il Signore non solo non ha disgusto per nessuno, ma tiene a ciascuno di noi, così come siamo, non come dovremmo essere. Poi, se riusciamo ad essere come dovremmo essere, meglio per noi e meglio per gli altri, perché saremo capaci di fare del bene a noi e agli altri. Ma il gesto di Gesù nei confronti di Zaccheo incarna esattamente questa attitudine del Padre che Gesù interpreta e traduce, per l’ennesima volta, in un gesto di comunione interreligiosa ed ecumenica: vuole incontrare una persona che è ufficialmente impura e scomunicata; una persona che non va considerata neppure nell’ambito religioso.  Gesù non ha di questi problemi. Vive soltanto di ciò che il Padre è, e lui, nei suoi gesti nelle sue parole, cerca di incarnare questa volontà di amore del Padre. Guarda Zaccheo e gli dice: “Scendi, devo fermarmi a casa tua, non posso fare a meno di te, peccatore, scomunicato, irreligioso…” Che bello questo dialogo ecumenico, interreligioso (…)
         Gesù non chiede alcuna professione di fede a Zaccheo. Ma Zaccheo (...) sente, in cuor suo, di dovere subito distribuire i suoi beni – frutto di latrocinio amministrativo, a nome dell’Impero Romano perché venivano da uno che doveva esigere le tasse e abusava di tutti - sente che quello che aveva non è più suo e si sente liberato da quello che aveva, che per lui era diventata una prigione. È una esperienza di liberazione che avverte guardando e frequentando la persona di Gesù… “Mi voglio liberare subito perché non sono cose mie, non mi appartengono, voglio essere più leggero nella mia vita. Non caricato di soldi, di averi, per giunta rubati.. Voglio restituire quattro volte tanto quanto ho rubato…” E Gesù gli dice: Oggi in questa casa è arrivata la liberazione. Adesso sei libero, Zaccheo. Adesso possiamo camminare insieme, con la stessa libertà. (...).
        Tante volte tutti noi siamo convinti che senza soldi non si può vivere. Facciamo dipendere la nostra vita dai soldi; questo magari è comprensibile quando si tratta di portare avanti i bisogni di una famiglia, ma quando tutto questo viene moltiplicato all’infinito, per un possesso assurdo, pazzo, folle in cui si è sepolti dai propri averi, allora ci vuole la liberazione.
      Cari fratelli e care sorelle (…) ripartiamo dalle persone che sono perdute, dagli ultimi. Chiediamoci come riuscire a comunicare un po’ di Vangelo senza troppe chiacchiere, ma con una testimonianza di vita, con una testimonianza di vicinanza. Non è facile, lo so! Gesù non disse niente, ma Zaccheo capì e agì di conseguenza. E alla fine l’incontro interreligioso ed ecumenico, se vuole avere una sua consistenza, si misura nella capacità di condividere con gli altri; altrimenti l’esperienza religiosa diventa essa stessa una prigione. (…)"
Ficus sycomorus

Il sicomoro (Ficus sycomorus L.) è una pianta appartenente alla famiglia delle Moraceae, diffusa in Africa e Medio Oriente. Questa pianta cresce fino ad un'altezza di 20 metri e raggiunge i 6 metri di larghezza, con una chioma ampia e tondeggiante. La corteccia va dal verde-giallo all'arancione. Le foglie hanno forma ovale con apice rotondo. Raggiungono i 14 cm di lunghezza per 10 cm di larghezza, e sono disposte a spirale intorno ai rami.  La pianta cresce spontanea nel sud della penisola Arabica e in alcune regioni dell’Africa, dal Senegal al Sudafrica, nonché in ristrette aree del Madagascar. È inoltre coltivata da epoche remote in Medio Oriente (Egitto, Israele e Siria).(da wikipedia)

6 commenti:

  1. Rossana Rolando5 novembre 2016 20:14

    "E’ la pienezza del cuore, è la grazia di essere 'guardati', compresi, perdonati ed amati a renderci migliori": verità profonda per ciascuno di noi e principio regolativo dal punto di vista pedagogico.

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    1. @Rossana: mi consola e rallegra la consonanza di mente e di cuore che ci unisce. Saluti cordiali.

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  2. Ciaooo, cara Maruzza !!!
    Condivido il commento di Rossana e aggiungo il mio parere da pippistrella...
    e allora mettiamoci sopra l'albero come ha fatto Zaccheo a contemplare l'infinito leggendo un'ode Divina, quella del Cantico delle Creature, ascoltiamo il Creatore magari per alcuni succede il miracolo...
    Cosmoabbracci !!!

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    1. Pippi: lo sai che ti voglio bene, vero?! Speriamo di avere davvero sereni e lieti momenti di contemplazione ...Cosmoabbracci!

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  3. complimenti per il post... che bel ricordo hai di tuo padre. Baci

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    1. Aliza: bentornata! Grazie della visita. Mio padre è un mito per me. Un abbraccio.

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