mercoledì 14 dicembre 2016

Massimalisti di tutto il mondo, ripensateci



Questo post potrebbe avere  tanti titoli:
Sì? No? Non lo so ...
Meglio depressi, che schizo-paranoidi
La politica che serve:  umile, nonviolenta, condivisa


Serve leggerlo? Non so. Sicuramente urgeva a me scriverlo: nessun partito può essere il portatore sano di una verità assoluta. 
(grazie a Roberto Vecchioni, Lanza del Vasto, Giovanni Falcone, Melanie Klein e Antonio Sichera)

Liceo classico “Maria Adelaide”- Palermo: anni 1975/1978: facevano rumore le velleità rivoluzionarie di molte alunne (peraltro ricche e alto-borghesi) sedicenti marxiste. Attiviste di Avanguardia operaria e di Lotta continua, affermavano che per creare una società di eguali bisognava ammazzare i preti, gli industriali, i giornalisti asserviti e i politici di centro.  Poiché non c’è niente di più concreto di una - buona o cattiva - teoria, gli italiani avrebbero assistito sgomenti per quasi vent’anni  agli assassini “proletari” perpetrati da Brigate rosse e co.  
"Una parabola che vide il suo apice con l'agguato di via Fani ed il sequestro dell'allora presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse nella primavera 1978 (e assassinato dopo 55 giorni di reclusione in una cosiddetta prigione del popolo) e che entrò in crisi, nella seconda metà degli anni ottanta, anche grazie alla promulgazione di leggi speciali dello Stato e grazie soprattutto al fenomeno del pentitismo. Dopo l'omicidio, da parte delle Brigate Rosse, del senatore democristiano Roberto Ruffilli, nel 1988, il fenomeno fu considerato praticamente esaurito e, solo verso la fine degli anni novanta, il Paese fu testimone di una nuova breve stagione di omicidi politici e di lotta armata che si esaurì nuovamente nel 2002 con l'omicidio di Marco Biagi. Complessivamente i morti provocati dalle organizzazioni armate di sinistra in Italia, tra il 1974 e il 2002, ammontano a circa 130." (fonte: Wikipedia)

Intanto, nella primavera del 1976, lo stesso liceo classico palermitano aveva ospitato Lanza del Vasto, fondatore in Europa della nonviolenta Comunità dell’Arca, discepolo di Gandhi, che lo ribattezzò Shantidas/Servitore di Pace. Lanza del Vasto non si stancava di ripetere che bene e male non si possono dividere con un colpo d’accetta. Persino Giovanni Falcone, nel celebre libro/intervista di Marcelle Padovani Cose di cosa nostra, afferma: “Per combattere efficacemente la mafia, non dobbiamo trasformarla in un mostro, ma riconoscere che ci assomiglia”. 
Lanza del Vasto e la moglie Chanterelle

La risoluzione nonviolenta dei conflitti, anche di tipo meramente sociale-politico:
concepisce la società come un organismo unitario;
ritiene il conflitto un’opportunità evolutiva;
ritiene possibile una gestione nonviolenta dei conflitti attraverso un richiamo alla coscienza (propria e dell’avversario);
riflette e va alla ricerca delle cause profonde dei conflitti
rintraccia le responsabilità delle tensioni in tutti i soggetti coinvolti, sia in quelli riconosciuti come avversari che nelle eventuali “parti terze” che ugualmente percepiscono la sofferenza del conflitto stesso, perché fanno parte del sistema: c’è sempre qualcosa nell’errore del mio avversario di cui io sono direttamente o indirettamente responsabile;
chiama tutti colori che scorgono questa co-responsabilità ad agire con creatività per far giungere gli altri alla medesima consapevolezza;
è continua ricerca di soluzioni alternative possibili. 
                             (fonte: Nonviolenza e mafia, a cura di Vincenzo Sanfilippo, Di GirolamoTrapani, 2005)

Melanie Klein (1882-1960), è stata una psicoanalista austriaca-britannica, nota per i suoi lavori pioneristici nel campo della psicoanalisi infantile e per i contributi allo sviluppo della teoria delle relazioni oggettuali. Il nucleo centrale della teoria kleiniana è la relazione: i contenuti sui quali viene investita la pulsione (oggetti parziali e totali), il conflitto energetico che ne regola il dinamismo (pulsioni di vita e di morte, invidia e gratitudine), le tappe evolutive lungo le quali si forma (la posizione schizoparanoide e la posizione depressiva) e le sue patologie (le psicosi e le nevrosi).
Melanie Klein
Pur non abbandonando l'impianto teorico di base di Freud (…) un secondo punto di distacco dalla teoria freudiana classica consiste nel fatto che in Freud tutto l'impianto dinamico poggia sul meccanismo della rimozione, mentre nella Klein è fondamentale la triade scissione – introiezione – proiezione. Il bambino, infatti, fin dalla nascita vive la drammatica conflittualità tra pulsione di morte e pulsione di vita. L'angoscia provocata dalla pulsione di morte viene separata dalla pulsione di vita (scissione) e proiettata sull'oggetto (proiezione), mentre la pulsione di vita invece viene riferita a sé (introiezione). Questa dinamica sta alla base dell'Io buono e dell'Io cattivo e porta a quella che Klein chiama "posizione schizoparanoide".
Posizione schizoparanoide 
In questa fase di sviluppo da 0 a 4-5 mesi, le relazioni oggettuali si fondano sui meccanismi di difesa della scissione e della identificazione proiettiva. Come abbiamo visto relativamente agli oggetti parziali, il seno viene interpretato come riassuntivo di tutte le esperienze gratificanti: alimentazione, calore, sensazioni tattili, sazietà, benessere. Il neonato però vive l'angoscia della pulsione di morte, le malattie, la fame, il differimento della gratificazione. Poiché però nei primi mesi il mondo interiore del bambino è un tutto, il seno diventa contemporaneamente sia buono che cattivo, per cui non essendo in grado di integrare le due qualità dell'oggetto, il seno buono ed il seno cattivo vengono separati l'uno dall'altro come se si trattasse di due oggetti distinti (scissione).
Il neonato, però, vive la relazione con l'oggetto come se l'interazione avvenisse dentro di sé (fantasia inconscia), per cui si identifica con il seno buono e il seno cattivo percependo sé stesso come Sé buono e Sé cattivo ("identificazione"). Il soggetto, in altri termini, vive una situazione tipica della schizofrenia in cui l'identità è diffusa e vive il sé e le relazioni come solo buone o solo cattive, senza la capacità di integrarne gli aspetti. Terrorizzato dalla pulsione di morte, il bambino teme che il seno cattivo perseguiti il Sé buono e allo stesso tempo teme che il proprio Sé cattivo possa aggredire e danneggiare il seno buono. (…)
Posizione depressiva 
In questa fase dello sviluppo da 5 a 12 mesi sono centrali i concetti di integrazione, elaborazione del lutto e riparazione. Il seno onnipotentemente buono e cattivo non viene più scisso in due oggetti separati, come accadeva nella posizione schizoparanoide, ma viene sperimentato come oggetto totale, nel quale sono integrati, cioè, sia gli elementi gratificanti che quelli frustranti (integrazione). Si passa così da un mondo oggettuale totalmente fantasmatico ad una conciliazione delle percezioni interiori con gli attributi reali dell'oggetto. Il pensiero da onnipotente diventa ambivalente. (Fonte: wikipedia)

Prof. Antonio Sichera - Università di Catania
"Tutto ciò a me sembra un errore di prospettiva: la nostra crisi infatti non riguarda la forma ma la sostanza della politica. Potremmo, per capire, attualizzare alcuni passi platonici e aristotelici. Platone, nel Protagora, fa sostenere al grande sofista che alla base della politica c’è l’aidòs (una sorta di pudore); Aristotele, d’altra parte, nella Politica, parla di una koinonìa linguistica sul conveniente e sullo sconveniente: ciò che crea lo sfondo è un deposito, un patrimonio implicito di regole, di usanze, di costumi, un sentire condiviso che nemmeno c’è bisogno di esplicitare perché fa ormai parte del linguaggio e della coscienza comuni. Accanto a questo si dà un ordinamento della polis, ciò che Protagora chiama la dìke, la giustizia, intesa come norma naturale, razionale ma di origine divina, su cui si radica il diritto che regge la città. La dìke è come l’essenza normativa delle strutture formali della legge. Oggi il problema è l’assenza di un aidòs, di una koinonìa. In questo senso credo che la politica non sia più pensabile come spazio di neutralizzazione del conflitto, ma come istituzione narrativa del conflitto stesso: la politica dovrebbe creare cioè spazi di incontro tra le diversità, chiamate non a dimenticare di essere diverse, ma a raccontarsi e a configgere in questa diversità stessa. Proprio così si tenta di ricostruire un aidòs." 
                                                                     (prof. Antonio Sichera,  Povertà e bellezza. Da qui

2 commenti:

  1. Trampolini, grillini, piddini, salvini, silvini, salviette e pannolini: non se ne può più! Quadro clinico impeccabile, ahinoi! Forza Maruzza! ;)

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    1. DOC: grazie per la tua presenza attenta e affettuosa e per il commento da par tuo ... Un abbraccio.

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