giovedì 22 novembre 2018

101 storie: chi cerca oggi i ragazzi sperduti?

       A fine riunione,  la prof. stasera,  tornando a casa, ammirava nel cielo la superba  luna piena.
Dolce e chiara è la notte e senza vento, /e  quieta sovra i tetti e in mezzo agli orti / posa la luna, e di lontan rivela/ serena ogni montagna.“ 
     Ma la prof. non riusciva a farsi contagiare dalla dolcezza della luna: qualcosa le doleva nel petto, una tristezza profonda, nera, senza nome.  O forse un nome ce l’aveva, la sua tristezza. 
       Le era tornato in mente  G.,  uno scricciolo di quasi undici, che - sono passati dieci o vent’anni?  - scappava dalla scuola perché aveva  troppa paura: il papà, disoccupato e malato, la madre, una madonnina innocente e minuta, genitori di carta che non riuscivano a contenere quel ragazzino impaurito. A volte neppure a dargli da mangiare, figurati libri e quaderni ...
       Però una collega, una prof. dallo sguardo dolce e accogliente, accettò che lo scricciolo passasse nella sua classe. Allora accadde il miracolo: G. cominciò a venire  a scuola. E vi rimase sino alla licenza media, studiando con un computerino portatile che la docente aveva riservato per lui e con i libri che gli si prestavano.
     Perché la tristezza invincibile nel cuore della vecchissima prof? Perché sa che la buona scuola di oggi non è poi tanto buona …  C’è uno zeitgeist,  uno spirito del tempo,  a cui stanno a cuore  le  statistiche, l’immagine,  il RAV . Uno zeitgeist che, in qualche caso, ha smarrito la differenza tra forma e sostanza. Se un G. qualsiasi, dal nome simile o uguale a quel ragazzetto sperduto, oggi non venisse a scuola, chi andrebbe di corsa a cercarlo per capire che cosa sta succedendo nel suo cuore di ragazzo sperduto? 

2 commenti:

  1. Burocrazia e sempre maggiore disumanità tarpano le ali alle insegnanti o maestre con la I ed M maiuscole.

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  2. Bambini con le facce pallide e smunte che portano il peso di genitori sperduti, anche loro, ne curo uno che ho incontrato in una delle mie supplenze, pochi mesi di frequentazione dentro la scuola, dopo anni di lontananza, mi hanno rivelato quando dolore c'è ancora dentro il cuore di tanti bambini.

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