domenica 7 giugno 2026

Piante in classe per respirare meglio

        Palermo – Chi, come la scrivente, ha passato molte ore da docente in un’aula scolastica lo sa bene: la mancanza di un adeguato sistema di areazione e la presenza spesso di tanti studenti in uno spazio magari angusto rendono l’aria pesante, a volte irrespirabile, specie nelle ultime ore di lezione e nelle giornate più calde.
       Ben vengano quindi le piante in classe, a ridurre l’anidride carbonica e ad assorbire le polveri sottili. Sembrerebbe davvero l’uovo di colombo, considerata la nota capacità del verde di neutralizzare, almeno in parte, le sostanze chimiche negative che saturano l’ambiente. 
    Per mettere in pratica questa soluzione così naturale c’è voluto invece il progetto sperimentale denominato proprio ‘Piante in classe’, il primo del genere, condotto dall'Istituto di Bio-Economia del Centro Nazionale delle Ricerche, in collaborazione con Coldiretti, 
     Il progetto, partito da alcune scuole di Firenze, si sta estendendo ad altre scuole italiane che chiedono di unirsi al monitoraggio. La sua attuazione è molto semplice: i ricercatori posizionano in due classi di ogni scuola partecipante 40 piante di diverse specie, insieme ad alcune centraline per misurare la qualità dell'aria delle aule ‘verdi’ rispetto a quelle senza piante. 
I primi risultati sono stati incoraggianti. “Abbiamo potuto verificare (continua su il Punto Quotidiano)

Maria D'Asaro, 7 giugno 2026, il Punto Quotidiano

giovedì 4 giugno 2026

La conversione ecologica si affermerà se sarà socialmente desiderabile...

 
         «(…) In rapido crescendo si produce falsa ricchezza per sfuggire a false povertà. Di tale falsa ricchezza si può anche perire, come di sovrappeso, sovra-medicazione, surriscaldamento, etc. Falso benessere come liberazione da supposta indigenza è la nostra malattia del  secolo, nella parte industrializzata e ‘sviluppata’ del pianeta. 
    Ci si è liberati da tanto lavoro manuale, avversità naturali, malattie, fatiche, debolezze – forse tra poco anche della morte naturale – in cambio abbiamo radiazioni nucleari, montagne di rifiuti, consunzione della fantasia e dei desideri. Tutto è diventato fattibile ed acquistabile, ma è venuto a mancare ogni equilibrio. 
     Non solo l’apprendista stregone è il personaggio-simbolo del nostro tempo. L’antico re Mida – che ottenne il compimento del suo desiderio che ogni cosa che toccava si trasformasse in oro – ci appare come il vero patrono dei culti del progresso e dello sviluppo, l'attualissimo predecessore dei benefici della nostra civiltà. (...) 
     Allarmi catastrofisti, lamenti, boicottaggi, raccolte di firme… - tutto ciò ha aiutato a riconoscere l’emergenza: le malattie sono state diagnosticate, le possibilità di guarigione studiate e discusse – terapie complessive non sono state ancora attuate. E soprattutto: appare tutt’altro che assicurata la volontà di guarigione, che, se ci fosse, produrrebbe azioni e segnali ben più determinati. Visto però che le cause dell’emergenza ecologica non risalgono ad una cricca dittatoriale di assetati di profitto e di distruzione, bensì ricevono quotidianamente un massiccio e pressoché plebiscitario consenso di popolo, la svolta appare più difficile. Malfattori e vittime coincidono in larga misura. (…)
     Si dovrà cercare la chiave per una politica ecologica, ed inevitabilmente ci si dovrà sottoporre alla fatica dell’intreccio assai complicato tra aspetti e misure sociali, culturali, economici, legislativi, amministrativi, scientifici ed ambientali. Non esiste il colpo grosso, l’atto liberatorio tutto d’un pezzo che possa aprire la via verso la conversione ecologica: i passi dovranno essere molti, il lavoro di persuasione da compiere enorme e paziente (…)».

Alex Langer, intervento ai Colloqui di Dobbiaco 94 su Benessere ecologico, 8-10 settembre 1994