Palermo – Il 24 febbraio prossimo ricorre un anniversario doloroso: quattro anni dall’inizio della guerra tra Ucraina e Russia, a seguito dell’invasione dell’esercito russo in Ucraina. Nel testo Media di guerra e media di pace sulla guerra in Ucraina. Promemoria e istruzioni per il futuro (Mimesis, Milano-Udine 2025) Andrea Cozzo, professore di Lingua e Letteratura greca all’Università di Palermo e studioso di nonviolenza, analizza il modo in cui alcuni media italiani (telegiornali, talk show, giornali) hanno raccontato questa guerra. Il libro contiene anche una sezione dedicata ai presupposti del ‘giornalismo di pace’ e due appendici conclusive in cui si affrontano questioni fondative quali il rapporto tra democrazia e nonviolenza e le azioni possibili per “cacciare la guerra fuori dalla Storia”.
Nonostante la specificità del tema, il testo non è diretto solo a chi si occupa di informazione, ma può essere facilmente letto da tutti coloro che hanno a cuore argomenti così importanti.
Dopo aver analizzato ore e ore di telegiornali e di vari programmi televisivi, l’autore evidenzia come, tranne poche eccezioni, l’informazione in Italia si sia subito schierata a fianco dell’Ucraina, finendo col diffondere notizie propagandistiche, talvolta anche false, censurando o screditando e deridendo le poche voci di chi si sforzava di fornire un’informazione più completa, senza per questo dimenticare la chiara responsabilità della Russia nella guerra: “Raffiche di interventi mediatici hanno sostanzialmente rifiutato ogni parola che andasse al di là del refrain 'c’è un aggressore e c’è un aggredito' e della demonizzazione del ‘nemico’ e di chi non contribuisse ad essa”.
Così, il racconto mediatico della guerra in Ucraina, fin dal 24 febbraio 2022 si è caratterizzato per la presenza delle tre costanti D-M-A che, secondo lo studioso Johan Galtung, caratterizzano ogni propaganda di guerra: la Dicotomizzazione (‘Noi’ contro ‘Loro’, che si cristallizza in una polarizzazione irrisolvibile, che chiude la porta al dialogo), il Manicheismo (tutto il Bene è da una parte, la nostra, tutto il Male dall’altra, la loro), l’Armageddon (messa a tacere la diplomazia, vincere la guerra è l’unica soluzione al problema). Durante questa guerra sono stati utilizzati tutti i “dieci comandamenti” della propaganda bellica, ripresi dalla studiosa belga Anne Morelli e riportati nelle pp.113/114.
Andrea Cozzo sottolinea poi che l’informazione schierata non è stata prerogativa di giornalisti e/o intellettuali di una parte politica, ma è stata ‘trasversale’, perché “la differenza fondamentale oggi è tra violenza e nonviolenza: tra concezione del conflitto come luogo della battaglia da vincere arruolando quante più persone è possibile e concezione del conflitto come luogo della comprensione e della costruzione di pace attraverso il dialogo”.
Nella seconda parte del libro l’autore esamina invece la possibilità di un altro modo di fare giornalismo, citando anche la Dichiarazione dell’Unesco del 1978, relativa alla mission dei media, e la Risoluzione n.1003 del 1993 del Consiglio d’Europa.
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| Presentazione del libro a Palermo, Cantieri culturali della Zisa |
Scrive quindi:
“Una cartina di tornasole per distinguere il giornalismo di guerra e il giornalismo di pace può consistere nella risposta che si tirano dietro domande come le seguenti: ciò che si chiede agli attori del conflitto favorisce lo scontro o l’incontro tra di loro? Il resoconto ha suscitato, in chi legge, odio nei confronti di qualcuno, persona o popolo che sia, oppure ha creato comprensione dei punti di vista di entrambe le parti e avvicinamento ad esse? (…) Il resoconto fa dipendere la costruzione della pace dall’intervento armato? A che tipo di pace sta facendo implicitamente riferimento?”
Espone quindi una sintesi degli elementi del ‘giornalismo di pace’: “Esplorare le circostanze e i contesti in cui nasce un conflitto, e presentare cause e ipotesi da diversi punti di vista, così da delineare il conflitto in termini realistici e trasparenti per il pubblico; dare voce alle opinioni di tutte le parti coinvolte; offrire soluzioni creative per la risoluzione dei conflitti, il raggiungimento e il mantenimento della pace; smascherare le bugie, gli occultamenti e i colpevoli di tutte le parti, e rivelare gli eccessi commessi e le sofferenze subite da persone di ogni fazione; dedicare più attenzione alle storie di pace e agli sviluppi post-bellici che alla tradizionale copertura dei conflitti."
Più avanti (da p.137 a p.142) a questi principi aggiunge quelli proposti dagli studiosi Linch, Galtung e dalla giornalista e psicoterapeuta Annabel McGoldrick.
Infine, nelle appendici (Prontuario di azione nonviolenta di fronte alla guerra e Democrazia, democratura e nonviolenza) Andrea Cozzo prova a dare a un ulteriore ‘respiro’ costruttivo e a volare alto:
“Il nemico è la guerra. Non ovviamente, l’Ucraina, i cui confini sono stati militarmente oltrepassati; non Putin che di quell’azione aggressiva è stato l’autore, anche se pretende di giustificarsi facendo presente la sempre maggiore vicinanza della Nato al suo Paese (…); non la Nato, benché non sia chiaro il senso della sua esistenza dopo la fine del Patto di Varsavia e men che meno del suo continuo allargamento (dagli originari 12 Paesi agli attuali 32); non gli Stati Uniti, nonostante tutti i loro errori e di comunicazione e di azione; non l’Europa e l’Italia e chi è per l’invio di armi…(…)
No: i nemici sono la guerra e la sua logica che hanno operato in Ucraina (e in molte altre parti del mondo) e che, oltre a produrre tragedie umane e disastri ambientali, hanno creato un clima d’odio che avrà effetti ancora per chissà quanto tempo nel futuro, visto che ognuna delle due parti ha avuto i suoi numerosi morti. I nemici sono tutte le parole e le azioni che contribuiscono a tutto ciò, non le persone che le esprimono e le compiono”.
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| Nelson Mandela |
Nelle pagine finali vengono suggerite, oltre a gesti di nonviolenza personale, azioni finalizzate a escludere la guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti tra Stati: creazione di un Dipartimento di Difesa civile disarmata e nonviolenta e/o di un Ministero della Pace, con l’istituzione di un Corpo Civile di Pace (Caschi Bianchi); ratifica del Trattato internazionale per la proibizione delle armi nucleari votato dall’ONU ed entrato in vigore nel 2021; opportunità di diminuire le spese militari; attuazione di una politica di ‘transarmo’, cioè di disarmo graduale, di tutti i paesi… per citarne solo alcune.
Utopia per illusi e anime belle? Assolutamente no: richiamando, a vario titolo Aristotele, Gandhi, Bauman, Mandela, Martin Luther King, Andrea Cozzo fornisce contenuti e sostanza alla sua visione di pace nonviolenta, ricordando la necessità di essere vicini alle vittime di tutte le guerre e di ogni schieramento e quella di sdoganare il concetto di cura, per l’ambiente e l’umanità tutta.
Fari di luce allora le affermazioni di Nelson Mandela e di Martin Luther King: “Oppressore ed oppresso sono entrambi derubati della loro umanità”, “Se non vivremo come fratelli (e sorelle) moriremo insieme come stolti”.
Maria D'Asaro, 22 febbraio 2026, il Punto Quotidiano




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