domenica 16 agosto 2026

Gelo di melone, contro la torrida estate

       Palermo – Il nome con cui viene di solito indicato è inesatto: in Sicilia infatti viene chiamato gelo di melone (o mellone, perché nell’isola si tende a raddoppiare molte consonanti) un delizioso dolce estivo, che si gusta per tradizione a Ferragosto, dessert che però non è un gelato e non ha a che fare con un melone.
      Il perché dell’inesattezza linguistica si spiega così: viene chiamato gelo anziché dessert perché in ogni caso va consumato freddo; viene detto di melone anziché di anguria perché nel dialetto siciliano l’anguria è impropriamente appellata ‘muluni’.
           Portato in Sicilia da popolazioni albanesi che, si stabilirono nell'entroterra palermitano, il gelo di melone è una gelatina che si ricava dalla polpa dell’anguria, con un procedimento così semplice che si può fare anche a casa: si tratta infatti di trasformare in succo l’anguria, dopo averne ovviamente tolto la buccia e i semi. La polpa va quindi frullata e, se si ambisce alla perfezione, va anche filtrata con un colino per eliminare ogni residuo di fibra. 
       Il succo così ottenuto va versato in un tegame a cui si aggiunge dell’amido e dello zucchero, avendo cura di mescolare bene i tre ingredienti per ottenere un composto omogeneo e ben amalgamato. Per ogni litro di succo, gli esperti suggeriscono di aggiungere 100 grammi di zucchero e 80 grammi di amido, che può essere di frumento o, meglio, di mais (la cosiddetta maizena) se il dolce dessert deve essere mangiato anche da persone con celiachia. Dal momento in cui si mettono gli ingredienti sul fuoco fino a quando il composto bolle e comincia ad addensare, il gelo di melone va cotto per circa dieci/venti minuti a fiamma bassa, mescolando di continuo con una frusta o un cucchiaio di legno. Appena il liquido è diventato simile a una crema, è l’ora di spegnere il fuoco e lasciare raffreddare il composto che si potrà versare in uno stampo unico o preferibilmente in apposite coppette/terrine un pochino inumidite. 
    Quando il gelo si è intiepidito, si aggiungono dei pezzettini di cioccolato fondente e anche del pistacchio a scagliette; di solito un tocco di profumo delicato viene dall’aggiunta di fiori freschi di gelsomino. 
   I buongustai sottolineano però che la speciale profumazione di gelsomino va ottenuta lasciando i fiori freschi in infusione nell'acqua o direttamente nel succo prima della cottura. Se non si hanno a disposizione fiori di gelsomino, si possono acquistare in erboristeria i fiori secchi, ma non si deve eccedere nel dosaggio, perché il loro profumo è molto più intenso rispetto al gelsomino fresco. 
Infine, c’è a chi piace arricchirlo anche con un pizzico di cannella oppure con pezzetti di canditi di zuccata. Meno frequente è l’aggiunta di mandorle tritate o vaniglia.
    Il gelo di melone deve stare in frigo per qualche ora, proprio perché va gustato freddo. A Palermo il gelo di melone è considerato tra i dolci più tradizionali della pasticceria siciliana e lo si utilizza anche per riempire delle tartellette di pasta frolla o per una apposita crostata che, con la sua base friabile, esalta la gelatina. 
    Gustare un gelo di melone o una granita è forse una delle poche consolazioni della torrida estate siciliana…
Maria D'Asaro, 16 agosto 2026, il Punto Quotidiano

2 commenti:

  1. Nonostante le mie frequentazioni con la Sicilia, non conoscevo proprio questo "mellone", ma mi piacerebbe provarlo... Mi hai incuriosito. Un salutone grande

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  2. @Alberto: grazie della tua attenzione. Ricambio salutoni cordiali.

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