domenica 20 settembre 2026

"La casa sta bruciando": l'urlo degli scienziati

        Palermo – "Siamo quelli che avvisano i pompieri che la casa brucia, ma i pompieri non arrivano mai”. Questi i sentimenti di scienziati e ricercatori, che oscillano tra frustrazione, depressione e desiderio comunque di fare qualcosa di utile per il pianeta e la comunità umana… Sentimenti raccontati nel giugno scorso a Torino da film e documentari durante la 29° edizione del Festival Cinemambiente, rassegna che in questi tre decenni si è occupata della situazione critica del nostro pianeta, sempre più grave per la sopravvivenza.
   La giornalista Alessia Mari, al telegiornale scientifico Leonardo del cinque giugno, ha sottolineato che tanti scienziati “da tutta la vita raccolgono dati sul clima in crisi: però non riescono a smuovere le coscienze, né la politica, che guida il mondo nella direzione opposta. Così i ricercatori per la prima volta vacillano, tra frustrazione e scoramento, e reagiscono all'indifferenza diventando ribelli. Allora abbandonano laboratori e numeri per caricarsi sulle spalle il peso del mondo.”
     A Cinemambiente la sezione ‘Scienza e (in)coscienza’ ha permesso di conoscere l’esistenza e le storie di tanti scienziati frustrati e disillusi, ma comunque combattivi. Lo ha fatto con The Weight of the World, Il peso del mondo (titolo in lingua originale Das gewicht der welt) del regista tedesco Florian Heinzen-Ziob, film che racconta la resistenza civile del movimento Scientist Rebellion. I protagonisti della pellicola sono tre scienziati affermati - Maria, Sebastian e Nana – sempre più scoraggiati e frustrati perché vedono ignorati i dati e l’allarme sul cambiamento climatico.
Di fronte all’indifferenza generale e al silenzio inerte della politica, malgrado i risultati delle loro ricerche circa le responsabilità umane sul cambiamento climatico siano inconfutabili, Mara, Sebastian e Nana lasciano i loro studi e laboratori e aderiscono alla resistenza civile e alle azioni nonviolente del movimento Scientist Rebellion.
A Torino è stato poi proiettato il documentario del regista tedesco Michael Strassburger, autore di un documentario sul glaciologo americano Jason Box, che da vent'anni studia la fusione dei ghiacci in Groenlandia.
Intervistato da Alessia Mari, ecco cosa ha detto il regista: "Sono andato in Groenlandia, dove il riscaldamento è più veloce che nel resto del pianeta e lì qualcuno mi ha detto: c'è uno scienziato che pianta alberi lungo i fiordi! 
Così ho conosciuto Jason, i suoi colleghi, e i volontari che li aiutano. Mi ha raccontato la sua frustrazione, ho pensato fosse una figura in bilico. Era uno scienziato, ma era depresso, pensava a sua figlia, al futuro, chiedendosi: «Ho qui i miei dati apocalittici, ma nessuno reagisce, cosa posso fare?» Nonostante dolore e frustrazione, Jason Box ha reagito ha reagito all'indifferenza piantando alberi, dove un tempo c'era solo ghiaccio”. 
Jason Box
        Proprio durante le riprese del film/documentario di Strassburger, la Groenlandia è stata al centro dell’attenzione del mondo per le mire espansionistiche del presidente degli Stati Uniti, che vorrebbe piantarvi la bandiera a stelle e a strisce. 
"Non ho voluto citare Trump nel film – ha detto però il regista tedesco - perchè Jason è americano ed era già frustrato dall'enorme pressione politica sugli scienziati: decenni di dati spazzati via dalle fake news. 
Il mio film serve ad aiutare lui e gli altri scienziati. Non è un film sugli orsi polari o sugli iceberg che fondono, è un film sulle persone, su cosa possiamo fare per fermare la crisi climatica. Anche solo piantando un albero nel nostro giardino".

Maria D'Asaro, 20 settembre 2026, il Punto Quotidiano


8 commenti:

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    1. @Olga: ben ritrovata Olga! Grazie dell'apprezzamento. Buona settimana.

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  2. Il mondo si avvia verso un punto di non ritorno.

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  3. C’è un diffuso negazionismo climatico che è una fuga dalla complessità della situazione e dalle responsabilità che governati e governanti abbiamo.

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  4. @Pietro: sottoscrivo in pieno il tuo commento. Un abbraccio.

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  5. Grazie Maria. Il silenzio su questi scienziati -che hanno voce grazie a un documentario e a chi, come te, rilancia la loro lotta- è già di per sé un segno inequivocabile dell'ottusità e della malafede di chi detiene il potere
    Adriana

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    1. @Adriana: che bello trovare questo tuo commento!
      Secondo me, la lotta per la preservazione della nostra madre Terra è inseparabile dalla nonviolenza... un abbraccio.

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