lunedì 28 settembre 2026

Hanno ammazzato Giulio... Giulio è vivo

 

"La corte d’assise di Roma ha condannato a dieci anni di carcere tre dei quattro agenti dei servizi di sicurezza egiziani imputati nel processo per il rapimento e l’omicidio di Giulio Regeni: Uhsam Helmi, Athar Kamel Mohamed Ibrahim e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. Il generale Tariq Sabir è stato assolto.
La procura aveva chiesto la condanna all’ergastolo per Sharif, considerato il capo dell’operazione e accusato di aver torturato e ucciso Regeni, e 17 anni e sei mesi di carcere per gli altri tre imputati.
     Giulio Regeni era un ricercatore italiano dell’università di Cambridge scomparso al Cairo, in Egitto, il 25 gennaio 2016, nel quinto anniversario delle proteste di piazza Tahrir. Aveva 28 anni. Era stato rapito mentre raggiungeva una fermata della metropolitana e il suo corpo fu ritrovato il 3 febbraio 2016 alla periferia della capitale egiziana con evidenti e terribili segni di tortura. Dall’autopsia svolta in Italia emerse che la morte era avvenuta tra le 22 del 1 febbraio e la stessa ora del giorno successivo, a causa di una frattura al collo.
   La morte di Regeni ha segnato un punto di rottura sotto molti aspetti, rivelando le atrocità del regime egiziano, i pericoli per la libertà accademica, le ipocrisie e le ambiguità della politica. I suoi genitori, Paola Deffendi e Claudio Regeni, hanno lanciato con Amnesty international la campagna Verità per Giulio Regeni per tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica e chiedere al governo italiano di portare fino in fondo le indagini.
    Le autorità egiziane hanno cercato fin dall’inizio di insabbiare il caso con vari tentativi di depistaggio, cercando di volta in volta di farlo passare per un incidente stradale, un delitto passionale e un rapimento di criminali comuni. Ma fin dal primo rapporto dei medici legali di Roma è stato indicato il possibile coinvolgimento dei servizi di sicurezza egiziani. Dalle indagini successive è emersa l’ipotesi che volessero punire Regeni per le ricerche che stava svolgendo sui sindacati indipendenti, un tema considerato particolarmente delicato dal governo egiziano di Abdel Fattah al Sisi".






domenica 27 settembre 2026

A Carini l'unico Bioparco in Sicilia

          Palermo – Emù, struzzi, due ippopotami, due coccodrilli del Nilo, lemuri catta dalla coda ad anello (una specie endemica del Madagascar) vari rossi (altra specie di lemuri), zebre, capibara (grossi roditori originari dell’America del Sud), lichi o antilopi del Nilo, suricati (genere di manguste originarie dell’Africa meridionale, capre tibetane, lama, diversi gibboni, una bertuccia e altri esemplari di piccole scimmie…Non mancano neppure gli asini grigi siciliani: in tutto circa duecento esemplari di sessanta specie diverse. 
          Questi animali così diversi si trovano nel Bioparco di Carini, paese vicino al più tristemente noto comune di Capaci, a circa venticinque Km da Palermo. Il Bioparco naturalistico di Carini è l’unico giardino zoologico autorizzato esistente in Sicilia.
Inaugurato nel 1999, il Bioparco contiene un bel giardino botanico di circa 60.000 mq. con vari tipi di piante. Al suo interno c’è inoltre un vasto spazio espositivo che ospita venti modelli di dinosauri a grandezza naturale, 
       Due anni dopo l’apertura, nel 2001 è stato realizzato un acquario con pesci di acqua dolce e salata, uno spazio che ospita rettili, mentre via via sono state ampliate le aree di gioco e divertimento soprattutto per gli ospiti più piccoli.
Il progetto per realizzare il giardino zoologico è iniziato nel 2002; oggi il Bioparco di Carini fa parte della UIZA (Unione Italiana Zoo ed Acquari).
       Tutti gli animali ospitati nella struttura provengono da altri giardini zoologici italiani o europei oppure sono nati nello stesso Bioparco: ciò è possibile grazie a programmi e progetti di collaborazione tra gli zoo per la salvaguardia delle specie minacciate.
       Intervistato il ventinove agosto scorso al telegiornale regionale siciliano dalla giornalista Antonella Spinelli, l’attuale direttore del Bioparco Salvatore Ruffino ha sottolineato che avere delle popolazioni di animali a rischio di estinzione nei giardini zoologici consente di avere ‘popolazioni sicure’: “Nel caso in cui queste specie in natura dovessero estinguersi, possiamo attingere alle diverse popolazioni in cattività per eventuali reintroduzioni in natura ed evitare così la scomparsa della specie”.
    Il direttore del Bioparco ha poi evidenziato l’importanza degli scambi di animali tra i vari zoo italiani ed europei, realtà resa possibile da un coordinamento a livello europeo che censisce gli animali presenti in tutti gli zoo; organismo di coordinamento che, di conseguenza, favorisce e pianifica la riproduzione degli animali in funzione del loro rischio di estinzione in natura.
   Ruffino ha mostrato anche all’intervistatrice degli esemplari particolari, dei pappagalli sequestrati perché detenuti illegalmente e forse anche maltrattati, sottolineando che il Bioparco ne ha avuto l’affidamento da parte delle autorità competenti perché nell’area zoologica vengono loro garantiti spazio e cure adeguate. 
     Infatti, come si legge nell’apposito sito, il Bioparco “Ospita gli animali in condizioni mirate a garantire il loro benessere e a soddisfare le esigenze biologiche e di conservazione di ogni specie, provvedendo ad arricchire l’ambiente delle singole aree di custodia, a seconda delle peculiarità delle specie ospitate. Mantiene un elevato livello qualitativo nella custodia e nella cura degli animali attraverso l’attuazione di un programma articolato di trattamenti veterinari, preventivi e curativi e fornendo una corretta alimentazione”.
   Infine, il giardino zoologico: “Promuove ed attua programmi di educazione e di sensibilizzazione del pubblico e del mondo della scuola in materia di conservazione della biodiversità, fornendo specifiche informazioni sulle specie esposte, sui loro habitat naturali, sulle possibilità ed i tentativi effettuati o pianificati per il loro reinserimento in natura. Partecipa a ricerche scientifiche con l’obiettivo di raggiungere dei vantaggi per la conservazione delle specie”.

Maria D'Asaro, 27 settembre 2026, il Punto Quotidiano

giovedì 24 settembre 2026

Forse ci siamo perse Euridice...

       “Tra le tante versioni del mito di Orfeo ed Euridice collezionate nei secoli, non poteva mancare di sedurmi quella di Italo Calvino. Il quale, dopo averne pubblicata una prima versione nelle Cosmicomiche, forse insoddisfatto o forse irresistibilmente affascinato dalla storia, la riscrisse intitolandola, appunto, L’altra Euridice.
      Una delle caratteristiche di Calvino che amo di più è la sua sovrannaturale capacità di cambiare punto di vista, di sorprenderci raccontando una storia magari arcinota attraverso gli occhi di un altro personaggio, fino a quel momento secondario, o relegato a un altro ruolo, a un altro sguardo.
    E dunque ecco la versione di Ade: Gran colpo di teatro. E la versione di Ade è tutta diversa, racconta di un dio tutt’altro che algido e indifferente che, imprevedibilmente, si innamora di questa creatura aliena e danzante che improvvisamente irrompe nel suo regno, di questa donna inquieta e curiosa alla quale spalanca il suo mondo, e cioè la vera Terra. 
J.B.Corot: Euridice ferita 1894
     Non quella esile striscia di niente che noi extraterrestri, noi «uomini del fuori» ci ostiniamo a chiamare Terra, ma il cuore del pianeta, quel ‘dentro’ fatto di stalattiti millenarie e fiumi di lava e orizzonti di magma fluidi e continuamente cangianti, di camini, di vulcani antichissimi e quieti, di materia viva e solida, di protezione, di silenzio. Un silenzio assoluto che rassicura e lenisce.
E quando Euridice gli sfugge per inseguire un canto, una musica che la attira irresistibilmente verso l’effimera superficie terrestre, Ade non si dà pace, non si capacita che lei possa rinunciare alla cura e alla protezione che lui e il suo mondo possono offrirle per avventurarsi in quel vuoto terrificante e rumoroso, «prigioniera, esiliata nelle lande scoperchiate del fuori». Sola.

     Forse è ancora e sempre una questione di sguardi. Forse noi ancora fatichiamo a fidarci del nostro, addirittura dubitiamo di essere in grado di averne uno che sia davvero nostro – autonomo, libero, magari imperfetto, ma nostro. Forse abbiamo talmente interiorizzato lo sguardo maschile – non necessariamente doloso, non sempre nemico, però altro, estraneo – da non essere più capaci di prescinderne, da dubitare di essere in grado di farcela da sole.
Forse, divise tra Ade e Orfeo, perennemente in ansia per loro, per il loro sguardo. Per la loro approvazione, per il loro amore, ci siamo perse Euridice”.

Lella Costa Che bello essere noi (Piemme, Mi, 2014) pp.124,125



martedì 22 settembre 2026

C'era una volta...


C’era

una volta…

Àncora nel vuoto:

infinita ricerca di trame...

Scrittura.


domenica 20 settembre 2026

"La casa sta bruciando": l'urlo degli scienziati

        Palermo – "Siamo quelli che avvisano i pompieri che la casa brucia, ma i pompieri non arrivano mai”. Questi i sentimenti di scienziati e ricercatori, che oscillano tra frustrazione, depressione e desiderio comunque di fare qualcosa di utile per il pianeta e la comunità umana… Sentimenti raccontati nel giugno scorso a Torino da film e documentari durante la 29° edizione del Festival Cinemambiente, rassegna che in questi tre decenni si è occupata della situazione critica del nostro pianeta, sempre più grave per la sopravvivenza.
   La giornalista Alessia Mari, al telegiornale scientifico Leonardo del cinque giugno, ha sottolineato che tanti scienziati “da tutta la vita raccolgono dati sul clima in crisi: però non riescono a smuovere le coscienze, né la politica, che guida il mondo nella direzione opposta. Così i ricercatori per la prima volta vacillano, tra frustrazione e scoramento, e reagiscono all'indifferenza diventando ribelli. Allora abbandonano laboratori e numeri per caricarsi sulle spalle il peso del mondo.”
     A Cinemambiente la sezione ‘Scienza e (in)coscienza’ ha permesso di conoscere l’esistenza e le storie di tanti scienziati frustrati e disillusi, ma comunque combattivi. Lo ha fatto con The Weight of the World, Il peso del mondo (titolo in lingua originale Das gewicht der welt) del regista tedesco Florian Heinzen-Ziob, film che racconta la resistenza civile del movimento Scientist Rebellion. I protagonisti della pellicola sono tre scienziati affermati - Maria, Sebastian e Nana – sempre più scoraggiati e frustrati perché vedono ignorati i dati e l’allarme sul cambiamento climatico.
Di fronte all’indifferenza generale e al silenzio inerte della politica, malgrado i risultati delle loro ricerche circa le responsabilità umane sul cambiamento climatico siano inconfutabili, Mara, Sebastian e Nana lasciano i loro studi e laboratori e aderiscono alla resistenza civile e alle azioni nonviolente del movimento Scientist Rebellion.
A Torino è stato poi proiettato il documentario del regista tedesco Michael Strassburger, autore di un documentario sul glaciologo americano Jason Box, che da vent'anni studia la fusione dei ghiacci in Groenlandia.
Intervistato da Alessia Mari, ecco cosa ha detto il regista: "Sono andato in Groenlandia, dove il riscaldamento è più veloce che nel resto del pianeta e lì qualcuno mi ha detto: c'è uno scienziato che pianta alberi lungo i fiordi! 
Così ho conosciuto Jason, i suoi colleghi, e i volontari che li aiutano. Mi ha raccontato la sua frustrazione, ho pensato fosse una figura in bilico. Era uno scienziato, ma era depresso, pensava a sua figlia, al futuro, chiedendosi: «Ho qui i miei dati apocalittici, ma nessuno reagisce, cosa posso fare?» Nonostante dolore e frustrazione, Jason Box ha reagito ha reagito all'indifferenza piantando alberi, dove un tempo c'era solo ghiaccio”. 
Jason Box
        Proprio durante le riprese del film/documentario di Strassburger, la Groenlandia è stata al centro dell’attenzione del mondo per le mire espansionistiche del presidente degli Stati Uniti, che vorrebbe piantarvi la bandiera a stelle e a strisce. 
"Non ho voluto citare Trump nel film – ha detto però il regista tedesco - perchè Jason è americano ed era già frustrato dall'enorme pressione politica sugli scienziati: decenni di dati spazzati via dalle fake news. 
Il mio film serve ad aiutare lui e gli altri scienziati. Non è un film sugli orsi polari o sugli iceberg che fondono, è un film sulle persone, su cosa possiamo fare per fermare la crisi climatica. Anche solo piantando un albero nel nostro giardino".

Maria D'Asaro, 20 settembre 2026, il Punto Quotidiano


mercoledì 16 settembre 2026

Cammino dei briganti per scoprire la Sicilia

          Palermo – In Sicilia, oltre alle Vie Francigene e alla Strada degli Scrittori (di cui si è scritto qui e qui) è stato tracciato anche il Cammino dei briganti: il percorso, lungo circa 105 Km, inizia a San Mauro Castelverde, in provincia di Palermo, all’interno del Parco delle Madonie, e si concluderà a Cesarò, in provincia di Messina, nel cuore del Parco dei Nebrodi.
     Il Cammino dei briganti, nonostante sia un sentiero ancora in progress, si sta già facendo strada – è proprio il caso di dirlo! – tra gli appassionati dell’escursionismo e delle lunghe camminate. 
   Si tratta di un itinerario storico-naturalistico che, appena completato, si articolerà in cinque tappe, con 4 pernottamenti: la tappa più breve è di circa 18 km, la più lunga di circa 25 km; il dislivello da affrontare durante i percorsi può raggiungere anche i 600/700 metri:  il punto più basso del percorso si trova a circa 400 metri di altitudine; il più alto, nel corso della quarta tappa da Capizzi all’ex caserma  Sambuchello, nel territorio di Troina, si trova a circa a 1.500 metri di altitudine e passa in mezzo a un bosco suggestivo con roverelle, querce, aceri, faggi, ed altre varietà del sottobosco.
    Il cammino permette di conoscere i borghi più suggestivi delle Madonie e dei Nebrodi: attraversa infatti i comuni di san Mauro Castelverde e Gangi in provincia di Palermo, Sperlinga, Nicosia e Troina in provincia di Enna, Capizzi, e Cesarò in quella di Messina. L’itinerario naturalistico unisce i monti delle Madonie a quelli dei Nebrodi, oltre a essere un percorso storico e della memoria finalizzato a riscoprire e far conoscere luoghi, eventi e personaggi di quella zona della Sicilia dove c’è stato il brigantaggio, in un periodo compreso dai primissimi anni dopo l’unità d’Italia sino al ventennio fascista quando, nel 1926, l’assedio di Gangi da parte del prefetto Cesare Mori segnò una dura sconfitta per il brigantaggio madonita.
    La giornalista Agnese Licata, al TG regionale siciliano del 15 luglio scorso, ha sottolineato che una parte del percorso sul versante madonita è stato in gran parte tracciato; su iniziativa del comune di Capizzi, ci sono € 200.000 a disposizione per completare anche il tracciato ennese e messinese.
    Il Cammino dei briganti, che nella parte tracciata è stato già percorso da alcuni gruppi nell’autunno e nella primavera scorsi, periodi climatici ottimali per apprezzarlo, è stato ideato da Salvatore Di Vincenzo, guida ambientale escursionistica, e dal professore Vincenzo Asero, docente di Economia applicata all’Università di Catania. 
Per farlo conoscere Di Vincenzo e Asero hanno anche scritto un libro insieme Il cammino dei briganti in Sicilia (Bonfirraro Editore). 
    Come si legge nel sito di presentazione in rete, il testo “restituisce una lettura originale del banditismo maurino attraverso la riscoperta dei luoghi che ne furono culla e contesto. Non sembra un caso, del resto, se la memoria dei briganti che popolarono la Sicilia occidentale, e nello specifico la zona delle Madonie, sia ancora oggi connotata dalla sua identità spaziale a partire proprio dal nome, che ricalca quello del comune di San Mauro Castelverde, in provincia di Palermo, dal quale le bande presero avvio. Quello che i due autori propongono in queste pagine è un itinerario storico-naturalistico (…) che racconta eventi e protagonisti mentre si snoda attraverso boschi e montagne, lambisce diversi paesi e trascende le ripartizioni amministrative dell’isola: dallo stesso San Mauro approda a Gangi, da qui a Sperlinga, Nicosia e Troina, nell’ennese; poi ancora verso i territori messinesi di Capizzi e Cesarò”.
   L’importanza di valorizzare l’interno della Sicilia con iniziative naturalistico-culturali come il Cammino dei briganti è stata sottolineata da Leonardo Giuseppe Principato Grosso, sindaco di Capizzi, intervistato nel corso del già menzionato Tg regionale: “Questi territori interni possono avere possibilità di sviluppo grazie a questo tipo di turismo particolare… Noi non siamo la Taormina dei Nebrodi, però vogliamo riservarci una fetta di turismo particolare che può contribuire ad alimentare quella piccola economia che per noi potrebbe garantire l’esistenza stessa dei nostri centri”.

Maria D'Asaro, 13 settembre 2026, il Punto Quotidiano

domenica 13 settembre 2026

Cara Sally

          A volte ci penso, sai…  A come sarebbero stati questi anni se ci fossi stata tu. 
       Tu, zia affettuosa e impareggiabile, accanto ai nipoti: uno, il piccolino, che si dispiace di ricordarti appena; una che non ha mai smesso di rimpiangerti e volerti bene; l’altro che la getta lì, e mi dice “Zia Sally sì che conosceva Fisica e  Chimica… lei le ha studiate, oltre alla Biologia e a tutto quello che le serviva da medico… con lei si che avrei potuto discutere  di scienza e di tutto (e sottintende, bonariamente, non con te che non capisci quasi niente, con la tua laurea inconsistente in Filosofia...).
     Sarebbe stato bello invecchiare insieme. Bello, confortante, nutriente. E invece, no. I ragazzi cresciuti senza il tuo sguardo intelligente, sagace e affettuoso. Io senza di te, elemosinando una sorella in giro, tra le amiche, un giorno sì e l’altro pure.
È andata così. Non ce l’ho con nessuno, sai. Ormai lo so, con Spinoza, con altri che hanno capito senza veli… la vita è cieca e insensata: dona e toglie, fa soffrire e fa gioire, come capita, al momento, senza un perché. Enza ha perso suo figlio, il meraviglioso Giuseppe. Camilla ha perso Giorgina… Tanti hanno lutti e ferite profonde. Anche più tremende delle mie. 
       Però mi manca il tuo abbraccio, sorellina. Non smetto di pensarti e volerti bene. Perchè a tenerci in vita sono le relazioni affettuose. A volte mi immergo nel sogno magico della tua presenza. Ti immagino. 
       E, per un istante, sorrido.

(ti ricordi?! una delle nostre canzoni preferite...



giovedì 10 settembre 2026

Con la tua firma una possibilità alla difesa non armata e nonviolenta

         Noi cittadine e cittadini ci sentiamo spesso impotenti di fronte all’attuale deriva bellicista e militarista. Rete Italiana Pace Disarmo, Sbilanciamoci! e Conferenza nazionale enti di servizio civile (di cui fanno parte CGIL, ARCI, ANPI, Movimento nonviolento…) hanno lanciato una proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione del Dipartimento della Difesa Civile Non Armata e Nonviolenta. 
Purtroppo a cinque giorni dal termine di raccolta delle firme (15 settembre 2026) mancano ancora circa 15.000 firme perché la proposta di legge possa essere presentata e discussa in Parlamento.
Ogni firma è importante per raggiungere quota 50.000. Se vuoi dare una possibilità a che la guerra sia fuori dalla Storia, firma anche tu subito qui.

Cosa prevede questa proposta di legge in sintesi? 

1) riconosce nel sistema di difesa e sicurezza del Paese, come complementare (il che non significa subordinata) alla difesa militare, quella civile, non armata e nonviolenta, le funzioni di indirizzo e attuazione della quale sono attribuite a un apposito Dipartimento, denominato appunto “della Difesa Civile Non Armata e Nonviolenta”;
2) l’opera di tale Dipartimento si svolge mediante: a. il coordinamento dei Corpi Civili di Pace, inseriti nel Servizio Civile Universale per interventi di prevenzione dei conflitti, mediazione e assistenza nelle aree di crisi, in Italia e all’estero, b. il supporto dell’Istituto di Ricerca per la Pace e il Disarmo;
3) il Dipartimento è finanziato sia da un Fondo nazionale stabilito annualmente dalla legge di bilancio dello Stato sia da un’opzione fiscale del 6x1000 da sottoscrivere nella dichiarazione IRPEF per finanziare i primi due obiettivi della legge. 

Perché firmare?

1) Per dare piena attuazione all’articolo 11 della Costituzione (L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…;) e avviare un programma costruttivo in direzione della risoluzione pacifica e nonviolenta dei conflitti;
2) per cambiare il riemergente paradigma culturale che considera la guerra esito inevitabile e la violenza modalità relazionale in ultima istanza accettabile a livello personale, sociale e politico, inaugurando, invece, una prospettiva di convivenza basata sulla composizione pacifica e nonviolenta dei conflitti ai vari livelli della vita sociale e politico-istituzionale;
3) per contrastare l’aumento esponenziale delle armi e delle relative spese, e favorire la pratica della difesa civile non armata e nonviolenta grazie, anche, all’opzione fiscale prevista nella proposta di legge;
4) per avviare, a livello istituzionale, programmi di “studio e ricerca in materia di pace, disarmo, riconversione a fini civili, delle produzioni connesse al settore della difesa”.

Informazioni tecniche: Come accedere al sito del Ministero della Giustizia con C.I.E. (Carta di Identità Elettronica) o SPID via PosteID (precedentemente attivati per l’autenticazione digitale). 

L’accesso può essere fatto da un PC tenendo a disposizione il telefono cellulare associato al sistema di autenticazione prescelto, o direttamente dal cellulare. 

Se scegliamo CIE: Nella schermata che apparirà, sotto la scritta Entra con le tue credenziali CIE inserire:
nel primo rigo o il Numero della propria CIE (formato CAnnnnnXX), o il proprio Codice Fiscale o la mail associata alla CIE in sede di attivazione.  
Nel secondo rigo la password scelta al momento della attivazione (o successivamente sostituita) e premere PROCEDI
Il sistema invierà con SMS un codice numerico di 4 cifre al telefono cellulare associato alla CIE al momento dell’attivazione. 
Digitare queste 4 cifre nella schermata apposita che sarà apparsa sul sito e, alla schermata successiva, premere Prosegui

Se scegliamo SPID con PosteID: si premette che bisogna aver scaricato sul cellulare l’APP “ID-PosteID”. Dopo aver cliccato su SPID e su Entra con SPID, dobbiamo scegliere, nell’elenco a cascata, l’Ente che fa da tramite, ossia Poste ID 

Nella schermata che apparirà, inserire nel primo rigo “NOME UTENTE” la mail associata allo SPID in sede di attivazione.  
Nel secondo rigo “PASSWORD” inserire la password scelta al momento della attivazione (o successivamente sostituita) e quindi premere ENTRA CON SPID
Apparirà una schermata con due opzioni in cui è opportuno cliccare sulla seconda “Preferisco generare un PIN temporaneo con l’APP PosteID”  
Aprire l’APP PosteID sul telefono cellulare, senza cliccare su “entra nell’app”: basta cliccare sulla scritta gialla sulla destra “Genera PIN Temporaneo” => apparirà un Codice Numerico di 6 cifre 
Torniamo alla pagina precedente, che ora sarà predisposta per l’inserimento del PIN, inseriamo le sei cifre del PIN e premiamo Prosegui; appena apparirà la schermata successiva, premiamo Acconsento

(Se si vuole entrare in un sito lavorando con un PC, sia per SPID Poste, che per CIE è prevista un’altra versione semplificata che prevede di inquadrare con il cellulare il QR Code visualizzato sul PC. Per SPID è una delle funzioni previste nell’APP PosteID, per CIE occorre scaricare e aprire l’apposita APP. Una volta inquadrato il QR, apparirà un campo in cui inserire il Codice Personale precedentemente predisposto per l’ingresso con QR )



martedì 8 settembre 2026

Emigra...


Privi

di amore,

di aria pura

si rischia di morire…

Emigra.                                           








lunedì 7 settembre 2026

Così rinasce il Bosco dei sette cieli

       Palermo – “Spesso in Sicilia non si tratta di semplici incendi, ma quasi di attentati. Nel 2020 c’è stato il vastissimo incendio del bosco della Moarda che ha interessato circa 850 ettari… Incendio strategicamente ideato con il piazzamento di ben otto inneschi che hanno preso fuoco contemporaneamente, dando vita a fiamme incontrollabili. Dopo tutti questi anni non sono stati trovati i colpevoli. Restano le macerie per terra, tanta desolazione e la mancanza di vita…” - Al telegiornale regionale siciliano del cinque agosto scorso, nell’intervista a cura della giornalista Laura Buonasera, queste le parole di Rossella Calascibetta, che vive proprio nel lembo di terra martoriato tempo fa dagli incendi, vicino al paese di Altofonte, distante meno di 15 Km. da Palermo.
      Rossella si occupa dell’azienda agricola ‘Caseificio delle Scale’, in contrada Rebuttone, nei pressi di Altofonte, e dopo lo scempio degli incendi non si è arresa allo sfacelo. Assieme a lei, il Collettivo Rewild Sicily, l’associazione WOWnature e la Pro Loco di Altofonte hanno ideato e avviato un piano di rimboschimento per ricostituire, almeno in parte, il Bosco dei Sette Cieli, progettato per ripristinare i cicli naturali, per arricchire il suolo di materia organica, per aumentare la biodiversità e per creare un microclima più mite.  In un’area oggi così povera e degradata, le nuove piante costituiranno un valido corridoio ecologico, capace di rafforzare la biodiversità e migliorare il paesaggio.
     Non si tratta di un semplice rimboschimento, ma della creazione di un vero e proprio ecosistema agroforestale: l’obiettivo è infatti quello di dar vita a una food-forest, con la messa a dimora di quasi duemila alberi e arbusti autoctoni, distribuiti secondo sette strati vegetazionali, che comprendono alberi alti, alberi bassi, cespugli, piante erbacee, tappezzanti, bulbose e rampicanti. I vari esemplari di alberi e arbusti offriranno cibo per la fauna selvatica: uccelli, insetti impollinatori, piccoli mammiferi: infatti gli animali del territorio troveranno rifugio e ristori grazie ai frutti, ai semi e a tutto ciò che offriranno le nuove specie vegetali messe a dimora.
Un altro aspetto fondamentale del progetto riguarda la prevenzione degli incendi. La barriera di arbusti che si creerà lungo i margini della food-forest sarà efficace per offrire protezione da eventuali nuovi incendi o almeno rallentarne l’avanzata, ad esempio attraverso siepi frangivento e pascolo controllato
    Il Bosco dei Sette Cieli deve il suo nome suggestivo suggestivo alle sette cime calcaree che dominano la zona: sopra l’abitato di Altofonte, in continuità con la riserva delle Serre della Pizzuta, il territorio della Moarda si distingue per le sue sette cime, di quasi uguale altezza, denominate “cieli”: la più alta di tutte, con i suoi 1088 metri, è il Terzo Cielo. 
   Prima degli incendi disastrosi degli anni scorsi, la valle della Moarda (il cui nome deriva da un toponimo arabo che significa ‘colma’, ‘zampillante di acqua’) era sede di percorsi naturalistici e di trekking, da cui ammirare panorami speciali sulla valle del fiume Oreto e su Palermo.
   Per rendere concreta la crescita del Bosco dei Sette Cieli, sul sito di WOWNature  cittadini e aziende sono invitati ad ‘adottare’ un albero, contribuendo con una piccola donazione per la sua piantumazione. Le adozioni di noccioli e ciliegi sono tutte già andate a buon termine, ma c’è la possibilità di ‘adottare’ altre piante. È previsto a novembre un evento pubblico durante il quale si potrà presenziare per piantare o assistere alla messa dimora delle varie piante.
    “Quello del ripristino, almeno parziale, del Bosco dei sette Cieli è un mio sogno, ma spero che diventi il sogno di tutti, nel senso che ognuno abbia l’idea, la possibilità, la speranza di dire: pianto un albero e posso andare a trovarlo, a curarlo, quando voglio, nello spazio verde che ho contribuito a creare” – ha detto ancora Rossella Calascibetta nel corso dell’intervista, che ha concluso così: “Adottare un albero e piantarlo è un gesto politico, perché è un’azione pratica e concreta che tende a cambiare il futuro”.
Nulla da aggiungere: piantare alberi è davvero una delle poche azioni capaci di cambiare, in meglio, il nostro incerto futuro.
Maria D'Asaro, 6 settembre 2026, il Punto Quotidiano

sabato 5 settembre 2026

Viva, viva gli sposi...

        Che vada in carcere come volontaria, chi scrive lo ha già da qualche parte raccontato. 
     Ieri la sua presenza in prigione aveva una ragione particolare: a lei e a un altro volontario era stato chiesto di fare da testimoni al matrimonio di un uomo detenuto. 
     Anche se la scrivente testimone di nozze lo era stata molto tempo fa, per una sua cara amica, qui era tutta un’altra storia: la location della cerimonia era un’angusta saletta carceraria, con due donne delegate dal Comune e quattro testimoni, due signore, parenti degli sposi, ammesse dall’esterno insieme alla sposa, più i due volontari. E ovviamente gli sposi.
   La cerimonia è stata essenziale: lettura degli articoli del Codice civile e scambio degli anelli. Ma nella stanzetta c’era una luce speciale, emanata dagli occhi degli sposi: lui, in carcere da decenni, con un impeccabile vestito azzurro, la sposa, un po’ più giovane, con un completo bianco, giacca e pantaloni, e un diadema nei bei lunghi capelli.
   “Le nostre anime sono unite da sempre”, ha detto la sposa con gli occhi scintillanti, esprimendo ai presenti la sua gioia, nel giustificarsi con la signora funzionario del Comune che le aveva fatto bonariamente notare di aver pronunciato il suo sì prima della fine della lettura della formula rituale….
“Ma pure se vivrò fino alla fine del tempo, io sempre serberò il ricordo contento… Viva, viva gli sposi”