Palermo – In Sicilia, oltre alle Vie Francigene e alla Strada degli Scrittori (di cui si è scritto qui e qui) è stato tracciato anche il Cammino dei briganti: il percorso, lungo circa 105 Km, inizia a San Mauro Castelverde, in provincia di Palermo, all’interno del Parco delle Madonie, e si concluderà a Cesarò, in provincia di Messina, nel cuore del Parco dei Nebrodi.
Il Cammino dei briganti, nonostante sia un sentiero ancora in progress, si sta già facendo strada – è proprio il caso di dirlo! – tra gli appassionati dell’escursionismo e delle lunghe camminate.
Si tratta di un itinerario storico-naturalistico che, appena completato, si articolerà in cinque tappe, con 4 pernottamenti: la tappa più breve è di circa 18 km, la più lunga di circa 25 km; il dislivello da affrontare durante i percorsi può raggiungere anche i 600/700 metri: il punto più basso del percorso si trova a circa 400 metri di altitudine; il più alto, nel corso della quarta tappa da Capizzi all’ex caserma Sambuchello, nel territorio di Troina, si trova a circa a 1.500 metri di altitudine e passa in mezzo a un bosco suggestivo con roverelle, querce, aceri, faggi, ed altre varietà del sottobosco.
Il cammino permette di conoscere i borghi più suggestivi delle Madonie e dei Nebrodi: attraversa infatti i comuni di san Mauro Castelverde e Gangi in provincia di Palermo, Sperlinga, Nicosia e Troina in provincia di Enna, Capizzi, e Cesarò in quella di Messina. L’itinerario naturalistico unisce i monti delle Madonie a quelli dei Nebrodi, oltre a essere un percorso storico e della memoria finalizzato a riscoprire e far conoscere luoghi, eventi e personaggi di quella zona della Sicilia dove c’è stato il brigantaggio, in un periodo compreso dai primissimi anni dopo l’unità d’Italia sino al ventennio fascista quando, nel 1926, l’assedio di Gangi da parte del prefetto Cesare Mori segnò una dura sconfitta per il brigantaggio madonita.
La giornalista Agnese Licata, al TG regionale siciliano del 15 luglio scorso, ha sottolineato che (continua ne il Punto Quotidiano)
A volte ci penso, sai… A come sarebbero stati questi anni se ci fossi stata tu.
Tu, zia affettuosa e impareggiabile, accanto ai nipoti: uno, il piccolino, che si dispiace di ricordarti appena; una che non ha mai smesso di rimpiangerti e volerti bene; l’altro che la getta lì, e mi dice “Zia Sally sì che conosceva Fisica e Chimica… lei le ha studiate, oltre alla Biologia e a tutto quello che le serviva da medico… con lei si che avrei potuto discutere di scienza e di tutto (e sottintende, bonariamente, non con te che non capisci quasi niente, con la tua laurea inconsistente in Filosofia...).
Sarebbe stato bello invecchiare insieme. Bello, confortante, nutriente. E invece, no. I ragazzi cresciuti senza il tuo sguardo intelligente, sagace e affettuoso. Io senza di te, elemosinando una sorella in giro, tra le amiche, un giorno sì e l’altro pure.
È andata così. Non ce l’ho con nessuno, sai. Ormai lo so, con Spinoza, con altri che hanno capito senza veli… la vita è cieca e insensata: dona e toglie, fa soffrire e fa gioire, come capita, al momento, senza un perché. Enza ha perso suo figlio, il meraviglioso Giuseppe. Camilla ha perso Giorgina… Tanti hanno lutti e ferite profonde. Anche più tremende delle mie.
Però mi manca il tuo abbraccio, sorellina. Non smetto di pensarti e volerti bene. Perchè a tenerci in vita sono le relazioni affettuose. A volte mi immergo nel sogno magico della tua presenza. Ti immagino.
Noi cittadine e cittadini ci sentiamo spesso impotenti di fronte all’attuale deriva bellicista e militarista. Rete Italiana Pace Disarmo, Sbilanciamoci! e Conferenza nazionale enti di servizio civile (di cui fanno parte CGIL, ARCI, ANPI, Movimento nonviolento…) hanno lanciato una proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione del Dipartimento della Difesa Civile Non Armata e Nonviolenta.
Purtroppo a cinque giorni dal termine di raccolta delle firme (15 settembre 2026) mancano ancora circa 15.000 firme perché la proposta di legge possa essere presentata e discussa in Parlamento.
Ogni firma è importante per raggiungere quota 50.000. Se vuoi dare una possibilità a che la guerra sia fuori dalla Storia, firma anche tu subito qui.
Cosa prevede questa proposta di legge in sintesi?
1)riconosce nel sistema di difesa e sicurezza del Paese, come complementare (il che non significa subordinata) alla difesa militare, quella civile, non armata e nonviolenta, le funzioni di indirizzo e attuazione della quale sono attribuite a un apposito Dipartimento, denominato appunto “della Difesa Civile Non Armata e Nonviolenta”;
2)l’opera di tale Dipartimento si svolge mediante: a. il coordinamento dei Corpi Civili di Pace, inseriti nel Servizio Civile Universale per interventi di prevenzione dei conflitti, mediazione e assistenza nelle aree di crisi, in Italia e all’estero, b. il supporto dell’Istituto di Ricerca per la Pace e il Disarmo;
3)il Dipartimento è finanziato sia da un Fondo nazionale stabilito annualmente dalla legge di bilancio dello Stato sia da un’opzione fiscale del 6x1000 da sottoscrivere nella dichiarazione IRPEF per finanziare i primi due obiettivi della legge.
Perché firmare?
1)Per dare piena attuazione all’articolo 11 della Costituzione (L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…;) e avviare un programma costruttivo in direzione della risoluzione pacifica e nonviolenta dei conflitti;
2)per cambiare il riemergente paradigma culturale che considera la guerra esito inevitabile e la violenza modalità relazionale in ultima istanza accettabile a livello personale, sociale e politico, inaugurando, invece, una prospettiva di convivenza basata sulla composizione pacifica e nonviolenta dei conflitti ai vari livelli della vita sociale e politico-istituzionale;
3)per contrastare l’aumento esponenziale delle armi e delle relative spese, e favorire la pratica della difesa civile non armata e nonviolenta grazie, anche, all’opzione fiscale prevista nella proposta di legge;
4)per avviare, a livello istituzionale, programmi di “studio e ricerca in materia di pace, disarmo, riconversione a fini civili, delle produzioni connesse al settore della difesa”.
Informazioni tecniche: Come accedere al sito del Ministero della Giustizia con C.I.E. (Carta di Identità Elettronica) o SPID via PosteID (precedentemente attivati per l’autenticazione digitale).
L’accesso può essere fatto da un PC tenendo a disposizione il telefono cellulare associato al sistema di autenticazione prescelto, o direttamente dal cellulare.
Se scegliamo CIE: Nella schermata che apparirà, sotto la scritta Entra con le tue credenziali CIE inserire:
nel primo rigo o il Numero della propria CIE (formato CAnnnnnXX), o il proprio Codice Fiscale o la mail associata alla CIE in sede di attivazione.
Nel secondo rigo la password scelta al momento della attivazione (o successivamente sostituita) e premere PROCEDI
Il sistema invierà con SMS un codice numerico di 4 cifre al telefono cellulare associato alla CIE al momento dell’attivazione.
Digitare queste 4 cifre nella schermata apposita che sarà apparsa sul sito e, alla schermata successiva, premere Prosegui
Se scegliamo SPID con PosteID: si premette che bisogna aver scaricato sul cellulare l’APP “ID-PosteID”. Dopo aver cliccato su SPID e su Entra con SPID, dobbiamo scegliere, nell’elenco a cascata, l’Ente che fa da tramite, ossia Poste ID
Nella schermata che apparirà, inserire nel primo rigo “NOME UTENTE” la mail associata allo SPID in sede di attivazione.
Nel secondo rigo “PASSWORD” inserire la password scelta al momento della attivazione (o successivamente sostituita) e quindi premere ENTRA CON SPID
Apparirà una schermata con due opzioni in cui è opportuno cliccare sulla seconda “Preferisco generare un PIN temporaneo con l’APP PosteID”
Aprire l’APP PosteID sul telefono cellulare, senza cliccare su “entra nell’app”: basta cliccare sulla scritta gialla sulla destra “Genera PIN Temporaneo” => apparirà un Codice Numerico di 6 cifre
Torniamo alla pagina precedente, che ora sarà predisposta per l’inserimento del PIN, inseriamo le sei cifre del PIN e premiamo Prosegui; appena apparirà la schermata successiva, premiamo Acconsento
(Se si vuole entrare in un sito lavorando con un PC, sia per SPID Poste, che per CIE è prevista un’altra versione semplificata che prevede di inquadrare con il cellulare il QR Code visualizzato sul PC. Per SPID è una delle funzioni previste nell’APP PosteID, per CIE occorre scaricare e aprire l’apposita APP. Una volta inquadrato il QR, apparirà un campo in cui inserire il Codice Personale precedentemente predisposto per l’ingresso con QR )
Palermo – “Spesso in Sicilia non si tratta di semplici incendi, ma quasi di attentati. Nel 2020 c’è stato il vastissimo incendio del bosco della Moarda che ha interessato circa 850 ettari… Incendio strategicamente ideato con il piazzamento di ben otto inneschi che hanno preso fuoco contemporaneamente, dando vita a fiamme incontrollabili. Dopo tutti questi anni non sono stati trovati i colpevoli. Restano le macerie per terra, tanta desolazione e la mancanza di vita…” - Al telegiornale regionale siciliano del cinque agosto scorso, nell’intervista a cura della giornalista Laura Buonasera, queste le parole di Rossella Calascibetta, che vive proprio nel lembo di terra martoriato tempo fa dagli incendi, vicino al paese di Altofonte, distante meno di 15 Km. da Palermo.
Rossella si occupa dell’azienda agricola ‘Caseificio delle Scale’, in contrada Rebuttone, nei pressi di Altofonte, e dopo lo scempio degli incendi non si è arresa allo sfacelo. Assieme a lei, il Collettivo Rewild Sicily, l’associazione WOWnature e la Pro Loco di Altofonte hanno ideato e avviato un piano di rimboschimento per ricostituire, almeno in parte, il Bosco dei Sette Cieli, progettato per ripristinare i cicli naturali, per arricchire il suolo di materia organica, per aumentare la biodiversità e per creare un microclima più mite. In un’area oggi così povera e degradata, le nuove piante costituiranno un valido corridoio ecologico, capace di rafforzare la biodiversità e migliorare il paesaggio.
Non si tratta di un semplice rimboschimento, ma della creazione di un vero e proprio ecosistema agroforestale: l’obiettivo è infatti quello di dar vita a una food-forest, con la messa a dimora di quasi duemila alberi e arbusti autoctoni, distribuiti secondo sette strati vegetazionali, che comprendono alberi alti, alberi bassi, cespugli, piante erbacee, tappezzanti, bulbose e rampicanti. I vari esemplari di alberi e arbusti offriranno cibo per la fauna selvatica: uccelli, insetti impollinatori, piccoli mammiferi: infatti gli animali del territorio troveranno rifugio e ristori grazie ai frutti, ai semi e a tutto ciò che offriranno le nuove specie vegetali messe a dimora.
Un altro aspetto fondamentale del progetto riguarda la prevenzione degli incendi. La barriera di arbusti che si creerà lungo i margini della food-forest sarà efficace per offrire protezione da eventuali nuovi incendi o almeno rallentarne l’avanzata, ad esempio attraverso siepi frangivento e pascolo controllato
Il Bosco dei Sette Cieli deve il suo nome suggestivo (continua su il Punto Quotidiano)
Che vada in carcere come volontaria, chi scrive lo ha già da qualche parte raccontato.
Ieri la sua presenza in prigione aveva una ragione particolare: a lei e a un altro volontario era stato chiesto di fare da testimoni al matrimonio di un uomo detenuto.
Anche se la scrivente testimone di nozze lo era stata molto tempo fa, per una sua cara amica, qui era tutta un’altra storia: la location della cerimonia era un’angusta saletta carceraria, con due donne delegate dal Comune e quattro testimoni, due signore, parenti degli sposi, ammesse dall’esterno insieme alla sposa, più i due volontari. E ovviamente gli sposi.
La cerimonia è stata essenziale: lettura degli articoli del Codice civile e scambio degli anelli. Ma nella stanzetta c’era una luce speciale, emanata dagli occhi degli sposi: lui, in carcere da decenni, con un impeccabile vestito azzurro, la sposa, un po’ più giovane, con un completo bianco, giacca e pantaloni, e un diadema nei bei lunghi capelli.
“Le nostre anime sono unite da sempre”, ha detto la sposa con gli occhi scintillanti, esprimendo ai presenti la sua gioia, nel giustificarsi con la signora funzionario del Comune che le aveva fatto bonariamente notare di aver pronunciato il suo sì prima della fine della lettura della formula rituale….
“Ma pure se vivrò fino alla fine del tempo, io sempre serberò il ricordo contento… Viva, viva gli sposi”