Palermo – L’associazione Antigone, a fine 2025, ha presentato i dati aggiornati sulla situazione carceraria nel nostro paese: “È sempre doloroso tirare le somme di un altro anno di carcere in Italia, ma il bilancio di fine 2025 è forse il più cupo degli ultimi anni - ha sottolineato il professore Patrizio Gonnella, presidente di Antigone - perché restituisce l’immagine di un sistema penitenziario che è sempre più in crisi, con tensioni in costante crescita e un silenzio assordante da parte delle istituzioni che rifiutano qualsiasi ipotesi di riforma e qualsiasi intervento che permetterebbe di alleggerire il peso delle carceri, a beneficio sia delle persone detenute, che vivono ammassate l’una sull’altra, sia degli operatori che, già sotto organico, denunciano un pesante e crescente stress lavorativo. Il carcere italiano è ormai ridotto a un contenitore di corpi e ha abdicato alla funzione di reinserimento sociale prevista dalla Costituzione”.
A fine novembre 2025, nelle prigioni italiane risultavano detenute 63.868 persone, a fronte delle 61.861 presenti nel 2024, mentre la capienza effettiva degli istituti sarebbe di 46.124 posti. Si registra quindi un tasso di sovraffollamento medio nazionale del 138,5%, che in vari istituti supera il 150%.
Ma l’aumento delle persone detenute non è dovuto a una crescita della criminalità: nel primo semestre del 2025 infatti i reati denunciati sono stati 1.140.825, contro i 1.199.072 dello stesso periodo del 2024, con una diminuzione significativa del 4,8%. A crescere non è stata quindi la delinquenza, ma l’uso della detenzione come risposta quasi esclusiva ai conflitti sociali, alle fragilità e alle marginalità.
Intanto la capienza del sistema penitenziario è diminuita. Nel 2025 con il nuovo ‘Piano carceri’ predisposto dal governo ci sarebbero dovuti essere circa 800 posti in più; invece, non solo i posti promessi sono a tutt’oggi indisponibili, ma, per varie ragioni, c’è stata anche una perdita di circa 700 posti effettivi.
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| Presidente Antigone: Patrizio Gonnella |
Risulta poi che, nel 42,9% delle 120 carceri visitate, non siano garantiti i 3 mq di spazio vitale per persona e che oltre la metà delle carceri abbia celle senza doccia, sebbene il regolamento penitenziario del 2000 ne preveda l’obbligatorietà. Spesso mancano anche acqua calda o si registrano condizioni igieniche inadeguate.
Si segnalano ancora carenze di spazi, tempi e possibilità per lavoro, studio e socialità; nel 31% degli istituti non ci sono locali per attività lavorative come falegnamerie o laboratori. Nel 23% delle carceri visitate non sono presenti aree verdi per i colloqui all’aperto con i familiari.
Così il carcere si riduce ancora a spazio di mera custodia, mentre le attività lavorative e quelle di formazione e istruzione restano insufficienti. Lavora per l’amministrazione penitenziaria circa il 30% delle persone detenute, mentre solo il 3,7% ha un impiego con datori di lavoro esterni. Frequenta una qualche forma di scuola il 30% circa delle persone recluse, ma solo il 10,4% è coinvolto in percorsi di formazione professionale.
Una delle cifre più drammatiche resta quella dei morti in carcere: nel dicembre 2025 si contavano 238 decessi, di cui purtroppo 79 per suicidio. Numerosi anche gli atti di autolesionismo, i tentativi di suicidio e gli isolamenti disciplinari.
La sofferenza psichica è una delle grandi emergenze del carcere italiano: dalle oltre 100 visite effettuate quest’anno dall’associazione Antigone è emerso come l’8,9% delle persone detenute presentasse una diagnosi psichiatrica grave. Gli psicofarmaci rappresentano purtroppo uno degli strumenti principali di gestione dell’ordine interno e del disagio sociale, spesso in assenza di adeguati percorsi terapeutici e di supporto.
Ancora più preoccupante la situazione negli istituti penali per minorenni. Il DL 15.9.2023 (cosiddetto Decreto Caivano) ha determinato un aumento considerevole dei giovani detenuti che, al compimento della maggiore età, vengono spesso trasferiti nelle carceri per adulti interrompendo bruscamente ogni progetto educativo e di reinserimento.
Non bisogna poi dimenticare che in carcere soffrono anche gli agenti di Polizia penitenziaria e il personale di supporto - educatori, psicologi e volontari - assolutamente insufficienti per le necessità di sorveglianza e di rieducazione.
Il report evidenzia ancora infine che il 38% delle persone detenute ha una pena residua inferiore ai tre anni e potrebbe accedere a misure alternative alla detenzione, misure che non rappresentano una rinuncia alla pena, ma una sua modalità più efficace di esecuzione, in linea con l’art.27 della Costituzione, secondo cui la pena deve tendere alla rieducazione del condannato. Molte inchieste hanno evidenziato, numeri alla mano, che le misure alternative sono in grado di ridurre drasticamente la recidiva e aumentare quindi la sicurezza collettiva.
L’associazione Antigone, fondata nel 1991 con sede centrale a Roma, si occupa della situazione carceraria nel nostro paese e svolge attività di promozione e tutela dei diritti delle persone private della libertà, nonché di sensibilizzazione culturale e politica in ambito penale e penitenziario. In ambito nazionale, europeo e internazionale, compie attività di ricerca sui temi della pena e delle garanzie nel sistema processuale e penitenziario. Raccoglie, conserva e organizza documenti ufficiali e testi specializzati. Il suo archivio (la biblioteca si trova presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino) è considerato di interesse storico nazionale. I materiali informativi prodotti dall’associazione costituiscono un punto di riferimento sul territorio per studenti, cittadini, forze di polizia, ricercatori universitari, magistratura, enti locali, associazioni di volontariato.
“Questo momento nella vostra vita può avere un unico scopo: tendere la mano per riprendere il cammino, tendere la mano perché aiuti al reinserimento sociale… Un reinserimento che benefica ed eleva il livello morale di tutta la comunità e la società” – queste le parole pronunciate ai detenuti di un carcere statunitense, a Philadelphia, il 27 settembre 2015 da papa Francesco. Che, nella sua ultima uscita pubblica, qualche giorno prima di morire, il 17 aprile 2025, giovedì santo, visitò le persone detenute a Regina Coeli, a Roma ed esclamò: “Ogni volta che io entro in un posto come questo, mi domando: perché loro e non io?”
Maria D'Asaro, 1° marzo 2026, il Punto Quotidiano




Situazione molto difficile.
RispondiElimina@Cavaliere: proprio così...
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