domenica 5 aprile 2026

Una Pasqua tra Vangeli e Resurrezione

       Palermo – In tante zone del mondo, celebrare la Pasqua quest’anno è doloroso, quasi impossibile: è difficile farlo in Libano, dove fonti autorevoli hanno aggiornato a quasi 4.000 i feriti e a 1.318 i morti, dalla ripresa delle ostilità tra Israele e Hezbollah, il primo marzo scorso. Tra le vittime si contano 125 bambini…
      Sarà doloroso celebrare la Pasqua ortodossa il 12 aprile in Ucraina, martoriata da quattro anni di guerra con la Russia. 
     E in Italia è difficile fare festa e credere nella Resurrezione per chi è licenziato a cinquant’anni e si ritrova il mutuo da pagare e due figli ancora in casa da mantenere.
Allora, per credenti e non credenti, ancora prima della buona novella che ci viene tramandata nei Vangeli cristiani, quella del sepolcro vuoto trovato da Maria Maddalena, forse c’è bisogno di un orizzonte di senso, di cieli e terra nuovi per cui spendersi e in cui credere già oggi nell’al di qua. La resurrezione dovremmo forse farla iniziare qui e ora, improntando alla solidarietà, alla compassione, alla giustizia, alla pace i rapporti tra noi esseri umani.
Forse il senso profondo del discorso della montagna di Gesù voleva essere proprio questo: risorgeremo ‘dopo’ se cominciamo a risorgere già qui, incarnando le beatitudini: “Beati gli afflitti, perché saranno consolati… Beati i miti, perché erediteranno la terra…Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati… Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia… Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio… Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.”
Edgar Morin, il filosofo francese che ha già compiuto 104 anni, da non credente, ci invita poi a una Pasqua diversa, secondo il suo vangelo della perdizione, che ci consegna comunque prospettive di ‘salvezza’ e semi di speranza. 
Ecco cosa scriveva già nel 1994, nel libro Terra-Patria: “Occorre rinunciare alle promesse infinite… Dobbiamo comprendere che l’esistenza nel mondo fisico si paga al prezzo di degradazioni, di dispersioni, di rovine inaudite, che l’esistenza vivente si paga a un prezzo inaudito di sofferenze, che ogni gioia, ogni felicità umana si sono fatte pagare e si faranno pagare con la degradazione, la dispersione, la rovina e la sofferenza. 
Siamo viandanti. Non siamo in cammino su una via attrezzata di segnaletica, non siamo più teleguidati dalla legge del progresso, non abbiamo né messia né salvezza, camminiamo nella notte e nella nebbia… (…)
Ecco la cattiva novella: (continua su il Punto Quotidiano)

Maria D'Asaro, 5 aprile 2026, il Punto Quotidiano

venerdì 3 aprile 2026

Un appunto

La vita - è il solo modo
per coprirsi di foglie,
prendere fiato sulla sabbia,
sollevarsi sulle ali;

essere un cane,
o carezzarlo sul suo pelo caldo;

distinguere il dolore
da tutto ciò che dolore non è;




stare dentro gli eventi,
dileguarsi nelle vedute,
cercare il più piccolo errore.

Un’occasione eccezionale
per ricordare per un attimo
di che si è parlato
a luce spenta;

e almeno per una volta
inciampare in una pietra,
bagnarsi in qualche pioggia,
perdere le chiavi tra l’erba;
e seguire con gli occhi una scintilla nel vento;

e persistere nel non sapere 
qualcosa d’importante.

Wislawa Szymborska: La gioia di scrivere (tutte le poesie),trad. di Pietro Marchesani, 
2009, Adelphi, pag.617

(Grazie di cuore a Santa, che ha già postato quest'immensa poesia su FB, giorni fa)




foto: mari@dasolcare