sabato 6 agosto 2016

Siamo quello che doniamo

San Francesco Saverio - Palermo
      (...) Alla domanda Chi sei tu? Chi siamo noi? dobbiamo riconoscere che la tentazione che ci accompagna sempre è quella di rispondere: Io sono colui che ha delle cose … che possiede, che dispone delle cose. E c’è una specie di rincorsa personale e mondiale a chi possiede di più. Abbiamo continuato a coltivare questo mito, che l’uomo è ciò che possiede: soldi, case, azioni finanziarie, possedimenti … C’è una specie di rincorsa nella quale un po’ tutti ci troviamo contagiati, se non altro perché invidiamo coloro che hanno e hanno sempre di più. E quindi sotto sotto, anche se diamo a vedere di non pensarla a questo modo, ci trasciniamo atteggiamenti di invidia: pensiamo che l’uomo è colui che possiede, che può ostentare di fronte agli altri, come se la sua qualità di vita fosse non lui, ma ciò che possiede, le cose. In questo modo si offende lui stesso: perché è come se uno dicesse: Io valgo perché possiedo 100.000 euro. Ma allora non sei tu che vali: valgono i 100.000 euro! Il tuo valore consiste allora nei soldi che possiedi? Vergognati …
       Sarebbe più semplice dire: Io valgo per quello che sono: persona di relazioni sincere, affettuose, generose … mi piace condividere con gli altri, mi piace dedicare tempo agli altri, mi piace coltivare rapporti di amicizia, di servizio. Il passaggio ulteriore che ci invita a fare Gesù è non solo Io valgo per quello che sono, ma Io valgo per quello che so donare. 
      Il donare è l’espressione della vera maturità della persona. Si cresce per davvero e si smette di essere bambini da quando – se ciò avviene, potrebbe non avvenire mai – si comincia a scoprire di essere portatori di gioia agli altri. I bambini tendono ad accaparrarsi le cose: questo giocattolo è mio e ci gioco solo io … Per i bambini questo ha senso perché dà loro sicurezza. Si può restare eterni bambini se si continua a coltivare quest’atteggiamento di accaparramento, di possesso. Si diventa adulti, in questo caso nel Vangelo, dal momento in cui cominciamo a scoprire che siamo ricchi da poterci donare, da poter regalare noi stessi agli altri. In genere, spessissimo, questo lo fanno con una certa naturalezza i genitori (...). Ma questa condizione di essere adulti ci riguarda tutti, ma è una profezia, perché la realtà non va in questa direzione …  Io valgo per quello che so dare agli altri. Qualcuno potrebbe pensare di non avere niente da dare: non è vero, non è vero. Ognuno di noi ha il suo tempo da donare agli altri: ascoltando, parlando, camminando insieme. Il tempo, la tua intelligenza, la comunicazione delle tue emozioni, i tuoi pensieri belli, la tua compagnia, la tua vicinanza. E tutto questo a costo zero! Poi, se possiedi qualcosa, pensa a quelli che non hanno davvero niente …
        Ecco perché Gesù si rifiuta di intervenire su un problema di eredità. E’ la situazione classica: a causa dell’eredità si dimenticano i rapporti di parentela, i rapporti di amicizia e i soldi rompono i rapporti. Gesù ci dice: Non sono venuto per questo. Finché vi attaccate all’eredità, finché vi attaccate al possesso, vi troverete nemici gli uni degli altri … D’altra parte, sia il concetto di proprietà privata, sia il concetto di eredità – che sembrano concetti ovvi – sono pericolosissimi, perché ci possono far dire: Ho ricevuto questo in eredità. Sono proprietario di mezzo mondo e me lo tengo … E se gli altri muoiono per indigenza? Non posso farci niente. Questo è mio. L’ho ereditato. Ugualmente per il concetto di proprietà privata, su cui spesso abbiamo costruito costruzioni pericolosissime. Gesù ce le contesta, queste cose, sia il concetto di eredità, sia il concetto di proprietà privata: Sai donare agli altri? Vali. Non sai donare? Stai perdendo tempo. Stai sciupando la tua vita, anche se ti seppellisci sotto una montagna di averi, di soldi, di cose. Stai soffocando sotto i tuoi possessi. Invece vivi tanto più, quanto più  riesci a dare vita agli altri.
     E allora, care sorelle e fratelli, questo tempo di riposo e di riflessione – se l’avremo – dedichiamolo alle nostre relazioni, alla qualità delle nostre relazioni, torniamo a ciò che è essenziale. Cominciamo a chiederci che cosa siamo disposti a dare agli altri, a partire dai nostri cari che abbiamo vicino a noi, ma anche allargando il nostro sguardo: cosa siamo capaci di dare?
     E’ un esercizio diverso da quello a cui ci vuole abituare la pubblicità o lo scenario quotidiano di ciò che avviene intorno a noi. Dovremmo invece gareggiare a chi sa donare. Non dico di più, perché non si tratta di un fatto quantitativo, ma a chi sa donarsi sempre meglio agli altri. Se potessimo dedicarci a riflettere su questo, questo certamente migliorerebbe i nostri rapporti con le persone più vicine a noi e poi, a poco a poco, allargheremmo rapporti migliori anche con i più lontani. 

 (il testo - sintesi dell'omelia di domenica 31.7.2016, chiesa di san Francesco Saverio, Palermo -  non è stato rivisto dall’autore, Cosimo Scordato: eventuali errori o omissioni sono della scrivente, Maria D’Asaro, che si assume pertanto la responsabilità delle imprecisioni e manchevolezze della trascrizione)

12 commenti:

  1. Grande post da prendere come esempio, da valutare attentamente fino ad impararlo a memoria e più lo leggiamo e più capiamo quanto sia lontano dal nostro modo di essere odierno.
    Tutto vale quel che si vede , che si ostenta che ci affascina e di qui l'invidia, la competizione e tutte queste buffonate che per fortuna ancora disdegno.
    Devo dire che non appartengo a questa categoria, anche se ne conosco molti rappresentanti.
    Il dare ti dà anche una preziosa sensazione quella dell'allegria del condividere, ma quante cose noi umani ci perdiamo....
    Ti stringo forte amica cara!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Nella: grazie della condivisione. Un abbraccio affettuoso!

      Elimina
  2. Bonita imagen, ahí estuve yo de visita un viaje a Italia, me ha gustado mucho todo eso.

    Un saludo muy cordial.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Marina: tambien yo envio un saludo muy cordial!

      Elimina
  3. Ho condiviso su Fb, tempo fa, una massima: "Il modo in cui gli altri ti trattano fa parte del loro cammino, il modo in cui tu reagisci fa parte del tuo" (Mantra Yoga). Siamo riusciti a monetizzare anche i rapporti umani e il tuo post è uno schiaffo a tanta aridità. Per fortuna, mi dico, esiste ancora chi sa "donare" senza aspettarsi "ritorni". E non sbaglio se dico che in questa stanza virtuale si respira quest'aria buona :* Un caro abbraccio

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Santa S.: la tua presenza e i tuoi commenti sono particolarmente apprezzati e graditi. Ricambio abbraccio affettuoso.

      Elimina
  4. Risposte
    1. @Alfa: grazie della visita e dell'apprezzamento. Buon Ferragosto!

      Elimina
  5. Il buon Cosimo ripedisce al mittente le subdole motivazioni del diavolo moderno: dobbiamo ragionare, ora più che mai, col cuore in mano e con quel po' di cervello che resiste ai pressanti condizionamenti. Ce l'abbiamo tutti, un'area resistente: si chiama sopravvivenza. Che senso ha, essersi distinti in un'evoluzione millenaria, se poi ci lasciamo abbagliare da un forziere, i cui preziosi valgono solo promesse da marinaio e spari a vista? Siamo fragili, ammettiamolo. Sottovalutare il nemico è un errore che non ci possiamo permettere, in questo momento. Che sia un ragazzino carico di esplosivi, o un facoltoso aspirante alla Casa Bianca. Grazie Cosimo, e quindi grazie Maria.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. @DOC: giustissimo quello che scrivi: "Che senso ha, essersi distinti in un'evoluzione millenaria, se poi ci lasciamo abbagliare da un forziere, i cui preziosi valgono solo promesse da marinaio e spari a vista? Siamo fragili, ammettiamolo." Aggiungerei che siamo anche stupidi, oltre che fragili. Un abbraccio.

      Elimina
  6. Rossana Rolando11 agosto 2016 21:07

    La distinzione tra avere ed essere è sempre efficace e ha trovato grandi interpreti di diverse provenienze culturali (dal giovane Marx a Fromm a Marcel e Mounier…). In questa omelia, che certamente si nutre di tante letture e che è intrisa di autentico spirito evangelico è molto bello l’accostamento tra il bambino - che rappresenta la fase immediata di un’immaturità umana (contro tutti gli stereotipi dell’innocenza infantile) - e l’adulto che ha imparato a valutare ciò che davvero conta (relazioni, affetti, condivisione…). Diventare adulti è l’impresa di una vita. Buona serata.

    RispondiElimina
  7. @Rossana: grazie della condivisione sentita e meditata. Buon Ferragosto.

    RispondiElimina