lunedì 31 maggio 2010

GRAMMATICA DELLA FANTASIA



GRAMMATICA DELLA FANTASIA
Introduzione all’arte di inventare storie
Gianni Rodari, Giulio Einaudi, Torino, 1973


“(…)un libretto ugualmente utile a chi crede nella necessità che l’immaginazione abbia il suo posto nell’educazione; a chi ha fiducia nella creatività infantile; a chi sa quale valore di liberazione possa avere la parola. Tutti gli usi della parola a tutti mi sembra un buon motto, dal bel suono democratico. Non perché tutti siano artisti, ma perchè nessuno sia schiavo” (pag.6)
A mio avviso, un libro che ogni insegnante – specie se della scuola primaria e secondaria di primo grado - dovrebbe avere a portata di mano sul comodino.

venerdì 28 maggio 2010

MESSA IN PIEGA


Donna dai capelli ribelli, mi concedo spesso la messa in piega dal parrucchiere. Dove sono subissata dal vapore caldo del phon e da una cascata di chiacchiere futili e lievi. Con la testa ancora non del tutto in ordine, mi chiedo spesso quale sia il confine tra leggerezza e banalità. Sono certa che a volte la leggerezza, di calviniana memoria, ci aiuti a vivere meglio. Ma a una condizione: che si capisca la differenza tra sostanze e accidenti. E si sappia distinguere le une dagli altri. Perché può essere gradevole parlare dell’acconciatura di nozze della vicina di casa o della migliore gradazione di colore dei colpi di sole. Il problema nasce, ed è grave, quando noi donne parliamo solo di queste cose. Quando crediamo che la riuscita del colore delle meches sia l’ombelico del mondo. Lasciando che l’altra metà del cielo, gli uomini, decidano da soli su tutto il resto.
Maria D’Asaro
(pubblicato su “Centonove” il 28-05-2010)

lunedì 24 maggio 2010

NON DI SOLI PANINI…


Nonostante i tempi di crisi, anche nelle periferie palermitane ogni tanto apre un nuovo negozio. Quasi sempre è una polleria o una panineria o, ahimè, l’ennesimo punto-scommesse. Mai che apra una libreria. Purtroppo, nelle nostre periferie, le librerie non esistono: a Brancaccio, allo Sperone, a Bonagia ci sono solo alcune cartolibrerie dove, su richiesta, si può acquistare qualche testo scolastico. E’ noto, purtroppo, che in Italia si legge pochissimo. A Palermo, almeno in periferia, non si legge proprio per niente. Se a qualcuno venisse la voglia di farlo, potrebbe, tutt’al più, acquistare un giornale in edicola…
Non ci vuole troppo a concludere che l’immobilismo e il degrado, a Palermo, sono anche figli dell’assenza di cultura e senso critico. Che la lettura contribuisce a formare. Allora ecco l’invito a un imprenditore coraggioso: che apra una vera libreria alla Guadagna! Perché uomini e donne palermitane non vivano di soli polli e panini…
Maria D’Asaro

(pubblicato su “Centonove” il 21-05-2010)

sabato 15 maggio 2010

I PICCOLI MONDI DELLE STRADINE


A Palermo certe stradine di periferia non sono strade: sono mondi chiusi, autosufficienti, con finestre strettissime, fisiche e mentali, sul mondo esterno. Non ci puoi posteggiare: perché non c’è lo spazio o perché lo spazio è occupato da donne che lavano il marciapiede, gesticolando vistosamente, da uomini in canottiera che parlottano sussurrando frasi misteriose. E da nugoli di ragazzini: litigiosi, vocianti, allegri, dispersi. Se allunghi lo sguardo, noterai sicuramente anche qualcuno – indiano, africano, filippino, chissà… - che stende silenziosamente i suoi panni in uno stendibiancheria sbilenco, all’interno di un angusto balconcino. Intuisci viluppi rumorosi ed arcaici, una sorta di archetipo di convivenza rimasto immutato nei secoli.
Se ti fermi un istante non puoi non sentire da feritoie invisibili la semiretta di uno sguardo nascosto che ti scruta e ti invita silenziosamente a non invadere quel territorio. Che, molto meglio di te, Danilo Dolci e Pasolini avrebbero saputo capire. E abbracciare.
Maria D’Asaro
((pubblicato su “Centonove” il 14-05-2010)

RIFLESSI


Lo schermo del computer le restituiva, impietoso, il suo volto: invecchiato più di quanto le passate stagioni imponevano.
Con l’intreccio di rughe, e le lunghe occhiaie ereditate dal padre, cariche di una nuova stanchezza. “Sei verbosa”, “Parli come una lumaca”, “Ripeti cose superflue” – le ripeteva crudele suo figlio. Magari era così, veramente. E allora, questa volta, era lei a sentirsi superflua. In quelle geometrie vuote d'affetto. In quella casa. Forse nell’universo. A chi, in fondo, importava qualcosa di lei?
E poi: se era stata tagliata la speranza di Sally e spenta la musica allegra di Rossella, perché avrebbe dovuto vivere lei? Per chi? Per che cosa? Forse neanche lei meritava il responso clemente di una risonanza magnetica …