domenica 25 settembre 2022

Francesco d'Assisi, la luce di un 'fratello minore'

Ragusa, 24.8.22: presentazione del testo (foto da L'Opinione)
      Palermo – Non è facile sintetizzare in modo esaustivo la ricchezza poliedrica del testo di Giovanni Salonia Il Signore mi condusse (Cinisello Balsamo, Milano, Edizioni San Paolo, 2022), in cui l’autore (frate cappuccino, psicoterapeuta, docente di psicologia sociale) offre un profilo a tutto tondo di Francesco d’Assisi: “un ritratto psicologico e spirituale”, come recita il sottotitolo, che esplora i vari aspetti della vita del santo, con un convincente e suggestivo approccio trans-disciplinare.
       Il libro, con una postfazione del professore emerito Erminio Gius, è stato presentato qualche mese fa a Palermo da illustri relatori, tra i quali la professoressa Ina Siviglia che ha evidenziato come il testo sia attraversato da uno sguardo antropologico non univoco, né unicamente cristiano né solo laico: dalle pagine del libro brilla l’orizzonte di una antropologia umana universale, che può risuonare dentro ogni persona di buona volontà.
       Sia la professoressa Siviglia che il professore Luigi Pellegrini - autore della presentazione scritta al testo - hanno poi evidenziato come san Francesco abbia compiuto quella che il professore Salonia definisce... (continua su il Punto Quotidiano)

Maria D'Asaro, 25.9.22, il Punto Quotidiano

Presentazione del testo a Palermo






Professore Giovanni Salonia

sabato 24 settembre 2022

Sostiene Pereira

 
Una recensione acuta, che vorrei aver scritto io. Grazie, Rossana.

       “Quando è uscito Sostiene Pereira, nel 1994, la destra fascistoide lo ha interpretato come un romanzo comunista – brezneviano - e come un attacco al berlusconismo. Il libro racconta, in realtà, la situazione politica del regime portoghese di Salazar, nel 1938, negli stessi anni in cui in Spagna infuria la guerra civile che porterà alla vittoria di Francisco Franco e in Europa si sono affermati i vari fascismi - a partire dal fascismo italiano del 1922 - e il nazismo tedesco.
        Antonio Tabucchi non ha scritto quindi il suo romanzo con riferimento alla situazione italiana del 1994, ma il riconoscimento del berlusconismo e della destra nei tratti descritti all’interno del romanzo la dice lunga sulle permanenze che connotano l’eterna categoria di fascismo (Ur-fascismo di Eco).
       Così, quando oggi si parla di pericolo fascista - non si vuol certo affermare che la storia si possa ripetere identica, piuttosto si teme che certi tratti della destra novecentesca - nazionalismo, xenofobia, controllo del Parlamento, strumentalizzazione della religione e della tradizione, invenzione del nemico... - possano ripresentarsi in altra veste. Ma non è su questo aspetto che vorrei soffermare l’attenzione e richiamare l’importanza del romanzo di Tabucchi.
     E’ un racconto fine, ironico, avvolgente ... (continua qui)

Rossana Rolando, dal blog Persona e Comunità.


venerdì 23 settembre 2022

Primo: salvare la casa che brucia


       Se l’Italia fosse – e in fondo lo è – una grande famiglia, cosa vorrebbe una madre? Le madri sono abituate a pensare in termini di priorità: si adoperano innanzitutto perché i figli stiano bene, abbiano risorse e istruzione e, da grandi, un lavoro onesto. Perché ci sia tra loro rispetto, uguaglianza, pari opportunità. Se un figlio è malato o ha un problema, sarà quello da attenzionare di più…   
    Ovviamente la madre vuole per tutti una buona casa dove abitare. Se la casa fosse in procinto di bruciare, la madre, i genitori si darebbero da fare con urgenza per salvare la casa.
         Sappiamo che ora la casa/Italia – e, con lei, la casa mondo – è in pericolo, sta male, ce lo dicono da anni gli scienziati del clima.  La prima cosa, per permettere alla famiglia umana di continuare a vivere insieme, è salvare la casa/mondo.
    Oggi 23 settembre, alle 16, manifestano nelle piazze di tutta Italia i ragazzi di Friday For Future, e assieme a loro genitori e nonni - i Parents for future - per chiedere alla politica innanzitutto, e a ciascuno, ove possibile, di fare qualcosa per salvare la nostra meravigliosa casa comune. 

A Palermo si manifesterà alle 16 a piazza Verdi (davanti al teatro Massimo).

Qui il sito dei Parent for future Italia; segnalo in particolare, nell'Home page, l’Eco manifesto in 7 punti: Quello che serve davvero per fronteggiare la crisi climatica (in pdf, scaricabile).

Segnalo poi, per i Docenti, il gruppo dei Teachers for future:

Pace, Ambiente e Giustizia sono correlati: all’iniziativa aderisce anche La Rete Italiana per la Pace e il Disarmo, che aderisce alla manifestazione.










mercoledì 21 settembre 2022

Francesco, maestro umile di nonviolenza

     “Le agiografie raccontano tanti episodi in cui Francesco si accosta a briganti e delinquenti non come persone da giudicare (né in primis da convertire), ma unicamente da rispettare e amare, perché lui è fratello minore. Rivoluzionaria in questo senso l’indicazione che dà ai frati in missione presso i Saraceni: il primo modo di comportarsi è che «non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio».  
    
E se a Francesco viene chiesto di risolvere dei conflitti tra fratelli non riveste mai la parte del giudice, ma rimane un fratello che aiuta. Possiamo dire che inventa il ruolo di quello che oggi si chiama mediatore. 

    Basti pensare al racconto del lupo di Gubbio. Sia stato un lupo o un brigante ha poca rilevanza, il titolo del racconto (Del santissimo miracolo che fece santo Francesco quando convertì il ferocissimo lupo d’Agobbio) parla in modo unilaterale di un Francesco che ammansisce il lupo, ma scorrendo la narrazione è chiaro come Francesco, da fratello (ecco il suo essere mediatore) ristabilisce una circolarità fraterna.
      Riconosce che il lupo mangia le persone, ma che lo fa per fame, per cui gli eugubini devono cambiare atteggiamento: non cacciare bensì sfamare il lupo. Francesco resta così fratello del lupo e degli eugubini.

    La conversione non sarà solo del lupo (come dice il titolo), ma anche degli abitanti di Gubbio. Restare fratello delle parti in gioco si rivela il modo migliore per la soluzione dei conflitti.”




Da:  Il Signore mi condusse, di Giovanni Salonia, Cinisello Balsamo (Mi), Ed. San Paolo, 2022, p.59

domenica 18 settembre 2022

Danilo, campione italiano di bugia

     Palermo – Il Campionato italiano della Bugia non può che svolgersi in Toscana, non lontano da Collodi, paese da cui prese lo pseudonimo Carlo Lorenzini, l’autore di Pinocchio: l’originale competizione, ideata nel 1966 da Giancarlo Corsini, si tiene infatti a Le Piastre, frazione montana del comune di Pistoia, da cui dista pochi chilometri. 
     La 46° edizione dell’estroso Campionato si è svolta il 6 e 7 agosto scorso ed è stata dedicata al cinema: i partecipanti alle varie sezioni ((grafica italiana, grafica internazionale, sezione letteraria, radiofonica e verbale) hanno disegnato o proposto storie ‘bugiardissime’ legate all'arte cinematografica italiana e mondiale.
     Durante le varie gare se ne sono sentite davvero delle belle; alla fine i dieci giurati, coadiuvati dal magnifico rettore dell’Accademia della Bugia Emanuele Begliomini, nella sezione verbale hanno proclamato Bugiardo d’Italia 2022 il siciliano Danilo Malerba, originario di Lentini, in provincia di Catania.
      Danilo ha raccontato che (continua su il Punto Quotidiano)

Maria D'Asaro, 18.9.22, il Punto Quotidiano



venerdì 16 settembre 2022

Nulla è in regalo...

Pino Manzella: Wislawa Szymborska
Nulla è in regalo, tutto è in prestito.
Sono indebitata fino al collo.
Sarò costretta a pagare per me
con me stessa,
a rendere la vita in cambio della vita.

È così che è stabilito,
il cuore va reso
e il fegato va reso
e ogni singolo dito.

È troppo tardi per impugnare il contratto.
Quanto devo
mi sarà tolto con la pelle.

Me ne vado per il mondo
tra una folla di altri debitori.
Su alcuni grava l’obbligo
di pagare le ali.
Altri dovranno, per amore o per forza,
rendere conto delle foglie.

Nella colonna Dare
ogni tessuto che è in noi.
Non un ciglio, non un peduncolo
da conservare per sempre.

L’inventario è preciso,
e a quanto pare
ci toccherà restare con niente.

Non riesco a ricordare
dove, quando e perché
ho permesso che aprissero
questo conto a mio nome.

La protesta contro di esso
la chiamiamo anima.
E questa è l’unica voce
che manca nell’inventario.


Wislawa Szymborska, La gioia di scrivere - Tutte le poesie (1945-2009),
Adelphi Edizioni, Milano 2009, pag. 551(trad. Pietro Marchesani)


mercoledì 14 settembre 2022

All'ombra dei cipressi... Ciao, Penelope


... e dentro l'urne
confortate di pianto è forse il sonno
della morte men duro?
                           (I sepolcri, Ugo Foscolo)










       

    "Io ho sempre pensato che Penelope doveva regnare. Ma la storia delle donne è questa: una casa piena di maschi avvinazzati e violenti pieni di pretese (anche al trono), un marito così lontano da diventare una leggenda, un figlio fragile ossessionato dal padre assente. E lei, Penelope, alle prese col problema millenario delle donne: difendersi, proteggersi, sopravvivere. Nel luogo in cui è la "regina della casa" e non conta nulla, è la moglie del re e la madre del principe e non conta se non come merce aggiunta ai beni, alle terre, al trono. E lei cosa fa? S'inventa uno stratagemma, tesse e scuce, tesse e disfa, fa di giorno e distrugge di notte. Però polytropon chiamano lui, Odisseo piedelungo, girèro e femminaro. Lei la chiamano perifron. Lui è "astuto" e "dal multiforme ingegno", lei è solo "saggia". Non sia mai.
    Lei che era nata femmina, ed era stata buttata via, per ordine del padre, e salvata dalle anatre. Solo dopo i genitori l'avevano ripresa, hai visto mai che ci fosse lo zampino di qualche dio (maschio).  Quando ho visto Penelope di Irene Papas (quando ero piccola io gli sceneggiati duravano interi decenni, si mescolavano alla vita con una forza mai più sperimentata) ho capito che era lei. 
     Erano anni di bionde, di donne spumose e leggere, lei era bistrata, corvina, densa come vino nero. Con una bellezza talmente antica da uscire dal tempo, farsi perenne, ancestrale. Qualunque cosa facesse, quell'anima mediterranea, piena di demoni meridiani, di luci accecanti come buio, splendeva. 
     Oggi è morta, aveva 96 anni (come la regina Elisabetta: pensate che coppia regale e opposta, l'inglese rimpicciolita e tosta nei suoi colori pastello, la greca ieratica e severa nei suoi costumi dorici, pensate se ci fosse un aldilà che ingresso trionfale, che coincidenza di estremi). Per me è lei Odisseo, è lei la regina che doveva regnare. E' lei il mito."

                               Dalla pagina FB di Anna Mallamo, (grazie a Rosalba Mendolia che lo ha condiviso)

martedì 13 settembre 2022

domenica 11 settembre 2022

A Milo scultura in onore di Franco Battiato e Lucio Dalla

     Palermo – Franco Battiato era nato il 23 marzo 1945, a Ionia, in provincia di Catania, Lucio Dalla era emiliano, nato a Bologna il 4 marzo 1943 (come il titolo di una sua celeberrima canzone): entrambi si erano innamorati di Milo, paesino alle pendici dell’Etna, a 700 metri, circondato da boschi e da tante profumatissime piante mediterranee. Tanto che sia Battiato che Dalla a Milo avevano preso casa: Franco per abitarci stabilmente, Lucio vi trascorreva il tempo libero.
       A dieci anni dalla scomparsa di Dalla e a uno da quella di Battiato, il comune di Milo (continua su il Punto Quotidiano)


Maria D'Asaro, il Punto Quotidiano, 11.9.22


sabato 10 settembre 2022

Che qualità deve avere una persona che si occupa di politica?

     Passione, senso di responsabilità, lungimiranza; competenza; rifiuto della via qualunquistica del dilettantismo; capacità di capire la differenza tra etica delle intenzioni ed etica della responsabilità: ecco alcune delle qualità necessarie a chi si vuole occupare di politica, in vista del bene comune. Grazie a Rossana Rolando che ha proposto nel suo blog alcune preziose riflessioni tratte dal testo di Max Weber, La politica come professione, in La scienza come professione. La politica come professione, Einaudi, Torino 2004

      “Pensare la politica come professione può, di primo acchito, suscitare un sentimento di insofferenza, riconducibile allo squallore di una politica spesso ridotta alla poltrona, in cui quel che conta è mantenere una qualche carica e rimanere a galla.
       E tuttavia, da questo spettacolo indecoroso, può nascere una tentazione altrettanto dannosa, eppure sempre ricorrente, fin dalla nascita della democrazia: pensare che chiunque, in qualsiasi momento, con o senza formazione specifica, possa fare politica, al fine di favorire il periodico ricambio e di evitare il carrierismo immorale. Lo slogan “uno vale uno”, senza riferimento a competenze e conoscenze, è sorto all’interno di questo sentire e ha trovato, nella precedente tornata elettorale, ampio consenso.
      All’avvicinarsi della nuova scadenza del voto, leggere e rileggere la conferenza-saggio di Max Weber, La politica come professione, può essere d’aiuto, indipendentemente dalla posizione partitica di ciascuno.
    Elaborata nel 1919, subito dopo la grande guerra, in un momento drammatico per la Germania, la conferenza è rivolta ai giovani studenti rivoluzionari e mette in guardia - profeticamente - dagli esiti di una cattiva politica, esposta al rischio di rigurgiti reazionari (come tragicamente avverrà nel 1933, con la Germania nazista, più di un decennio dopo la morte di Weber, nel 1920).
     Ben consapevole del possibile deterioramento della democrazia, spesso divenuta macchina elettorale – in cui la gestione del voto è finalizzata alla distribuzione e al mantenimento delle cariche - la riflessione di Weber rifiuta però la via qualunquistica del dilettantismo, per chiarire bene il significato del termine professione, applicato all’ambito politico ...(continua qui)"

giovedì 8 settembre 2022

Parole ultime, parole penultime

Pino Manzella: Picasso visita "Il trionfo della Morte" a Palermo
      Nei momenti e nei luoghi più impensati – mentre accompagnava il nipotino a scuola, quando affettava le zucchine, mentre leggeva un bel testo di Giovanni o di Andrea o di Augusto – a nostra signora balenavano strani pensieri: che senso aveva educare i bambini alla pace, al rispetto degli altri, che senso aveva esercitare professioni di cura, che senso aveva scrivere splendidi libri di psicologia sociale, di spiritualità, di filosofia, che senso avevano cultura e formidabili scoperte scientifiche… se poi l’ultima parola spettava a una ventina di pinco pallini che decidevano se digitare o no un codice scaglia missili, nucleari e non, per uccidere tante persone e forse la terra intera?
     Nostra signora, davvero, non lo capiva: che non contasse niente lei, povera donna le cui viscere si contorcevano all’idea della guerra e della violenza, ci stava: quando mai le donnette hanno contato nei libroni polverosi della Storia… Ma che non si smuovessero i Magnifici Rettori, i Primari dei reparti ospedalieri – quanto ci manchi, caro Gino … - tutti gli esperti di Sociologia, Antropologia, Psicologia, Filosofia, Scienze Umane, i Capi Gabinetto dei Ministeri che hanno dei nipotini … che lor Signori non si unissero per cambiare l’assetto idiota della politica e delle scelte militari belliciste, questo, proprio non lo capiva.
     Era come se da sempre nella società si giocasse a briscola e ci si ostinasse a far valere solo quelle a spade o bastoni, in mano a politici e militari, mentre il resto del mondo si trastullava con coppe e denari… E’ chiaro che la partita è persa da chi non potrà mai giocare asso e tre di briscola… Ci sarebbe mai stato uno scatto di reni, un soprassalto di orgoglio, una ventata di buon senso da parte del resto del mondo?
    Altrimenti quasi quasi a nostra signora passava la voglia di occuparsi di cultura, psicologia sociale e compagnia bella…  le loro erano solo parole inutili, perché parole penultime, sottomesse, in ultima analisi, alla violenza e ai tristi Signori della guerra.

      E nostra signora non sapeva più che storie raccontare, al suo nipotino…

martedì 6 settembre 2022

Francesco: uomo semplice, sapiente e amante

    Dal tesoro di libro di Giovanni Salonia: Il Signore mi condusse,Cinisello Balsamo (Milano), Ed. San Paolo, 2022) pp.43-47   (a breve, la recensione)

     «Ci sono due tratti della personalità di Francesco, del suo modo di essere, che sorprendono e affascinano chiunque volga lo sguardo alla sua figura. Se nel cuore del suo pensiero c’è la fraternità, al centro della sua vita appaiono, in forme inedite, la sapienza e l’amore. Come se in Francesco si coniugassero, in una maniera sconosciuta, i due orizzonti dell’esistenza autentica e matura: l’essere sapienti e l’essere amanti. (…)
     Francesco opera una grande distinzione tra sapere multum e sapere multa. Non è sapendo ‘molte cose’ che si vive meglio, bensì sapendo ‘molto’. I  nuovi paradigmi del sapere ci ricordano che la cultura non è data dalla molteplicità di dati che una persona possiede (…), ma dalla capacità di saper entrare in relazione con gli altri. Goleman ha sostenuto che la vera intelligenza è la capacità di comprendere e usare le proprie e le altrui emozioni per migliorare la qualità della vita (‘intelligenza emotiva’). A me è sempre piaciuto parlare di ‘intelligenza relazionale’, della capacità, cioè, di vivere in modo significativo e nutriente le relazioni interpersonali. Ѐ questo il multum da apprendere al di là dei multa. (…)
     Con grande intuito, Francesco chiede alla semplicità di ‘proteggere’ (di ‘autenticare’) la sapienza. Sapienza e semplicità sono per lui così intimamente connesse che la definizione dell’una deve includere l’altra: occorre parlare di una sapienza semplice e di una semplicità sapiente.
    La sapienza semplice è leggera, di quella leggerezza che – come dice Calvino – rende vitale ogni sapere. La semplicità sapiente acquista il peso della concretezza che la riscatta da ogni fuga nel vago. In definitiva, è  un ossimoro a svelarci il senso profondo di una sapienza non astratta e di una semplicità non banale: l’ossimoro come coesistenza dinamica degli opposti e come icona di una personalità capace di coniugare dentro di sé la dignità della cultura e il rispetto della vita come essa è, nella sua immediatezza, nella sua realtà di relazioni e di incontri. 
Ragusa, 22.8.22: presentazione del testo
(dal periodico ibleo: L Opinione)
   La sua chiave è l’esperienza, ovvero l’apertura a far nascere ogni parola, ogni conoscenza, ogni atto vitale dal confronto vivo con il mondo e con l’altro. D’altronde, per esperienza parlano i bambini e i folli, i “custodi dell’essere”, che avvertono immediatamente, in maniera per noi spietata e imbarazzante, tutta l’inadeguatezza delle parole svuotate dalle mode e dalle abitudini. (…)
    Maestro di sapienza ‘illetterata’, Francesco ci ricorda in definitiva che non è ‘ingoiando’ libri e nozioni che si diventa sapienti, ma per la via della ricerca dell’interiorità, dell’essenzialità, della creatività, della relazione, dell’umile mettersi in discussione. Francesco, maestro di una sapienza "folle", ci ricorda l’inutilità di una saggezza impaurita e la necessità dell’audacia, frutto dell’essere in contatto con la propria ispirazione e con l’Altro, unica protezione dalle seduzioni dell’applauso e del consenso degli opinion-leaders.
   La semplicità francescana non è semplicioneria o ignoranza della complessità dell’esistenza, bensì capacità ascetica di purificarsi del superfluo, faticosa ricerca dell’essenziale, ascolto attento del proprio cuore e di quello del fratello.»

Tra gli altri, ho recensito questi testi del prof. Salonia:




domenica 4 settembre 2022

Con Dalla Chiesa uccisa anche la speranza?

     Palermo - «Qui è morta la speranza dei palermitani onesti»: queste parole, scritte su un cartello il 4 settembre 1982 in via Isidoro Carini a Palermo, danno il senso dello sgomento e del dolore dei ‘palermitani onesti’ il giorno dopo l’assassinio per mano mafiosa del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, della moglie Emanuela Setti Carraro e dell’agente di scorta Domenico Russo, morto qualche giorno dopo per le gravissime ferite riportate.
      Quarant’anni dopo l’agguato mortale a un così importante rappresentante dello Stato, bisogna confessare che, nella capitale siciliana, la sera del 3 settembre 1982 la speranza... (continua su il Punto quotidiano)

Maria D'Asaro, il Punto Quotidiano, 4.9.22





Vedi anche il post del 3.9.2017: Un amore spezzato, tre vite recise