sabato 30 marzo 2019

In Kenya il migliore maestro del mondo

           E’ Peter Tabichi, un frate francescano di 36 anni che insegna Matematica e Fisica in una scuola secondaria rurale nel villaggio di Pwani in Kenya, il migliore professore del mondo. 
           Al professor Tabichi è stato infatti assegnato il “Global Teacher Prize 2019”, il riconoscimento che ogni anno la Varkey Foundation assegna al docente che si è contraddistinto per l’azione educativa più efficace e significativa. 
             I meriti formativi e didattici del professor Tabichi sono davvero molteplici: innanzitutto gli studenti del maestro keniota hanno già vinto importanti competizioni nazionali ed internazionali - tra cui un premio dalla Royal Society of Chemistry nel Regno Unito - nonostante le scarse risorse della scuola, la quasi totale assenza di connessione ad Internet e il sovraffollamento delle classi, formate anche da 80 alunni. Il professore è stato anche capace di gestire i complessi problemi sociali della regione dove lavora, la Rift Valley del Kenya, dove ha creato un Club della Pace per ricucire le tensioni fra le varie etnie del villaggio, e dove ha convinto i genitori delle ragazze a non obbligarle a contrarre matrimoni precoci; si è anche adoperato per insegnare metodi di coltivazione più adatti a sopportare la siccità che sta colpendo quest’area del Kenya e che mette a repentaglio la sopravvivenza di numerose famiglie.
               Tabichi ha poi donato l’80% del suo salario ai suoi studenti per potersi comprare i libri di testo e pagare la retta scolastica ed evitare così un abbandono precoce degli studi. «La scienza è la chiave per il futuro di questi ragazzi», ha detto il frate francescano a Dubai durante la consegna del premio che ammonta ad un milione di dollari. «Questo premio non riconosce me, ma i giovani di questo grande continente – ha aggiunto il professore - io sono qui solo grazie a ciò che i miei studenti hanno raggiunto. Questo premio dà loro una possibilità. Racconta al mondo che tutto è possibile».
                 Tra i cinquanta finalisti del Global Teacher Prize, c'era anche l'italiano Giuseppe Paschetto, docente di matematica e scienze alla scuola media di Mosso, in provincia di Biella. Tra i tanti progetti innovativi che l’insegnante ha introdotto nella propria scuola, c'è anche il “feliciometro”, un misuratore della felicità degli alunni. Perché, spiega il professore: «Voglio che i ragazzi non siano soltanto interessati a ciò che spiego, ma siano davvero felici di venire a scuola ogni mattina»
             La testimonianza concreta dei professori Tabichi e Paschetto ci ricorda che non bastano i buoni risultati nelle prove Invalsi o nel RAV (Rapporto di AutoValutazione) a fare innalzare la colonnina della qualità di un docente, ma che è necessario anche un intreccio tra competenze didattiche, relazionali e sociali. E un supplemento di generosa umanità.

Maria D’Asaro, il Punto Quotidiano, 28.03.19

giovedì 28 marzo 2019

Donne in penombra ...

          Venerdì 29 marzo alle 17.30,  nello spazio Cultura della Libreria Macaione (Via Marchese di Villabianca 102 - Palermo) sarà presentato il libro di Mariceta Gandolfo, "Donne in penombra" (...). Oltre all'autrice saranno presenti per un dialogo Augusto Cavadi, docente di filosofia e giornalista di Repubblica, e Maria D'Asaro, insegnante e psicopedagogista. Le letture di Viviana Gandolfo accompagneranno la presentazione.

         È l'altra metà del cielo a parlare negli originali racconti di Mariceta Gandolfo, che ha voluto dar voce alle compagne degli "eroi" che popolano il panorama storico-letterario di tutti i tempi. Dalla bella Penelope, alla paziente compagna del commissario siciliano più conosciuto al mondo, la nostra autrice ha puntato i riflettori su di loro, sulle grandi donne che stanno sempre dietro ogni grande uomo, anche se spesso soltanto dietro le quinte, pazienti, ma non troppo, nell'assecondare gli illuminati personaggi che hanno accompagnato nel corso della loro esistenza.

Con un linguaggio che si cala di volta in volta nel contesto storico e sociale delle scene rappresentate, Mariceta Gandolfo regala ai lettori briosi racconti in cui i due universi, il femminile e il maschile, s'incontrano e si scontrano, lasciandoci assistere a delle divertenti diatribe di fronte alle quali il lettore, ergendosi a giudice, non saprà dove far pendere l'ago della bilancia. Un'opera sapientemente costruita, senza dubbio preziosa e ricca di spunti di riflessione.
                                                                                                                                   (da Balarm, qui)

martedì 26 marzo 2019

Noi, tra caos e libertà creativa

I ponti sulla Senna (Marc Chagall, 1954) 

(...) Gesù fa appello alla coscienza di ognuno a orientarsi, a impegnarsi. Non c‘è bisogno di dovere ricorrere a chissà quali sistemi, perché ognuno di noi ogni giorno fa delle scelte, in un senso o nell’altro. E Gesù ci vuole responsabilizzare di questo momento bellissimo, quando scegliamo. Quando stiamo decidendo in che direzione andare, prendendo una direzione giusta o una sbagliata, forse neppure ce ne rendiamo conto. Gesù ci dice: apriti gli occhi, hai la possibilità di orientarti nella vita.
Ebbene, in questo momento in cui Gesù annuncia libertà e responsabilità per tutti, sentiamoci tutti corresponsabili della storia di cui siamo soggetti attivi – e  non soltanto talvolta anche passivi, in verità – in questo preciso momento un gruppo di persone gli pone un problema: Sappi che alcuni galilei erano al tempio a pregare e Pilato li ha uccisi. E  Gesù poi rincara la dose: Lo so, me lo state dicendo … Ma è successo anche un altro fatto, 18 persone sono morte sotto il crollo della torre di Siloe.
Due difficoltà si frappongono tra noi e la vita di ogni giorno: primo, la malvagità in cui ci possiamo imbattere o di cui, qualche volta, siamo noi stessi operatori. Secondo, quello che chiamiamo con un termine vago, l’incidente.
La malvagità è il gesto di Pilato che fa uccidere i galilei considerati persone aggressive, teste calde, rivendicatori di diritti. La Galilea era una parte della Palestina dove c’era una forte coscienza politica di avversione verso l’impero romano, con organizzazione anche di sommosse, tante volte. E Pilato li uccise.
Quindi l’esperienza della malvagità, qualcuno che uccide un altro, o esperienza di incidenti della vita, incidenti di qualsiasi genere, Gesù li mette in conto: crolla una torre, sbanda un’auto, ci viene una malattia, c sopravviene qualcosa che avremmo voluto evitare … e tante altre casualità della vita, che poi hanno tutte una qualche comprensione. Tante cose accadono, ma ci sono le circostanze che le favoriscono, magari non dipendono da noi.
Cosa fare di fronte a tutto questo? La strada più breve sarebbe dire che c’è la volontà di Dio nella malvagità e negli incidenti della vita, come dire: E’ Dio che vuole tutto questo. E quindi il discorso è finito: pensare che Dio sia principio cattivo di tutto quello che di male ci può succedere o di cui noi stessi siamo capaci di agire.
Gesù dice: No, calmatevi. Perché pensate queste cose di Dio? Perché volete coltivare questo stato di cose, addirittura con l’avallo di Dio stesso? Convertitevi … Non è detto che ti sia accaduto l’incidente o che sei malato perché hai fatto un peccato; o è accaduto questo perché non hai avuto fede o non hai saputo chiedere al Signore. Perché pensi queste cose? Dio è forse uno che viene a patteggiare con noi, ci dà, non ci dà, fa finta …  Ci vuole bene e basta.
Questa sua benevolenza convive con la nostra storia, con questo nostro mondo dove è possibile la malvagità e dove è possibile l’incidente. E cosa possiamo fare noi di fronte a questo? Non attribuirlo a Dio. Al contrario, metterci in movimento, avendo una buona esperienza di Dio che ci dice: Non ti lasciare risucchiare dal caos in cui la vita potrebbe scivolare … Se agisci, pensa a una cosa buona, nonostante l’esperienza negativa che puoi avere fatto, vai oltre, muoviti oltre … Se vuoi pensare Dio, pensa colui che vuole la cosa più bella da te, la cosa più giusta, più vera.
Convertiamoci, per non restare risucchiati da tutte le disgrazie, che pure fanno parte della nostra vita. Vorremmo evitarle. E, finché ci riusciamo, per noi e per gli altri mettiamoci tutto l’impegno perché non accadano. Quindi, su questo fronte non abbiamo niente a cui accondiscendere. Evitiamole. Evitiamo tutti gli omicidi, in nome di un credo politico, di una fede religiosa … Non si uccide mai nessuno. Va salvaguardata la vita anche delle persone che hanno sbagliato. Di fronte agli incidenti, per quanto possibile, cerchiamo di prevenirli, finché ci riusciamo e finché ci è possibile.
Dopo di che, cosa ci resta veramente da fare? Guardare oltre, pensare alla grande, alla maniera di Dio. Non ci riusciamo, certo. Ma cosa vorrebbe Dio per ogni persona, anche per la persona che ha sbagliato gravemente, cosa vuole? La conversione, la vita, una condizione di serenità, che l’albero possa portare frutti belli, volendo restare nella metafora evangelica (…)
E quindi il Dio della libertà, il Dio della responsabilità vissuta con coraggio, con pazienza anche quando le cose sembrano andarci contro. Non lasciamoci intorpidire dal pensiero che c’è qualcosa che è contro di noi. Andiamo oltre. Lasciamoci librare alto dal pensiero, dalla preghiera e dalla frequentazione di Dio nella nostra vita.

(sintesi dell’omelia pronunciato da don Cosimo Scordato il 24.3.19 nella chiesa di san Francesco Saverio a Palermo, non rivisto dall’autore: eventuali errori o omissioni sono della scrivente, Maria D’Asaro, che si assume pertanto la responsabilità delle imprecisioni e manchevolezze della trascrizione)

domenica 24 marzo 2019

Alfieri della Repubblica, l’Italia migliore

La premiazione degli "Alfieri" al Quirinale
             “La bellezza salverà il mondo”, la frase che Dostoevskij mette in bocca al principe Miškin, rischia di essere troppo abusata. Forse salveranno il mondo soprattutto altre virtù: il senso di giustizia, il coraggio e magari anche la bontà, che oggi non è affatto di moda. 
            L’ex presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano ha istituito nel 2010 per i giovani cittadini italiani (e anche per cittadini stranieri residenti nel nostro Paese, nati in Italia o che abbiano frequentato con profitto le scuole italiane per almeno cinque anni), un Attestato di Onore "Alfiere della Repubblica", per premiare comportamenti particolarmente virtuosi, mossi dal senso di solidarietà e dall’altruismo, nel campo dello studio, della cultura, della scienza, dell'arte, dello sport, del volontariato. 
           Il Presidente Sergio Mattarella ha consegnato il tredici marzo scorso gli Attestati di Onore "Alfiere della Repubblica" a ventinove ragazzi e ragazze che, con la loro testimonianza, il loro impegno, le loro azioni coraggiose e solidali, si sono distinti come modelli positivi di cittadinanza solidale: tra loro, qualcuno ha aiutato compagni disabili; altri sono giovani volontari della Croce rossa; c’è anche chi ha salvato in mare una persona che stava annegando, chi ha reagito al bullismo diventando esempio per gli altri con la sua coraggiosa determinazione, chi fa volontariato nei quartieri poveri.
          Il Capo dello Stato, nel consegnare il riconoscimento, ha sottolineato che “Aiutare chi è in difficoltà rende la vita migliore, fa vivere meglio se stessi e la comunità. La solidarietà  è infatti la struttura portante della comunità”.
Gioventù buona d’Italia, avanti tutta.

Maria D’Asaro, il Punto Quotidiano, 24.03.2019


giovedì 21 marzo 2019

La vita? E' un investimento ...

Palazzo di Carskoe Selo - Russia
        Nostra signora non era solita meditare. Le capitava di immergersi nei suoi pensieri solo quando stirava, lavava i piatti, sferruzzava o camminava a piedi per la città.
       Le pareva che, con mani impegnate o piedi 'adelanti', si chiarisse qualche connessione nelle ingarbugliate sinapsi. Così, mentre rammendava un paio di calze, le venne di pensare alla vita come a un fondo di investimento: perché frutti qualcosa e per evitare che un eventuale rovescio azzeri il capitale investito è indispensabile diversificarne quantità, tipologia, tempi e destinazioni.  Un buon operatore finanziario ha nel suo pacchetto titoli azionari, ma fa attenzione alla salute delle società e alle loro quotazioni, compra obbligazioni con cautela, seguendo bene il mercato, e non lesina l’acquisto di titoli di stato, che danno rendimenti molto bassi, ma – tranne in casi eccezionali - ti garantiscono il capitale … Così nella vita. E' inopportuno l’investimento totale in un solo settore: molto meglio dividere tempo, energie, amore e cura  tra famiglia ed affetti, figli, lavoro, amici, ambito sociale e politico, passioni speciali … Perché non esiste l’investimento sicuro al 100%.  
πάντα ῥεῖ (tutto scorre): “siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa e il cuore di simboli pieno”.









martedì 19 marzo 2019

Cara Maria

Cara Maria,
                    ricordo dove eri seduta, in quella prima media, sezione D,  dell’anno scolastico 1996/7: eri al secondo banco, nella fila a destra dell’aula. Eravate in tanti, in quella prima a tempo normale dove insegnavo solo Italiano, perché il grosso delle ore le avevo in III.
Non eri  la più brava in classe, ma studiavi con diligenza. Ricordo i tuoi grandi occhi neri, la tua voglia di esserci sempre e comunque, la tua correttezza e il tuo grande senso di giustizia. 
Poi, l’anno dopo, ho lasciato con rammarico te e la tua classe perché  sono diventata  la psicopedagogista della scuola.
Ti ho ritrovato qualche anno fa, in qualità di zia di Gabriele, il mio caro alunno che ha preso la licenza media due anni fa. Da lui e da sua madre, tua sorella, ho saputo che eri gravemente ammalata.
Ho sperato con tutto il cuore che ce la potessi fare. 
E invece, tre giorni fa, mentre ero a Siracusa, ho appreso da FB che la tua anima era volata via …
Mi dispiace un casino. 
Mi dispiace per te, per i tuoi familiari, per Gabriele … 
Ti abbraccio forte forte, come avrei voluto fare quando eri viva. 
Vivrai sempre nel mio cuore, carissima Maria.

domenica 17 marzo 2019

Quello scatto speciale nel cielo siciliano

        Nella luminosa alba del 1° febbraio, lungo la magnifica costa sud di Siracusa, la Luna di leopardiana memoria – “Che fai tu, luna, in ciel? Dimmi, che fai, silenziosa luna?”- si scorge chiara nel cielo in allineamento con i pianeti Venere e Giove;  mentre sono visibili  sullo sfondo  la stella Antares e una porzione della via Lattea; a stagliarsi sul mare, in primo piano, anche un suggestivo arco roccioso. A immortalare cielo e mare così speciali ci ha pensato un ingegnere chimico con l’hobby dell’astro-fotografia, il siciliano Dario Giannobile, che nei giorni precedenti ha studiato l’allineamento dei pianeti e ha calcolato l’ora del tramonto della luna: «Mi sono alzato alle 3 del mattino per essere puntuale sul luogo – ha detto l’ingegnere - perché in queste occasioni é fondamentale non perdere l’attimo. Una volta sistemata l’attrezzatura, mentre scattavo non avevo altro da fare se non godermi lo spettacolo surreale».
           Poi l’ingegnere ha inviato lo scatto ai selezionatori della Nasa, che ogni giorno scelgono una fotografia, connotata come APOD (Astronomy Picture of The Day), tra le tantissime ricevute da tutto il mondo, soprattutto tra materiali di missioni e strumentazioni scientifiche. La foto del cielo di Siracusa è stata scelta appunto come Astronomy Picture of The Day del 4 marzo scorso. La fotografia dell’ingegnere Giannobile non è la prima ad essere ascesa a quest’onore: in passato era già successo per un’altra sua foto all’Etna; mentre lo scatto di un arcobaleno rosso contro il cielo di Siracusa era stato scelto come “Epod”, Earth Science Picture of the Day e condiviso con il mondo attraverso i canali web e social.
Maria D'Asaro, il Punto Quotidiano, 17.03.2019

giovedì 14 marzo 2019

Pi greco, che passione!

       Oggi Albert Einstein, nato il 14 marzo 1879, avrebbe compiuto 140 anni.
     Dal 1988 il 14 marzo, su iniziativa del fisico statunitense Larry Shaw, è il giorno del Pi greco (in inglese Pi day): la scelta è ispirata dal formato della data mese-giorno, in uso negli Stati Uniti, in base al quale si indica prima il mese (3) e poi il giorno (14), ottenendo così il numero "3,14", grafia che indica l'approssimazione ai centesimi di pi greco. Inoltre alcuni celebrano la ricorrenza dalle ore 15, in modo da adeguarsi all'approssimazione 3,1415.
         Nel 2009, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti d’America riconosce il 14 marzo come giornata ufficiale per celebrare la nota costante matematica e si invitano i docenti a vivere il Pi Day come occasione per “incoraggiare i giovani verso lo studio della matematica”. Nel 2017 anche l'Italia ha celebrato ufficialmente il giorno del Pi greco. (da wikipedia)
       In Sicilia il Pi greco day è stato festeggiato in modo particolare a Siracusa, città di Archimede, papà del Pi greco .
       A Siracusa, appunto, tra oggi e domani si svolgeranno convegni su Archimede e Leonardo (del quale ricorre il 500° anniversario della morte) caccia al tesoro nelle vie di Ortigia, staffetta 4×314 e 3×105 alla “Marina”, flash mob sul ponte Umbertino, approfondimenti su scienza, arte e matematica ed altro ancora. 
Oggi, in particolare, l’avvio della “caccia al tesoro” per le vie di Ortigia con il coinvolgimento degli studenti dell’Istituto  “L.Einaudi”. L’attività prevede la risoluzione in un tempo stabilito di “enigmi” che saranno visionabili in 14 postazioni dislocate lungo un percorso di 3,14 km all’interno di Ortigia. Durata della caccia al tesoro?  3 ore e 14 minuti!

(Il calcolo degli integrali nasce con Archimede di Siracusa e con il suo metodo di esaustione. In questa pagina  il suo metodo per calcolare pi greco.)


mercoledì 13 marzo 2019

Nasrin, una di noi

         Come esprimere la nostra solidarieta' a Nasrin Sotoudeh, avvocata e attivista per i diritti umani iraniana, che per il suo generoso impegno in difesa dei diritti umani e' stata condannata a 33 anni di carcere e 148 frustate da un tribunale di Teheran?


Iscriversi ad Amnesty International? Evitare di fare viaggi in Iran? Protestare? Pregare? ...

domenica 10 marzo 2019

Luna e formaggio: capirsi nel mondo borderline


        Che c’azzecca la luna col formaggio? Non si tratta dell’ultima mirabolante scoperta di una navicella spaziale inviata sul nostro satellite, ma di un possibile collegamento che farebbe un bimbetto o una persona borderline. Da qui il titolo - La luna è fatta di formaggio (Il Pozzo di Giacobbe, Trapani, 2014, €15)  - del testo scritto a quattro mani dallo psicoterapeuta Giovanni Salonia insieme alle colleghe Gabriella Gionfriddo, Andreana Amata e Valeria Conte: un saggio diretto innanzitutto agli ‘addetti ai lavori’ - medici, neuropsichiatri in particolare, psicologi, psicoterapeuti - ai quali viene proposto un modello terapeutico per capire e curare i pazienti con linguaggio borderline, modello che si colloca nell’orizzonte teorico della GestaltTherapy. 
           Il prof. Salonia infatti, sulle orme del maestro Isadore From, sottolinea che il linguaggio dei pazienti borderline va in primo luogo “tradotto”. Etimologicamente ‘tradurre’ significa ‘condurre’, ‘portare altrove’: “Nella clinica gestaltica ‘tradurre’ significa attraversare la comunicazione del paziente con linguaggio borderline per individuare, dentro la sua grammatica e il suo linguaggio, l’esperienza che vive.”. “Nel percorso terapeutico diventa fondamentale individuare l’esperienza relazionale del paziente con linguaggio borderline e favorire il transito dal suo linguaggio idiografico a quello condiviso”. Quindi: “tradurre significa dare dignità di linguaggio alle affermazioni del paziente”. Ecco allora trovato il nesso tra luna e formaggio: “un criterio associativo differente (…) da quello della semantica usualmente condivisa: se ambedue sono gialli ne deriva che sono connessi ed interscambiabili”.
         Leggere La luna è fatta di formaggio è comunque illuminante anche per una platea più vasta di lettori: genitori curiosi, docenti vogliosi di approfondimento, e, in generale, per chi si pone oggi alla ricerca di senso della condizione umana, nell’odierno difficile transito della postmodernità.  Cosa si porta a casa il lettore ‘comune’, dalle pagine di questo saggio intrigante? Innanzitutto la consapevolezza che “l’emergere e il diffondersi di una sofferenza psichica sono intimamente connessi al contesto socio-culturale”. E che dalla società narcisistica, a suo tempo così ben delineata da Christopher Lasch, stiamo passando ad una società borderline. Infatti: “Dall’emergere prepotente della soggettività e del culto dell’immagine, si sta approdando ad una società nella quale le individualità diventano sempre più sottolineate, i linguaggi sempre più idiografici, la logica sempre meno condivisa”. “Se nella società narcisistica la contrapposizione era tra soggettività ed alterità, tra due grammatiche, nella società borderline siamo di fronte al crollo della soggettività e della grammatica”. In secondo luogo, l’importanza della comunicazione umana, micidiale arma a doppio taglio: “le due coordinate dell’esperienza borderline – un linguaggio che sembra strano ma è straniero (…) e gli imbrogli consapevoli o no, ma comunque presenti nelle relazioni (…) – si ritrovano con sfumature e registri differenti in tutte le relazioni umane”. In terzo luogo, la chiarezza che la comprensione dell’altro è sempre un problema di “traduzione”: “Il lavoro clinico gestaltico con i pazienti con linguaggio borderline si basa sulla certezza che le loro parole e loro comportamenti, per quanto possano sembrare confusi, strani, accusatori, contengono sempre un’interna coerenza”.
       Se poi il lettore è genitore o nonno, insegnante o educatore capisce quanto sia importante aiutare il bambino a dare il nome giusto alle emozioni che vive o che vede nel corpo dell’altro: “Avere nomi sbagliati per denominare i propri vissuti non solo crea confusione a livello cognitivo e narrativo, ma danneggia anche altri livelli del mondo esperienziale-relazionale”. “Se un bambino ha appreso erroneamente  a definire ‘triste’ un volto che invece esprime disgusto, ciò darà adito ad equivoci … a relazioni confuse e conflittuali.” Infatti “Le parole che il bambino apprende non solo accrescono le sue informazioni, ma preparano anche la mente (…) a mettere in ordine il mondo”. Ecco quindi la necessità per ogni bambino “di essere compreso lì dove egli non riesce a comprendere (…) di essere aiutato a dare un significato, un nome alle proprie e alle altrui esperienze”.  Il testo propone poi riflessioni cruciali anche in ambito sociologico e persino politico, quando afferma ad esempio che: “La convivenza è possibile se il confronto delle diversità non avviene sull’asse ‘ragione o torto’, ‘sanità o follia’, bensì su quello della traduzione”. E che “la democrazia evita la deriva della frammentazione non con ritorni nostalgici ad autorità indiscutibili né col ricorso ad autorevolezze fragili, bensì affrontando il compito di riscrivere le regole della dia-logica, partendo dallo specifico di ogni linguaggio, tradotto e condiviso”.
        Infine, anche se diretto in primis ai terapeuti, l’auspicio del prof. Salonia “di istituire uno spazio di intesa condiviso in quella terra di nessuno in cui ogni traduttore si avventura (…) per dare sfondo e consistenza ai frammenti di verità del linguaggio ‘divergente’ dell’altro”, è valido e salvifico in ogni contesto. Nella speranza che, anche nella società odierna, liquida e tendenzialmente borderline, si tracci una strada che porti dal caos della torre di Babele all’Eden della condivisione comunicativa.
                       
Maria D’Asaro, il PuntoQuotidiano, 10/03/2019




venerdì 8 marzo 2019

Una mimosa non basta

     In fila, per accedere a uno degli uffici più classici, caotici e temuti di tutto l’italico stato. Un addetto all’ingresso controlla che chi sta entrando abbia la prenotazione. L’uomo dice qualcosa a ognuno, magari per spezzare la monotonia del suo lavoro. 
    A una donna, la cui prenotazione parrebbe dubbia,  con un risolino sarcastico: “Passi, oggi è la sua festa”. Poi, agli uomini che seguono, con un passaggio verbale sfuggito a chi ascolta, dirà “Per me la famiglia vera e unica è quella tradizionale, uomo, donna e figli. Ma chi sono i gay, ma lasciamoli stare …”. L’affermazione dell’uomo è resa più seria e solenne dall’espressione dura e decisa che assume mentre pronuncia il suo diktat e dal silenzio/assenso dei due ascoltatori.  Mala tempora currunt. Non saranno mimose e cortei a rendere facile la vita di chi, da che mondo è mondo, ha meno potere: donne, gay, tartarughe caretta caretta …

Maria D’Asaro



mercoledì 6 marzo 2019

Il vichingo di casa nostra

               Sta lì, all’incrocio tra due arterie di periferia, a volte su una sedia sfondata, a sorvegliare arance d’inverno, nespole e fragole in primavera, pesche e meloni gialli d’estate, patate e cipolle in ogni stagione. 
           E’ un omone dall’età indefinibile - 40 o 50? -  il volto segnato da rughe profonde per il sole e il vento a cui è esposto; capelli un tempo rossicci, occhi verde acqua con uno sguardo che pare sospeso, aggomitolato in pensieri per cui forse non trova parole. 
         Eppure ieri, mentre pesava con mani gentili le arance, ha iniziato a parlare, mosso da chissà quale urgenza:  Sti motori unn’avissiru a circolari, io ciu dissi a me frati ca non si l’avia accattari. Poi su vinniu. Ci avia dittu a me muglieri “Acchiana”, ma poi stavamu pirdennu l’equilibrio e scinnemu
    La cliente faticava a trovare cause ed effetti: poteva solo annuire. E salutare con un largo sorriso.
Maria D’Asaro

martedì 5 marzo 2019

lunedì 4 marzo 2019

Sì, questi sono uomini ...

      Il 4 marzo 2005 è stato ucciso a Baghdad il funzionario del SISMI Nicola Calipari.
       Da Wikipedia, la tristissima vicenda:

Andrea Nicola Calipari (Reggio Calabria, 23 giugno 1953 – Baghdad, 4 marzo 2005) è stato un poliziotto, funzionario e agente segreto italiano, ucciso da soldati statunitensi durante la guerra d'Iraq nel Paese mediorientale, nelle fasi immediatamente successive alla liberazione della giornalista de il manifesto Giuliana Sgrena.
Nicola Calipari entra a far parte degli scout nel reparto «Aspromonte» del gruppo Reggio Calabria 1 dell'Associazione Scouts Cattolici Italiani (ASCI). Dal 1965 segue tutto il percorso educativo fino a diventare, nel 1973, capo scout nei gruppi Reggio Calabria 1 e Reggio Calabria 3 AGESCI.
Laureato in giurisprudenza, nel 1979, si arruola in Polizia e diventa funzionario.
(…)
L'attività al Sismi
Dopo oltre 20 anni di servizio in Polizia entra al SISMI nel 2002 e assegnato agli uffici operativi. Dall'agosto 2002 viene collocato in posizione fuori ruolo presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, passando così al Servizio per le informazioni e la sicurezza militare.
Successivamente diviene Capo della 2ª Divisione "Ricerca e Spionaggio all'Estero" del SISMI: di fatto si trattava del numero due nell'ambito operativo per le operazioni estere del Servizio d'intelligence (secondo solo al Direttore generale Nicolò Pollari) e viene assegnato alle operazioni in corso in Iraq.
Durante il suo incarico è responsabile del Sismi, nei territori iracheni, per le trattative felicemente concluse per la liberazione delle operatrici umanitarie Simona Pari e Simona Torretta e dei tre addetti alla sicurezza Umberto Cupertino, Maurizio Agliana e Salvatore Stefio. Non si riesce invece a riportare a casa Fabrizio Quattrocchi ed Enzo Baldoni. È inoltre mediatore per la liberazione della giornalista Giuliana Sgrena, alla conclusione della quale viene ucciso da soldati statunitensi.
La morte
La sera del 4 marzo 2005 un'autovettura dei servizi segreti italiani con a bordo Giuliana Sgrena, l'autista Andrea Carpani e Nicola Calipari, giunta nei pressi dell'aeroporto di Baghdad, transita sulla Route Irish in direzione di un posto di blocco statunitense. La giornalista è stata appena rilasciata dai rapitori, a conclusione di una lunga trattativa condotta da Calipari, che aveva comunicato telefonicamente agli uffici del governo di Roma il felice esito dell'operazione, informando anche l'ambasciata.
La Route Irish è presidiata a causa delle frequenti azioni ostili nella zona (135 da novembre a marzo, per la maggior parte fra le 19 e le 21: ora in cui transitava l'auto del SISMI), e anche per il previsto passaggio dell'allora ambasciatore statunitense in Iraq John Negroponte. Approssimandosi alla zona vigilata, il veicolo è oggetto di numerosi colpi d'arma da fuoco; Calipari si protende per fare scudo col suo corpo alla giornalista e rimane ucciso da una pallottola alla testa. Anche la giornalista e l'autista del mezzo rimangono feriti. A sparare è Mario Lozano (New York, Bronx, 1969), addetto alla mitragliatrice al posto di blocco, appartenente alla 42ª divisione della New York Army National Guard. Altri soldati sono stati sospettati di aver partecipato alla sparatoria.
Ricostruzioni
Sono state prodotte due versioni dell'accaduto, una italiana ed una americana, fra loro contrastanti in molti punti.
La vicenda ha creato forti attriti diplomatici fra Italia e Stati Uniti d'America, tanto che molti hanno subito richiamato la strage del Cermis, che pure portò ad attriti tra i due paesi, e la magistratura italiana ha aperto un'inchiesta sulla vicenda, incriminando il soldato Mario Lozano per l'omicidio di Calipari e il tentato omicidio di Giuliana Sgrena dell'autista, Andrea Carpani, maggiore dei Carabinieri e del funzionario Farinelli Guido U. in forza al SISMI, entrambi rimasti feriti.
Versione italiana
Dei sopravvissuti all'episodio le testimonianze sono principalmente quelle di Giuliana Sgrena, giacché l'autista, anch'egli appartenente al SISMI, non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche, sebbene abbia riferito dell'accaduto per via gerarchica. Tuttavia, in Diario di una spia a Baghdad, un agente del SISMI presente nella capitale irachena ha raccolto e pubblicato la testimonianza dell'agente Corsaro, nome in codice usato da Andrea Carpani durante l'operazione.
Come riferito da autorità governative, Sgrena ha sostenuto di aver visto, dopo una curva, che li avrebbe fatti rallentare fino ad una velocità massima di circa 50 km/h, una luce accecante e poi di aver udito subito dopo l'esplosione di numerosi colpi d'arma da fuoco: diverse centinaia, secondo la giornalista, protrattisi per 10-15 secondi a dire dell'autista.
Giuliana Sgrena ha aggiunto che non si trattava di un posto di blocco e che la pattuglia dei soldati americani non aveva fatto alcun segnale per identificarsi o per intimare l'"alt", come era invece regolarmente accaduto negli altri posti di controllo precedentemente attraversati, iniziando decisamente a sparare contro la loro automobile.
La giornalista dichiarò inoltre che i sequestratori, poco prima della liberazione, le avevano detto che gli statunitensi non volevano che tornasse viva in patria.
Versione statunitense
Secondo il governo statunitense, la cui versione è stata diffusa il 1º maggio 2005, l'auto viaggiava ad una velocità prossima ai 100 km/h. I militari del check-point 541 avrebbero seguito la cosiddetta procedura delle quattro S.
Nel corso della sparatoria, alcuni dei proiettili sarebbero stati accidentalmente deviati ed uno avrebbe centrato alla testa Calipari, protesosi in avanti per proteggere con il suo corpo la giornalista.
I funzionari statunitensi hanno inoltre asserito che nessuno era a conoscenza dell'operazione condotta dal SISMI, né dell'identità delle persone a bordo di quell'auto, regolarmente presa a nolo all'aeroporto di Baghdad.
Il rapporto americano era inizialmente uscito con numerose censure, per circa un terzo dell'elaborato, che mascheravano sotto strisce nere i nomi dei soldati implicati ed altri dettagli; pubblicato ufficialmente su Internet in formato pdf, il documento fu decifrato in pochi istanti tramite copia-incolla.
L'inchiesta effettuata dai militari statunitensi ha concluso che la sparatoria avvenuta il 4 marzo 2005 al posto di blocco presso l'aeroporto di Baghdad è stata «un tragico incidente».
Differenze tra le ricostruzioni
La differenza principale fra le due versioni è costituita dalla velocità alla quale il veicolo italiano procedeva, che secondo gli statunitensi era di circa 100 km/h, mentre secondo gli italiani era di circa la metà. L'importanza di questo fattore risiede nella motivazione dell'azione dei soldati, che in caso d'alta velocità avrebbero potuto confondere l'auto con uno dei frequenti attacchi mediante auto-bomba.
Un'altra divergenza riguarda la richiesta di arresto del mezzo per controllo, che secondo gli statunitensi sarebbe stata operata correttamente, mentre secondo Giuliana Sgrena non vi sarebbe stata affatto, mancando la segnaletica e non essendovi stati cenni o altre indicazioni in questo senso.
Secondo gli italiani le forze americane erano state correttamente avvertite; dall'altra parte si è ribattuto che gli italiani non avevano invece dato avviso alcuno delle loro attività nella zona.
Video
L'8 maggio 2007, durante il notiziario serale del TG5, è stato trasmesso in esclusiva un video contenente alcune immagini dei primi momenti successivi alla sparatoria. Il video è stato girato dallo stesso Mario Lozano e mai consegnato alla commissione d'inchiesta statunitense.[2]
Dalla visione del video emergono due punti chiave:
I fari della Toyota Corolla su cui viaggiava il funzionario del SISMI erano accesi, mentre i soldati americani hanno testimoniato fossero spenti. Questo è considerato un punto chiave: il fatto che i fari fossero spenti avrebbe potuto far immaginare che gli occupanti dell'automobile stessero attuando un attentato.
L'auto è ferma ad almeno 50 metri dal carro armato americano, da ciò si deduce che l'auto al momento dei primi spari si trovasse ad una distanza superiore ai 50 metri, tenendo conto dello spazio percorso dal veicolo durante la frenata, in funzione della sua velocità iniziale. Se, come afferma la versione statunitense, l'auto procedeva a 100 km orari, al momento degli spari l'auto avrebbe dovuto trovarsi a più di 150 metri di distanza. I soldati coinvolti invece hanno sempre sostenuto di aver sparato perché l'auto era molto vicina e di non avere altra scelta.

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Il 1° marzo 2012 moriva Lucio Dalla, per un infarto.





sabato 2 marzo 2019

Tutti gli uomini per natura tendono al sapere ...

παντες ανθρωποι του ειδεναι ορεγονται φυσει
Tutti gli uomini per natura tendono al sapere,
afferma Aristotele all’inizio del I libro della Metafisica.

Allora, se oltre al sapere, amate anche il mare e gradite:

-          - Uno spazio di riflessione critica in cui la relazione maestro-discepolo cede il posto alla relazione         fra con-filosofanti (nel senso originario e autentico del termine: amanti della saggezza);
-          -  Se non amate i convegni, spesso eruditi, supponenti e barbosi, per filosofi di professione;

Sappiate che:

a CASTELLAMMARE DEL GOLFO  (TRAPANI), dal 25 al 28 aprile 2019 ci sarà la:

VI EDIZIONE del  FESTIVAL DELLA FILOSOFIA D’A-MARE 

Il Festival non è un convegno per filosofi di professione:
sia perché non è un convegno, bensì un insieme di pratiche filosofiche (passeggiate, conferenze, laboratori, seminari…);
sia, soprattutto, perché non è destinato ai professionisti della filosofia, ma a tutte le persone che vogliono ritagliarsi un’occasione di conversare tra di loro e con  filosofi disposti a un dialogo sereno e costruttivo su alcune questioni scottanti.
E’ dunque l’unico spazio di riflessione critica in cui la relazione maestro-discepolo cede il posto alla relazione fra con-filosofanti (nel senso originario e autentico del termine: amanti della saggezza).

Giovedì 25 aprile 2019
Ore 15 – 16,30 : Accoglienza, registrazione, sistemazione alberghiera presso Hotel Al-Madarig
Ore 16,30 – 17,30 : Passeggiata filosofica (Augusto Cavadi) a partire dall’Hotel Al-Madarig
Ore 17,30: partenza per la Fattoria sociale “Martina e Sara”
Ore 18 – 18,30: visita guidata della Fattoria sociale
Ore 18,30: ritorno a Castellammare del Golfo
Ore 21: Concerto presso il Teatro Comunale (Giorgio Gagliano)
Venerdì  26 aprile
Ore 9,30 – 11,00 : La passione amorosa (Alberto Giovanni Biuso) presso Castello a mare
Ore 11,30 – 13,30: Laboratori di con-filosofia (filosofi e non-filosofi di professione in ricerca) sul tema dell’amore con Chiara Zanella, Marta Mancini, Augusto Cavadi. I laboratori si svolgeranno presso l’Hotel Al-Madarig
Ore 16,30 – 18,00:  I molti volti della sofferenza (Giorgio Gagliano) presso Castello a mare
Ore 18,30 – 20,30: Laboratori di con-filosofia (filosofi e non-filosofi di professione in ricerca) sul tema della sofferenza  con Chiara Zanella, Marta Mancini, Augusto Cavadi. I laboratori si svolgeranno presso l’Hotel Al-Madarig
 Sabato 27 aprile
Ore 9,30 – 11,00 :  Natura umana, biotecnologie e poteri economico-politici  (Orlando Franceschelli)
Presso il Castello a mare
Ore 11,30 – 13,30: Laboratori di con-filosofia (filosofi e non-filosofi di professione in ricerca) sul tema delle biotecnologie con Chiara Zanella, Marta Mancini, Augusto Cavadi. I laboratori si svolgeranno presso l’Hotel Al-Madarig.
Ore 16,30 – 18,30 :
Agorà di confronto su tutte le tematiche affrontate (i partecipanti al Festival interloquiscono con Alberto Giovanni Biuso, Augusto Cavadi, Orlando Franceschelli, Giorgio Gagliano, Marta Mancini, Chiara Zanella). Presso il Castello a mare.

Ore 21: Spettacolo teatrale al Teatro comunale  (Lettura interpretata de “La commedia dei filosofi”, di Albert Camus. A cura di Manuela Pascolini e Antonio Carnicella)

Domenica 28 aprile
Ore 10,00 – 12,00: Laboratori di con-filosofia (filosofi e non-filosofi di professione in ricerca) su:
-         Mistica cristiana e mistica buddhista (Giorgio Gagliano con Augusto Cavadi)
-         Essere animali (Alberto Giovanni Biuso con Marta Mancini)     
 Elogio della solidarietà samaritana (Orlando Franceschelli con Chiara Zanella)




                                                              ***
Note tecniche

     *    Agli incontri si partecipa solo se muniti di pass: 20 euro (per i quattro giorni), 10 euro (per un singolo incontro). Per i cittadini di Castellammare del Golfo sconto del 50%.
·         Ingresso libero solo per le manifestazioni artistiche presso il Teatro comunale.
·         Si può dormire e mangiare dove si preferisce: Castellammare del Golfo offre ottime possibilità  per tutte le tasche e per tutti i gusti.
La nostra organizzazione ha stipulato una convenzione con i due splendidi Hotel "Al Madarig" e "Punta Nord Est" (nel primo dei quali si svolgeranno molti incontri).
Qui di seguito le condizioni economiche concordate per entrambe le strutture alberghiere.
·         Di solito arriva una domanda ricorrente: ma sino a quando si può prenotare in questi due hotel?
La risposta è sempre la stessa: sino a quando ci saranno posti liberi. Perciò può darsi che tra pochi giorni ci sia tutto occupato, può darsi che ci siano camere libere la mattina del 25 aprile 2019.


Camera e colazione: € 40,00 
Supplemento singola: € 20,00 
Supplemento vista mare e balcone: € 10,00 a camera 
Gratuità: 1 su 20 paganti 
Tassa di soggiorno: € 1,50 per persona, a notte. Per eventi patrocinati dal comune, gratuita. 
Sale meeting (N. 2 DISPONIBILI):  incluse 
Modalità di prenotazione: Ogni partecipante dovrà contattare direttamente la struttura e garantire la prenotazione tramite i dati di una carta di credito (numero e scadenza) oppure un acconto pari all'importo della prima notte tramite bonifico. 
Cancellazione: le cancellazioni effettuate fino a 7  giorni prima della data prevista di arrivo non comportano alcun costo. Le cancellazioni tardive e la mancata presentazione comportano l'addebito del costo della prima notte.
  
I nostri Servizi: 
•        Bar 
•        Wi-fi gratuito  in tutta la struttura, 
•        Internet point gratuito 
•        Deposito bagagli gratuito 
•        Parcheggio libero davanti l'Hotel (fino ad esaurimento posti) 

Unico riferimento per le prenotazioni (specificando in quale dei due alberghi si intende sostare e facendo esplicito riferimento alla convenzione per il Festival di filosofia):
tel 0924 33533