domenica 26 febbraio 2023

Nonviolenza, l'audacia di Lanza del Vasto

     Palermo - Pochi italiani conoscono Lanza del Vasto, pseudonimo di Giuseppe Giovanni Lanza, filosofo, poeta, saggista, musicista e pittore. Nato nel 1901 in Puglia, a San Vito dei Normanni, da padre siciliano e madre belga, Giuseppe Giovanni Lanza si reca nel 1937 in India dove trascorre tre mesi con il Mahatma Gandhi e si converte alla nonviolenza. Da Gandhi riceve l’appellativo di ‘Shantidas’: servitore di pace. Tornato poi a vivere in Francia, Lanza del Vasto fonda subito dopo la II guerra mondiale la Comunità dell’Arca, i cui membri si impegnano a diffondere l’ideale della nonviolenza, attraverso stili di vita sobri, rispettosi della natura, orientati alla condivisione. Lanza del Vasto fu tra i primi intellettuali a denunciare i pericoli delle armi atomiche e l’assurdità, nel XX secolo, del ricorso alla guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti, invitando la Chiesa cattolica a fare altrettanto. Pare che papa Giovanni XXIII abbia pubblicato l’enciclica Pacem in Terris anche spinto dalla sua preghiera e dal suo silenzioso digiuno durante la Quaresima del 1963. Lanza muore nel 1981.
Nel testo Le due potenze sono stati riediti due testi storici di Lanza del Vasto: Della Bomba e La Chiesa di fronte al problema della guerra (La Meridiana, Molfetta, 2022), con contributi di Antonino Drago, Giovanni Mazzillo, Maria Albanese, Enzo Sanfilippo, Frederic Vermorel.
    Nella prefazione, il teologo e filosofo francese Daniel Vigne, studioso del pensiero di Lanza del Vasto, evidenzia che i due testi scritti da ‘Shantidas’ al tempo della guerra fredda tra Stati Uniti e URSS, oggi, dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e lo spettro terrificante di un possibile conflitto nucleare, sono di una sconcertante attualità: “Il primo, intitolato De la Bombe, riguarda l'arma atomica, alla quale si possono associare le armi chimiche e batteriologiche.  Questi nuovi mezzi di guerra sono concepiti per sterminare centinaia di migliaia – se non milioni – di civili, uomini, donne, anziani, bambini. Un tale armamento è assolutamente inumano, ad onta della nostra civiltà. In nome dell’’equilibrio del terrore’, le superpotenze del mondo hanno, da mezzo secolo, trascinato il mondo in una logica folle. Nove Paesi detengono oggi il potere di annientare più volte l’umanità intera e di distruggere ogni vita sulla terra. Che questo ci garantisca sicurezza è un ragionamento aberrante (…).” 
   Vigne sottolinea ancora che: “la Bomba non garantisce la pace: aumentando la paura, aumenta il pericolo. Trasmette, prima ancora di esplodere, un’onda d’urto che soffoca il buon senso e, come dice Lanza, disintegra la logica. Per la sua stessa potenza, acceca le nostre intelligenze. Con forza e chiarezza, Lanza del Vasto ci convince: l’umanità deve rinunciare a questa arma atroce”. 
  Nel secondo scritto, Lanza del Vasto esamina la posizione della Chiesa cattolica riguardo alla guerra. Come si evidenzia in quarta di copertina “La Chiesa, pur nata da un messaggio di nonviolenza radicale, ha talvolta mantenuto un rapporto ambiguo con la violenza e la guerra. Nel nome di una "guerra giusta" si è continuato a benedire i cannoni, e i discepoli di Cristo hanno continuato a massacrarsi. É mancata la pratica della nonviolenza attiva, proposta e vissuta da Gandhi come forma di azione politica, attuata in modo non solo personale, ma collettivo.”
   Lanza del Vasto sottolinea invece che “la nonviolenza è l’assoluto contrario dell’indifferenza passiva… non è neppure ‘resistenza passiva’, né rassegnazione alla fatalità.” E ancora: “La nonviolenza è qualcosa di assai più forte. Non è nient’altro che la Forza della Verità. La prima cosa che devo sapere e mai dimenticare è che il mio nemico, contrariamente alle apparenze, non è un demone né l’incarnazione del male (…) se è ingiusto e furioso e sbaglia è mio dovere ricondurlo alla verità. (…) Il nonviolento è colui che strappa al nemico i veli del suo accecamento e si tiene davanti a lui come uno specchio e una lampada. (…) Il nonviolento assomiglia più a un eroe guerriero che a un dolce ipocrita (…). 
    Infatti: “La nonviolenza è la lotta per la giustizia con ‘le armi della giustizia’. (…) Perché le armi di colui che lotta per la giustizia devono essere del tutto diverse da quelle degli ingiusti. Se giudico ingiusto quel che mi ha fatto il mio aggressore, con quale giustizia e quale logica posso giudicare buono comportarmi allo stesso modo? E come posso chiamare bene il male che si rende per il male subito?”
   Il testo è stato presentato a Palermo il 23 febbraio scorso presso la Sala Alberione della Libreria Paoline di corso Vittorio Emanuele, con la presenza dell’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice. L’attrice Preziosa Salatino ha letto alcune pagine del testo.
Moderati da suor Fernanda Di Monte, sono intervenuti vari ospiti: don Giovanni Mazzillo, teologo ed esponente di Pax Christi, ha sottolineato che sta facendosi strada nella coscienza umane la consapevolezza che la guerra è una “consuetudine malefica, un crimine conto l’umanità, una struttura di peccato… un retaggio arcaico della legge del taglione”. Abbiamo bisogno quindi di un salto di qualità innanzitutto culturale, che ci porti a pensare alla guerra come crimine assoluto e ingiustificabile verso le creature e il pianeta.
   La professoressa Stefania Macaluso, dell’Associazione Le Rose Bianche di Palermo, ha sottolineato la necessità di superare lo stato etico di hegeliana memoria, riconoscendo alle istanze dei popoli e alle coscienze individuali il diritto di cittadinanza nella Storia. Si è poi interrogata su come l’Occidente si sia quasi piegato alla logica della guerra, ignorando prassi politiche altre, come la nonviolenza e la ricerca di negoziati. Da docente in un liceo, registra il grande dolore dei giovani, ormai cittadini del mondo, che sentono sulla loro pelle il dramma incipiente della guerra.
    Daniela Dioguardi, dell’UDI di Palermo, animatrice del Presidio di Pace delle Donne, ha ribadito ancora una volta che è necessario cambiare il sistema patriarcale, storicamente caratterizzato dal paradigma della forza e del dominio, paradigma ormai fatto proprio purtroppo anche dalle donne nei posti di potere. È indispensabile invece sostituire la forza con la prassi della cura e dell’amore, nella consapevolezza del limite e della sostanziale fragilità degli esseri umani, donne e uomini insieme.
   Maria Albanese ed Enzo Sanfilippo, responsabili della Comunità dell’Arca italiana, hanno evidenziato come la nonviolenza non sia affatto un concetto astratto, ma una via praticabile, un amore strutturato che apre a orizzonti di futuro e di speranza possibili. Forse manca ancora un contributo cristiano che ponga la formazione alla pace e alla nonviolenza come alternative credibili alla guerra, anche se ci sono diversi contributi storici e sociologici che raccontano la possibilità e l’efficacia pratica delle strategie nonviolente. 
   L’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, dopo avere ricordato con tristezza che quella attuale in Ucraina è anche una guerra di religione in quanto i cristiani ortodossi si stanno ammazzando tra di loro, ha sottolineato la necessità di tornare alle Beatitudini, al Beati i miti perché erediteranno la terra, Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio. È necessario, rimanendo fuori dalle logiche stringenti dei sistemi politici e militari, avere il coraggio di assumere il paradosso delle Beatitudini e continuare a osare la Pace, audacia profetica e cuore pulsante della Buona Novella cristiana.
Maria D'Asaro, 26.2.23, il Punto Quotidiano


Preziosa Salatino

Presentazione di suor Fernanda Di Monte

Intervento di don Giovanni Mazzillo

Intervento di Stefania Macaluso

Intervento di Daniela Dioguardi

Interventi di mons. Lorefice, di Maria Albanese, di Enzo Sanfilippo


sabato 25 febbraio 2023

La memoria finalmente


La memoria ha finalmente quel che cercava.
Si è trovata mia madre, mi è apparso mio padre.
Ho sognato per loro un tavolo, due sedie. Si sono seduti.

Erano di nuovo miei e per me di nuovo vivi.
Sono balenati con le due lampade del viso
all’imbrunire, come a Rembrandt.

Solo ora posso dire
In quanti sogni hanno vagato, in quante resse
li tiravo fuori da sotto le ruote,
in quante agonie da quante mani mi scivolavano.
Recisi – ricrescevano di traverso.
L’assurdità li costringeva alle mascherate.
Che importa se non potevano soffrirne fuori di me,
se ne soffrivano in me.
La turba sognata mi ha sentito chiamare “mamma”
qualcosa che saltellava pigolando su un ramo.
E si è riso del fiocco sulla testa di mio padre.
Mi risvegliavo con vergogna.


E infine,
una notte normale,
da un venerdì qualsiasi a un sabato,
mi sono arrivati così come li volevo.
Mi apparivano in sogno, ma come liberi da sogni,
obbedienti solo a sé stessi e a null’altro.
Nel fondo del quadro si erano spente tutte le possibilità,
ai casi è mancata la forma necessaria.

Solo loro splendevano belli, perché somiglianti.
Mi apparivano a lungo, a lungo e felicemente..

Mi sono svegliata. Ho aperto gli occhi.
Ho toccato il mondo come una cornice intagliata.

Wislawa Szymborska: La gioia di scrivere, tutte le poesie (1945-2009), 
a cura di Pietro Marchesani, pag. 187, Adelphi, Milano

Sally, my sister. Tomorrow, a missed birthday



mercoledì 22 febbraio 2023

Nonviolenza e Giustizia

 “La nonviolenza è l’assoluto contrario dell’indifferenza passiva… non è neppure ‘resistenza passiva’, né rassegnazione alla fatalità. (…) Non significa che non mi difendo, ma che mi rifiuto di offendere col pretesto di difendere, di rendere il male, ossia di raddoppiarlo, col pretesto di fermare il male.”
        “La nonviolenza è qualcosa di assai più forte. Non è  nient’altro che la Forza della Verità.  (…)La prima cosa che devo sapere e mai dimenticare è che il mio nemico, contrariamente alle apparenze, non è un demone né l’incarnazione del male. E’ un uomo come me, e dunque la ragione e lo spirito di giustizia stanno in lui come in me. Se è ingiusto e furioso e sbaglia è mio dovere ricondurlo alla verità.  Tutta la mia lotta – e mancherei al mio dovere se fuggissi la lotta o l’abbandonassi – tutta la mia lotta deve tendere non a vincere, ma a convincere.
      Se il mio nemico è un uomo come me, io sono un uomo come lui, e posso sbagliare. Devo dunque scoprire la mia parte di torto nell’affare e se, per fortuna, vi riesco, devo riconoscerla davanti a lui e offrire riparazione. Il nonviolento è colui che strappa al nemico i veli del suo accecamento e si tiene davanti a lui come uno specchio e una lampada. (…) Il nonviolento assomiglia più a un eroe guerriero che a un dolce ipocrita (…).  La nonviolenza è la lotta per la giustizia con ‘le armi della giustizia’. Ora la prima cosa da dire è che, in questa mondo, nessuno è dispensato da questa lotta (…) Ma sono la forma e gli strumenti della lotta che fanno la differenza. Perché le armi di colui che lotta per la giustizia devono essere del tutto diverse da quelle degli ingiusti. Se giudico ingiusto quel che mi ha fatto il mio aggressore, con quale giustizia e quale logica posso giudicare buono comportarmi allo stesso modo? E come posso chiamare bene il male che si rende per il male subito?”

Lanza del Vasto Le due potenze, La Meridiana, Molfetta (BA), 2022 pagg. 45,46,48,49,50



LE DUE POTENZE. L’ATOMICA E LA NONVIOLENZA di Lanza del Vasto con una prefazione di Daniel Vigne (Edizioni La Meridiana). L’incontro avrà luogo giovedì 23 febbraio alle ore 18.00 presso la Sala Alberione della Libreria Paoline di corso Vittorio Emanuele 456 a Palermo. 

Interverranno:
Don Giovanni Mazzillo (Teologo, Pax Christi)
Stefania Macaluso (Associazione Le Rose Bianche, Palermo)
Daniela Dioguardi (UDI Palermo, Presidio di Pace delle Donne)
Maria Albanese ed Enzo Sanfilippo (Responsabili della Comunità dell’Arca italiana)
conclusioni di Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo
Letture del testo a cura di Preziosa Salatino, attrice

Introduce e coordina Fernanda Di Monte, Resp. Eventi Librerie Paoline di Palermo

lunedì 20 febbraio 2023

Nelle città italiane tira brutta aria...

       Palermo – Bocciata senza appello la qualità dell’aria in molte città italiane. A dirlo è il recente studio di Legambiente dal titolo emblematico “Mal’Aria di città. Cambio di passo cercasi”, il report che ha reso pubblici i dati ottenuti nel 2022 nei capoluoghi di provincia, sia per quanto riguarda i livelli delle polveri sottili (PM10, PM2.5) che del biossido di azoto (NO2). 
       Su 95 città monitorate, infatti, ben 29 città hanno superato gli attuali limiti normativi per sforamenti relativi alle polveri sottili, stabiliti in un massimo di 35 giorni all’anno, con una media giornaliera superiore ai 50 microgrammi per metro cubo.
      Le città con il primato negativo sono: Torino, che si piazza al primo posto con 98 giorni di sforamento, Milano con 84, e poi Asti con 79, Modena con 75, Padova e Venezia con 70. 
Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente, evidenzia che “La pianura padana, specialmente nel periodo invernale, ha fenomeni di inversione termica, vale a dire condizioni metereologiche che favoriscono il ristagno dell’inquinamento e non la sua dispersione”.
     I dati relativi alla quantità di smog, polveri sottili e biossido di azoto nell’aria dei cieli sopra l’Italia non sono quindi confortanti, e sono peggiori rispetto a quelli di molti paesi europei. Tra l’altro, nel nostro continente l’inquinamento atmosferico è la prima causa di morte prematura per fattori ambientali: l’Italia, con 52.000 decessi annui da PM 2.5, è responsabile di ben un quinto del totale delle morti europee.
     Da un punto di vista normativo, se non ci sarà un significativo cambio di rotta, nel 2030 la situazione peggiorerà in quanto nell’Unione Europea, su indicazione dell’Organizzazione mondiale della Sanità, i limiti di polveri sottili consentiti per metro cubo di aria scenderanno a 20 microgrammi per il PM10, a 10 microgrammi per il PM2.5 e a 20 microgrammi per il biossido di azoto, limiti questi oggi ampiamente superati da 72 città, vale a dire il 76% del totale.
     Le città che da subito dovranno adoperarsi di più per ridurre le loro concentrazioni di polveri sottili e adeguarsi ai nuovi target sono: Torino e Milano (riduzione necessaria del 43%), Cremona (42%), Andria (41%) e Alessandria (40%), relativamente all’emissione di PM10; Monza (60%), Milano, Cremona, Padova e Vicenza (57%), Bergamo, Piacenza, Alessandria e Torino (55%), Como (52%), Brescia, Asti e Mantova (50%), relativamente alle emissioni di PM2.5. Milano (47%), Torino (46%), Palermo (44%), Como (43%), Catania (41%), Roma (39%), Monza, Genova, Trento e Bolzano (34%) saranno invece impegnate a ridurre dei quantitativi in parentesi l’NO2, cioè il biossido di azoto.
A questo proposito, fa ancora osservare il responsabile scientifico di Legambiente che “l’Italia ha già pagato tre multe per l’inosservanza dei limiti attuali. E non si tratta di multe ‘una tantum’, ma di sanzioni che si pagano finché non si rientra nei limiti. Questo significa che, entro i prossimi sette anni, le città italiane dovranno lavorare sodo per adeguarsi ai nuovi parametri, considerando soprattutto che i ‘trend’ di riduzione dell’inquinamento finora registrati non sono incoraggianti e che i valori indicati dalle linee guida dell’OMS - il vero obiettivo da raggiungere per tutelare la salute delle persone - sono ancora più stringenti dei futuri limiti europei”. 
     Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, aggiunge: “È necessario agire con urgenza per salvaguardare la salute dei cittadini, introducendo politiche efficaci ed integrate che incidano sulle diverse fonti di smog, dalla mobilità al riscaldamento degli edifici, dall’industria all’agricoltura. Chiediamo al Governo, alle Regioni e ai Comuni, di porre in essere azioni coraggiose per creare città più pulite e sicure. La salute è un diritto fondamentale che non può essere compromesso”.
     E. quindi, in città togliamoci l’auto dalla testa. Noi italiani ne possediamo un numero spropositato: circa 65 ogni cento abitanti, mentre in Olanda, ogni cento abitanti, non arrivano a 30… 
Infine, Andrea Minutolo sottolinea che “parlare di mobilità sostenibile non vuol dire cambiare le auto con motore a combustione con quelle elettriche. Vuol dire ridurre drasticamente il numero di auto private e permettere ai cittadini di spostarsi in città con mezzi alternativi, come mezzi in sharing, ma soprattutto trasporto pubblico, tram e metropolitana. Questa è una visione completamente diversa di mobilità, che ha al centro non la macchina e i suoi spostamenti, ma il benessere dell’uomo e dei suoi spostamenti.”

Maria D'Asaro, 19.2.23, il Punto Quotidiano

sabato 18 febbraio 2023

Le due potenze: l'atomica e la nonviolenza

Lanza del Vasto con la moglie Chanterelle (1971)
        “I due testi di Lanza del Vasto che leggerete in questo libro sono stati scritti al tempo della guerra fredda tra Stati Uniti e URSS.  La brutale invasione dell’Ucraina da parte della Russia, con lo spettro terrificante di un possibile conflitto nucleare, dà loro un’attualità sconcertante.
       Il primo, intitolato De la Bombe, riguarda l'arma atomica, alla quale si possono associare le armi chimiche e batteriologiche.  Questi nuovi mezzi di guerra sono concepiti per sterminare centinaia di migliaia – se non milioni – di civili, uomini, donne, anziani, bambini. Un tale armamento è assolutamente inumano, ad onta della nostra civiltà. In nome dell’’equilibrio del terrore’, le superpotenze del mondo hanno, da mezzo secolo, trascinato il mondo in una logica folle. Nove Paesi detengono oggi il potere di annientare più volte l’umanità intera e di distruggere ogni vita sulla terra. Che questo ci garantisca sicurezza è un ragionamento aberrante (…).
       Dal 1968 ad oggi, il Trattato di non proliferazione delle armi nucleari è stato ratificato da 190 paesi e ha portato molti di loro a rinunciarvi. Dalla fine degli anni Ottanta, il totale delle testate nucleari nel mondo ha cominciato a diminuire, passando da 64.000 a 17.000 oggi. Infine, stipulato nel 2017, il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari è già stato firmato da quasi 100 Paesi, il cui numero continua ad aumentare. (…) Perché la Bomba non garantisce la pace: aumentando la paura, aumenta il pericolo. 
       Trasmette, prima ancora di esplodere, un’onda d’urto che soffoca il buon senso e, come dice Lanza, disintegra la logica. Per la sua stessa potenza, acceca le nostre intelligenze. Con forza e chiarezza, Lanza del Vasto ci convince: l’umanità deve rinunciare a questa arma atroce.”

Lanza del Vasto Le due potenze, La Meridiana, Molfetta (BA), 2022, €15 
(dalla prefazione di Daniel Vigne)


Il testo sarà presentato giovedì 23 febbraio alle ore 17.00 presso la Sala Alberione della Libreria Paoline di corso Vittorio Emanuele 456 a Palermo
Interverranno:
Don Giovanni Mazzillo (Teologo, Pax Christi)
Stefania Macaluso (Associazione Le Rose Bianche, Palermo)
Daniela Dioguardi (UDI Palermo, Presidio di Pace delle Donne)
Maria Albanese ed Enzo Sanfilippo (Responsabili della Comunità dell’Arca italiana)
conclusioni di Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo
Letture del testo a cura di Preziosa Salatino, attrice
Introduce e coordina Fernanda Di Monte, Resp. Eventi Librerie Paoline di Palermo


giovedì 16 febbraio 2023

Natura morta con palloncino

Invece del ritorno dei ricordi
al momento di morire
mi prenoto il ritorno
degli oggetti smarriti.

Da finestre, porte – ecco ombrelli,
valigia, guanti, cappotto,
perché io possa dire:
Che me ne faccio?


Spille, questo e quel pettine,
una rosa di carta, uno spago,
perché io possa dire:
Non rimpiango nulla.

Ovunque tu sia, o chiave,
cerca di arrivare in tempo,
perché io possa dire:
C’è ruggine, mia cara, ruggine.

Cadrà una nube di certificati,
permessi, moduli,
perché io possa dire:
Tramonta il sole.

Orologio, riemergi dal fiume,
lasciati prendere in mano,
perché io possa dire:
Tu fingi l’ora.

Salterà fuori anche il palloncino
portato via dal vento,
perchè io possa dire:
Qui non ci sono bambini.

Vola via per la finestra aperta,
vola via nel vasto mondo,
che qualcuno gridi: Oh!
perché io possa piangere.

Wislawa Szymborska: La gioia di scrivere, tutte le poesie (1945-2009), 
a cura di Pietro Marchesani, pag. 81, Adelphi, Milano

martedì 14 febbraio 2023

Perchè le bravate in Tv non vengono punite?

Ecco quanto ha scritto Nicola Savino, direttore responsabile del giornale on line 'il Punto Quotidiano': 
      
     "Riccardo Fabbriconi: chi era costui? “Un aiutino, per favore…”, si diceva durante i quiz che riempivano la monocorde programmazione delle prime radio libere fatta di musica d’ogni genere.     
       E l’aiutino arrivava sotto forma di suggerimento o addirittura dando le prime lettere della parola vincente. L’improvvisato conduttore in quest’ultimo caso avrebbe detto “Bla…”. A questo punto la risposta è facile: Blanco, bresciano di vent’anni (compiuti qualche giorno fa), protagonista di una ignobile sceneggiata sul prestigioso palco del Festival di Sanremo.
       Il signor Fabbriconi aveva guadagnato un po’ di gloria vincendo lo scorso anno la medesima rassegna canora in coppia con Mahmood con la canzone “Brividi”. Successo che aveva consentito all’inedito duo di rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest di Torino dove si erano classificati al sesto posto. Come premio e riconoscimento, i due sono stati chiamati quest’anno a riproporre nuovamente il brano all’Ariston; non solo, ma come ulteriore (e immeritata) gratificazione al giovanotto è stato anche consentito di presentare il suo ultimo disco “L’isola delle rose”. 
       E proprio durante quest’ultima esecuzione, è avvenuto il fattaccio.  (continua su il Punto Quotidiano)

Nicola Savino,  il Punto Quotidiano,  12.2.23

Di seguito, sull’esempio del professore Andrea Cozzo che ringrazio, la mia mail alla RAI e ad altre Istituzioni competenti: 

Spettabile Rai ufficiostampa@rai.it
e, p.c., all’AIART – Associazione Italiana Telespettatori: aiart@aiart.org
Al Consiglio Nazionale degli Utenti: cnu@agcom.it
Al Comitato media e minori: comitato.minori@mise.gov.it

           Da cittadina e da ex docente, sono stata profondamente colpita dalla violenza distruttiva agita da un cantante che si è esibito sul palco di Sanremo, nell’edizione 2023 appena conclusasi. Il cantante – era una mossa concordata per far salire l’audience? Era un gesto incontrollato di rabbia? - ha pubblicamente devastato il palco, offrendo un esempio potenzialmente pericoloso al pubblico (costituito sicuramente anche da minori). 
           Chiedo, in primo luogo, che il cantante in questione venga escluso da ogni partecipazione ad ulteriori trasmissioni almeno per qualche tempo; chiedo altresì che rifonda materialmente i danni arrecati e che la Rai chieda scusa per quanto accaduto.
      Se la televisione pubblica non procederà in tal senso, a mio sommesso avviso non riparerà questo pericoloso ‘vulnus’ nella comunicazione di massa. Col rischio che nelle scuole e nelle città qualcuno si possa sentire legittimato a sfogare impunemente la sua rabbia su oggetti e, forse, anche su persone.
     Non tutto è "spettacolo" e spiace che la Rai non se ne sia resa conto. Invio tale lettera anche alle Associazioni competenti, con l’auspicio che chi ne ha la responsabilità metta in atto le opportune procedure riparative. Cordiali saluti,
Maria D’Asaro

domenica 12 febbraio 2023

Cambiamenti climatici: i segnali dalle nubi

      Palermo – “Vanno, vengono… ogni tanto si fermano. E quando si fermano, sono nere come il corvo… sembra che ti guardino come l’occhio… Certe volte sono bianche e corrono e prendono la forma dell’airone o della pecora o di qualche altra bestia… Ma questo lo vedono meglio i bambini…” Così cantava le nuvole Fabrizio De André. 
       E alle nuvole, che si studiano oggi con sofisticati radar metereologici e con una fitta rete di satelliti, da decenni dedica il suo sguardo attento di fisico dell’atmosfera il professore Vincenzo Levizzani, docente di Fisica delle nubi all’Università di Bologna.
           Il professore Levizzani, docente di Fisica delle nubi all’Università di Bologna. Il professore Levizzani, considerato tra i maggiori esperti di nefologia (branca della meteorologia che si basa sull'osservazione e sullo studio delle nubi) è autore anche di testi divulgativi come il recente “Il libro delle nuvole: manuale teorico e pratico per leggere il cielo”.
    Lo studioso, che fa parte del CNR, ai microfoni del TG scientifico ‘Leonardo’, avverte che oggi è preoccupante la situazione degli strato-cumuli marini, le nuvole che hanno uno spessore di oltre un migliaio di metri e ricoprono gli oceani per vastissime aree come una vera e propria coperta, contribuendo a regolare la temperatura della terra: “Si sta osservando che gli strato-cumuli si stanno assottigliando e intanto fanno penetrare una maggiore quantità di radiazioni infrarosse. Ciò ha un duplice effetto negativo: oltre a diminuire la capacità di schermo verso tale tipo di radiazione, tenendola intrappolata, paradossalmente agiscono anche da effetto serra, e contribuiscono ad aumentare la temperatura. Questa è una cosa che preoccupa parecchio perché le estensioni di questi strato-cumuli sono enormi.”
    “Le nubi – prosegue il professore Levizzani – sono una componente essenziale del ciclo dell’acqua, che significa evaporazione dell’acqua dai mari, dai laghi e dagli oceani; poi condensazione, formazione delle nubi, caduta della pioggia. Infine l’acqua percola nei suoli e ritorna al punto di partenza.
   Senza tutto questo, non abbiamo l’acqua per bere, non abbiamo l’acqua per l’agricoltura… Il ciclo dell’acqua ha subito una variazione importantissima a causa dei cambiamenti climatici. In alcuni luoghi, come ad esempio da noi in Italia, c’è molta meno acqua e si sono verificate siccità prolungate; mentre invece in altri luoghi, come il sud-est asiatico o i territori monsonici, ci sono state molte più piogge. Quindi l’acqua è stata spostata da una parte all’altra del pianeta in un modo che, in questo momento, non riusciamo a prevedere del tutto”.
   Intanto il CNR ha certificato che il 2022 è stato l’anno più caldo dal 1800, con quasi un grado in più della media degli ultimi trent’anni. L’autunno, complessivamente, è stato anch’esso piuttosto mite: situazione che va bene per risparmiare energia, ma non per il clima.
Purtroppo la comunità sociale, economica e politica sembra indifferente o sorda agli appelli degli scienziati, che chiedono una maggiore attenzione per l’ambiente e ribadiscono che “l’unica guerra che tutti i popoli uniti dovrebbero combattere insieme è quella contro la crisi climatica”.
   Rimane la tenue speranza che gli orizzonti futuri non siano così bui da impedirci di ascoltare i versi di De André sulle nuvole: “Certe volte ti avvisano con rumore, prima di arrivare, e la terra si trema… e gli animali si stanno zitti…Vanno… vengono, per una vera, mille sono finte. E si mettono lì, tra noi e il cielo, per lasciarci soltanto una voglia di pioggia…”.

Maria D'Asaro, 12.2.23, il Punto Quotidiano


sabato 11 febbraio 2023

Addio alle armi: un appello di donne...

J.Sorolla
       Ecco, dal sito della Libreria delle donne di Milano, l’appello: Addio alle armi. Nel mondo con uno sguardo femminile amorevole e irriducibile (appello firmato, tra le altre, dall’amica palermitana Daniela Dioguardi)

"Per un otto marzo memorabile facciamo parlare la lingua-ragione, la lingua madre, fonte della vita, contro le non-ragioni di tutte le guerre. 
     Da anni scriviamo e ripetiamo che gli uomini "non sanno confliggere e fanno la guerra". Assistiamo in Ucraina a una guerra sanguinosa e temeraria. A farla non e' piu' il patriarcato come l'hanno conosciuto le nostre madri e le nostre nonne. Il mondo e' cambiato, grazie alle donne, ma non abbastanza: oggi il patriarcato non c'e' piu', ma gli e' subentrata la fratria, fatta di confraternite maschili che possono includere anche sorelle. La fratria fa la guerra e non ascolta la lingua-ragione, e popoli che parlano la stessa lingua si scannano col contributo delle armi di tutti i governi aderenti alla Nato. Diciamo basta all'invio di armi di qualsiasi tipo. Basta alla guerra per procura. Basta alla devastazione dell'Ucraina. Basta col nichilismo distruttivo che prende a bersaglio i corpi delle donne e dei loro figli in tutto il mondo. Basta coi vecchi potenti che mandano al macello giovani vite, in nome dell'identita', della "democrazia" e della sicurezza dei confini.
      Noi non staremo nel coro degli uomini incolti e delle donne che li seguono e li imitano. E' tempo di dire addio alle armi, a tutte le armi e a tutte le guerre. In tempo di autentica pace si confligge con le armi della parola e l'intelligenza d'amore. E' tempo di gridare il nostro desiderio di vita e liberta'.
      Liberta' dalla guerra, si', ma non solo: anche in luoghi apparentemente in pace, la fratria nella sua ricerca di nuovi orizzonti di profitto e nel suo disprezzo per la fonte della vita vuole cancellare tutte le differenze e rendere il mondo un deserto asessuato di surrogati e robot che sostituiscano la ricchezza delle relazioni di corpi sessuati. Noi che amiamo la vita diciamo no alla mercificazione dei corpi con le piu' sofisticate tecnologie. Poniamo fine alla pulsione mortifera dell'ultraliberismo.
     Ci piace ricordare le parole che Rosa Luxemburg scrisse in una lettera dal carcere nel 1918:  C'e' ancora molto da vivere e tanto di grande da affrontare. Stiamo assistendo all'affondare del vecchio mondo, ogni giorno ne scompare un pezzo. E' un crollo gigantesco, e molti non se ne accorgono, pensano di essere ancora sulla terraferma.
       Facciamo in modo che dal crollo del vecchio mondo, retto dai paradigmi della forza, del dominio, della violenza, nasca una nuova convivenza che abbia a fondamento l'attenzione, la cura, l'amore del vivente.
     Diamo vita in questo 8 marzo 2023 a iniziative che vadano in questa direzione.
     A Milano ne discutiamo sabato 11 marzo alle 11,00 in un'assemblea pubblica di donne alla Casa Rossa, v. Monte Lungo 2 (MM1 Turro)."

mercoledì 8 febbraio 2023

Matteo Messina Denaro: ecco cosa scrivono Umberto Santino e Augusto Cavadi

Umberto Santino
         A distanza quasi di un mese dell’arresto di Matteo Messina Denaro,  le  considerazioni di Umberto Santino (presidente del Centro siciliano di documentazione Peppino Impastato e, a mio avviso, il massimo studioso italiano di mafia e antimafia) e di Augusto Cavadi, giornalista, filosofo consulente, autore di tanti utili saggi (tra cui Il Dio dei mafiosi, Quel maledetto 1992), fondatore della scuola di formazione etico-politica “Giovanni Falcone”.



Dopo Messina Denaro 

            Gli osanna che accompagnano l’arresto di Matteo Messina Denaro, dopo trent’anni di latitanza, sono comprensibili: è, o sarebbe, l’ultimo atto di una storia che ha visto l’assedio dei corleonesi, a cui Messina Denaro era strettamente legato, prima con la guerra interna e i delitti politico-mafiosi e poi con le stragi. Di questa storia Messina Denaro è stato, se non il regista, certamente il comprimario.
      Ma non va dimenticato che trent’anni di latitanza non possono spiegarsi se non con una rete di protezioni e connivenze ampia e ramificata, tale da assicurare una forma di mimetizzazione con l’ambiente. E le connivenze sono state a tutti i livelli: oltre alla rete parentale, ci sono state la borghesia mafiosa (termine coniato da chi scrive e ormai usato a proposito e a sproposito) le logge massoniche particolarmente attive nel trapanese, le relazioni con politici e istituzioni. 
       Lo sottolinea l’ex procuratrice aggiunta Teresa Principato, che per anni ha dato la caccia al latitante e ha vissuto contrasti e delusioni, in un Palazzo di giustizia in cui soggiornava qualche “talpa”. Si farà luce su questo groviglio di complicità o l’arresto servirà a metterle da parte? E anche in questo caso, si è fatto ricorso a qualche forma di trattativa?                  (continua qui)                  
                                                                                                               Umberto Santino


Pietà per Matteo Messina Denaro? Poca, troppa, nessuna?

            Intervistato all'improvviso, all'uscita da una chiesa della sua ex-diocesi di Mazara del Vallo, il vescovo emerito Domenico Mogavero, visibilmente commosso al ricordo – fra i tanti delitti di Matteo Messina Denaro – della feroce eliminazione del piccolo Di Matteo, ha dichiarato: “Non è uomo per cui possiamo provare troppa pietà. Ha ammazzato troppo”.
Come avviene in queste circostanze, la frase del prelato ha dato la stura a una girandola di commenti contrastanti, accomunati – forse unanimemente – da una caratteristica: l'assenza di qualsiasi tentativo di capire, di decifrare, prima di sputare la propria sentenza.
          Conosco don Mogavero da più di mezzo secolo, ma non così bene da potermi spacciare per suo interprete autorizzato. Perciò, lasciando a lui i chiarimenti su ciò che intendesse affermare, mi limito a commentare la sua asserzione.
Augusto Cavadi
     La parola-chiave mi pare “pietà” che, avendo smarrito il significato etimologico latino (devozione verso i genitori, gli antenati e gli dei), nell'italiano corrente oscilla fra varie accezioni semantiche.
     In un primo senso, il termine allude a un sentimento emotivo di commiserazione suscitato dalla vista di qualcuno che soffre manifestamente.        Questo moto psichico si traduce, talora, in piccoli gesti di solidarietà 'corta' come l'elemosina al barbone accucciato su un cartone all'angolo di una strada. Le immagini di un boss ormai non più giovane, in uno stato di salute fortemente compromesso, se non addirittura in fase terminale, potrebbero suscitare questo genere di “pietà”? 
    L'ex-vescovo di Mazara del Vallo non sembra escludere questa evenienza e, perciò, mette in guardia l'opinione pubblica dal rischio di un simile “buonismo” a poco prezzo. E' vero che , dopo decenni di sangue, si avverte una stanchezza intima cui si potrebbe reagire – forse anche inconsciamente – con il desiderio di chiudere la parentesi storica della mafia stragista. Però sarebbe un desiderio non solo cieco (nessuno può garantire che i mafiosi ancora liberi rinunzino alla violenza metodica, se necessario eclatante), ma anche immorale perché comporterebbe una sorta di riconciliazione, di riappacificazione, con nemici che non sono minimamente pentiti dei crimini consumati. Nessuno ha diritto di perdonare gli assassini se non le vittime, che però non sono più in grado di farlo – o, per lo meno, di comunicarcelo. 
         Ciò che il presule non aggiunge – a mio parere si tratta di omissioni comprensibili nella concitazione di chi risponde a un'intervista inaspettata – è che, esclusa la “pietà” superficiale da telenovela, esiste almeno una seconda accezione del vocabolo: che è la comprensione, razionale e sentimentale, dell'infelicità altrui con il conseguente desiderio che tale infelicità non si aggravi, ma anzi possa in qualche misura essere lenita.
     Per sperimentare questo stato d'animo occorre una notevole maturità interiore e una saggezza non proprio di tutti. Esso è infatti il corrispettivo – uguale e contrario – dell'odio, dell'ardente sete di vendetta. 
     Ebbene, in questo significato, può una persona – tanto più se si riconosce negli insegnamenti evangelici – provare “pietà” per Matteo Messina Denaro?
Augusto Cavadi

 (Continua qui, con il commento del prof. Andrea Cozzo)

lunedì 6 febbraio 2023

Una ragazza fortunata...

H.Matisse: Armonia in rosso (1908)
       È capitato anche a nostra signora di andare sotto i ferri. Non per un intervento salvavita, ma per un’operazione necessaria a salvaguardare la qualità della sua vita. L’operazione non è stata una passeggiata, ma è andata bene. E lei non sa a chi renderne merito per primo: se al fatto di vivere nel XXI secolo e non duecento anni fa, se alla buona sorte, se alla ventura di stare in Italia dove regge il welfare e l’assistenza sanitaria…
        E, a chi le chiede come mai non perda il sorriso, risponde di avere mille motivi per mantenerlo: è andata in ospedale per essere curata, non in un Lager! Perché nostra signora è solita comparare le sue piccole prove a quelle, davvero importanti, affrontate dalla magnifica Liliana Segre.
     Pensa quindi di essere una ragazza fortunata. Che oggi esterna il suo grazie, oltre che alla vita, all’equipe medica dell’Ospedale Civico della sua città.


M.D.


domenica 5 febbraio 2023

Il verde e il blu alleati della nostra salute

         Palermo – “Poi d'improvviso venivo dal vento rapito/e incominciavo a volare nel cielo infinito… Nel blu dipinto di blu, felice di stare lassù”: tempo fa, cantava così Domenico Modugno, il mitico cantautore pugliese che ci faceva volare con la fantasia nel blu dipinto di blu. 
        Rimaniamo coi piedi per terra, ma faremmo bene a passeggiare vicino al blu di mari, fiumi, laghi, o in aree verdi quali prati e giardini.
      Infatti, secondo gli studiosi finlandesi del Finnish Institute for Health and Welfare, autori di una ricerca pubblicata online su Occupational & Environmental Medicine, camminare in aree verdi o blu.migliora sensibilmente la salute, riducendo l’uso di farmaci per patologie quali la depressione, l’ansia, l’insonnia, l’asma e l’ipertensione.
I ricercatori hanno attinto inizialmente alle risposte di 16.000 residenti, dai venticinque anni in su, di Helsinki, Espoo e Vantaa, le tre città che costituiscono la più grande area urbana della Finlandia. Il sondaggio ha raccolto informazioni sulla loro frequenza di spazi residenziali verdi e blu entro un raggio di 1 km da casa. 
    In particolare, è stato chiesto loro quanto spesso trascorrevano del tempo all’aperto in spazi verdi, nei mesi estivi, con risposte che potevano essere comprese tra mai a 5 o più volte a settimana. Inoltre, veniva loro domandato se riuscivano a vedere spazi verdi o blu da una delle loro finestre di casa e, in tal caso, con quale frequenza avessero osservato queste viste, con opzioni da raramente a spesso. 
    Agli intervistati è stato anche chiesto di segnalare il loro uso eventuale di farmaci prescritti per l'ansia, l'insonnia e la depressione, e/o di farmaci per l'ipertensione e l'asma, per periodi varianti dall'ultima settimana fino a più di un anno prima. 
L’inchiesta ha preso in considerazione anche fattori significativi quali i comportamenti legati alla salute, l'inquinamento dell'aria esterna e il rumore, il reddito familiare e il livello di istruzione. L'analisi finale ha incluso circa 6000 partecipanti che hanno fornito informazioni complete.
    Ecco i risultati: stare in aree verdi o vedere mare, fiumi e laghi almeno 3 o 4 volte a settimana fa calare del 33% la probabilità di usare farmaci per la salute mentale, diminuisce del 36% la probabilità di utilizzo di farmaci per normalizzare la pressione sanguigna e del 26% di quelli contro l’asma.
    Gli effetti salutari della visita agli spazi verdi e alle aree blu sono stati ancora maggiori tra chi aveva un reddito familiare annuo più basso, sotto i 30.000 euro. Ma, nel complesso, la correlazione non dipende dal reddito e dal livello di istruzione. Certo, osservano i ricercatori, non si può stabilire un nesso causale diretto tra salute e full-immersion nella natura. Tuttavia, i ricercatori sperano che questo studio "aumenti l'offerta di spazi verdi di alta qualità negli ambienti urbani e ne promuova l'uso attivo. Questo potrebbe essere comunque un modo per migliorare la salute e il benessere nelle città".
    A rafforzare l’ipotesi della ricaduta salutare di una passeggiata a contatto con la natura  c’è anche lo studio pubblicato su Molecular Psychiatry da ricercatori del Max Planck Institute for Human Development di Berlino: «I risultati supportano la relazione positiva precedentemente ipotizzata tra natura e salute del cervello, ma questo è il primo studio a dimostrare il nesso causale», afferma il neuroscienziato ambientale Simone Kuhn, capo del Lise Meitner Group for Environmental Neuroscience presso il Max Planck Institute for Human Development. La ricerca ha mostrato che, dopo una passeggiata nei boschi, si riduce l’attività dell’amigdala, una struttura del cervello coinvolta nell’elaborazione dello stress, nell’apprendimento emotivo e nella risposta a situazioni che impongono la lotta o la fuga. 
    I volontari che hanno camminato in città non hanno visto diminuire l’attività dell’amigdala, che però non è neanche aumentata, il che suggerisce che anche un’ora trascorsa in un giardino pubblico o una semplice camminata in un ambiente urbano possano comunque essere utili per tenere a bada lo stress.
In Sicilia si ripete un antico detto: “Quannu u pedi camina, u cori sciala”, che significa “Quando si cammina, il cuore gode”. I ricercatori finlandesi e tedeschi ci dimostrano che è davvero così. E che se si passeggia in mezzo alla natura si gode il doppio.

Maria D'Asaro, 5.2.23, il Punto Quotidiano