domenica 29 luglio 2018

Palermo si mobilita per salvare l’Oreto

          Mobilitazione cittadina a Palermo per bonificare il fiume Oreto, con l’impegno di raccogliere entro il 30 novembre prossimo tantissime firme on line per concorrere al concorso biennale nazionale promosso dal FAI (Fondo Ambiente Italiano) “I luoghi del cuore”, che ha l’obiettivo di recuperare alla fruizione collettiva luoghi importanti del nostro Paese abbandonati o trascurati, finanziando con 50.000 euro l’avvio degli interventi di recupero e bonifica ambientale.
     L’Oreto non è certo paragonabile al glorioso Tevere, terzo tra  nostri fiumi, e neppure all’Arno, divenuto simbolo della lingua italiana grazie ad Alessandro Manzoni, che  nel 1827 si recò a Firenze per “risciacquare i suoi panni in Arno”, cioè per rivedere “I Promessi Sposi” alla luce dell’italiano parlato nel capoluogo toscano. Il fiume Oreto, lungo circa 20 chilometri, è un corso d'acqua a carattere torrentizio, che anche in estate conserva un deflusso sufficiente per la presenza di molte sorgive lungo il proprio corso e per la ricchezza della falda che lo alimenta. La sua sorgente è a sud di Palermo, nella cosiddetta "Conca d'Oro", lungo la dorsale del Monte Matassaro Renna; il fiume scorre poi verso la periferia sud del capoluogo e sfocia nel Mar Tirreno, con una foce visibile dal ponte del lungomare Sant'Erasmo.
     Notizie sul fiume sono riscontrabili già in epoca romana; all'altezza dell'attuale Ponte Corleone, viene documentata una battaglia tra cristiani e musulmani, a dimostrazione che allora il corso d’acqua era navigabile. Sono inoltre stati trovati fossili con pesci che mostrano l'antica ampiezza del suo letto. Una testimonianza della splendida vallata del fiume si trova nell’opera in versi latini “Silva De pulcherrima Altifontis Vicinia”, scritta nel 1841 dal professore e canonico Nicolò Di Carlo.
     Il fiume, sito di interesse comunitario e luogo naturale protetto dall’Unione Europea, ancora oggi è popolato da numerose specie di uccelli, pesci, anfibi, e lambito da spazi verdi con salici e pioppi. Negli ultimi decenni ha però subito un progressivo degrado a causa dell’incuria da parte di cittadini e amministrazione comunale; negli ultimi anni, per iniziativa dei Comuni attraversati dal fiume e su proposta di molti istituti scolastici che lo hanno “adottato”, sono state comunque condotte campagne di sensibilizzazione per la sua bonifica e la sua trasformazione in riserva naturale.
     Oggi la scommessa di associazioni e cittadini, sollecitati anche da un efficace video del videomaker Igor D’India, è che il fiume, come in ogni grande città che si rispetti, recuperi il suo potenziale di bellezza e diventi parco urbano, oasi verde, luogo di aggregazione e attrattiva turistica.

Maria D’Asaro, Il Punto Quotidiano

Se volete votare l'Oreto, "luogo del cuore" per concorrere al contributo del FAI, qui il link: 






giovedì 26 luglio 2018

Tesoro






Tesoro 
Di figlio,
Sagace ingegnere informatico,
Silenzioso creatore di mondi.
Luciano.                                                                  
                                           

martedì 24 luglio 2018

Lasciapassare

         Per viaggiare fuori dall’Unione Europea, devi avere il passaporto. Versamenti, foto e poi in Questura, dove noti il tenore di serena agiatezza di chi, come te, è in attesa per il ritiro: la famigliola che manda il figlio negli USA a studiare, la preside in pensione che va in vacanza. La gente in Italia, e non solo, si suddivide tra chi ha il passaporto, e chi invece no. E tra quelli senza, c’è un’ulteriore dolorosa differenza: chi comunque riesce a vivere nel suo paese e chi, rischiando la vita, è costretto a viaggiare sans-papiers per terra e per mare perché la sua sorte è matrigna. 
         Col passaporto in mano, chi ringraziare per primo tra la buona sorte che ti ha preservata da vizi e malanni,  i tuoi genitori che ti hanno dato una casa e ti hanno fatto studiare, il lavoro che ti fa vivere, la pace del tuo Paese?
Maria D’Asaro





domenica 22 luglio 2018

Foglie d'erba, 30° componimento

(...)
La verità è in attesa in ogni cosa,
Non affretta né ostacola il suo parto,
Non ha bisogno del forcipe né del chirurgo,
L'irrilevante è importante ai miei occhi quanto il resto
(Cosa è inferiore o superiore al tatto?).

La logica e i sermoni non convincono mai,
L'umido della notte penetra più profondamente nella mia anima.
(...)

     
            da:   Foglie d'erba di Walt Whitman 


(Grazie al prof. Antonio Sichera che lo ha citato nel corso di un seminario del Master in Counselling Socio-Educativo organizzato dall'Ist. di Neuroscienze e Gestalt Therapy "Nino Trapani" di Siracusa)

giovedì 19 luglio 2018

Paolo Borsellino, martire di giustizia

Chiesa s.Francesco Saverio, Palermo - 19 luglio 2018
don Cosimo Scordato e don Francesco Stabile (foto mari@dasolcare)
     L’unico momento di commemorazione che i figli del giudice Paolo Borsellino – Manfredi, Lucia, Fiammetta - hanno voluto oggi 19 luglio 2018 è stata la messa di suffragio concelebrata stamattina alle 8.30 nella chiesa di san Francesco Saverio, a Palermo, da don Cosimo Scordato e da don Francesco Michele Stabile. Qui di seguito l’omelia pronunciata da don Cosimo Scordato in ricordo del giudice Paolo Borsellino e degli agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi,  Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.


(…) Avete sentito questo testo di Isaia: Il sentiero del giusto è diritto, il cammino del giusto tu lo rendi piano. Compiere un atto di giustizia porta con sé implicito il credere nella giustizia. E la giustizia è uno dei nomi di Dio, somma giustizia, come la verità.
    Tutti i titoli di Dio si ricapitolano poi nell’Amore, nell’Agape. Dio è Amore, ricapitola tutte quelle espressioni umane con le quali noi balbettiamo il suo nome, invochiamo la sua presenza. 
E quindi quando una persona lavora in direzione della giustizia sta cercando Dio, nella scelta che compie nel suo cammino, si sta impegnando per il Signore. Ecco perché può avere senso la radicalità di quest’impegno sino a compromettere anche la propria vita: Di notte anela a te l’anima mia, quando sto cercando la verità sto dando spazio a Dio e do la precedenza a lui perché possa avere il suo posto nella vita nostra.
     Perché questo? Perché se questo non avviene – avete sentito questa metafora bellissima usata dal profeta – è come se ci fosse una donna incinta che sembra stia dando alla luce la vita e poi invece abbiamo partorito solo vento, non un bambino, non un nuovo abitante della terra.  Ed è possibile, purtroppo: la finzione, la non verità della vita è sempre possibile, purtroppo.
     E noi invece desideriamo che sia portata alla luce la vita autentica, che sia illuminata dalla verità e dalla giustizia vera. Verso cui noi ci vogliamo muovere. Verso cui Paolo e tutte le persone che si sono impegnate nel nome di Dio che è la giustizia (…) questa testimonianza che consegnano a noi.  Solo facendo così vivranno i tuoi morti, risorgeranno i cadaveri … Solo così noi possiamo tenere desta la memoria dei nostri cari che ci hanno consegnato questo gesto altissimo di donazione per la vita e la vita in abbondanza, come ci dice il Vangelo di Giovanni.
      E’ impressionante questo brano di Isaia, come se ci volesse riportare continuamente al Signore ma facendo i conti con la resistenza l’opacità della realtà rispetto alla quale non dobbiamo desistere, sia per fedeltà al Signore, sia per fedeltà a coloro che ci hanno anticipato in questo percorso di fedeltà. E così la rugiada potrà essere luminosa e la terra sarà sgombrata dalle sue ombre. In tutto questo, noi lo sappiamo, la resistenza al male, in tutte le sue forme, non è facile: ci stanca, ci delude, qualche volta ci potrebbe fare desistere, come a consideraci impotenti …
     E invece la parola di Gesù ci viene incontro dicendoci Non ti preoccupare, le tue difficoltà sono le mie difficoltà, il tuo peso è il mio … lo portiamo insieme. Ti garantisco che m’impegno con te a portarti anche oltre gli ostacoli, oltre le difficoltà quotidiane in cui ci imbattiamo.
Statuetta della Madonna donata a don Cosimo Scordato
dalla signora Agnese, moglie del giudice Paolo
(foto mari@dasolcare)

     E quindi ci fermiamo davanti a quest’appello di Gesù:  Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi o depressi qualche volta addirittura … Ci aspetta l’abbraccio di Gesù Cristo che ci risolleva, ci rimette in cammino e ci dà la sua parola. Ecco perché la stiamo proclamando: non ci fondiamo solo sui nostri buoni propositi, che ci vogliono e sono doverosi, non ci fondiamo solo sulle cose che la società costruisce, le buone Istituzioni che la società va costruendo e cerca di migliorare - rispetto alle quali dobbiamo prendere atto che c’è quando funzionano, quando funzionano meno bene e qualche volta funzionano male – ci fondiamo anche sulla Parola del Signore che ci rende capaci di guardare oltre.
       E su quest’oltre vorrei legare il sorriso di Paolo, perché di Paolo fondamentalmente ricordo una serata – credo in occasione di una ricorrenza lieta di suo cugino, Paolo Borsellino come lui – una serata in cui lui era molto divertito, “babbiava” , scherzava, rideva … Paolo era un tipo ironico …
In questo legame tra la Parola del Signore che ci promette il compimento e questo suo sorriso, ironico ma anche trascendente la banalità della realtà, vorrei che noi potessimo raccogliere il suo impegno e a nostra volta farci portatori di svilupparlo sino in fondo.
     Con lui ricordiamo tutte le altre persone che, come lui hanno lottato per la giustizia e come lui sono stati perseguitati a causa della fedeltà ad essa. Beati i perseguitati a causa della giustizia perché di loro è il Regno di Dio. Di loro è Dio. Dio appartiene a loro. Ed è una profezia laica, è una beatitudine laica che non riguarda solo i credenti. Il Vangelo dice: Beati i perseguitati a causa della giustizia perché di loro è Dio. 
        E vogliamo essere parte di questa schiera, sull’esempio di questi nostri cari familiari, della famiglia di Dio, sempre più allargata e impegnata. 

(il testo non è stato rivisto dall’autore, don Cosimo Scordato: eventuali errori o omissioni sono della scrivente, Maria D’Asaro, che si assume pertanto la responsabilità delle eventuali imprecisioni e manchevolezze della trascrizione)

Questo l'articolo pubblicato il 22 luglio su Il Punto Quotidiano:

Palermo – Domenica 19 Luglio 1992, in via Mariano D’Amelio, fu assassinato a Palermo il giudice Paolo Borsellino, sotto casa dell’anziana madre dalla quale si stava recando. Con lui furono uccisi cinque agenti della scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L’impressione e l’orrore dei palermitani fu enorme, anche perché l’eccidio seguiva, a meno di due mesi, la strage di Capaci dove morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani.
Oltre al dolore per la barbarie inaudita messa in atto ancora una volta dalla mafia, negli anni successivi i familiari delle vittime, e con loro tutti  gli italiani onesti, hanno subito anche l’oltraggio della mancanza di verità su mandanti ed esecutori della strage. Sugli errori investigativi commessi dagli inquirenti, proprio in questi giorni la Corte d’Assise di Caltanissetta, nelle motivazioni della sentenza del processo Borsellino quater ha dichiarato:  "È uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana”.  Scrive ancora la Corte: "È lecito interrogarsi sulle finalità realmente perseguite dai soggetti, inseriti negli apparati dello Stato, che si resero protagonisti di tale disegno criminoso, con specifico riferimento ad alcuni elementi”. E nella sentenza si sostiene quanto i familiari del giudice hanno sempre denunciato: "il collegamento tra il depistaggio dell’indagine e l’occultamento dell’agenda rossa di Borsellino".
Indignati da ventisei anni di “fumo” investigativo-giudiziario, i figli del giudice Paolo Borsellino – Manfredi, Lucia, Fiammetta - hanno voluto presenziare a Palermo un unico momento di commemorazione pubblica:  la messa di suffragio nella chiesa di san Francesco Saverio, messa celebrata da don Francesco Michele Stabile e dal teologo don Cosimo Scordato, quest’ultimo amico del magistrato ucciso e dei suoi familiari. Ecco alcuni passi significativi dell’omelia pronunciata da don Cosimo in ricordo del giudice Paolo: “Quando una persona lavora in direzione della giustizia sta cercando Dio, nella scelta che compie nel suo cammino, si sta impegnando per il Signore. Ecco perché può avere senso la radicalità di quest’impegno sino a compromettere anche la propria vita … E noi desideriamo che sia portata alla luce la vita autentica, che sia illuminata dalla verità e dalla giustizia vera. Verso cui noi ci vogliamo muovere. (…)
 Solo così noi possiamo tenere desta la memoria dei nostri cari che ci hanno consegnato questo gesto altissimo di donazione per la vita (…).
 E su quest’oltre vorrei legare il sorriso di Paolo … In questo legame tra la Parola del Signore che ci promette il compimento e questo suo sorriso, ironico ma anche trascendente la banalità della realtà, vorrei che noi potessimo raccogliere il suo impegno. Con lui ricordiamo tutte le altre persone che, come lui hanno lottato per la giustizia e come lui sono stati perseguitati a causa della fedeltà ad essa. Beati i perseguitati a causa della giustizia perché di loro è il Regno di Dio. Ed è una profezia laica, è una beatitudine laica che non riguarda solo i credenti (…)”

Maria D’Asaro 


lunedì 16 luglio 2018

Io/tu





Io/tu:
Perla preziosa
Raggio di sole
Diamante che brilla, inatteso.
Carezza.     


                                                 



(Master in Counselling socio-educativo, Siracusa, Fontane Bianche, 14-15 luglio.
Grazie alla dott. Paola Argentino Trapani per la squisita ospitalità)    








       

sabato 14 luglio 2018

Palermo in festa per la sua "Santuzza"

     Si concludono oggi a Palermo i festeggiamenti in onore di santa Rosalia, patrona della città. Quello di quest’anno è il 394° Festino della “Santuzza”, appellativo devoto e affettuoso insieme con cui i palermitani chiamano la loro patrona. La direzione artistica della festa, inserita tra gli eventi di Palermo Capitale della Cultura, è stata affidata all’attore, regista e scenografo Lollo Franco e all’apprezzatissima fotografa Letizia Battaglia, che hanno scelto come tema conduttore “Palermo Bambina”, privilegiando appunto la rappresentazione di una “Santuzza” bambina, nel periodo in cui matura l’abbandono del lusso della vita di corte, per la consacrazione a Dio.
        Il Festino coniuga tradizione e modernità, sacro e profano e ha il suo culmine la sera del 14 luglio, quando il carro, simbolo dei festeggiamenti, percorre corso Vittorio Emanuele e arriva al Foro Italico. Il carro rappresenterà quest’anno un veliero con due alberi e saranno ben visibili i fiori simbolo di Santa Rosalia, rosa e lilium, in un gioco di colori allegro e fiabesco dedicato alla fanciullezza. 
       L’attore Leo Gullotta sarà la voce narrante del racconto della vita della santa e dei vari momenti della rappresentazione, che comprenderà vari “quadri”: il primo, con la coreografia di Luc Bouy, vedrà la partecipazione del Coro delle Voci Bianche della Fondazione “Orchestra sinfonica Siciliana”; ci sarà poi la Kids Orchestra Band del Teatro Massimo e la presenza di Kitonb Project, compagnia di teatro estremo. Ai Quattro Canti la compagnia catalana de “La Fura dels Baus” racconterà la liberazione dalla peste con una particolare performance e con la partecipazione di numerosi artisti “volontari” reclutati in città. Sempre ai Quattro Canti, ci sarà l’omaggio floreale del sindaco di Palermo Leoluca Orlando. Il Carro poi raggiungerà il Foro Italico dove la festa si concluderà con i Giochi d’artificio.
       Ma chi era santa Rosalia? Secondo la tradizione, Rosalia Sinibaldi (1130-1170 circa), appartenne alla nobile famiglia dei Sinibaldi, figlia di Sinibaldo, signore di Quisquina in provincia d'Agrigento. Visse alla corte di re Ruggero, prima di rifiutare la vita di corte e il matrimonio, per consacrarsi a Dio e vivere da eremita in una grotta sul monte Pellegrino, dove morì. Nel 1625 salvò la città dalla peste e ne divenne la patrona: secondo la tradizione apparve infatti in sogno ad un uomo indicandogli dove avrebbe potuto trovare i suoi resti, che portati in processione in città fermarono l'epidemia. Come gesto di solenne ringraziamento, nel giugno 1625 il cardinale Giannettino Doria fece svolgere la prima festa in suo onore. E, allora come ora, “u fistinu” si conclude con l’acclamazione “Viva Palermo e santa Rosalia!”
Maria D’Asaro, Il Punto Quotidiano

giovedì 12 luglio 2018

Spiaggia dei Conigli, "regina del mare"

        La Spiaggia dei Conigli, nell’isola di Lampedusa, è al primo posto nella classifica delle più richieste e visitate spiagge italiane, come attesta il "TripAdvisor Travelers’ Choice Beaches Awards 2018", il premio del portale turistico che stabilisce la bellezza delle spiagge in base alle prenotazioni e alle ricerche degli utenti. Secondo tale portale, il secondo posto va attribuito alla spiaggia di Tropea, in Calabria; medaglia di bronzo invece alla spiaggia La Pelosa, in Sardegna, in provincia di Sassari. 
La spiaggia dei Conigli, che attrae turisti da tutto il mondo per la limpidezza e l’azzurro del suo mare, si trova in un isolotto dal nome omonimo, al centro di un’ampia baia, posta nella parte sud ovest dell’isola di Lampedusa. Nell’isolotto vivono una particolare specie di lucertola e il gabbiano reale, presente con circa cento coppie di esemplari.
       Controversa è l’origine del nome della baia, chiamata “Rabit Island” per la prima volta nel 1824 in una carta nautica. Nelle cartografie successive, tale toponimo venne tradotto con l’inglese ‘rabbit’, che significa appunto coniglio. Secondo altre fonti, sembrerebbe più verosimile la sua derivazione dal termine arabo “rabit”, che significa ‘legame’ (che lega, che collega) suggerendo un plausibile riferimento all’istmo che si forma di rado tra l’isolotto e la costa. Secondo un’altra ipotesi, invece l’origine del nome è dovuta al fatto che, molti anni addietro, una colonia di conigli raggiunse l’isolotto proprio nel momento in cui esso era collegato alla terraferma. Quando il ponte di sabbia sparì e le acque del mare riemersero, rimasti intrappolati nell’isolotto, i conigli divennero così numerosi da far battezzare il luogo appunto “Isola dei Conigli”.
        A proposito di spiagge, una buona notizia anche per i palermitani e per i numerosi turisti che affollano la città: quest’anno ci si potrà tuffare non solo nelle acque calde e sabbiose di Mondello, località a ovest della città con raffinate villette stile liberty, ma anche nel tratto di costa al centro del golfo di Palermo: dopo quarantotto anni di divieto, torna infatti balneabile anche la Costa est, il litorale compreso tra i quartieri Romagnolo, Bandita e Acqua dei Corsari. 
         Eliminati gli scarichi a mare, i prelievi effettuati a maggio e giugno da biologi dell’ASP hanno certificato che la soglia di colibatteri è sotto la soglia di pericolo; si attende ora solo la formale autorizzazione da parte dell’Assessorato regionale alla Salute. Intanto l’amministrazione comunale, con il Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo, ha avviato interventi strutturali e a lungo termine; tra le altre opere di bonifica, piantati vari alberi, in particolare tante palme e le “tamerici salmastre” di dannunziana memoria.
Maria D’Asaro - Il Punto Quotidiano

martedì 10 luglio 2018

Il tocco che salva

Marc Chagall: Dance
            Il numero 12 che ritorna (la bambina di 12 anni e la donna malata da 12 anni) in qualche modo simboleggia le 12 tribù di Israele. Gesù vuole liberare da quello che imprigiona l’ispirazione di Dio nella legge (…). Le mestruazioni erano considerate impurità. La donna nella circostanza non poteva avvicinarsi a nessuno, perché era impura e rendeva impuri gli altri che si avvicinavano a lei. Terribile. Si sentiva condannata da Dio. C'era un’ignoranza abissale, anche del significato della ricchezza delle mestruazioni. (…) 
         Poi c’è una ragazza che muore all’inizio del passaggio dall’età infantile al matrimonio. (…) La novità del comandamento di Dio, che interpreta e supera la legge, la libera dalla morte. Da quella parte di legge ebraica concepita come un pacchetto di osservanze: fai così e sarai salvo. No. Tutto questo porta alla morte. 
         Si rischia di vivere anche molti anni senza aver vissuto. La vita non è salvata dalla vita. Si può essere vivi e morti dentro. Il nuovo comandamento di Gesù salva la vita. È l’amore. Non c’è niente che possa salvare la vita più dell’amore, che fa spingere l’emorroissa a toccare Gesù e sentire sprigionare un’energia nuova che le dà vita e gioia di tornare a sorridere. 
          Gesù prende per mano la bambina e il verbo usato è quello della resurrezione. Gesù ha fatto il miracolo a questa donna? Probabilmente sì. Ma il vero miracolo è che Gesù ci dice che ciò che ci può liberare dalla morte è l’amore che può farci sperimentare, in noi stessi, la vita infinita di Dio.  Per cui la morte è un addormentarsi. La morte, per noi cristiani, è un addormentarci nel Signore per essere svegliati da lui.
          Quello che il Vangelo ci annuncia è proprio la novità dell’amore di Dio che si vuole fare strada oltre le leggi umane, incluse quelle bibliche. Capaci di farci vivere, di farci diventare creativi e non morire a 12 anni senza avere sperimentato la femminilità, la condizione materna, senza fruttificare. 
         Qui si ricapitola il Vangelo di Gesù; in questa pagina semplice ed immediata. Cosa fa superare la stanchezze e lo smarrimento? L’amore coniugale, l’amore verso i figli, l’amore che ci rende creativi, capaci di iniziativa, capaci di uguaglianza come ci ricordava San Paolo, spiazzandoci tutti. Se tu stai un po’ meglio di un altro, metti a disposizione dell’altro; fate scambio di dono; tu darai quello che hai, lui quello che è. A livello personale, a livello familiare, a livello nazionale, a livello internazionale.
        L’egoismo può avere forme ristrette, accorciate, ma può avere forme nazionali ed internazionali di popoli. Chi ha di più vuole trattenere e non vuole dividere niente. Si dà spazio alla paura e si diventa irrazionali per non capire più niente. Ma paura di chi? Di gente disperata che cerca una mano d’aiuto? So che tutto va organizzato, che non si può improvvisare. Ma San Paolo ci ha dato questo principio che nasce prima della rivoluzione francese: una fraternità filiale che viene da Dio: “la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza”. 
       C’è gente che possiede 150 miliardi di dollari! Cose assurde, rese possibili dal disordine mondiale, follia pura … San Paolo scrive: “Non si tratta di mettere in ristrettezza voi per sollevare gli altri, ma di fare uguaglianza. Per il momento la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza …”. Quanti giovani vorrebbero venire qui a lavorare, a portare freschezza, voglia di andare avanti, gioventù in una società invecchiata che vuole assicurare la vita fino a 100 anni. Mentre permettiamo che muoiano bambini o ragazzi di 30 anni. Hanno una ricchezza che vogliono condividere con noi.
      Care sorelle e cari fratelli, senza scadere nella retorica, stiamo facendo echeggiare il Vangelo del Signore per comprenderlo per davvero, anche se è impegnativo. 
      Lasciamo che la parola di Dio ci possa trasformare. E non è così remota questa possibilità. Il vero miracolo è quello che si tenta di sperimentare, anche in piccolo, nella vita quotidiana.

(sintesi dell’omelia pronunciata da don Cosimo Scordato a Palermo, nella chiesa di san Francesco Saverio, l’1.7. 18)

domenica 8 luglio 2018

Invisibile






Invisibile
Sei qui
Anche d’estate
Col tuo fresco mantello
Solitudine.       

martedì 3 luglio 2018

Alex Langer, costruttore di pace

       Il nome di Alexander Langer a tanti non dice niente. Ingannati dal nome tedesco, non sanno neppure che si tratta di un italiano, nato in un paesino in provincia di Bolzano. Langer   merita di essere ricordato perchè è stato, a metà degli anni ’80, uno dei fondatori e animatori del movimento ecologista, infaticabile “costruttore di ponti”, promotore di pace e convinto sostenitore della convivenza interetnica in Alto Adige. Consigliere regionale in Trentino Alto Adige e poi, sino alla morte, deputato con i Verdi al Parlamento europeo, chi lo ha conosciuto afferma che “È stato uno dei rari politici che intendeva la politica esclusivamente come servizio, senza ombra di potere”. Langer infatti rendicontava sino agli spiccioli le sue entrate e si spendeva senza risparmio per le cause in cui credeva. 
Langer - Alex per gli amici - affrontava tutte le questioni senza il conforto e il salvagente dell’appartenenza ideologica: a sinistra, fece scandalo, alla fine degli anni ’80, la sua posizione antiabortista e contraria alla sperimentazione sugli embrioni; nel 1995, in seguito alla strage di Tuzla nell’ex Jugoslavia martoriata dalla guerra etnica, nonostante i suoi principi nonviolenti e pacifisti, chiese con forza l´intervento internazionale armato, per impedire che "la conquista etnica con la forza delle armi possa tornare a essere legge in Europa". 
Forse fu anche l’isolamento in cui si venne a trovare tra i Verdi e i movimenti pacifisti, ad accentuare la sua sensazione di sconfitta e di solitudine e a spingerlo al suicidio, il 3 luglio del 1995, a soli quarantanove anni, dopo una vita spesa per la pace, per la promozione della convivenza interetnica, per i diritti umani e  per la difesa dell’ambiente: “I pesi mi sono diventati davvero insostenibili, non ce la faccio più. Vi prego di perdonarmi tutti anche per questa dipartita.” – scrisse in uno dei biglietti lasciati ai piedi di un albero di albicocche. Il biglietto si concludeva comunque con un’esortazione: “Non siate tristi, continuate in ciò che è giusto.” 
Quello che aveva scritto nel 1992 per la morte di Petra Kelly, esponente  tedesca dei “Verdi”, calza purtroppo anche per la sua tragica fine: “Forse è troppo arduo essere individualmente degli Hoffnungsträger, dei portatori di speranza: troppe le attese che ci si sente addosso, troppe le inadempienze e le delusioni che inevitabilmente si accumulano, troppe le invidie e le gelosie di cui si diventa oggetto, troppo grande il carico di amore per l’umanità e di amori umani che si intrecciano e non si risolvono, troppa la distanza tra ciò che si proclama e ciò che si riesce a compiere …
A ventitré anni dalla morte, Langer merita comunque di essere ricordato per il suo sorriso intelligente e buono, per la sua dedizione assoluta al bene della terra, testimoniata anche dalle parole pronunciate in occasione di un convegno nel 1994: “Sinora si è agito all’insegna del motto olimpico “citius, altius, fortius” (più veloce, più alto, più forte) che rappresenta la quintessenza dello spirito della nostra civiltà, dove l’agonismo e la competizione sono la norma quotidiana e pervasiva. Se non si radica una concezione alternativa, che potremmo sintetizzare in “lentius, profundius, suavius” - più lento, più profondo, più dolce - non ci potrà essere il cambiamento, il nuovo orizzonte ecologico, la civiltà di pace e di condivisione di cui abbiamo bisogno.” 
Maria D'Asaro, Il Punto Quotidiano

Ecco un'altra Langer - non imparentata con Alex - che va ricordata  (ringrazio il blogger Slec):



lunedì 2 luglio 2018

Il saluto di Nadia alla Scuola

La prof. Genova, al centro, con le prof. Cavataio e Provenza

      Tra le mie fortune, c’è quella di aver incontrato colleghe speciali (Qui  il saluto della Preside Maria Di Naro, andata in pensione nel 2010). Ecco il messaggio toccante che ci ha donato la professoressa Nadia Genova, Docente di Inglese, salutando la scuola “Cesareo” di Palermo: il 1° settembre prossimo la prof. Genova, assieme ad altri cari colleghi, sarà infatti felicemente in pensione. 

Cara Nadia, senza la tua inappuntabile professionalità e la tua squisita signorilità, la "Cesareo" non sarà la stessa ...


      Un immenso “Grazie” a tutti i presenti per aver voluto condividere con noi questo momento gioioso.  E’ una svolta importante delle nostre vite e questo ricordo rimarrà sempre nei nostri cuori.  Passato, presente e futuro sono intrecciati inevitabilmente. “Oggi non è che il ricordo di ieri e domani non è che il sogno di oggi … Il presente abbraccia il passato con il ricordo e il futuro con la speranza” (Kahlil Gibran).
       Il nostro presente è il frutto delle scelte fatte: di incontri felici, di relazioni costruite, di grandi passioni, di grandi soddisfazioni, successi ma anche di inevitabili insuccessi e piccole frustrazioni.
Il nostro lavoro è splendido perché unico: prendiamo per mano delicatamente giovani menti e le conduciamo in punta di piedi verso la consapevolezza di sé, la capacità critica, l’autonomia che permetterà loro di fare  lucide scelte future nella vita.
      Siamo consapevoli che chi intraprende il lavoro di insegnante ha un’enorme responsabilità: anche un semplice sguardo di approvazione, un ascolto attento in un momento di crisi, una parola detta al momento giusto possono cambiare ed orientare le vite presenti e future dei nostri ragazzi.
       Ognuno di noi porta con sé il proprio vissuto carico di passioni e di piccole debolezze, ma il bello di lavorare nella scuola è che c’è la straordinaria opportunità da saper cogliere al volo, di  incontrare l’altro, di assorbirne la positività oltre che spesso anche la professionalità. E questo è successo a noi che abbiamo avuto la fortuna di mettere piede alla “Cesareo” tanti anni fa e di non essere più andati via  per scelta consapevole. 
       Tutti i Presidi o Dirigenti scolastici che si sono avvicendati nella scuola (Di Naro, Macaluso, Mancia, Speciale) hanno marcato il nostro cammino; i colleghi sono stati insostituibili compagni di viaggio e spesso amici; il prezioso personale della scuola tutto (Segreteria e collaboratori scolastici) hanno agevolato il nostro lavoro anche nei momenti più frenetici, spesso con tanta pazienza e tanto garbo.
     Noi docenti, negli anni, abbiamo messo in campo tutte le nostre conoscenze, competenze ed esperienze di vita per i nostri allievi, abbiamo aggiornato il nostro modo di insegnare per essere al passo con i tempi e in sintonia con le nuove generazioni. Abbiamo cercato di fare appassionare i nostri allievi alla disciplina insegnata, qualsivoglia essa fosse, perché ogni campo del sapere ha la sua specifica valenza formativa e ogni disciplina può fare emergere talenti e soprattutto dare l’opportunità di una realizzazione personale.
La "Cesareo" è e sarà sempre la Scuola dell’Accoglienza a tutti i livelli: accoglienza per i giovani colleghi che arrivano con il loro carico di entusiasmo e capacità di rinnovamento, accoglienza per tutti gli alunni “senza se e senza ma” per una giusta politica scolastica dell’integrazione.
      Fiduciosi di aver contribuito a dare le ali della conoscenza ai nostri alunni, auguriamo al Dirigente scolastico, ai colleghi, al personale tutto della scuola e a tutti gli alunni di continuare con amore il loro lavoro e con serenità il loro cammino di vita.
Un ultimo mio pensiero prima di concludere. 
      E’ inevitabile leggere nei nostri occhi, al di là dei nostri sorrisi, un sottile velo di malinconia che vorrei comunque fugare con queste parole: rimarremo sempre Professori, anche negli anni a venire quando non gireremo più tra i banchi di un’aula affollata di sorrisi, ma ci sentiremo chiamare da lontano: “Prof. … si ricorda di me?” E noi cercheremo nella nostra memoria i ricordi gioiosi di quell’unico, indimenticabile incontro.
                           Con affetto e ancora grazie,

Prof. Nadia Genova
Palermo, 30 giugno 2018

                                                             Nadia and me