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giovedì 16 luglio 2026

La vecchia e la cipolla

        Chissà perché in questi giorni a nostra signora è tornata in mente una lettura del suo libriccino  di lettura di I elementare Aiuole in fiore, che aveva in copertina una bimba dagli occhi sgranati intenta ad annaffiare dei fiori.       Tutti i testi, a pensarci, erano impregnati da un messaggio morale e didascalico, che comunque alla nostra bimbetta non risultava particolarmente indigesto.
     C’era la storia di una vecchia malvagia, egoista ed avara, che aveva vissuto accumulando solo denaro e cattiveria. Alla sua morte, era quindi precipitata nelle fiamme dell’inferno. Ma il suo angelo custode si prese la briga di esaminare con attenzione tutti i fotogrammi della sua vita e vide che un giorno la vecchia aveva preso una cipolla e l’aveva data a un povero mendicante. L’angelo allora, col permesso di Dio, le porse quella cipolla perchè, attaccata al suo esile stelo, venisse fuori dall’Inferno.
La bimbetta era contenta di quel lieto fine… E oggi spererebbe che  un vecchio o una vecchia cattivissimi possano, attraverso un gesto apparentemente insignificante, salvarsi… 
E salvare questo mondo in malora. 

(Però poi la nostra ex bimbetta ha fatto un controllo: pare che questa storia  addirittura sia stata narrata da  Dostoevskij, ne I fratelli Karamazov, con un finale diverso e disperato: 

C'era una volta una donna cattiva cattiva che morì, senza lasciarsi dietro nemmeno un'azione virtuosa. I diavoli l'afferrarono e la gettarono in un lago di fuoco. Ma il suo angelo custode era là e pensava: di quale suo azione virtuosa mi posso ricordare per dirla a Dio? Se ne ricordò una e disse a Dio: - Ha sradicato una cipolla nell'orto e l'ha data a una mendicante. E Dio gli rispose: - Prendi dunque quella stessa cipolla, tendila a lei nel lago, che vi si aggrappi e la tenga stretta, e se tu la tirerai fuori del lago, vada in paradiso; se invece la cipolla si strapperà, la donna rimanga dov'è ora. L'angelo corse della donna, le tese la cipolla: - Su, donna, le disse, attaccati e tieni. E si mise a tirarla cautamente, e l'aveva già quasi tirata fuori, ma gli altri peccatori che erano nel lago, quando videro che la traevano fuori, cominciarono ad aggrapparsi tutti a lei, per essere anch'essi tirati fuori. Ma la donna era cattiva cattiva e si mise a sparar calci contro di loro, dicendo: "E' me che si tira e non voi, la cipolla è mia e non vostra. Appena ebbe detto questo, la cipolla si strappò. E la donna cadde nel lago e brucia ancora. E l'angelo si mise a piangere e si allontanò".

Se ha pianto quell’angelo, figuratevi  il disincanto di nostra signora…

mercoledì 24 giugno 2026

Carlo Ginzburg, lo storico che ci ha insegnato a vedere gli invisibili

       "La morte di Carlo Ginzburg ci ha lasciato tutti un po’ più soli, orfani di un grande intellettuale  capace come pochi di affascinare spaziando dalla storia all’antropologia, dall’arte alla letteratura; ma vorrei ricordarlo per ciò che il suo lavoro di storico ha significato per me, per noi, giovani studenti universitari appassionati di storia negli anni Settanta e Ottanta.
      Reduci dai manuali liceali di storia, quella con la S maiuscola, la storia dei grandi eventi, delle guerre e delle battaglie, la storia politica dei grandi protagonisti, oscillavamo infatti tra una visione marxista, il popolo, le masse, entità indistinte accomunate dal lavoro, dagli eventi, le rivoluzioni, le guerre… e quel poco che iniziava ad arrivare, in uno spazio accademico alquanto diffidente, della Nouvelle Histoire, della scuola storiografica francese Les Annales.
      Scoprire e leggere Ginzburg fu come trovare ciò che stavamo cercando finalmente, un metodo storico rigoroso in grado di restituirci, attraverso la lettura di documenti redatti dagli organi del potere, un dettaglio, qualcosa che normalmente sfugge tra le carte polverose degli archivi, una storia diversa, quella idea di “microstoria” attorno alla quale riuscì a catalizzare il lavoro, la passione e le ricerche di una generazione di storici italiani.
Con Il formaggio e i vermi (1976), forse il suo libro più conosciuto e famoso, Ginzburg ci trasporta quasi magicamente nel mondo di Menocchio, un mugnaio friulano finito sul rogo dell’Inquisizione alla fine del ‘500, e da quel microcosmo riesce ad affiorare una cultura subalterna viva e autonoma, un universo mentale che spaziava dall’economia alla vita quotidiana, dalla religione alla cosmogonia. Attraverso la vita di Menocchio scopriamo ciò che il potere tenta di nascondere, cancellare, una visione a tutto campo di un mondo altrimenti sconosciuto.
     Come ricostruire la storia degli ultimi, di chi non ha voce, soprattutto se ci allontaniamo dalla storia contemporanea per addentrarci ancora più indietro nel tempo? Come utilizzare le fonti, spesso redatte dalle classi dominanti come i tribunali dell’Inquisizione? Ginzburg ci ha insegnato ad affinare lo sguardo, cercare tracce tra i documenti ufficiali, tutto ciò che può accendere una luce su un mondo altrimenti sommerso; è un lavoro indiziario, un metodo quasi investigativo che permette allo storico di ricostruire concetti e dettagli nascosti tra i meandri della storia.
       Spie. Radici di un paradigma indiziario (1979), influenzò una intera generazione di storici e storiche aprendo le porte della storiografia italiana alla contaminazione tra discipline come l’antropologia o la sociologia, allo studio su fonti storiche diverse e ad una produzione di “microstorie” (da cui la collana “Microstorie” Einaudi nata dalle sue ricerche), a cui la rivista Quaderni Storici ha dato voce. Un metodo che lo porterà ad intraprendere gli studi sulla stregoneria (I benandanti del 1966 o la Storia notturna. Una decifrazione del sabba, del 1989), riti magici popolari che la Chiesa trasforma  in pratiche diaboliche e una passione nata da uno dei suoi testi preferiti, quel Mondo magico di De Martino che lui ricorderà sempre.
     La sua attività ha spaziato tra critica, impegno civile e rigore intellettuale, eredità, come lui sempre ha dichiarato, dei genitori Leone e Natalia Ginzburg, tanto che nel 1991 in un pamphlet, Il giudice e lo storico, smonta le tesi accusatorie del processo contro Adriano Sofri, Ovidio Bompressi e Giorgio Pietrostefani, militanti di Lotta Continua condannati  per l’uccisione del commissario di polizia Luigi Calabresi.
Sarebbe impossibile citare tutto ciò che Carlo Ginzburg ci ha lasciato: un’eredità immensa, la passione per le storie dei marginali, per la ricerca delle tracce che il tempo cancella, delle voci di uomini e donne che il potere ha voluto zittire, quel “mestiere di storico” che consente di vedere ciò che gli altri non vedono.
    La nascita della Società italiana delle storiche nel 1989 avvia un fecondo periodo di studi di storia delle donne e di genere, di rapporti di potere-sottomissione, di inferiorità e subalternità, che tanto attingerà dal metodo della microstoria.
   Anche la scuola, dagli anni ’90 in poi inizia a sperimentare metodologie di ricerca dal basso, grazie al lavoro di associazioni, come Clio ’92 e la sperimentazione dei laboratori storici sulle fonti, introducendo la didattica della storia anche nei programmi e nelle linee guida nazionali della disciplina.
    Di questa sua eredità avremo ancora bisogno, se pensiamo a come le riforme messe in atto da questo governo  stiano riportando la scuola italiana indietro di mezzo secolo, con un ritorno alla storia politica e militare nazionale e con la scomparsa della storia sociale o globale dai programmi. Oggi più che mai dobbiamo conservare gelosamente, e continuare ad utilizzare, la cassetta degli attrezzi che Carlo Ginzburg ci ha consegnato con il suo lavoro.
Perché nessuno riporti più Menocchio nei meandri bui della storia".

 Pina Catalanotto, da Pressenza 

(quando ho scritto la lettera postuma a Natalia Ginzburg, avrei voluto inviare al professore Ginzburg il testo che la comprendeva. Non l'ho più fatto perchè mi pareva eccessivo... Ora un pochino mi dispiace. Avrei voluto solo ringraziarlo... Lui e sua madre, prima di lui...

 

venerdì 22 maggio 2026

La magia della pozzanghera

      In un anfratto della stradina che collega casa sua alla vicina stazione metropolitana, quando piove si forma una consistente pozza d’acqua.   
       Pozzanghera che permane per giorni, specie in inverno, soprattutto se alimentata da piovaschi frequenti. A nostra signora quel minuscolo tratto di acqua stagnante fa simpatia. Per una strana alchimia di pensieri, le ricorda uno specchio descritto da Natalia Ginzburg “ho visto una volta passare per strada un carretto con sopra uno specchio, un grande specchio dalla cornice dorata. Vi era riflesso il cielo verde della sera, e io mi sono fermata a guardarlo mentre passava, con una grande felicità e il senso che avveniva qualcosa di importante…”
Cosa c’entrasse poi, la pozza liquida con Natalia e il suo specchio verde e splendente… Proprio niente.         Invece sì, qualcosa c’entrava: camminando per quella strada silenziosa e solitaria, nostra signora captava pensieri scintillanti ed onirici da trasformare in ruscelli di parole. Felici.

martedì 19 maggio 2026

Trasparenze

      Da venerdì 15 maggio a venerdì 22 maggio 2026, a Palermo, alla ex Real Fonderia Oretea, mostra collettiva delle allieve e degli allievi talentuose/i  della libera scuola delle arti visive MIALO' Art.
       


















giovedì 14 maggio 2026

Mammina...


Forse

sorridi guardando

il mio giardinetto

fragile, minuscolo, provvisorio, colorato?

Mammina…    










(oggi il tuo compleanno...)

sabato 2 maggio 2026

Amare: esperienza di luce che salva se stessi e il mondo

Marc Chagall: Il gallo rosso
         “Solitamente si dice che l’amore rende ciechi: l’innamorato vede qualcosa che non c’è… Ci si innamora di una persona per quello che non è e la si lascia per quello che è davvero.
      Io vi propongo una lettura alternativa: l’innamoramento non è una forma di accecamento, ma un’esperienza di luce, di illuminazione.      Ubi amor, ibi oculus: dove c’è l’amore, c’è l’apertura degli occhi e quindi la visione di ciò che realmente abbiamo di fronte.   L’innamorato/a è concentrato/a sull’amato, sull’amata, ma al tempo stesso si apre al mondo: vede un mondo che diversamente gli sarebbe rimasto nascosto.
Lo dicono Goethe e Dante in queste due citazioni, secondo me bellissime. Goethe dice: «Un cuore che ama qualcuno non può odiare nessuno. Non può odiare nessuno perché ha sperimentato la gentilezza dell’amore e della passione». Ha sperimentato che cosa significa guardare qualcuno con compassione, con devozione. 
    E allora si accorge che è possibile farlo, in linea di principio, anche con tutti gli altri… benché  di fatto non avvenga perché l’attenzione è riservata esclusivamente all’amato/a. Però chi ama capisce qualcosa che chi non ama non può capire: cioè che, a modo suo, ogni essere umano è amabile.
   Lo stesso dice Dante quando riferendosi a Beatrice, nella Vita nova, scrive: «Quando ella apparia, nullo nemico mi rimanea…».
Perché quando io sono innamorato, sono troppo felice per odiare qualcuno. Chi odia, alla fine odia perché è infelice, perché gli manca qualcosa… Ma se c’è lui, lei con me, che mi importa se magari mio fratello invade gli spazi della mia stanza… Persino le persone più antipatiche risultano leggere…
Il mondo diventa più luminoso, si alleggerisce, le pressioni si allentano perché io sono innamorato… tutto scivola via con leggerezza…
      Sentite cosa dice Flaubert ne L’educazione sentimentale riferendosi all’amata: «Era il punto luminoso verso cui tutte le cose convergevano. Parigi era ai suoi piedi e la grande città con tutte le sue voci risuonava intorno a lei come una grande orchestra».
Guarda come l’amato, mentre quasi ti costringe a concentrare il suo sguardo tutto su di lui, ti apre anche al mondo e te lo restituisce trasfigurato.  L’innamorato non è un egoista chiuso autisticamente nel proprio sentimento, ma è quasi un veggente… È uno a cui il mondo circostante viene restituito nella sua luce e nella sua veste. 
     Solo chi è innamorato vede davvero come stanno le cose, perché se l’innamorato, essendo innamorato, non se la prende più quando subisce un torto, è perché ha capito tutto…”

(Trascrizione di  un video postato su FB il 30 aprile 2026 dal professore Luciano Sesta,
professore associato di Filosofia morale all'Università di Palermo. 
La scrivente si assume la responsabilità di eventuali errori o trascrizioni non corrette)

mercoledì 29 aprile 2026

L'abbraccio, tregua dal dolore del mondo

       “Cosa è l’intimità di coppia se non un nascondiglio, una tregua, un luogo di riparo dove due persone si danno appuntamento ogni volta che ne hanno bisogno, al riparo dallo sguardo indiscreto del mondo? 
       Quella è una casa che è soltanto loro. In fondo la sessualità non è la beatitudine… Sbaglierebbe chi cercasse nel sesso quella pienezza che inevitabilmente non potrà trovare, subendo poi il contraccolpo di una immancabile delusione.
     No: il sesso non è il punto in cui intravediamo il Paradiso perduto… 
Il sesso, più che la pienezza della beatitudine, è una tregua dal dolore del mondo, è una pausa che i due si prendono dall’ansia di una vita che non sempre è come vorremmo che fosse… Un tentativo di offrire l’uno un nascondiglio all’altro.
Fare l’amore significa nascondersi nel corpo dell’altro, trovare lì riparo, quiete, riposo. 
Forse è proprio nell’abbraccio dei corpi che può celebrarsi il riposo reciproco”.

Luciano Sesta, Professore associato Filosofia morale, Università di Palermo

(da un video postato dal professore Sesta su FB il 14.3.22: la scrivente si assume la responsabilità di eventuali errori o trascrizioni non corrette)

Pare che Leonardo da Vinci fosse proprio d'accordo...

venerdì 17 aprile 2026

Eppure a Lolli era felice...

         Giorno dopo giorno nostra signora si sentiva sempre più fuori posto, disadattata. Una creatura aliena. Le ultime notizie davano più di duemila persone morte in Libano, chissà quante in Iran per i fuochi e i cappi contrapposti delle bombe statunitensi e della repressione del regime…La guerra in Ucraina che non finisce mai…  E in Sudan? E a Gaza? E il pianeta surriscaldato? “E quando ciò avverrà/non vi sarà più alcuno/che possa dire ad un altro/Ecco, ciò è avvenuto./Non vi sarà più un prima/né un poi./Perché non vi sarà nessuno/che possa misurare il tempo./Il mondo diventerà un cerchio/senza centro e senza fine/Le stelle continueranno a girare,/ma nessuno saprà che brillano./L'umanità non sarà più un ricordo,/perché non ci sarà più memoria./Ciò che abbiamo costruito con fatica/diventerà un silenzio che nessuno potrà ascoltare”… queste le toccanti parole di Günther Anders da "L'uomo è antiquato".
      Eppure nostra signora quando scendeva a Lolli era felice.