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giovedì 13 agosto 2026

Adriana Saieva recensisce 'Lettere a un bambino poi nato'

         In Lettere a un bambino poi nato (Diogene Multimedia, Bologna 2025) di Maria D’Asaro prende vita una narrazione che può risuonare a vario titolo nel vissuto di una lettrice: da figlia in bilico sul baratro della paura di perdere la propria madre, con il carico di domande che una perdita così immensa comporta; da moglie (o compagna) che si interroga sulla perdita di connessione emotiva col marito e avverte la solitudine in un momento in cui ha più bisogno di un abbraccio; da amica che sente il dolore e l’angoscia di una persona cara che vive le atrocità di una guerra; da madre che rischia di perdere il figlio e che si mette nei panni di un’altra madre meno fortunata di lei…
     Ognuna di queste situazioni è vissuta attraverso domande di grande intensità che non hanno una risposta definitiva e spalancano lo sguardo sul senso della vita o sulla sua totale mancanza. 
Domande che riecheggiano anche il libro di Oriana Fallaci, Lettera a un bambino mai nato, edito proprio mezzo secolo fa, nel 1975, e di cui questo della D’Asaro è - in qualche modo, sin dal titolo - un contraltare.
    Che domande suscita questo racconto – in una sorta di rispecchiamento al contrario – in una donna che non ha vissuto l’esperienza della maternità? 
Direi che ha il dono di aiutare a fare chiarezza nella complessità di emozioni che una situazione esistenziale del genere comporta. Il mondo di una donna che, per una qualsiasi ragione, non ha sperimentato la maternità è come diviso tra due poli: da una parte chi, alla notizia che l’interlocutrice non ha avuto figli, dimostra imbarazzo o sincero dispiacere (nel migliore dei casi), malcelata commiserazione (in altri);  sull’altro versante donne, spesso amiche, che si precipitano ad  assicurare che -  in un modo “alternativo” o “speciale” o “straordinario” o “normale”… - madre comunque lo è: dei suoi alunni, delle persone di cui si prende cura per volontariato, in certi casi per di minori in affidamento o in adozione.
      Secondo la mia esperienza personale, questi due poli, in realtà, non sciolgono i nodi delle emozioni e in alcuni casi peggiorano la situazione. Viene difficile digerire l’aria di commiserazione di chi vedrebbe la donna realizzata solo attraverso la maternità e non si riescono ad accettare parole di consolazione che comunque profumano di rimedio e conforto da nessuno richiesti. Entrambi gli atteggiamenti  sono apparentati dal minimo comun denominatore del presupposto che il tema della maternità  costituisca un campo minato.  
    Perché Lettere a un bambino poi nato non replica la sgradevolezza di questo presupposto? Perché l’autrice non rivendica esclusività: racconta  racconta il vissuto biologico della gravidanza, le emozioni che da questa prendono vita, e rende partecipe di una fisicità che una donna come me non conosce, non ha vissuto e di cui prende atto con affettuosa distanza… É vero: è un mondo che non appartiene a chi non è stata madre così come non le appartengono molti altri mondi.
        Ma, dopo la nascita, arrivano altre domande, altre esperienze; nel momento in cui si palesa al mondo la relazione a due, accade la magia di un essere altro da te che si affida in completa fiducia, stabilisce un legame che ti eleva allo stato di colei che – bene o male/ più o meno/ abilmente o goffamente- si prenderà cura, si sintonizzerà con ciascuna espressione del viso, acuirà l’udito fino a sentire i non-detti e lo sguardo fino a vedere le ombre del cuore.  E’ questa la magia della maternità universale: se questi  “poteri” dipendessero dall’esperienza del parto materiale a molte donne e a tutti gli uomini sarebbe negata ogni forma di empatia.
     Maria D’Asaro, evitando ogni assolutizzazione paradigmatica della maternità biologica e tratteggiando ciò che caratterizza la relazione materna dalla nascita in poi, mi ha evocato la concezione africana della maternità. In molte culture di quel continente  è madre chiunque si prenda cura di un bimbo:  il villaggio intero è madre. Da alcuni anni con mio marito abbiamo accolto in casa una ragazza del Mali arrivata in Italia senza parenti ed è ogni volta con commozione che, al telefono, sua madre si dichiara felice che la figlia abbia anche una “mamma italiana”.
     L’autrice pone al suo figlioletto domande – “Starai bene? Chi si prenderà cura di te quando non ci sarò? Quale futuro ti aspetta? Sarai risparmiato dal male di questo mondo?” – che anch’io ho imparato a formulare. Sono domande che costituiscono un ponte fra il suo vissuto e il mio. E di questo le sono  grata.

domenica 10 maggio 2026

Lettere a un bambino poi nato...

(...)  – Signora, bisogna fare subito il cesareo: stiamo preparando la sala operatoria – mi comunicava intanto una dottoressa. 
Quanto tempo perso con la ginnastica preparto, con la concentrazione e gli esercizi di respirazione… E la curandera di san Pedro de Atacama che diceva che partorire è l’evento più naturale del mondo… Al diavolo il parto naturale e gli esercizi di respirazione. L’importante era che tu stessi bene. 
– Dov’è la borsa con i vestiti del bambino? Si sbrighi, vada a prenderla, la dia alla collega e poi entrerà in sala operatoria… – 
– Dov’è mio marito? – 
– Ora arriverà non si preoccupi, tranquilla… I battiti scendono, rapidi, tiriamolo fuori… 
– Dov’è mio marito? – 
    Mi sentivo in una terra di nessuno, senza un volto familiare che mi rassicurasse… Perché non ho chiesto a mamma di venire?... Perché non ho chiamato Zahira? Il bruciore di un ago nel braccio sinistro, dove mi hanno inserito anche una cannula. Poi ho immaginato la risacca del mare… ecco la spiaggetta vicina alla mia casa di bambina… che voglia di immergermi… entravo nell’acqua salata… Intanto un camice bianco mi stringeva la mano – Tranquilla, signora, tranquilla…  – Poi il buio. 
Quando ho riaperto gli occhi, ho sentito la voce di una dottoressa: – Eccolo! È un maschietto. –
   Finalmente eri su di me, sul mio braccio sinistro, sopra il cuore. Un cucciolo d’uomo con una testolina piena di capelli scuri e sottili e gli occhietti socchiusi. C’eri!  Mi pare che per un istante tu abbia aperto gli occhi e mi abbia regalato il primo dei tuoi meravigliosi sorrisi. Poi li hai richiusi e qualcuno ti ha portato via per i controlli di routine. 
   Dopo un certo tempo, mi hanno portata in reparto. Ti hanno riportato sul mio cuore. Qualche istante dopo è entrato papà, si è chinato su di te e su di me... L’ho sentito confuso e commosso: ti ha accarezzato la testolina, mentre in una mano stringeva ancora la borsa con il tuo corredino…
   Non so che cosa si prova quando si fa un’importante scoperta scientifica. Quando si scopre magari che una nuova molecola può guarire chi soffre per una grave malattia. Chissà come ci si sente quando ti danno il Nobel o vinci un torneo sportivo internazionale…Quando ti hanno poggiato sul mio cuore, mi sono sentita così e ancora meglio: sazia di vita. (...)

Maria D'Asaro Lettere a un bambino poi nato Diogene Multimedia, Bologna, 2025, pp.21,22




mercoledì 25 marzo 2026

Sguardi notturni su 'Lettere a un bambino poi nato'

        "Le domande esistenziali, ingenue e purissime, che si pongono i bambini sono anche quelle di noi adulti, domande che tendiamo però a chiudere in un qualche cassetto blindato dei nostri pensieri. Sono domande disarmanti eppure necessarie, prive di risposta - ma fondamentali. La capacità di porsele indica che lo sguardo sul mondo è comunque attento, disincantato, così maturo da riuscire a vedere attraverso le trame dell’esistere, accettando di non sapersi dare una risposta: e la maturità più grande è quella di vivere il caos dell’esistenza attimo dopo attimo. 

“Mammina, perché si cresce? è così bello restare così… Mi dici perché si cresce? Si deve crescere proprio per forza?”
Ti eri messo, con Charmender accanto, sul tappeto a giocare con le costruzioni. 
Già, perché si cresce? Non potevo limitarmi a snocciolare le leggi inesorabili del tempo biologico e dell’accorciamento dei telomeri. Mi stavi facendo la domanda delle domande. E aspettavi impaziente la mia risposta.
“Io non voglio crescere” hai continuato “ voglio rimanere bambino. Voglio stare sempre con te e papà. Perché dovrei crescere? Che c’è di bello a diventare grandi?”


Quando sono arrivata a questo punto del libro di Maria D’Asaro, ho fotografato la pagina e ho memorizzato il numero delle pagine per poterci tornare anche senza dover scorrere la galleria delle foto sul telefono. A cavallo tra pagina 61 e 62, l’autrice, attraverso un bimbo di pochi anni, riesce a dare finalmente forma alla domanda delle domande, quella che tutti i genitori inconsciamente si pongono senza riuscire mai a verbalizzarne il senso. Qui forse è il nodo di tutto il libro e qui è anche il nodo stilistico di Maria. 

Conosco Maria da parecchi anni attraverso il suo blog Mari da Solcare. La cosa che sempre mi ha affascinato della sua scrittura è la limpidezza, il suo essere diretta, la capacità di dire le cose in maniera schietta, pur con tutte le metafore e le figure retoriche del caso. Sì, la scrittura di Maria è limpida come il mare più cristallino e riluce nei nostri occhi come i lampi del sole sull’acqua: una lama, a volte, le sue parole, una lama che però entra con gentilezza, grazia, fino a diventare normalità sconcertante - o, meglio, fino a svelare ai nostri occhi quello che, per pigrizia o incapacità di analisi e discernimento, non riusciamo a vedere.  
È questo aspetto, indubbiamente, quello che mi ha permesso innanzitutto di farmi catturare dal libro: perché i fatti si sono svolti davanti ai miei occhi con chiarezza espressiva, ma soprattutto con quella capacità tipica di Maria di restituire i sentimenti più profondi e meno dicibili con altrettanta chiarezza emotiva" (...)
(continua sul blog Sguardi notturni, di Veronica Mondelli, che ringrazio di cuore) 

domenica 8 febbraio 2026

Promemoria...

       "In metro, tu eri particolarmente concentrato. A un certo punto, hai sbottato: – Io poi a scuola devo dire Ci sono cose da non fare mai, né di giorno né di notte… e poi non ricordo mai le altre parole, ma poi finisce per esempio la guerra. 
     Lo sai mamma, è scritto in quel foglio. Tu mi fai ripetere… Invece la guerra c’è… E sparano… e gettano le bombe… e bruciano tutto. Perché? La guerra è cattivissimissima… Perché?  Ziazira piangeva forte… e pure io… E poi ho visto anche una signora che urlava al telegiornale, quello che vede papà: perché distruggono le case? Forse erano morute persone anche lì? –
      Hai fatto una pausa, mentre io stavo raccogliendo fiato e pensieri per replicare qualcosa… ma cosa? 
    Intanto hai continuato: – La maestra ieri ha rimproverato il mio compagno Nicolò: Nicolò aveva spinto Leonardo perchè gli aveva preso un giocattolo, il suo preferito. Leonardo era caduto, ma non è moruto per fortuna… La maestra ha rimproverato forte Nicolò. Ha detto che non si spinge e non si fa cadere a terra nessuno. Si dovevano mettere d’accordo per quel giocattolo. – 
      Hai poi aperto grande la bocca, come per riprendere fiato e ispirazione: – Ma la maestra deve rimproverare di più quelli che sparano… –   Non riuscivo a fermarti. 
– Perché quelle persone sparano? Loro non hanno mai imparato quella poesia? – 
Quando ti sei zittito, con uno sguardo particolarmente fermo e concentrato, ti ho detto che, è vero, purtroppo in alcune parti del mondo la guerra c’è. Ed è terribile, hai proprio ragione. Purtroppo alcuni signori non hanno dato ascolto a chi dice che la guerra non si deve fare… 
     Allora mi hai guardato, con uno sguardo sconcertato. Hai ribadito che la tua maestra deve parlare a quelli che fanno la guerra e mandare tanti fogli con quella poesia. Ti sei ricordato le parole mancanti: né per mare né per terra."

Maria D'Asaro, Lettere a un bambino poi nato, Diogene Multimedia, Bologna, 2025, pagg. 108-109

Grazie, all'immenso Gianni Rodari.
E grazie a Ghali, che l'ha declamata alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Invernali, a Milano-Cortina.





mercoledì 4 febbraio 2026

Ma quanto è intenso il rapporto tra madre e figlio?

Di seguito, due generose recensioni: 

"La maternità per Maria D’Asaro si rivela come una scoperta continua. Essa è lo sperimentare di persona – perché non basta sentirlo raccontare – il quotidiano che è in realtà straordinario ogni volta che nasce un bambino. Basta saperlo guardare tra le righe questo fatto, annotarlo e riviverlo mentre diventa narrazione attraverso la scrittura. 
    Non tutti sanno farlo ma l’autrice sì. Il bambino – nel titolo una citazione del capolavoro di Oriana Fallaci – “poi è nato” ed è il protagonista di questo romanzo.
    Con Maria D’Asaro diventa la guida attraverso un viaggio di formazione. In questo percorso a crescere sono entrambi: la mamma e il figlio. Il secondo chiede e la prima risponde in un dialogo continuo in cui ad imparare sono tutti e due mentre la lezione cui assistono insieme è quella della vita stessa. Il piccolo, delizioso racconto, inizia con l’attesa tra le paure e le premonizioni, poi continua con le gioie della nascita. 
      La penna leggera della D’Asaro si snoda attraverso 114 pagine fluide a tratti non scevre dalle preoccupazioni per il futuro. Ne emerge, oltre al filo rosso che lega una madre al figlio, anche una nuova visione della donna nella società moderna dominata dall’intelligenza artificiale con cui la protagonista si trova a misurarsi nel suo lavoro – oltretutto precario – di traduttrice... 

Gloria Zarletti, continua su il Punto Quotidiano, 1 febbraio 2026 

"Esiste sentimento più forte di quello che lega la madre al proprio figlio, sin da quando è ancora nel ventre della donna? Ma anche quando, a poche settimane dal concepimento, quell’esserino lungo 5-6 centimetri e dal battito cardiaco acceleratissimo (160 pulsazioni al minuto) nasce, cresce, diventa bimbo, poi ragazzino, quindi adolescente e infine adulto. E’ un legame potente che niente e nessuno possono sciogliere e che ha sì motivazioni dettate dallo stesso sangue, ma ha pure ragioni ancestrali che razionalmente si fa fatica a spiegare.
     Il tema di Lettere a un bambino poi nato (edizioni Diogene Multimedia), la seconda fatica letteraria di Maria D’Asaro, è proprio questo: il rapporto tra madre e figlio. Le angosce e le gioie, le ansie e le delusioni, i timori e le speranze, le inquietudini e le preoccupazioni e i problemi: che grande responsabilità portano con sé le mamme… “Forse, l’amore è ciò che si prova quando si ha tra le braccia il proprio bambino e lo si sente così piccolo, inerme, indifeso. E messo al mondo senza la sua autorizzazione”, racconta in un’intervista Oriana Fallaci a Marina Buttafava in appendice al suo Lettera a un bambino mai nato...

Nicola Savino, continua su il Punto Quotidiano, 1 febbraio 2026

venerdì 30 gennaio 2026

Lo scopo qual è, Oriana?

 
       “Ti ho scritto tre fiabe… C’era una volta una bambina innamorata di una magnolia. La magnolia stava in mezzo a un giardino e la bambina passava giornate intere a guardarla. La guardava dall’alto perché abitava all’ultimo piano di una casa affacciata su quel giardino, e la guardava da una finestra che era la sola finestra aperta in quel punto”
“C’era una volta una bambina cui piaceva la cioccolata. Però più le piaceva, meno ne mangiava. E sai perché? Perché un tempo ne aveva mangiata quanta volesse. Il tempo in cui abitava in una casa piena di cielo che entrava nelle finestre. Ma un giorno s’era svegliata in una casa senza cielo…”
      “Questa non lo so se è una fiaba, ma te la racconto lo stesso. C’era una volta una ragazzina che credeva nel domani. Infatti le insegnavano tutti a credere nel domani: assicurandole che il domani è sempre meglio”.
     Come sono diverse le fiabe narrate in questo libro da quelle che ti racconto io… In realtà queste non sono affatto fiabe: temo, anzi ne sono quasi certa, che siano scampoli di esistenza reale raccontati come fiabe… Senza alcun lieto fine.
“Le magnolie servono per scaraventarci le donne, la cioccolata la mangiano quelli che non ne hanno bisogno, il domani è un uomo fucilato per un pezzo di pane e poi un sacco di mutande sporche. Si concludevano sempre con una domanda triste, le tue fiabe tristi: ma è proprio il caso che tu esca dal tuo nido di pace per venire quaggiù? Non mi raccontasti mai che un fiore di magnolia si può cogliere senza morire, che un gianduiotto si può mangiare senza umiliarsi, che il domani può essere meglio di ieri”. 
“Si nasceva insomma perché altri erano nati e perché altri nascessero… Se non accadesse così, mi dicesti una sera, la specie umana si estinguerebbe. Anzi non esisterebbe. Ma perché dovrebbe esistere, perché deve esistere, mamma? Lo scopo qual è?”
Già. Lo scopo qual è? Guardo fuori dal finestrino. Mi sento un puntino solo e sperduto nell’universo. Qual è il senso di tutto? C’è un senso in questa nostra vita così travagliata? 

Maria D'Asaro Lettere a un bambino poi nato Diogene Multimedia, Bologna, 2025 pp.88-89






venerdì 26 dicembre 2025

Lettere a un bambino poi nato: due recensioni...

          "Una giovane traduttrice in attesa del suo primo bambino. Pensieri, riflessioni, ansie e speranze accompagnano i mesi della gravidanza, il parto e i primi anni di vita del piccolo. Idealmente in dialogo con Oriana Fallaci, il cui romanzo, Lettera a un bambino mai nato, è autorevole fonte di ispirazione, Maria D’Asaro, nel suo Lettere a un bambino poi nato (Diogene Multimedia, Bologna 2025), con tocco lieve e profondo, coinvolge lettrici e lettori nel flusso di coscienza della sua giovane protagonista, inducendoli, con garbo, a rivivere emozioni e a interrogarsi su temi che toccano le coscienze.
     Su tutti, una domanda: in un mondo segnato da violenza e ingiustizie, che ne sarà di una vita messa al mondo «senza autorizzazione»? Travalicando la sfera intima e personale, il racconto affronta questioni esistenziali e sociali di respiro universale, offrendo uno sguardo originale e intenso: quello di una giovane madre e del suo bambino.
    Con cura sono definiti i riferimenti che incorniciano il romanzo: dal breve estratto di un’intervista a Oriana Fallaci posto in esergo («Forse, l’amore è ciò che si prova quando si ha tra le braccia il proprio bambino e lo si sente così piccolo, inerme, indifeso. E messo al mondo senza la sua autorizzazione»), seguito dalla poesia Un nuovo inizio di Wisława Szymborska, spunti che introducono e danno il la alla profondità e complessità del tema trattato, fino alla lettera che chiude il volumetto... "
(continua su Pressenza)

Alessandra Colonna Romano

    "Esattamente mezzo secolo fa, nel 1975, Oriana Fallaci pubblicava uno dei suoi libri più noti e apprezzati: Lettere a un bambino mai nato. La giornalista e scrittrice è ancora lontana dalle opere polemiche in cui – come in Inshallah del 1990 – proverà a dare risposte sbagliate a questioni vere come le immigrazioni di persone provenienti da aree islamiche. Nelle Lettere, come rivelato nel 2015 dal nipote, erede dell'autrice, la Fallaci – dolorosamente memore di alcuni aborti spontanei che non le consentiranno di diventare mai madre – si interroga sul senso del mettere al mondo un figlio: in generale e, in particolare, in un mondo tanto ingiusto come l’attuale.
    I grandi libri ne inspirano – più o meno esplicitamente – altri: Lettere a un bambino poi nato (Diogene Multimedia, Bologna 2025) di Maria D’Asaro ne è un esempio luminoso. Tanto più apprezzabile in quanto non è certo un’esercitazione letteraria, ma una vera e propria ricreazione: è un’opera che, pur se intesa dall’autrice come omaggio alla Fallaci, se e distacca nei toni e nei contenuti. Nei toni perché ci sono pagine leggere (come quelle dedicate alle “diciotto tipologie dei Pokemon” e ad altri giochi infantili) che spezzano la tensione narrativa drammatica delle pagine fallaciane; nei contenuti perché si rivolgono a un bambino che alla fine viene alla luce. 
    Uno dei motivi di interesse per me – lettore due volte differente da Maria D’Asaro perché maschio e perché non genitore biologico – è che l’happy end (se così vogliamo considerare la nascita del neonato) non cancella né la memoria dei dubbi pre-natali né le preoccupazioni per l’avvenire del figlio in un contesto storico che, rispetto a dieci lustri fa, è peggiorato disastrosamente. Davvero, come scrive la Szymborska in una lirica che viene qui riportata a mo’ di lunga epigrafe, “alla nascita d’un bimbo/il mondo non è mai pronto”: troppo affollato di liti, tradimenti, guerre, vendette… (continua qui) 

Augusto Cavadi


(Grazie di cuore ad Alessandra e ad Augusto per le splendide recensioni,  assai generose)



venerdì 12 dicembre 2025

Grazie, Oriana...

(...)
 Me ne è saltato all’occhio uno leggermente fuori posto. Ho riconosciuto la foto nella copertina: Lettera a un bambino mai nato, il libro della Fallaci, quello che ho appena sfogliato quando tu eri nella mia pancia… Quello che allora mamma mi ha quasi strappato dalle mani. Perché me lo aveva sottratto così? Cosa celava? Se si trattava di una verità triste sentivo che era proprio il momento giusto… L’ho preso. 
Arrivati in ospedale, ci hanno permesso di entrare tre minuti in intensiva per salutare in silenzio la nonna. Ci hanno rassicurato che tutto procedeva per il meglio. Così ho quasi imposto allo zio di andare a sistemare qualcosa al lavoro e di riposarsi un pochino: sarei rimasta io in ospedale. 
Ho tirato fuori dallo zaino il libro con il volto addolorato e inquieto della Fallaci. L’ho aperto. 
“Stanotte ho saputo che c’eri: una goccia di vita scappata dal nulla. Me ne stavo con gli occhi spalancati nel buio e d’un tratto, in quel buio, s’è acceso un lampo di certezza: sì, c’eri. Esistevi. È stato come sentirsi colpire in petto da una fucilata. Mi si è fermato il cuore. E quando ha ripreso a battere con tonfi sordi, cannonate di sbalordimento, mi sono accorta di precipitare in un pozzo dove tutto era incerto e terrorizzante. Ora eccomi qui, chiusa a chiave dentro una paura che mi bagna il volto, i capelli, i pensieri. E in essa mi perdo.”

21.

Habibi, amore mio… Accidenti, come scrive bene questa donna! La prefazione lo vendeva come uno dei veri libri sulla vita e sulla morte, letto da milioni di persone.
Quanto mi piacerebbe che Zahira, la tua Ziazira lo leggesse… Chissà, magari lo conosce…
Immagino quanto dovesse essere difficile e complicato per una donna rimanere incinta senza un marito quando, a metà degli anni ’70, c’era ancora una condanna sociale per una situazione del genere. Infatti, in questa storia, il compagno della protagonista vorrebbe che lei si sbarazzasse del bambino, ma allora non c’era una legge che consentisse l’aborto, il medico la guarda male, il datore di lavoro è imbarazzato… Le stanno accanto solo un’amica e gli anziani genitori, che le vogliono bene. E lei è in crisi perché stare a riposo potrebbe farle perdere un’occasione importante per il suo lavoro.
Il dialogo immaginario che la protagonista intreccia con il bambino che sta crescendo dentro di lei è così autentico, vivido, serrato… Mi ha fatto pensare a tutte le volte che ti parlavo quando ancora eri in pancia, anche se tu forse non potevi ascoltarmi… 
Anche lei, come e più di me, ha corso dei rischi durante la sua gravidanza. Io non sarei stata capace di esprimere con le sue parole quello che provavo quando io-e-tu eravamo fusi insieme, ma ora mi sento come rispecchiata da queste righe … Quel concetto della consolazione per fotografie… Dice che gli innamorati distanti le usano per non sentirsi soli e anche lei guardava le fotografie del bambino, per eludere la malinconia. Immaginava che il feto, con quella forma da mezzo pesce e mezzo larva, si trasformasse piano, subisse una meravigliosa metamorfosi: “Ti sono spuntate le ali! Viene voglia di accarezzarle, accarezzarti” Mi ricordo ancora le tue ecografie, anche io immaginavo ogni tuo futuro mutamento…
Quelle considerazioni così nette, chiare, definitive sul sentimento unico e viscerale che ci univa e ci continua ad unire, di cui persino tuo padre mi è sembrato a volte assurdamente geloso: è vero che quello che sente una donna quando prende tra le braccia il suo bambino così piccolo e indifeso, quel sentimento che la trasforma in madre, è vero che è quello l’amore. 
“Mi son sempre posta l’atroce domanda: e se nascere non ti piacesse? E se un giorno tu me lo rimproverassi gridando ‘Chi ti ha chiesto di mettermi al mondo, perché mi ci hai messo, perché?’”

Maria D'Asaro Lettere a un bambino poi nato Diogene Multimedia, Bologna, 2025 pp.77-79

(grazie di cuore ad Adriana, Alessandra, Augusto, Federica che hanno animato la presentazione del libro, ieri pomeriggio a Palermo alla Casa dell'Equità e della Bellezza, e a tutte le amiche e amici intervenute/i)

mercoledì 19 novembre 2025

Lettere a un bambino poi nato: l'inizio...

      "Era una sera d’estate: afosa e opprimente come sa esserlo quella di una grande città svuotata e un po’ spenta. Neppure l’aver spalancato porte e finestre mi dava sollievo. 
A letto, tentavo di leggiucchiare qualcosa. Da qualche giorno mi inquietava una sensazione strana alla pancia e alla schiena. Non potevo definirlo un vero dolore: era un vago fastidio non localizzato, come se aghi invisibili mi punzecchiassero lungo la schiena e vicino l’ombelico. 
     Mamma mi aveva fatto l’ennesima telefonata per invitarmi a stare qualche settimana a casa sua: – Alla fine il tuo è un lavoro da free… non ricordo bene come lo chiami. Traduzioni e lezioni private puoi farle anche qui. Sai bene che staresti meglio... E se non te la sentirai di arrivare sino alla spiaggetta, il mare lo puoi godere anche dal terrazzino. – 
     Ma non ce la facevo a muovermi, nella mia condizione. 
Per il gran caldo, avevo lasciato scivolare anche l’ultima parte di lenzuolo che mi era rimasta addosso. Allora ho visto la macchia… grande, scura, piena di grumi, come una mestruazione abbondante, senza preavviso.
     Mi sono sentita gelare, presa dall’angoscia che il tuo barlume di vita fosse stato risucchiato nel nulla. 
     Tu, me lo diceva il sito che andavo a controllare quasi ogni giorno, eri ancora un esserino di cinque o sei centimetri, e pesavi solo pochi grammi. Ero tra l’undicesima e la dodicesima settimana di gravidanza, ma avevi già gambe e braccia perfettamente formate. Avevi perfino le orecchie, gli occhi e un accenno di palpebre. Il tuo cuore faceva circa 160 battiti al minuto.
   Non so quanti ne facesse il mio, quella sera. So che batteva all’impazzata per la paura nera di perderti, perché aspettavo già con impazienza il momento di conoscerti e di abbracciarti. (...)"

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(e, quasi come postfazione, alla fine della storia la lettera a Oriana Fallaci:)

Cara Oriana,

    se mai da qualche ignota e misteriosa plaga dell’universo lei potesse leggere il titolo di questo libro, sarebbe forse dispiaciuta, se non infuriata, all’idea che una sconosciuta abbia osato alludere a quello di uno dei suoi libri più noti, uno dei più belli e strazianti: Lettera a un bambino mai nato.

    Le porgo allora le mie scuse per il fastidio che potrebbe suscitarle quest’accostamento. È vero: il titolo evoca il suo, anche se - è anche superfluo sottolinearlo - ovviamente queste lettere non possono avere nulla a che fare con il suo capolavoro…(…) perché queste sono lettere di una donna qualunque, alle prese con una storia romanzata piuttosto ordinaria: una giovane madre racconta a suo figlio qualcosa sulla sua maternità, su imprevisti che non aveva messo in conto, e mette in evidenza lo sguardo e le domande che le fa il suo bambino sulla vita: un punto di vista semplice, terra terra, diverso dal suo, che è stato invece lo sguardo acuto e potente di uno ‘scrittore’- è stata lei a definirsi così - su una maternità mancata.   

      Per riflettere oggi su temi delicati e fondanti per la vita delle donne e della società (maternità, calo delle nascite, aborto, utero in affitto…) che si portano dietro grossi interrogativi insieme esistenziali e politici, ci manca oggi il suo sguardo: limpido e coraggioso, duro, tagliente, spietato se necessario, sempre super partes … (…)

     Le dico ancora che il richiamo al suo celeberrimo libro vuole essere anche un omaggio al compleanno importante di questo suo ‘figlio’ (così lei considerava i suoi libri) che, a settembre 2025, compie 50 anni. - Non ho mica bisogno che qualcuno scimmiotti il mio libro perché la gente se ne ricordi… - sono certa che lei aggiungerebbe a questo punto. E, anche in questo, avrebbe sicuramente ragione. Ma chissà che un promemoria non possa servire perché le donne riprendano in mano il suo libro e ne ridiscutano insieme. (…)

Maria D’Asaro, Lettere a un bambino poi nato, Diogene Multimedia, Bologna, 2025 pagg.9,10- 116,117

Il libro sarà presentato alla Casa dell'Equità e della Bellezza, a Palermo, quasi sicuramente giovedì 11 dicembre...

venerdì 14 novembre 2025

Lettere a un bambino poi nato...

       Infine, con un parto travagliato, era nato il suo secondo figlio di carta. Una madre ama tutti i suoi figli, ma per onestà non poteva affermare che quest’ultimo fosse sicuramente bello e talentuoso.
 E anche se il paragone tra le proprie ‘creature’ è atto insano, nostra signora era più certa della bontà del libro precedente, perché lì si era limitata a far risorgere persone belle come Primo Levi, Natalia Ginzburg, Alex Langer, Vittorio Arrigoni, Peppino Impastato, Franco Battiato…
Lettere a un bambino poi nato è invece una storia romanzata che, come evoca il titolo, richiama Lettera a un bambino mai nato, pubblicato esattamente 50 anni fa, da Oriana Fallaci.  
Rispetto a quel capolavoro assoluto, ovviamente si tratta di un balbettio davvero piccolo piccolo,  diretto innanzitutto a noi donne per riflettere sulla nostra storia e sul nostro ruolo. Alla scrivente pare infatti che, nonostante le tante donne al potere, non ci sia alcuno sguardo nuovo e diverso sul mondo... 
Si potrebbe invece provare a guardare le cose da un punto di vista diverso, quello di una madre e quello di un bambino?  Questa racconto ci prova. Con quale risultato espressivo sarà il giudizio delle lettrici e dei lettori a dirlo. Nostra signora è pronta ad accogliere anche le critiche più feroci. Lei comunque queste pagine se le portava dentro da vari decenni e aveva la necessità esistenziale e narrativa di partorirle. Si spera che il risultato possa valere il consumo di alberi e l’inquinamento che la loro pubblicazione ha causato.
Intanto un grazie sentito all’editore (Diogene Multimedia, Bologna, casa editrice diretta da Mario Trombino) che le ha ancora dato fiducia.
E un grazie di cuore alle persone (Luciano, Adriana Saieva, Anna Pensato, Augusto Cavadi, Federica Mantero, Giovanni La Fiura) che hanno letto il testo in anteprima, proponendo critiche e suggerimenti.
Un grazie speciale al dottore Salvatore Porrovecchio per la consulenza nell’ambito delle patologie mediche e alle professoresse Caterina Ruta e Patrizia Spallino per la supervisione dei termini rispettivamente in lingua spagnola e in lingua araba.

La storia è preceduta, quasi come prefazione, da questa poesia di Wislawa Szymborska:


UN RACCONTO INIZIATO

Alla nascita d’un bimbo
il mondo non è mai pronto.

Le nostre navi ancora non sono tornate dalla Vinlandia.
Ci attende ancora il valico del Gottardo.
Dobbiamo eludere le guardie nel deserto di Thor,
aprirci la strada per le fogne fino al centro di Varsavia,
trovare il modo di arrivare al re Harald Cote,
e aspettare che cada il ministro Fouché.
Solo ad Acapulco
ricominceremo tutto da capo.

Si è esaurita la nostra scorta di bende,
fiammiferi, argomenti, amigdale e acqua.
Non abbiamo camion, né il sostegno dei Ming.
Con questo ronzino non corromperemo lo sceriffo.
Niente nuove su quelli fatti schiavi dai Turchi.
Ci manca una caverna più calda per i grandi freddi
e qualcuno che conosca la lingua harari.

Non sappiamo di chi fidarci a Ninive,
quali condizioni porrà il principe-cardinale,
quali nomi siano ancora nei cassetti di Berija.
Dicono che Carlo Martello attaccherà all’alba.
In questa situazione rabboniamo Cheope,
presentiamoci spontaneamente,
cambiamo religione,
fingiamo di essere amici del doge
e di non avere a che fare con la tribù Kwabe.

Si approssima il tempo di accendere i fuochi.
Telegrafiamo alla nonna che venga dal paese.
Sciogliamo i nodi sulle corregge della yurta.

Purché il parto sia lieve
e il bimbo cresca sano.
Possa essere talvolta felice
e scavalcare gli abissi.
Che abbia un cuore capace di resistere,
e l’intelletto vigile e lungimirante.

Ma non così lungimirante
da vedere il futuro.
Risparmiategli questo dono,
o potenze celesti.


Wislawa Szymborska La gioia di scrivere, Tutte le poesie (1945-2009), 
a cura di Pietro Marchesani, pp. 471,472, Adelphi, Milano, 2009

in Maria D’Asaro, Lettere a un bambino poi nato, Diogene Multimedia, BO, 2025, pagg.6,7