(...) – Signora, bisogna fare subito il cesareo: stiamo preparando la sala operatoria – mi comunicava intanto una dottoressa.
Quanto tempo perso con la ginnastica preparto, con la concentrazione e gli esercizi di respirazione… E la curandera di san Pedro de Atacama che diceva che partorire è l’evento più naturale del mondo… Al diavolo il parto naturale e gli esercizi di respirazione. L’importante era che tu stessi bene.
– Dov’è la borsa con i vestiti del bambino? Si sbrighi, vada a prenderla, la dia alla collega e poi entrerà in sala operatoria… –
– Dov’è mio marito? –
– Ora arriverà non si preoccupi, tranquilla… I battiti scendono, rapidi, tiriamolo fuori…
– Dov’è mio marito? –
Mi sentivo in una terra di nessuno, senza un volto familiare che mi rassicurasse… Perché non ho chiesto a mamma di venire?... Perché non ho chiamato Zahira? Il bruciore di un ago nel braccio sinistro, dove mi hanno inserito anche una cannula. Poi ho immaginato la risacca del mare… ecco la spiaggetta vicina alla mia casa di bambina… che voglia di immergermi… entravo nell’acqua salata… Intanto un camice bianco mi stringeva la mano – Tranquilla, signora, tranquilla… – Poi il buio.
Quando ho riaperto gli occhi, ho sentito la voce di una dottoressa: – Eccolo! È un maschietto. –
Finalmente eri su di me, sul mio braccio sinistro, sopra il cuore. Un cucciolo d’uomo con una testolina piena di capelli scuri e sottili e gli occhietti socchiusi. C’eri! Mi pare che per un istante tu abbia aperto gli occhi e mi abbia regalato il primo dei tuoi meravigliosi sorrisi. Poi li hai richiusi e qualcuno ti ha portato via per i controlli di routine.
Dopo un certo tempo, mi hanno portata in reparto. Ti hanno riportato sul mio cuore. Qualche istante dopo è entrato papà, si è chinato su di te e su di me... L’ho sentito confuso e commosso: ti ha accarezzato la testolina, mentre in una mano stringeva ancora la borsa con il tuo corredino…
Non so che cosa si prova quando si fa un’importante scoperta scientifica. Quando si scopre magari che una nuova molecola può guarire chi soffre per una grave malattia. Chissà come ci si sente quando ti danno il Nobel o vinci un torneo sportivo internazionale…Quando ti hanno poggiato sul mio cuore, mi sono sentita così e ancora meglio: sazia di vita. (...)
Maria D'Asaro Lettere a un bambino poi nato Diogene Multimedia, Bologna, 2025, pp.21,22


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