Palermo – Cosa è la cecità vegetale? La definizione plant blindness (letteralmente cecità alle piante) è stata utilizzata per la prima volta nel 1999 dagli studiosi di botanica statunitensi Elisabeth Schussler e James Wandersee per indicare la diffusa tendenza umana a ignorare le piante dell’ambiente circostante e l’incapacità di conoscerne e apprezzarne le caratteristiche. Ma cecità verde è anche disconoscere l’importanza della vita vegetale per l’intera biosfera e per l’umanità.
Secondo i due ricercatori, il nostro sistema occhio-cervello che filtra ogni giorno circa 10 milioni di bit di dati al secondo da ciò che vediamo, tende quindi a scartare la maggior parte delle informazioni sulle piante. Perché?
Per ragioni sia ‘naturali’ sia apprese culturalmente. Le ragioni ‘naturali’ sono legate al fatto che, nel nostro cammino evolutivo, abbiamo imparato a concentrarci e a dare priorità al movimento, ai colori variabili e agli oggetti familiari. In particolare poi la nostra attenzione è stata indirizzata soprattutto sugli animali perché, sia come predatori sia come nostre prede, il rapporto con essi è stato sempre essenziale per la nostra sopravvivenza. Ci sono anche motivazioni bio-comportamentali, legate al nostro zoo-centrismo: come primati, tendiamo infatti a notare le creature che ci sono simili, che riconosciamo facilmente, alle quali assegniamo nomi e caratteristiche, verso cui mostriamo spesso empatia.
Quindi è come se fossimo ‘predisposti’ a non vedere le piante, generalmente percepite come sfondo (continua su il Punto Quotidiano).
Maria D'Asaro, 24 maggio 2026, il Punto Quotidiano

Nessun commento:
Posta un commento