mercoledì 16 giugno 2021

C'era una volta... dalle stelle allo stallo

     C’era una volta… una fanciulla in un castello, dite? No. C’era una scuola felice, in una landa lontana di una qualche città dell’universo: la scuola ospitava tante classi e quasi 800 tra alunni e alunne, che studiavano sereni, educati sulla base di robusti orizzonti pedagogici, condivisi dalla comunità educante. Formata in primis da docenti appassionati, attenti alle esigenze del territorio, che collaboravano con genitori entusiasti e partecipi, mentre un/una dirigente, come un valente direttore d’orchestra, armonizzava il ruolo e la musica di ciascuno. 
   Poi un’improvvida riforma e l’arrivo di un/a  nuovo/a dirigente trasformò quella scuola in una caserma che si reggeva su un’autocrazia, su regole senza costrutto, su un clima di minacce, ricatti e terrore. Il Collegio docenti era allo stremo,  tanti si trasferivano in massa, le iscrizioni di alunni si riducevano del 50%, il patto educativo franava… Ci sarà una magia capace di resuscitare quella povera scuola ormai agonizzante?

domenica 13 giugno 2021

La rinascita di Nadia prendendo a calci un pallone

     Palermo – Nadia Nadim gioca a calcio ed è un’attaccante della nazionale danese. Proprio prendendo a calci un pallone, ha ottenuto il successo più importante della sua carriera conseguendo una non facile vittoria nella sua travagliata vicenda esistenziale.
      La storia di Nadia comincia in un paese molto lontano dall’Europa: a Kabul, capitale dell’Afghanistan, dove nasce il 2 gennaio 1988, in una famiglia benestante. Poi nel suo Paese le cose si complicano: vanno al potere i Talebani e la vita diventa dura per chi non accetta la loro ideologia e il loro potere. Il padre di Nadia, generale dell’esercito afgano, non è gradito al regime. Viene sequestrato e (continua su: il Punto Quotidiano)

Maria D’Asaro, 12.6.21, il Punto Quotidiano

(Un grazie speciale a Santa Spanò, che mi ha fatto conoscere la storia speciale di Nadia)


venerdì 11 giugno 2021

Lo chiamano granello di sabbia

Auguste Renoir: La Grenouillere (1869)
Lo chiamiamo granello di sabbia. 
Ma lui non chiama se stesso né granello, né sabbia.
Fa a meno di nome 
generale, individuale, 
instabile, stabile, 
scorretto o corretto.

Non gli importa del nostro sguardo, del tocco 
Non si sente guardato e toccato. 
E che sia caduto sul davanzale 
è solo un'avventura nostra, non sua. 
Per lui è come cadere su una cosa qualunque, 
senza la certezza di essere già caduto 
o di cadere ancora.


Dalla finestra c'è una bella vista sul lago, 
ma quella vista, lei, non si vede. 
Senza colore e senza forma, 
senza voce, senza odore e dolore 
è il suo stare in questo mondo. 

Senza fondo lo stare del fondo del lago 
e senza sponde quello delle sponde. 
Né bagnato né asciutto quello della sua acqua. 

Né al singolare né al plurale quello delle onde, 
che mormorano sorde al proprio mormorio 
intorno a pietre non piccole, non grandi.

E il tutto sotto un cielo per natura senza cielo, 
dove il sole tramonta non tramontando affatto 
e si nasconde non nascondendosi dietro una nuvola ignara. 
Il vento la scompiglia senza altri motivi 
se non quello di soffiare. 

Passa un secondo. 
Un altro secondo. 
Un terzo secondo. 
Ma sono solo tre secondi nostri.
 
Il tempo passò come un messo con una notizia urgente. 
Ma è solo un paragone nostro. 
Inventato il personaggio, insinuata la fretta, 
e la notizia inumana.

Wislawa Szymborska: La gioia di scrivere, tutte le poesie (1945 – 2009)
traduzione di Pietro Marchesani - Adelphi Editore (pag.423)

mercoledì 9 giugno 2021

Ogni cosa è illuminata

Pierre Bonnard: Finestra aperta sulla Senna

Lieta

Ogni alba

Alzi lo sguardo:

Ogni cosa è illuminata

Miracolo                                         


domenica 6 giugno 2021

Le Giornate FAI di primavera aprono le porte alla bellezza

     Palermo – In leggero ritardo rispetto alle altre regioni italiane, poiché sino a fine maggio l’isola si trovava in zona arancione, sabato e domenica sei giugno sono tornate in Sicilia le Giornate FAI di Primavera, manifestazione culturale finalizzata a far conoscere al grande pubblico siti naturali e artistici poco conosciuti e di solito non accessibili.
      L’appuntamento con le Giornate FAI di Primavera - dal 1993 uno dei principali eventi dedicati all’arte, alla storia e alla natura del nostro Paese - è un significativo segnale di ripartenza (continua su: il Punto Quotidiano)

Maria D’Asaro, 6.6.21, il Punto Quotidiano

venerdì 4 giugno 2021

150 parole per Patrick e Giulio

      Sarà perché Patrick ha la stessa età di suo figlio. Sarà perché il suo sorriso intelligente le richiama quello di Giulio, orribilmente spento in quello stesso Paese. Sarà che non accetta che un giovane uomo possa essere imprigionato, ormai dal 7 febbraio 2020, solo perché ha criticato l’operato del governo egiziano. L’ingiusta, lunghissima e feroce detenzione di Patrick è diventata per nostra signora l’emblema di tutta l’assurda violenza del mondo. 
      Vorrebbe un sussulto di umanità e dignità nelle forze politiche del suo paese: anche solo un interrompere urbanamente i contatti, come si fa quando la persona che pratichiamo sta facendo del male.  Teme però che la ragion di Stato non muoverà un dito. 
     E allora sogna che, ad abbattere la porta di quella prigione, ci siano tutte le donne italiane. Madri, zie, nonne, sorelle: ci inventiamo qualcosa perché Giulio abbia giustizia e il sorriso di Patrick non muoia per sempre?

Maria D’Asaro


martedì 1 giugno 2021

Sorrisi, secondo Wislawa

Matisse: Donna con cappello (1905)
Il mondo vuol vedere la speranza sul viso.
Per gli statisti diventa d'obbligo il sorriso.
Sorridere vuol dire non darsi allo sconforto.
Anche se il gioco è complesso, l'esito incerto,
gli interessi contrastanti - è sempre consolante
che la dentatura sia bianca e ben smagliante.

Devono mostrare una fronte rasserenata
sulla pista e nella sala delle conferenze.
Un'andatura svelta, un'espressione distesa.
Quello dà il benvenuto, quest'altro si accomiata.
È quanto mai necessario un volto sorridente
per gli obiettivi e tutta la gente lì in attesa.

La stomatologia in forza alla diplomazia
garantisce sempre un risultato impressionante.
Canini di buona volontà e incisivi lieti
non possono mancare quando l'aria è pesante.
I nostri tempi non sono ancora così allegri
perché sui visi traspaia la malinconia.

Un'umanità fraterna, dicono i sognatori,
trasformerà la terra nel paese del sorriso.
Ho qualche dubbio. Gli statisti, se fosse vero,
non dovrebbero sorridere il giorno intero.
Solo a volte: perché è primavera, tanti i fiori,
non c'è fretta alcuna, né tensione in viso.
Gli esseri umani sono tristi per natura.
È quanto mi aspetto, e non è poi così dura.

Wislawa Szymborska: La gioia di scrivere, tutte le poesie (1945 – 2009)
traduzione di Pietro Marchesani - Adelphi Editore (pag.361)

domenica 30 maggio 2021

Eleonora d’Aragona e don Pino Puglisi: l’arte con l’anima

       Palermo – Igor Scalisi Palminteri, l’eclettico artista palermitano che si esprime con la pittura, la scultura, la fotografia, è uno dei pochi che nel capoluogo siciliano ha deciso di restare, come ha dichiarato in un’intervista: «La mia strada l’ho trovata in questa dimensione, quella del fare le cose con gli altri e preoccuparmi della mia città e del sociale. Il mio posto è qui e voglio contribuire al miglioramento della mia città. Ci credo, e spero sia quello che sto facendo in questo momento». 
        Laureato in pittura all'Accademia di Belle Arti di Palermo, l’artista ha esposto le sue opere sia in Italia che in alcune città europee, con mostre collettive o personali. A Palermo (continua su: il Punto Quotidiano)

Maria D'Asaro, il Punto Quotidiano, 30.5.21

venerdì 28 maggio 2021

Domande bambine

Magritte: The infinite recognition (1963)
         Stare sospesa nel vuoto col rischio di cadere è la paura ancestrale di nostra signora. Che sì, ogni tanto, azzarda  e prende  un aereo, col fiato sospeso e il cuore a mille.  Così, da qualche giorno, non l’abbandona il pensiero di quella funivia disastrata. E si chiede perché proprio loro, quattordici meravigliose vite spezzate. Perché proprio loro e non lei o chiunque altro. Non trova nessuna ragionevole risposta.
      Poi, all’improvviso, si fa un’altra domanda: se la volontà e le energie degli umani, dagli albori della Storia a oggi, fossero state impiegate e ben spese per la tutela della vita - e non per guerre, industria delle armi e per miliardi di inutili, assurdi profitti – quanti milioni di volti sorriderebbero ancora?
     Perché si è così stupidi e cattivi da rendere questo pianeta un inferno invece di farne un Paradiso? Domande bambine, di una che viveva a fatica in un universo insensato.

Maria D’Asaro

martedì 25 maggio 2021

Abbracci verdi

       Ci si abbraccia tra amici, amanti o parenti con confidenza e fiducia. Ci si abbraccia per cercare conforto. Da un abbraccio sincero, dallo scambio che ne consegue, si ha vicendevole vantaggio.    Anche quando si abbraccia una causa, una fede o, con uno sguardo, un paesaggio, rimane la condizione di proficuo scambio (…).
      Anche le piante si abbracciano. Per alcune è nella loro natura: quelle volubili muovono in cerchio il fusto ancora tenero, attorcigliandosi a un albero o a un ramo che funge da sostegno; le rampicanti hanno particolari organi prensili (circi, viticci, ventose) che usano per alzarsi sino a trovare luce sufficiente, determinando la ragione vera dell’abbraccio. Il nome generico di queste piante è liana: a loro deve l’incredibile agilità Tarzan che “dondolandosi di ramo in ramo … raggiungeva la punta più alta delle più elevate piante tropicali con la facilità e la velocità di uno scoiattolo”. (…).
     L’uomo ha ben approfittato della propensione vegetale all’abbraccio: (…) fin dai tempi etruschi ha realizzato il più proficuo degli abbracci tra gli alberi della campagna, maritando la vite all’olmo, all’acero campestre, al salice o al pioppo. (…).
     Anche l’uomo ha imparato ad abbracciare gli alberi. Ha trovato molte buone ragioni per farlo, alcune di ordine spirituale e simbolico, altre legate ai bisogni concreti della vita. Gli alberi svolgono a vantaggio nostro e del pianeta così tante e diverse funzioni che è impossibile elencarle tutte. Gli economisti li definiscono organismi multifunzionali, perché sono capaci di svolgere nello stesso tempo funzioni economiche, ambientali e culturali; e si affannano a trovare formule che trasformino in guadagno non solo il legno o i frutti, ma anche la capacità di trattenere il suolo, di mitigare il clima e di accompagnare una passeggiata o un ricordo.
    Per comprendere cosa è davvero la multifunzionalità e le molte ragioni per cui gli alberi meritano di essere abbracciati, è meglio ricorrere alla storia e alla letteratura: da Plinio il Vecchio “Con l’albero solchiamo i mari e avviciniamo le terre una all’altra, con l’albero costruiamo le case. Di legno erano anche le statue degli dei  (…)” a Marguerite Yourcenar “Le radici affondate nel suolo, i rami che proteggono i giochi degli scoiattoli, i rivi e il cinguettio degli uccelli; l’ombra per gli uomini; il capo in pieno cielo. Conosci un modo di esistere più saggio e foriero di buone azioni?”

Giuseppe Barbera Abbracciare gli alberi Mondadori, Milano, 2009