lunedì 30 marzo 2026

Senza re, senza regine, senza nazioni...

       "Sabato ho visto, nel corteo, tante facce sorridenti… di ragazzi e ragazze che hanno abbassato di colpo l’età media delle manifestazioni degli ultimi anni. Erano italiani e italiane di molti colori, provenienze e lingue e vivevano con naturalezza una libertà già conquistata rispetto alla costrizione dell’identità nazionale. Non vivevano un’appartenenza unica: abitavano, piuttosto, una pluralità di appartenenze che risuonavano anche nelle piazze statunitensi e britanniche e prima di loro nelle piazze africane e asiatiche.

     Nei cartelli, negli slogan, nei gesti, si sentivano uniti e unite a persone lontane, in ogni angolo della terra. Alle ragazze e ai ragazzi iraniani, colpiti dai missili di Trump e dalla repressione del regime; ai bambini palestinesi sepolti dalle macerie di Gaza o cacciati dalla Cisgiordania, ai venezuelani, ai libanesi, agli africani e alle africane in fuga dalla tante guerre per le risorse. C’erano cartelli che dicevano: “Non scegliamo tra chi ci uccide; no alla teocrazia e no alla guerra”. C’erano slogan contemporaneamente contro la Nato e contro Putin e sostegno ai disertori russi e ucraini, c’era un rifiuto della guerra esente dal tifo per questa o quest’altra élite in lotta per il potere. Ho visto ragazzi e ragazze essere felicemente queer, gay, lesbiche, trans, come un modo semplice, naturale e libero di stare al mondo. “Don’y be king, be queer”.

Una generazione che sembra essersi liberata dalla gabbia della nazione, dentro la quale interi popoli sono stati rinchiusi dall’orribile ideologia nazionalista dell’Ottocento e rilanciata dai tanti identitarismi riemergenti e forse per questo pronta a liberarsi anche della colonialità.

A questo non si è arrivati per caso. L’ondata di compassione e di indignazione suscitata dallo stillicidio quotidiano di violenze razziste di cui il genocidio palestinese si compone, ha rivelato a molti e molte la natura regressiva del nazionalismo. Allo stesso modo, un numero ancora minoritario ma crescente di giovani ebrei ed ebree della diaspora, ma non solo, non sa che farsene dell’epopea dello Stato Nazione ebraico e al nation building armato che non ha dato sicurezza. Le immagini dei rastrellamenti per strada compiuti dall’ICE negli Stati Uniti, l’aperto razzismo condensato nello slogan America First, i nazionalismi contrapposti che continuano ad alimentare il tritacarne ucraino, il razzismo europeo verso chi, provenendo dai paesi già colonizzati, cerca vita e futuro nelle terre dei colonizzatori: tutto questo parla alla stessa generazione e le sta mostrando il volto reale della Nazione come prigione dal confine armato, gerarchizzazione dell’umano, manipolazione dell’essere, spazio dominato naturalmente dai re.

Sono ragazze e ragazzi cresciuti nell’epoca della globalizzazione; si muovono in Europa senza avere l’impressione di andare “all’estero”; siedono nelle scuole insieme a bambini e bambine di molte provenienze; abitano sui social una quotidianità già meticcia. Che cosa può dire, allora, a questa generazione il sovranismo di destra o di “sinistra”, la retorica nazionalista del Made in Italy, traduzione meloniana del “Italy First” che il neofascismo di governo ripropone a ogni piè sospinto?

Questa generazione non ha Nazione. (continua qui)"

Fabio Alberti
 (già presidente di Un Ponte Per, fa parte dell'Esecutivo della Rete Italiana Pace e Disarmo)

domenica 29 marzo 2026

Palermo, Tesori Impressionisti in mostra a Palazzo Reale

         Palermo – A Parigi, dal 15 aprile al 15 maggio 1874, lo studio del fotografo Nadar ospitò la prima mostra impressionista, esponendo le opere  en plein air di artisti tra cui Monet, Renoir, Pissarro, Degas, Cézanne e Morisot.
        A circa 150 anni da quell’evento che segnò la nascita ufficiale di quest’importante corrente pittorica, nella ricorrenza del centenario della morte di Claude Monet, a Palermo, a Palazzo Reale (o Palazzo dei Normanni) dall’11 febbraio al 28 settembre 2026 si può visitare la mostra “Tesori impressionisti: Monet e la Normandia”, allestita nelle sale Duca di Montalto. 
     Promossa dalla Fondazione Federico II, l’esposizione, che esplora il movimento impressionista sin dalla sua nascita, presenta 97 opere di 45 grandi artisti, da Monet a Renoir, da Courbet a Boudin, da Corot a Bonnard, a Berthe Morisot, illustre esponente femminile di tale movimento, presente con il quadro Passeggiata al porto di Fécamp con la bassa marea. 
    Molte opere provengono dalla collezione Peindre en Normandie, una delle più rappresentative per la qualità di quadri impressionisti; altre sono arrivate dal MuMa di Le Havre, altre ancora da collezionisti privati.
    Alain Tapié, conservatore capo onorario dei musei di Francia, direttore della Collezione Peindre en Normandie e curatore della mostra, nella video-intervista fruibile in una saletta dedicata all’interno dell’esposizione, dichiara che l’impressionismo ha radici lontane: (continua su il Punto Quotidiano)

Maria D'Asaro, 29 marzo 2026, il Punto Quotidiano

(Il quadro in apertura è di E.Boudin Trouville, il molo con l'alta marea)

venerdì 27 marzo 2026

NO, non ci aveva creduto...

       Lo confessava nostra signora: era convinta che l’esito del referendum sarebbe stato diverso: che seppur di misura, avrebbe vinto il SI. Lei si era spesa un pochino, nel suo piccolo, per invitare amiche e conoscenti a votare e, se persuasi, votare NO a una riforma della Giustizia che, per quanto ne avesse capito, non serviva a migliorarla realmente. 
      Alla fine 53,24% i NO, 46,76% i SI: erano andati a votare  quasi il 59% degli aventi diritto. Nostra signora si era quindi auto-bocciata come analista politica e aveva invece plaudito all’amica Maria e al caro Giuseppe che avevano scommesso sul NO prevalente. Lei non aveva messo in conto il voto di protesta al Sud e il NO deciso della generazione zeta, della benedetta generazione Erasmus: giovani senza frontiere, che avevano le idee chiare. Ora poteva prepararsi a morire meno disperata. 
       Italia, forza! Forza ragazzi e ragazze di buona volontà! Forza Costituzione!

(Qui un'analisi da un giornale on line di orientamento cattolico, qui il sito Eligendo per chi volesse studiare i dati)

mercoledì 25 marzo 2026

Sguardi notturni su 'Lettere a un bambino poi nato'

        "Le domande esistenziali, ingenue e purissime, che si pongono i bambini sono anche quelle di noi adulti, domande che tendiamo però a chiudere in un qualche cassetto blindato dei nostri pensieri. Sono domande disarmanti eppure necessarie, prive di risposta - ma fondamentali. La capacità di porsele indica che lo sguardo sul mondo è comunque attento, disincantato, così maturo da riuscire a vedere attraverso le trame dell’esistere, accettando di non sapersi dare una risposta: e la maturità più grande è quella di vivere il caos dell’esistenza attimo dopo attimo. 

Mammina, perché si cresce? è così bello restare così… Mi dici perché si cresce? Si deve crescere proprio per forza?”
Ti eri messo, con Charmender accanto, sul tappeto a giocare con le costruzioni. 
Già, perché si cresce? Non potevo limitarmi a snocciolare le leggi inesorabili del tempo biologico e dell’accorciamento dei telomeri. Mi stavi facendo la domanda delle domande. E aspettavi impaziente la mia risposta.
“Io non voglio crescere” hai continuato “ voglio rimanere bambino. Voglio stare sempre con te e papà. Perché dovrei crescere? Che c’è di bello a diventare grandi?”


Quando sono arrivata a questo punto del libro di Maria D’Asaro, ho fotografato la pagina e ho memorizzato il numero delle pagine per poterci tornare anche senza dover scorrere la galleria delle foto sul telefono. A cavallo tra pagina 61 e 62, l’autrice, attraverso un bimbo di pochi anni, riesce a dare finalmente forma alla domanda delle domande, quella che tutti i genitori inconsciamente si pongono senza riuscire mai a verbalizzarne il senso. Qui forse è il nodo di tutto il libro e qui è anche il nodo stilistico di Maria. 

Conosco Maria da parecchi anni attraverso il suo blog Mari da Solcare. La cosa che sempre mi ha affascinato della sua scrittura è la limpidezza, il suo essere diretta, la capacità di dire le cose in maniera schietta, pur con tutte le metafore e le figure retoriche del caso. Sì, la scrittura di Maria è limpida come il mare più cristallino e riluce nei nostri occhi come i lampi del sole sull’acqua: una lama, a volte, le sue parole, una lama che però entra con gentilezza, grazia, fino a diventare normalità sconcertante - o, meglio, fino a svelare ai nostri occhi quello che, per pigrizia o incapacità di analisi e discernimento, non riusciamo a vedere.  
È questo aspetto, indubbiamente, quello che mi ha permesso innanzitutto di farmi catturare dal libro: perché i fatti si sono svolti davanti ai miei occhi con chiarezza espressiva, ma soprattutto con quella capacità tipica di Maria di restituire i sentimenti più profondi e meno dicibili con altrettanta chiarezza emotiva" (...)
(continua sul blog Sguardi notturni, di Veronica Mondelli, che ringrazio di cuore) 

domenica 22 marzo 2026

La guerra, killer anche per salute e ambiente

        Palermo – All’inizio del 2026, gli osservatori hanno contato nel mondo circa sessanta guerre, forse il numero maggiore dal 1946 ad oggi. Tali guerre coinvolgono vaste aree del pianeta: Ucraina, Medio Oriente, Yemen, Afghanistan; diverse regioni africane come Etiopia, Somalia, Repubblica democratica del Congo, Burkina Faso, Mali, Niger, Sudan del Sud; il Myanmar in Asia; in America centrale, Haiti… per citarne solo alcune. In alcuni casi si tratta di guerre civili, alimentate spesso da crisi economiche, violazioni dei diritti umani e disuguaglianze. Alla fine del 2024 hanno causato più di 233.000 vittime e oltre 100 milioni di profughi.
       Il 28 febbraio scorso si è aperto un altro fronte di guerra: gli Usa e il governo israeliano hanno attaccato l’Iran, col rischio di una escalation della violenza nell’area.
Oltre a un’ulteriore destabilizzazione del già difficile e precario equilibrio internazionale e alle migliaia di vittime, soprattutto civili (tra cui molti bambini) la guerra ha già causato pesanti conseguenze su ambiente e salute. 
        Le esplosioni di bombe statunitensi e israeliane su depositi e siti di estrazione del petrolio in Iraq hanno infatti innescato una vera e propria bomba ecologica, con gravi conseguenze a breve e lungo termine. 
Prof.ssa Adriana Pietrodangelo
      La giornalista Elena Cestino, durante il telegiornale scientifico Leonardo andato in onda il 9 marzo scorso, segnalava il vertiginoso aumento di zolfo e azoto, ma anche di acido solforico, in quanto con i depositi petroliferi in fiamme il petrolio è stato ‘liberato’ direttamente in aria: “Quindi è stato immesso petrolio ancora più ricco di zolfo – ha sottolineato la professoressa Adriana Pietrodangelo, ricercatrice presso l’Istituto Inquinamento atmosferico del Consiglio Nazionale delle Ricerche - perché questo petrolio non è stato lavorato per essere diminuito di una parte di zolfo, come richiesto dalle normative internazionali”.
       Inoltre, all’azione tossica delle piogge acide causate dalla presenza di acido solforico e di acido nitrico nell’acqua che cade e deposita al suolo tali acidi, si somma la presenza di sostanze tossiche legate al petrolio disperso in atmosfera: “Come i cosiddetti idrocarburi policiclici aromatici che, se respirati in gran quantità, possono avere effetti cancerogeni… altri metalli pesanti hanno poi effetti ossidanti e di irritazione e infiammazione del sistema respiratorio” – ha continuato la professoressa Pietrodangelo, intervistata nel corso del predetto TG Leonardo.
      Si comprende allora come il divieto a chi sta vicino alle aree petrolifere in fiamme di non uscire, di non aprire le finestre, di indossare mascherine in caso di eventuali spostamenti sia comunque insufficiente a prevenire eventuali malattie per la popolazione, perché non c’è una barriera che possa impedire il deposito al suolo delle sostanze inquinanti.
“Ci sono sostanze organiche, soprattutto gli idrocarburi policiclici aromatici, che si combinano facilmente con altre sostanze organiche già presenti nel suolo e quindi possono essere facilmente assorbite dalle piante e poi ingerite con l’alimentazione. Inoltre tali sostanze, che possono raggiungere anche le falde, possono persistere molto a lungo nei suoli e depositarsi su muri, strade, tetti”.
“Con l’aumento delle temperature – ha detto infine la ricercatrice – e a causa dell’azione del vento, tali sostanze possono rilasciare vapori tossici che purtroppo sono respirati. É possibile attendersi un impatto a lungo termine legato allo sviluppo di tumori causato dall’aver respirato a lungo sostanze nefaste che, in una normalità di pace, non verrebbero respirate”.
    Per tutti i popoli e soprattutto per chi ha responsabilità politiche, un utile ‘esercizio’ potrebbe essere quello di guardare agli avvenimenti storici da una prospettiva ‘lontana’ nel tempo e nello spazio: (continua su il Punto Quotidiano)

Maria D'Asaro, 22 marzo 2026, il Punto Quotidiano

venerdì 20 marzo 2026

Mio padre, tuo padre: grazie Carola e Luciana...

           Ieri sera a Palermo, alla Casa dell’Equità e della bellezza – realtà/dono che Adriana e Augusto hanno fatto alla nostra città – il gruppetto che si incontra ogni terzo giovedì del mese per riflettere e agire da amiche e amici della nonviolenza ha avuto un’opportunità preziosa: incontrare Carola Benedetto e Luciana Ciliento, giornaliste pubbliciste, autrici del testo Mio padre, tuo padre (De Agostini, 2025).

     In questo testo, che nasce per essere letto da ragazzini e ragazzine di scuola media (ma non solo) le co-autrici raccontano la storia di due uomini in carne e ossa, e cuore e dolore: Rami Elhanan, israeliano, e Bassam Aramin, palestinese, che hanno provato il dolore più atroce: Smadar e Abir, le loro figlie, sono state uccise, a nove e quattordici anni. Una da un soldato dell’Idf, il cosiddetto Esercito di Difesa Israeliano, appena fuori da scuola. L’altra da un attentato palestinese, in pieno centro a Gerusalemme. I due papà avrebbero potuto passare il resto della loro vita a odiare e maledire rispettivamente palestinesi e israeliani… avrebbero potuto decidere di vendicarsi… Invece si parlano, si conoscono, si ascoltano... E decidono, diventando davvero fratello l’uno per l’altro, di lottare e testimoniare insieme perché nessuno nella loro terra debba ancora soffrire come loro. Hanno spezzato il ciclo dell’odio, si sono guardati negli occhi, si sono abbracciati…  In un incontro densissimo, tutto questo ce lo hanno raccontato Carola e Luciana,  che hanno incontrato Rami e Bassam... I due padri hanno 'benedetto' questa riscrittura delicata e sofferta della loro storia. Il libro termina con una loro toccante postfazione

In questi giorni chi scrive ha sentito il peso e la fatica di continuare a essere ‘portatrice di speranza’ di ‘continuare a fare ciò che è giusto’  (per usare le parole di Alex Langer): Luciana e Carola le/ci hanno donato quel seme di speranza di cui oggi abbiamo assolutamente bisogno…

mercoledì 18 marzo 2026

Il cielo non è più blu...

          Aveva due grandi paure da piccola nostra signora: che i morti, venienti la notte tra l’1 e il 2 novembre a portare i doni ai bambini, le si manifestassero nel loro tremendo mistero; e che il rombo sordo degli aerei, udito all’improvviso talvolta nel silenzio del paesino di montagna, portasse qualcosa di maligno e di oscuro. Ora non ha più paura dei morti, perché sa che non verranno affatto a trovarla, né la prima notte di novembre né mai.
       Continua invece ad avere paura del rombo di qualcosa che vola nel cielo. E chissà quanta paura ne hanno ora le bambine iraniane, palestinesi, libanesi… e anche quelle israeliane… magari anche quelle dei tanti paesi arabi del medio Oriente… 
Uomini senz’anima comandano a missili, aerei o droni di colpire qualcuno e … puf… quelle persone, quel territorio sono in fiamme, colpiti a morte.
Il cielo è nero, non è più blu.


domenica 15 marzo 2026

Caramelle alla carruba, tra bontà e tradizione

              Palermo – Per i palermitani le ‘caramelle alla carruba’ sono un’antica tradizione dolciaria a cui sono affezionati. E a buon diritto, vista la loro storia: sono nate infatti nel 1890, ben 136 anni fa, da un’intuizione del padre del bisnonno dell’attuale responsabile dell’azienda, il signor Antonio Terranova, che ebbe l’idea di unire il decotto delle carrube e lo zucchero.
          Da allora l’azienda è passata da padre in figlio; e la famiglia Terranova, a Ballarò, in via Albergheria, nel cuore del centro storico del capoluogo siciliano, ha continuato a produrre e commercializzare con successo le caramelle ‘carruba’, diventate nel tempo un’icona della produzione dolciaria cittadina. 
         “Abbiamo affinato la tecnica – racconta il signor Giacomo Terranova – e oggi il concentrato che sta alla base delle caramelle lo fa, dietro nostro brevetto, un’azienda di Ragusa, dove c’è la più alta produzione di carrube dell’Isola. Tutta la lavorazione, invece, la facciamo qui”.
Al TG regionale siciliano, qualche settimana fa il giornalista Gianluca Mavaro, ha raccontato come si producono le ‘storiche’ caramelle. Si comincia con la bollitura dello zucchero a cui si aggiunge l’estratto di carrube; si ottiene una massa incandescente che viene poi ‘stirata’, raffreddata e asciugata.            Poi il composto di zucchero ed estratto di carrube viene guidato nell’apposita macchina modellatrice che consegnerà le caramelle nella tipica forma di quadratini, pronte per essere incartate.
Antonino Terranova, mastro caramellaio di quarta generazione, grazie alla sua esperienza riesce subito a riconoscere (e a scartare) le caramelle difettose tra centinaia: quelle più alte, quelle troppo basse, quelle con qualche bolla.
       Il figlio Giacomo nella fabbrica ci è cresciuto: “Avevo otto anni quando ho cominciato a venire a bottega alternando scuola e lavoro. Praticamente sono nato sui pacchi di zucchero. Ma mi aggiorno sempre perché mi piace l’idea che il nostro modello di azienda sia esportabile anche fuori dalla Sicilia, per raccontare che quest’Isola è anche altro”. 
Al microfono di Gianluca Mavaro, Giacomo Terranova ha voluto sottolineare che, ai tanti ragazzi, alle scolaresche che vengono spesso a visitare la sua azienda, ci tiene a insegnare che si può vivere del proprio lavoro, si può vivere onestamente,  (continua su il Punto Quotidiano)

Maria D'Asaro, 15 marzo 2026, il Punto Quotidiano

(Le mie lettrici e miei lettori potrebbero obiettare: ma comu ci spercia di scriviri di cosi duci, ora? Ma da dove le viene la voglia di scrivere di dolciumi, oggi? Perchè sono così triste e disperata che ho bisogno di pensare a qualcosa di dolce...)

giovedì 12 marzo 2026

Nell'arca... grazie, Wislawa

Maurilio Catalano: La balena
Comincia a cadere una pioggia incessante.
Nell’arca, e dove mai potreste andare:
voi, poesie per una sola voce,
slanci privati,
talenti non indispensabili,
curiosità superflua,
afflizioni e paure di modesta portata,
e tu, voglia di guardare le cose da sei lati.



I fiumi s’ingrossano e straripano.
Nell’arca: voi, chiaroscuri e semitoni,
voi, capricci, ornamenti e dettagli,
stupide eccezioni,
segni dimenticati,
innumerevoli varianti del grigio,
il gioco per il gioco,
e tu, lacrima del riso.

A perdita d’occhio, acqua e l’orizzonte nella nebbia.
Nell’arca: piani per il lontano futuro,
gioia per le differenze,
ammirazione per i migliori,
scelta non limitata a uno dei due,
scrupoli antiquati,
tempo per riflettere,
e tu, fede che tutto ciò
un giorno potrà ancora servire.

Per riguardo ai bambini
che continuiamo ad essere,
le favole sono a lieto fine.

Anche qui non c’è altro finale che si addica.
Smetterà di piovere,
caleranno le onde,
nel cielo rischiarato
si apriranno le nuvole
e saranno di nuovo
come si addiceva alle nuvole sugli uomini:
elevate e leggere
nel loro somigliare
a isole felici,
pecorelle,
cavolfiori
e pannolini
– che si asciugano al sole.

Wislawa Szymborska La gioia di scrivere, tutte le poesie, traduz. di Pietro Marchesani, Adelphi

(Nostra signora era angosciata da come i potenti governano il mondo, con guerre assurde e terribili che uccidono le persone, la natura, l’innocenza, la felicità e la speranza. E allora cercava rifugio nella voce della poesia: l’altro ieri Franco Arminio, oggi Wislawa… questa poesia è così pregnante da essere già stata postata qui, il 2.1.21)


martedì 10 marzo 2026

Resteranno i canti (forse...)

Maurilio Catalano: Mongolfiere
 Non era niente

Non era niente,
pensa che alla fine di tutto potrai dire 
questa frase 
perché la vita in fondo 
è un falso allarme. 
Considera 
che quasi mai la realtà congiura, 
più spesso gira via per conto suo.
Considera ogni cosa senza inquietarla. 
Trascura le tue perdite, 
consolati con le cose belle 
che accadono agli altri. 
Dio è il bene che facciamo 
e niente di più.


Il mondo vive perché è circondato

Il mondo vive perché è circondato
da un filo d’aria 
e questo filo dà la vita
a noi e alle formiche,
ai cani e alle piante.
Forse quello che chiamiamo dio
è semplicemente l’aria 
ed è un dio
che ha tante chiese, 
una per ogni polmone, 
per ogni acquasantiera
del respiro.
*
Pensate al primo respiro
e all’ultimo,
pensate al respiro di ognuno. 
Ci dev’essere un luogo 
che raccoglie i respiri 
di tutte le creature
che hanno vissuto,
un immenso museo dei respiri.

La civiltà occidentale vista dagli uccelli

La civiltà occidentale vista dagli uccelli:
siete il tramonto
perché avete accettato facilmente
il fatto che siete tutti senza luce,
specialmente chi vi conduce. 


Franco Arminio: Resteranno i canti Bompiani 2018

(grazie a Giovanni La Fiura, che ha proposto queste e altre poesie di Franco Arminio, il 1° marzo,
 alla Casa dell’Equità e della Bellezza,  a Palermo, per la domenica di Spiritualità laica…)