domenica 15 febbraio 2026

Alba Donati in viaggio con le "Ragazze che scrivono poesie"

         Palermo – Quando ha in mano un libro affascinante e ben scritto, di solito sono questi i pensieri ‘desideranti’ che passano per la testa della scrivente: il primo è che la lettura duri il più a lungo possibile, il secondo, assai presuntuoso e irriverente, è che quel testo ben congegnato avrebbe voluto scriverlo lei. 
      In più, spesso c’è anche un effetto collaterale: nel trenino metropolitano la sottoscritta è così presa dalla lettura da rischiare talvolta di saltare la sua fermata… 
     Il testo di Alba Donati Ragazze che scrivono poesie (Einaudi, 2025) le ha procurato proprio tali pensieri, oltre alla pericolosa distrazione in treno. 
    Chi sono dunque queste Ragazze che scrivono poesie
La prima è Emily Dickinson, la seconda Anna Achmatova, poi Antonia Pozzi, Wislawa Szymborska, Sylvia Plath. “Le ragazze che scrivono poesie… sono unite idealmente da un talento naturale nel mettere le parole una in fila all’altra, dall’amore disinteressato per la letteratura, dal fuoco del cambiamento che brucia forte dentro di loro” - si legge nella seconda di copertina. 
      Alba Donati paragona l’energia dirompente delle poetesse a quella di un temporale imprevisto: “Un’energia nuova, fresca, turbolenta, come se le ragazze avessero deciso programmaticamente di non piacere ai cretini disseminati nei campi della critica letteraria patriarcale”.
Quelli su Emily, Anna, Antonia, Wislawa e Sylvia sono comunque (continua su il Punto Quotidiano)



Maria D'Asaro, 15 febbraio 2026, il Punto Quotidiano

giovedì 12 febbraio 2026

Bambino

Il tuo occhio limpido è l'unica cosa infinitamente bella.
Voglio riempirlo di colori e di anatroccoli,
lo zoo del nuovo

di cui tu mediti i nomi -
bucaneve d’aprile, pipetta indiana,
piccolo

stelo senza grinze,
specchio d’acqua in cui le immagini
dovrebbero essere maestose e classiche

non questo angosciato
torcersi di mani, questo buio
soffitto senza una stella.

Sylvia Plath, da Le ragazze che scrivono poesie, di Alba Donati, Einaudi, 2025, p.107

A nostra signora i suoi figli più grandi dicevano che il minore era il figlio preferito. E avevano torto e ragione insieme: nel senso che era il preferito, come lo erano ugualmente la figliolina e il secondogenito. Nostra signora, se avesse avuto dieci figli, avrebbe avuto dieci figli preferiti!
Auguri immensi al suo ex piccolino, che oggi compie un compleanno importante.







mercoledì 11 febbraio 2026

Palermo, maglia nera in Italia per il traffico

        Palermo – “La piaga più grande che diffama Palermo agli occhi del mondo… lei lo ha già capito… è inutile che gliela dico io… è il traffico”. A Palermo e non solo, questa frase arcinota - pronunciata in Johnny Stecchino, film del 1991 diretto e interpretato da Roberto Benigni – è un tormentone evergreen.
         Purtroppo la classifica stilata da ‘TomTom Traffic Index 2025’ conferma l’attualità della battuta: ancora oggi Palermo è la città italiana più congestionata per il traffico automobilistico.
       Con il 51% di tempi di congestione, valore che indica l’aumento dei tempi di percorrenza rispetto a quelli necessari in condizioni di traffico ottimali, nella classifica negativa Palermo precede addirittura Milano (49% di congestione), Catania (che con il 47% di congestione si piazza al non invidiabile terzo posto) e Roma (quarta, con il 45% di congestione). Dato questo quasi paradossale se si considera che Milano e Roma hanno molto più abitanti di Palermo, molti più pendolari e maggiori attività economiche.
     Il report evidenzia inoltre che, a causa del rallentamento del traffico, nel capoluogo siciliano in quindici minuti si riescono a coprire meno di sette chilometri, mentre nelle ore di punta, nello stesso tempo i chilometri percorsi scendono a 3,8; mediamente a Palermo dieci chilometri si riescono a percorrere in quasi 30 minuti.
      Il ‘TomTom Traffic Index 2025’ ha poi calcolato che, a causa del traffico rallentato, gli automobilisti a Palermo ‘perdono’ dentro la loro auto circa (continua su il Punto Quotidiano)

Maria D'Asaro, il Punto Quotidiano, 8 febbraio 2026

domenica 8 febbraio 2026

Promemoria...

       "In metro, tu eri particolarmente concentrato. A un certo punto, hai sbottato: – Io poi a scuola devo dire Ci sono cose da non fare mai, né di giorno né di notte… e poi non ricordo mai le altre parole, ma poi finisce per esempio la guerra
     Lo sai mamma, è scritto in quel foglio. Tu mi fai ripetere… Invece la guerra c’è… E sparano… e gettano le bombe… e bruciano tutto. Perché? La guerra è cattivissimissima… Perché?  Ziazira piangeva forte… e pure io… E poi ho visto anche una signora che urlava al telegiornale, quello che vede papà: perché distruggono le case? Forse erano morute persone anche lì? –
      Hai fatto una pausa, mentre io stavo raccogliendo fiato e pensieri per replicare qualcosa… ma cosa? 
    Intanto hai continuato: – La maestra ieri ha rimproverato il mio compagno Nicolò: Nicolò aveva spinto Leonardo perchè gli aveva preso un giocattolo, il suo preferito. Leonardo era caduto, ma non è moruto per fortuna… La maestra ha rimproverato forte Nicolò. Ha detto che non si spinge e non si fa cadere a terra nessuno. Si dovevano mettere d’accordo per quel giocattolo. – 
      Hai poi aperto grande la bocca, come per riprendere fiato e ispirazione: – Ma la maestra deve rimproverare di più quelli che sparano… –   Non riuscivo a fermarti. 
– Perché quelle persone sparano? Loro non hanno mai imparato quella poesia? – 
Quando ti sei zittito, con uno sguardo particolarmente fermo e concentrato, ti ho detto che, è vero, purtroppo in alcune parti del mondo la guerra c’è. Ed è terribile, hai proprio ragione. Purtroppo alcuni signori non hanno dato ascolto a chi dice che la guerra non si deve fare… 
     Allora mi hai guardato, con uno sguardo sconcertato. Hai ribadito che la tua maestra deve parlare a quelli che fanno la guerra e mandare tanti fogli con quella poesia. Ti sei ricordato le parole mancanti: né per mare né per terra."

Maria D'Asaro, Lettere a un bambino poi nato, Diogene Multimedia, Bologna, 2025, pagg. 108-109

Grazie, all'immenso Gianni Rodari.
E grazie a Ghali, che l'ha declamata alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Invernali, a Milano-Cortina.





sabato 7 febbraio 2026

Sotto la Stella dell'inutilità...




Mi perdoni, oggi, l’Universo
per la costellazione di inutilità
che senza sforzo alcuno,
e con confessata vergogna
enumero nel mio carnet:






staccare le foglioline avvizzite
nella piantina peraltro agonizzante;
rammendare, per la terza volta.
il calzino con i cuori a pois;
ritagliare con scarsa perizia 
le margheritine pervinca nel calendario scaduto;
comporre con questi scampoli colorati
segnalibri oltremodo imperfetti.

Il fatto è che, 
caro Universo,
non so che fare per rallentare la tua folle agonia…
O forse si: cucinare la torta per i nipotini...

mercoledì 4 febbraio 2026

Ma quanto è intenso il rapporto tra madre e figlio?

Di seguito, due generose recensioni: 

"La maternità per Maria D’Asaro si rivela come una scoperta continua. Essa è lo sperimentare di persona – perché non basta sentirlo raccontare – il quotidiano che è in realtà straordinario ogni volta che nasce un bambino. Basta saperlo guardare tra le righe questo fatto, annotarlo e riviverlo mentre diventa narrazione attraverso la scrittura. 
    Non tutti sanno farlo ma l’autrice sì. Il bambino – nel titolo una citazione del capolavoro di Oriana Fallaci – “poi è nato” ed è il protagonista di questo romanzo.
    Con Maria D’Asaro diventa la guida attraverso un viaggio di formazione. In questo percorso a crescere sono entrambi: la mamma e il figlio. Il secondo chiede e la prima risponde in un dialogo continuo in cui ad imparare sono tutti e due mentre la lezione cui assistono insieme è quella della vita stessa. Il piccolo, delizioso racconto, inizia con l’attesa tra le paure e le premonizioni, poi continua con le gioie della nascita. 
      La penna leggera della D’Asaro si snoda attraverso 114 pagine fluide a tratti non scevre dalle preoccupazioni per il futuro. Ne emerge, oltre al filo rosso che lega una madre al figlio, anche una nuova visione della donna nella società moderna dominata dall’intelligenza artificiale con cui la protagonista si trova a misurarsi nel suo lavoro – oltretutto precario – di traduttrice... 

Gloria Zarletti, continua su il Punto Quotidiano, 1 febbraio 2026 

"Esiste sentimento più forte di quello che lega la madre al proprio figlio, sin da quando è ancora nel ventre della donna? Ma anche quando, a poche settimane dal concepimento, quell’esserino lungo 5-6 centimetri e dal battito cardiaco acceleratissimo (160 pulsazioni al minuto) nasce, cresce, diventa bimbo, poi ragazzino, quindi adolescente e infine adulto. E’ un legame potente che niente e nessuno possono sciogliere e che ha sì motivazioni dettate dallo stesso sangue, ma ha pure ragioni ancestrali che razionalmente si fa fatica a spiegare.
     Il tema di Lettere a un bambino poi nato (edizioni Diogene Multimedia), la seconda fatica letteraria di Maria D’Asaro, è proprio questo: il rapporto tra madre e figlio. Le angosce e le gioie, le ansie e le delusioni, i timori e le speranze, le inquietudini e le preoccupazioni e i problemi: che grande responsabilità portano con sé le mamme… “Forse, l’amore è ciò che si prova quando si ha tra le braccia il proprio bambino e lo si sente così piccolo, inerme, indifeso. E messo al mondo senza la sua autorizzazione”, racconta in un’intervista Oriana Fallaci a Marina Buttafava in appendice al suo Lettera a un bambino mai nato...

Nicola Savino, continua su il Punto Quotidiano, 1 febbraio 2026

lunedì 2 febbraio 2026

Limerick di casa nostra...



Un ministro con la barba e un gran vocione
Si calò verso l’isola colpita dal tifone.
Promise provvidenze e il lungo ponte
E lo disse battendosi la fronte.
Quel ministro al governo col vocione…






Un abitante dell’Urbe, sacrestano
A rifare un volto d’angelo pose mano:
E con le pennellate cosa forgia?
Un alato che pare proprio Giorgia…
Quel restaurator romano, sacrestano

(Mari Da Ridere)

domenica 1 febbraio 2026

Lagrange, ideatore del Sistema internazionale di misura

        Palermo – Se si chiedesse a un campione di italiani cosa abbiano in comune Liberia, Myanmar (ex Birmania) e Stati Uniti d’America, forse pochissimi saprebbero rispondere: sono gli unici tre stati a 




Maria D'Asaro, 1.2.26, il Punto Quotidiano

venerdì 30 gennaio 2026

Lo scopo qual è, Oriana?

 
       “Ti ho scritto tre fiabe… C’era una volta una bambina innamorata di una magnolia. La magnolia stava in mezzo a un giardino e la bambina passava giornate intere a guardarla. La guardava dall’alto perché abitava all’ultimo piano di una casa affacciata su quel giardino, e la guardava da una finestra che era la sola finestra aperta in quel punto”
“C’era una volta una bambina cui piaceva la cioccolata. Però più le piaceva, meno ne mangiava. E sai perché? Perché un tempo ne aveva mangiata quanta volesse. Il tempo in cui abitava in una casa piena di cielo che entrava nelle finestre. Ma un giorno s’era svegliata in una casa senza cielo…”
      “Questa non lo so se è una fiaba, ma te la racconto lo stesso. C’era una volta una ragazzina che credeva nel domani. Infatti le insegnavano tutti a credere nel domani: assicurandole che il domani è sempre meglio”.
     Come sono diverse le fiabe narrate in questo libro da quelle che ti racconto io… In realtà queste non sono affatto fiabe: temo, anzi ne sono quasi certa, che siano scampoli di esistenza reale raccontati come fiabe… Senza alcun lieto fine.
“Le magnolie servono per scaraventarci le donne, la cioccolata la mangiano quelli che non ne hanno bisogno, il domani è un uomo fucilato per un pezzo di pane e poi un sacco di mutande sporche. Si concludevano sempre con una domanda triste, le tue fiabe tristi: ma è proprio il caso che tu esca dal tuo nido di pace per venire quaggiù? Non mi raccontasti mai che un fiore di magnolia si può cogliere senza morire, che un gianduiotto si può mangiare senza umiliarsi, che il domani può essere meglio di ieri”. 
“Si nasceva insomma perché altri erano nati e perché altri nascessero… Se non accadesse così, mi dicesti una sera, la specie umana si estinguerebbe. Anzi non esisterebbe. Ma perché dovrebbe esistere, perché deve esistere, mamma? Lo scopo qual è?
Già. Lo scopo qual è? Guardo fuori dal finestrino. Mi sento un puntino solo e sperduto nell’universo. Qual è il senso di tutto? C’è un senso in questa nostra vita così travagliata? 

Maria D'Asaro Lettere a un bambino poi nato Diogene Multimedia, Bologna, 2025 pp.88-89






martedì 27 gennaio 2026

Egregio dottor Levi...

       Forse Auschwitz è il parto mostruoso di un’assenza di sguardi. Lei lo spiega assai bene, descrivendo lo sguardo “mancato” del Doktor Pannwitz, il tedesco alto, magro e biondo che aveva il potere di decidere se lei, Häftling n.174517, fosse utile nel laboratorio di chimica del Lager: 
“Ho pensato al doktor Pannwitz molte volte e in molti modi. Mi sono domandato quale fosse il suo intimo funzionamento di uomo; come riempisse il suo tempo, all’infuori della Polimerizzazione e della coscienza indogermanica; soprattutto quando io sono stato un uomo libero ho desiderato di incontrarlo ancora, e non già per vendetta, ma per una mia curiosità dell’anima umana.
Perché quello sguardo non corse fra due uomini; e se io sapessi spiegare a fondo la natura di quello sguardo, scambiato come attraverso la parete di vetro di un acquario tra due esseri che abitano mezzi diversi, avrei anche spiegato l’essenza della grande follia della terza Germania”.
    È la qualità dello sguardo rivolto all’altro, che lo connota nell’essenza della sua umanità o dis-umanità: “Parte del nostro esistere ha sede nelle anime di chi ci accosta: ecco perché è non-umana l’esperienza di chi ha vissuto giorni in cui l’uomo è stato una cosa agli occhi dell’uomo”.
     L’inferno dei Lager è il processo di de-umanizzazione. Vittime e carnefici, in Lager, non sono più uomini: “La loro umanità è sepolta, o essi stessi l’hanno sepolta, sotto l’offesa subita o inflitta altrui. Le SS malvage e stolide, i Kapos, i politici, i criminali (…) fino agli Häftlinge indifferenziati e schiavi, tutti i gradini della insana gerarchia voluta dai tedeschi, sono paradossalmente accomunati in una unitaria desolazione interna”
    Lei ha avuto la fortuna di incontrare nel Lager uno sguardo diverso, quello di Lorenzo: “Un operaio civile italiano che mi portò un pezzo di pane e gli avanzi del suo rancio ogni giorno per sei mesi; mi donò una sua maglia piena di toppe; scrisse per me in Italia una cartolina, e mi fece avere la risposta. Per tutto questo né chiese né accettò alcun compenso, perché era buono e semplice, e non pensava che si dovesse fare il bene per un compenso”.
      Forse è stato proprio lo sguardo di Lorenzo ad averla salvata: 
E non tanto per il suo aiuto materiale, quanto per avermi costantemente rammentato, con la sua presenza, con il suo modo così piano e facile di essere buono, che ancora esisteva un mondo giusto al di fuori del nostro (…). Lorenzo era un uomo; la sua umanità era pura e incontaminata, egli era al di fuori di questo mondo di negazione. Grazie a Lorenzo mi è accaduto di non dimenticare di essere io stesso un uomo”.

Maria D’Asaro Una sedia nell’aldilà Diogene Multimedia,  Bologna,  2023, pp. 109,110


"Martedì sarà il Giorno della Memoria.
Da giorni mi chiedo come parlarne con i miei alunni: non sono ancora abbastanza grandi per reggere l’orrore nudo, ma sono abbastanza grandi per capire che certi meccanismi esistono. E si ripetono.
Perché gli orrori del passato oggi tornano nello stesso identico modo:
menzogna istituzionale, repressione, terrore.
La giustificazione degli assassini di Stato.
Prima Renée Good, giovane mamma, uccisa con tre colpi di pistola al volto.
Poi Alex Pretti, giovane infermiere, crivellato da nove colpi.
La loro colpa? Difendere gli immigrati.
Il governo trumpiano — lo stesso che criminalizza l’aborto — difende l’operato degli agenti dell’ICE mentendo apertamente (basta guardare i video): legittima difesa, dicono.
Renée voleva investire un agente.
Alex era armato…Sì: di un telefonino, con cui stava filmando la violenza contro una donna immigrata.
Trump annuncia anche il controllo dei profili social dei turisti per decidere chi può entrare negli USA.
E poi?
Terrore e controllo.
Terrore e controllo.
Terrore e controllo.
Fino a quando tutto questo diventa normale.
Qualche protesta c’è stata. Troppo poco rispetto all’orrore di questa politica.
Intanto l’ICE arresta un bambino di cinque anni, pedinandolo all’uscita da scuola.
Cinque anni.
Quale colpa può avere se non quella di essere nato nel “posto sbagliato”?
Ripetiamolo all’infinito: nessuno sceglie dove nascere né il colore della propria pelle.
Ma possiamo scegliere che tipo di persone essere.
Vivere da individui
o vivere da esseri umani.
Perché gli orrori non iniziano con i campi di sterminio.
Iniziano prima: con la disumanizzazione, CON L’IDEA CHE ALCUNE VITE VALGANO MENO DI ALTRE. 
E a questo misconcetto non ci si deve abituare MAI."

Prof. Rosanna Ficarra, che ringrazio per le sue parole accorate, dalla sua bacheca FB