domenica 18 aprile 2021

Data journalism: ecco la nuova frontiera dell’informazione

      Palermo – Un cronista, per fare bene il suo mestiere, deve districarsi anche tra i numeri, la statistica e i metodi della ricerca sociale. Lo aveva capito già nel 1969 Philip Meyer, il giornalista statunitense che, proprio per questo, andò a studiare ad Harvard sociologia, statistica e i metodi della ricerca psicosociologica. 
      A conclusione degli studi, Meyer scrisse un saggio di successo: Precision Journalism; nel libro, che già contemplava l'utilizzo dei computer e delle analisi dei dati, l’autore sosteneva appunto che il giornalista del futuro, per fornire ai lettori un buon servizio, non potrà limitarsi a una ‘buona narrazione’ della notizia, ma dovrà possedere anche la competenza necessaria per raccogliere e analizzare i dati relativi all’avvenimento di cui si occupa.
     A consacrare negli USA la diffusione e il riconoscimento del ‘giornalismo di precisione’ furono due inchieste, (continua su: il Punto Quotidiano)

Maria D'Asaro, il Punto Quotidiano, 18.4.21

sabato 17 aprile 2021

Le emozioni, compagne di viaggio...

V.Kandinsskij: Primo acquerello astratto (1910)
     Ѐ solo riconoscendo le vostre emozioni che potrete essere consapevoli, in quanto organismo biologico, sia delle cose che dovete affrontare nel vostro ambiente, sia delle particolari possibilità che ora vi si offrono.
      Solo riconoscendo il vostro desiderio nei confronti di qualcuno o qualcosa – quindi dopo aver dato una valutazione dell’intensità dell’impulso che vi spinge verso di essi nonostante la difficoltà e la lunghezza della strada che dovete percorrere – sarete in grado di orientarvi verso l’azione più adatta allo scopo.
    Ed è soltanto attraverso l’accettazione e il riconoscimento del vostro dolore – della vostra disperazione, della consapevolezza di non avere nessuno a cui rivolgervi quando vi trovate ad affrontare la perdita di qualcuno o di qualcosa che ha contato molto per voi – che riuscirete a piangervi e a separarvi da quanto vi è stato caro.
Ancora, solo riconoscendo e accettando la vostra ira, rendendovi conto della posizione aggressiva assunta dal vostro corpo nei confronti di quanto ha su di voi un effetto frustrante, potrete sfruttare la vostra energia in maniera così efficace da superare tutti gli ostacoli che incontrerete sulla vostra strada.

Perls, Hefferline,Goodman: Teoria e pratica della Terapia della Gestalt 
(Vitalità e accrescimento della personalià umana) Astrolabio, Roma, 1997, pagg.372

giovedì 15 aprile 2021

Ciao, Vittorio. Restiamo umani.

      “Un bel giorno, diversi anni fa, riuscì ad entrare un italiano nella striscia di Gaza. Appena lo si guardava non si poteva non provare fiducia, speranza.
    Non era un attivista qualunque, non era l’eroe, non era il sensibile in fase di ricerca e basta. Era l’attivista forte, sensibile, tenace, coraggioso, che non temeva Israele, ma anzi faceva paura ad Israele. In pochi anni quest’attivista, insieme al Free Gaza Movement, alla Freedom Flotilla, hanno reso nota la situazione del popolo palestinese molto più di quanto si fosse fatto in anni e anni di chiacchiera (…).
    Era la costanza, il carisma, la concretezza, il modo di porsi, la dote innata alla comunicazione, all’arrivare a spaccare qualsiasi muro. Se ci fosse un grafico in grado di dimostrare la crescita del livello di speranza palestinese in quegli anni, negli anni in cui quell’uomo decise di rimanere insieme a pochi internazionali in condizioni disumane in questa striscia di terra e farne la sua casa, il grafico mostrerebbe un picco che uscirebbe fuori dai contorni.  Nonostante la distruzione di Piombo fuso, nonostante le ferite a morte nei cuori, nonostante la disperazione, ci si desiderava con un desiderio assurdo di confrontarsi con le iniziative, i pensieri, i sogni di quest’uomo che trascinava un popolo intero, che liberava dalla rassegnazione.
     Non esistevano più nemici esterni come Israele, ed interni come Hamas e Fatah che potessero impedire ai giovani palestinesi di sognare. L’Utopia era approdata a Gaza, l’Utopia aveva contagiato ogni cuore e non dimorava nelle anime solo come un sogno di qualche ora…
    Quell’Utopia era così forte da convincerci che i sogni che avevamo dentro fossero il mondo reale. E che ciò che era fuori, i soldati, il razzismo, i diritti violati, fossero un’alterazione della realtà che con la nostra determinazione potevano essere vinti.”

Faiza Jasmine, Palestina, aprile 2012

   “Nel punto più estremo del porto di Gaza City i pescatori hanno affisso una bandiera con Handala, il fumetto simbolo della causa palestinese, che tiene per mano Vittorio: - Qui sono e qui faccio quello che ho sempre sognato – mi aveva confidato sotto il cielo di Gaza. Utopia che diventa realtà. Battersi per i diritti dei palestinesi rischiando ogni giorno, come loro, la vita. Nei campi con i contadini, in mare con i pescatori, nelle ambulanze sotto le bombe.  Perché Vittorio aveva deciso di vivere come un palestinese, non abbandonando Gaza nemmeno durante “Piombo fuso” e forse, chissà, per tutta la vita”.
Anna Maria Selini, regista di Vik Utopia. L’omicidio di Vittorio Arrigoni

Vittorio Arrigoni detto Vik (Besana in Brianza, 4/2/1975 – Gaza, 15/4/2011) è stato un attivista, giornalista e scrittore italiano. Sostenitore della soluzione binazionale come strumento di risoluzione del conflitto israeliano-palestinese, nonché pacifista, si era trasferito nella Striscia di Gaza per agire contro quella che definiva pulizia etnica dello Stato di Israele nei confronti della popolazione araba palestinese. La sera del 14/4/ 2011 venne rapito da un gruppo terrorista, dichiaratosi afferente all'area jihādista salafita, all'uscita dalla palestra di Gaza nella quale era solito recarsi. Il giorno dopo il corpo senza vita di Arrigoni fu rinvenuto dalle Brigate Ezzedin al-Qassam nel corso di un blitz in un'abitazione di Gaza; secondo le forze di sicurezza di Hamas, la morte sarebbe avvenuta nella notte tra il 14 e il 15 aprile per strangolamento.

Sua madre ne ha scritto una stupenda biografia:
Egidia Beretta Arrigoni, Il viaggio di Vittorio, Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2012

martedì 13 aprile 2021

Mi emoziono... dunque sono

V. Kandinskij: Giallo,rosso,blu (1925)
    L’emozione è un processo continuo, nel senso che ogni momento della vita di un individuo è fatto in certa misura di sentimenti di piacere e di dispiacere. 
    Tuttavia, dal momento che nell’uomo moderno questa continuità dell’esperienza emotiva viene regolarmente eliminata dall’area della consapevolezza, l’emozione viene a sua volta generalmente considerata come una sorta di turbamento periodico (…). Noi temiamo questo tipo di manifestazioni che definiamo ‘irrazionali’, per cui tendiamo a stare in guardia nei loro confronti. E ogni qualvolta che è in nostro potere, evitiamo di creare delle situazioni nelle quali potremmo reagire in maniera così emotiva.
    Quasi tutti coloro che compiono studi sul comportamento, anche se si dichiarano d’accordo nell’affermare che il termine ‘emozione’ dovrebbe essere utilizzato per indicare solo una serie di manifestazioni particolarmente esplosive, sono d’altra parte perfettamente a conoscenza di certuni fenomeni estremamente simili anche se meno violenti. Questi ultimi vengono generalmente indicati come ‘sentimenti’. (…) Noi riteniamo che questo tipo di pratica riesca solo a scindere in due una cosa che, al contrario, è sostanzialmente unitaria e continua.
    A determinare la posizione di una particolare esperienza emotiva nel complesso di questa continuità è la misura in cui l’interesse dell’individuo a sperimentare la ‘gestalt’ organismo/ambiente è emerso dallo sfondo per entrare nella figura.
    L’emozione, in quanto esperienza valutativa diretta del campo organismo/ambiente, non si serve della mediazione dei pensieri o dei giudizi verbali, ed è quindi di natura immediata. In questo senso, essa è fondamentale per regolare qualsiasi tipo di azione, giacché non solo è alla base della consapevolezza di quali siano le cose importanti, ma anche perché carica di energia l’azione opportuna, o – se tale azione non è possibile - stimola e dirige la sua ricerca.
    Nella sua forma primitiva e non differenziata, l’emozione è semplicemente l’eccitazione, cioè l’intensificarsi dell’attività metabolica e l’aumentare dello scambio di energia, che rappresentano la risposta dell’organismo al verificarsi di situazioni nuove o stimolanti.
     Nel neonato, questa risposta è massiccia e non indirizzata. In seguito, man mano che il bambino giunge ad una graduale differenziazione delle parti di cui si compone il suo mondo (…) diventa a poco a poco capace di differenziare questa prima eccitazione globale dalle varie eccitazioni relative alle diverse situazioni. Queste ultime vengono in seguito definite come emozioni specifiche.
    Le emozioni in se stesse non sono vaghe né confuse: esse sono, al contrario, altrettanto differenziate sia riguardo alla struttura che alla funzione, quanto lo è l’individuo che le sperimenta. Se le emozioni di una persona sono rozze e confuse, altrettanto rozza e confusa è la persona stessa. Il che indica che le emozioni in sé non sono qualcosa di cui ci si deve sbarazzare sulla base di false imputazioni, secondo le quali esse costituirebbero un ostacolo per un chiaro svolgimento del pensiero e dell’azione.
    Al contrario, esse sono di fondamentale importanza, in primo luogo perché regolano l’energia nel campo organismo/ambiente, e secondariamente per il fatto che in quanto mezzi unici di esperienza non possono essere sostituiti; le emozioni sono il mezzo attraverso cui noi diventiamo consapevoli dei nostri interessi, cioè, in ultima analisi, di cosa siamo e di cosa sia il mondo.”

Perls, Hefferline,Goodman: Teoria e pratica della Terapia della Gestalt 
(Vitalità e accrescimento della personalià umana) Astrolabio, Roma, 1997, pagg.368,369


domenica 11 aprile 2021

Jurij Gagarin, un mito nella conquista dello spazio

       Palermo – Sessant’anni fa era appena all’inizio la gara tra USA e URSS per la conquista dello spazio; gara vinta poi dagli Stati Uniti d’America che arrivarono sulla Luna il 21 luglio 1969. 
      Ma il 12 aprile del 1961 bastarono 108 minuti di volo nell’orbita terrestre a consegnare alla Storia il cosmonauta sovietico Jurij Gagarin e a decretare il momentaneo trionfo del programma spaziale dell’URSS. Il volo di Gagarin, a bordo della navicella Vostok 1, ebbe inizio (continua su: il Punto Quotidiano)

Maria D'Asaro, 11.4.21, il Punto Quotidiano

venerdì 9 aprile 2021

I giusti che salvano il mondo: Dietrich Bonhoeffer

      C’è poco da aggiungere a quanto scritto qui su Dietrich Bonhoeffer, pastore evangelico tedesco impiccato nel campo di concentramento di Flossenbürg all'alba del 9 aprile 1945, per la sua convinta opposizione al nazismo e la sua cospirazione contro lo stesso Hitler.
    Qui, su wikipedia, la sua storia 

    "Feldmann (2007), uno dei suoi biografi, nel suo libro Avremmo dovuto gridare, afferma che la teologia di Bonhoeffer si erge dalle tenebre e cresce nella notte. E’ il “dialogo ostinato e pieno di fede con un Dio che si nasconde mentre, in apparenza, l’unico in ascolto è il Diavolo e la morte è in agguato dietro la porta della cella” (pag. 233). (...)
     E ancora: "La cosa più paradossale è che a partire dalla sua emarginazione troviamo la nostra riconciliazione e liberazione. Su questa stessa linea, sei anni prima di essere accusato dal regime nazista, Bonhoeffer scrisse alcune righe mentre era a New York: “Poiché Dio si è fatto uomo povero, miserabile, sconosciuto e fallito, e siccome da allora in poi non ha voluto essere trovato se non nella povertà e nella croce, proprio per questo non possiamo ignorare l’uomo e il mondo, proprio per questo amiamo i nostri fratelli” (Feldmann, pag. 235). (da qui).
     Quindi, giustizia e fratellanza innanzitutto:  etsi Deus non daretur, come se Dio non ci fosse.

mercoledì 7 aprile 2021

Zia Iole


Viva 

E allegra

La rosa d’affetto

Che ci hai donato

Zia Iole     







(qui un profilo di questa zia meravigliosa)

domenica 4 aprile 2021

La Virginia dice no al boia

     Palermo - “Occhio per occhio, dente per dente”: questa la legge del re babilonese Hammurabi nel XVIII secolo a.C. Ancora oggi Cina, Bielorussia, India, Corea del Nord, Iran, Arabia Saudita, Giappone, Stati Uniti d'America – 58 Stati in totale - si rifanno al codice di Hammurabi, comminando la pena di morte per l’omicidio e altri reati. 
    Negli USA, dove la pena capitale è ammessa a livello federale e può essere inflitta in tutto il territorio se contemplata dai Parlamenti dei singoli Stati, dal 1977 al 2003 ci sono state 843 condanne a morte: 677 con iniezione letale, 150 con sedia elettrica, 11 con camera a gas, 3 per impiccagione, 2 con fucilazione.
    Secondo il Death Penalty Information Center, sino al 24 marzo scorso (continua su il Punto Quotidiano)

Maria D'Asaro, 04.04.21, il Punto Quotidiano

venerdì 2 aprile 2021

La cognizione del dolore

Emil Nolde: Il mare di sera
      La seconda condizione per la vera felicità è la cognizione del dolore. C’è un immenso dolore che sovrasta ogni cosa, che pervade la vita di ogni vivente, umani, animali, vegetali; forse soffre anche quella che noi chiamiamo materia inerte, anche le stelle, chissà. 
     Più si conosce la vita, più lo si avverte; più conosci una persona, più sai di cosa soffre; più conosci te stesso, più sai nominare le radici delle tue sofferenze. E’ un suono sordo e persistente, un sottofondo grave, come il basso continuo nella musica di Bach, questa musica così vera e così autenticamente felice perché è insieme armonia e cognizione del dolore.
      Ognuno di noi vive, ma allo stesso tempo ferisce. Dico ferisce (ma potrei anche dire uccide) perché proprio quegli atti che ci permettono di essere in vita, in primo luogo il nutrirsi, sono il risultato di ferite inflitte da noi, o da altri in nome nostro, all’ambiente naturale ( si pensi all’abbattimento di alberi per la coltivazione di sterminati campi di soia o di altro) e di sfruttamento e  uccisione di altre vite (si pensi agli allevamenti più o meno intensivi, ai macelli, alla pesca nelle sue varie forme).
    La vita si nutre di vita: di vita animale e di vita vegetale a livello fisico; di vita psichica a livello psichico. Anche a questo livello infatti si ferisce e si divora: quante amicizie e quanti amori sono solo spietate battute di caccia. Sembra che nessuno possa sfuggire a questa inesorabile legge. Siamo cattivi? No, anche se lo possiamo diventare; siamo però captivi nel senso latino del termine, che significa “prigionieri”. Siamo legati alla catena alimentare, fisica e psichica, la cui legge è l’aggressione, e che di conseguenza genera dolore e morte.
    Ma solo da questo dolore di alcuni nasce e si nutre la vita di altri. E’ così per ogni animale, carnivoro o erbivoro che sia: la vita è fatta di sangue; la vita è un fatto di sangue. (…) Questo è il vasto mare che ci contiene e che noi a nostra volta conteniamo dentro di noi, il mare salato dell’immenso dolore del mondo, mare rosso e mare nero. La felicità autentica non può prescindere dall'attraversarlo, ne conosce i gorghi e le correnti.

Vito Mancuso I quattro maestri, Garzanti, Milano, 2020, pag. 11,12   

martedì 30 marzo 2021

Il senso della vita, secondo Vito Mancuso

      (…) A mio avviso il senso della vita si compie proprio nella felicità, intesa non come piacere temporaneo ma come serena e permanente disposizione di fondo denominabile anche letizia o serenità. Il senso della vita, per noi che l’attraversiamo senza sapere da dove veniamo e senza sapere dove andiamo, consiste nello stare bene, felici di esserlo, sereni di fronte alla morte che inevitabilmente ci farà suoi.
      (…) Quando la si trova, questa felicità che deriva dall’umano nell’uomo diviene il tesoro più prezioso dell’esistenza, la fonte di energia pulita che alimenta la vita senza dover pagare la bolletta a nessuno, perché sgorga da dentro. Ma per trovarla ci sono a mio avviso due condizioni essenziali: l’armonia con il mondo e la cognizione del dolore.
     La prima condizione si capisce da sé: la mia felicità sarà veramente tale solo se non sarà frutto di rapina o di menzogna, solo se per conquistarla non avrò fatto male a nessuno. Il fine della mia vita non consiste nel far stare bene gli altri, ma nello stare bene io, prima persona singolare; questo stare bene io però si può realizzare solo in armonia con gli altri, evitando che il mio star bene si basi sull’averli sfruttati, ingannati o peggio ancora. Devo stare bene io, anche perché solo così posso contribuire a far stare bene gli altri; ma allo stesso tempo devo far stare bene gli altri, perché solo così sto davvero bene io. 
     Diceva il Buddha: «Cercando con la mente in tutte le direzioni, non si trova alcuno più caro di noi stessi. Invariabilmente, fra tutti gli altri, ognuno ha caro se stesso. Pertanto, chi ama veramente se stesso, non arrechi danno agli altri.»
      Siamo strutturalmente relazione: il mio io esiste perché c’è un tu che lo riconosce a livello psichico, e che prima ancora l’ha generato a livello fisico. Per questo il senso della vita non è fare, ma è stare; più precisamente, è stare in armonia; fino a diventare e a essere armonia.

Vito Mancuso I quattro maestri, Garzanti, Milano, 2020, pag.9,10,11