Palermo – “Ricordati di ricordare/coloro che caddero/lottando per costruire/un’altra storia/e un’altra terra/ricordali uno per uno/perché il silenzio/non chiuda per sempre/la bocca dei morti/e dove non è arrivata/la giustizia/arrivi la memoria/e sia più forte/della polvere/e della complicità”.
Con quest’invocazione poetica, un invito pressante e accorato a ricordare chi è stato ucciso dalla mafia, si apre il primo dei due “pizzini della NoMafia” (Di Girolamo, Trapani, 2026) che s’intitola appunto Ricordati di ricordare. Ne è autore Umberto Santino, uno dei maggiori studiosi italiani della mafia, fondatore a Palermo, con la moglie Anna Puglisi, del Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato e poi del No Mafia Memorial.
Perché il nome ‘pizzini’ a questi piccoli libretti, dal formato tascabile cm 10x15?
Perché, come è scritto in terza di copertina in Ricordati di ricordare, si tratta di ‘pizzini al contrario’: “non messaggi segreti tra mafiosi, ma messaggi pubblici e trasparenti, rivolti a cittadini, scuole, associazioni… Pensati per stare in tasca e arrivare ovunque, i Pizzini della NoMafia sono libri che illuminano coscienze contro il buio dell’omertà”.
“La lotta alla mafia comincia dalla memoria… La memoria è il primo atto di resistenza civile…Ricordare significa custodire i nomi, i volti, le storie: significa restituire dignità a chi è stato colpito dalla violenza mafiosa e responsabilità a chi oggi vive in una società civile che non può permettersi l’oblio” si legge poi in quarta di copertina.
La lirica di Umberto Santino, che snocciola l’infinita litania dei nomi dei morti ammazzati dalla mafia, suscita in chi legge sdegno e commozione: tante le vittime già dal 1891-94, nel corso dei primi Fasci siciliani dei lavoratori, movimento a cui parteciparono contadini e operai in lotta per migliorare le loro precarie condizioni di vita… Lotte continuate con grande tributo di sangue nel primo ventennio del ‘900 e dopo la seconda guerra mondiale.
Anche la scrivente, che nella doppia veste di insegnante di storia e di siciliana quei nomi in gran parte li conosce, resta ancora esterrefatta per l’altissimo numero di contadini, sindacalisti, sindaci, consiglieri comunali, magistrati, poliziotti, funzionari pubblici, carabinieri, preti, donne, cittadine e cittadini che hanno pagato con la vita l’opposizione alla violenza mafiosa.
Nella seconda parte del libretto, il professore Andrea Cozzo, già docente di Letteratura greca all’Università di Palermo, sottolinea la possibile contiguità tra mafia e sistema patriarcale e riscrive Ricordati di ricordare sostituendo i nomi e le azioni dei protagonisti maschi con quelli di donne di tutte le epoche - dalla Grecia antica ai nostri tempi - che hanno lottato sia per il superamento del patriarcato che per costruire azioni di intermediazione nonviolenta e di pacificazione.
“E con la mafia a che punto siamo?” - con questa domanda che i ‘forestieri’ rivolgono spesso ai siciliani, inizia Liberarsi dalla mafia: il secondo pizzino (62 paginette dense di contenuti basilari) scritto da Augusto Cavadi, co-fondatore nel 1992 della ‘Scuola di formazione etico-politica Giovanni Falcone' e autore di numerosi testi sulla mafia.
All’ipotetico quesito il professore Cavadi risponde che, sebbene in difficoltà sul piano militare e organizzativo, la mafia non è affatto sconfitta, in quanto può ancora contare su un tessuto economico e sociale da cui trarre sostegno.
Cosa può fare allora ciascuno/a di noi per contrastarla?
Innanzitutto accendere i fari dell’intelligenza: informarsi, documentarsi e comunicare in modo corretto ed efficace alle persone, ai giovani soprattutto, in cosa consiste veramente la mafia; cercare poi di spezzare le relazioni tra mafia e politica e boicottare l’economia tossica e alimentare quella pulita, ad esempio privilegiando acquisti nei negozi che rifiutano di pagare ‘il pizzo’.
Indispensabile infine rifiutare la ‘cultura’ e i valori mafiosi, educandosi a vivere diversamente: “là dove si esalta l’esteriorità… contagiare il fascino dell’interiorità; là dove si esalta l’ascesa sociale…contagiare il fascino della solidarietà sociale;(…) là dove si esalta il linguaggio della violenza… contagiare il fascino della gestione nonviolenta dei conflitti; là dove si pratica lo sfruttamento dei minori e degli animali… contagiare il rispetto sacrale verso i più inermi tra i viventi; là dove si esalta l’obbedienza cieca agli ordini e ai divieti, contagiare il diritto al discernimento…”
Nell’approssimarsi del 34° anniversario della strage di Capaci, il tritolo sull’autostrada che nel 1992 assassinò il giudice Giovanni Falcone, la moglie, il magistrato Francesca Morvillo, gli agenti di scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, i pizzini NoMafia ci aiutano a coltivare la memoria, la conoscenza, l’impegno: stelle polari per un’antimafia concreta, efficace ed autentica.
I pizzini della No Mafia sono stati presentati giovedì 14 maggio scorso a Torino, al Salone internazionale del libro.
Maria D'Asaro, 17 maggio 2026, il Punto Quotidiano






















