giovedì 1 ottobre 2026

Naza: danni collaterali

      "Sono andato a vedere Naza, “Danni collaterali”. Non mi sorprende stia costando caro ai suoi registi.
    È una denuncia potente, argomentata, angosciante, non di un singolo “errore”, di una “mela marcia”, ma di tutto un sistema di controllo e sterminio. Per questo è l’opera che più può fare male a Israele e ai suoi sponsor occidentali.
    Quando si sono accese le luci in sala c’era freddo e silenzio. Dicono sia accaduto ovunque. Pochi gli occhi lucidi, molte le facce annichilite. Credo che questo restituisca più di mille parole il valore dell’opera.
Naza non cerca di commuovere, di conquistare lo spettatore con l’oscenità dei massacri. E nemmeno vuole farti empatizzare con i soldati che trovano il coraggio di denunciare. Non insiste sul valore del loro pentimento. Anzi, viene da dubitare che ci sia, il pentimento. Non ti dà il poliziotto buono che riscatta il cattivo.
Perché Naza fa saltare le categorie morali con cui giudichiamo la politica: buono, cattivo, colpa, redenzione.
      Naza fa vedere come funziona una macchina. In una macchina nessuno sembra colpevole. Nessuno prende davvero le decisioni. O meglio: sono spezzettate in una catena così lunga che nessuno è “il” cattivo. L’operatore ha solo messo a disposizione i telefoni di Gaza. Il programmatore informatico ha solo costruito un algoritmo per riconoscere l’obiettivo. Un altro ha solo stabilito qual è il margine di errore tollerabile. Un comandante ha solo individuato il tempo e il luogo della sua applicazione. Tutti stanno “solo” eseguendo ordini a cui non si possono sottrarre. Anche perché sarebbe vano: in una macchina un ingranaggio si può sostituire.
“È giusto?”, chiede un soldato al suo superiore dopo aver appena causato la morte di donne e bambini. “Devi fidarti del sistema”, gli viene risposto.   
      Naza non ti prende alla pancia ma alla gola. Cioè in quella cosa che è tra la pancia e la testa e spesso reagisce prima delle due. Da qui il gelo e il silenzio della sala. Perché contro una macchina non puoi urlare. Con una macchina non hai un linguaggio comune. Con una macchina c’è solo da smontarla. Ma per farlo devi prima staccare la spina, togliere l’alimentazione. E Naza dimostra che l’alimentazione è la stessa società israeliana, dove si parla degli arabi come bestie, di radere al suolo Gaza, di annientarli. La macchina in fondo svolge l’input che le si dà.
     Per questo Naza è implacabile: chi genera la morte prevista di donne e bambini non è un mostro, non è un estremista. È uno di Tel Aviv, “la città più moderna al mondo”, aperta e multiculturale, di “sinistra”. Non è sul fronte, non annusa il sangue, non perde la testa: è in un ufficio con aria condizionata e finito il turno va a fare aperitivo. Ammette di divertirsi, come in un videogame.
Come hanno detto molti, è la “banalità del male” di cui parlava Arendt, tradotta sullo schermo. Naza fa i conti con un classico della sua cultura e lo applica con rigore. Ma in gioco non ci sono più Eichmann, il nazismo, la società tedesca. Ci siamo “noi”.
      «Il guaio del caso Eichmann era che di uomini come lui ce n’erano tanti e che questi tanti non erano né perversi né sadici, bensì erano, e sono tuttora, terribilmente normali… Questa normalità è più spaventosa di tutte le atrocità messe insieme, poiché implica che questo nuovo tipo di criminale commette i suoi crimini in circostanze che quasi gli impediscono di accorgersi o di sentire che agisce male», scriveva Arendt.
      Naza suggerisce che non esiste un Israele innocente. Anzi, come ricordano alcune scene, che non è mai esistito, perché la stessa Tel Aviv, la punta più avanzata, si è sviluppata distruggendo gli storici villaggi palestinesi. Quanto più comodo sarebbe dare la colpa a Netanyahu, pensare che, rimosso lui, possa tornare la “normalità”!
     Per questa via Naza finisce per misurarsi con la sorgente che legittima sempre di nuovo l’esistenza di Israele, ovvero la Shoah. Siamo stati autorizzati a occupare quella terra perché abbiamo subito il torto più grande della storia. Perché non accadesse “mai più”. Ma che succede se a farlo riaccadere siamo noi? Per questo una delle questioni che più turbano gli israeliani è la comparazione tra nazismo e sionismo. Naza a suo modo la suggerisce, sin dal titolo, che suona così simile a “nazi”. Le autorità israeliane lo hanno capito e reagiscono.
     Eppure per me non è questa la cosa più minacciosa dell’opera. Il vero punto è un altro, e sta nella presenza ossessiva, e quanto più ossessiva quanto meno ovvia, dei palestinesi. Questo è forse il capolavoro della regia. Farci vedere i palestinesi attraverso gli israeliani.
Mentre i soldati parlano sui tetti di Tel Aviv, raccontando di come spiavano la vita delle famiglie palestinesi, la camera si sposta, invade l’interno delle abitazioni, i piccoli gesti, una televisione accesa, qualcuno sul divano, una cena preparata. La camera ci mostra quello che l’esercito fa, puntare obiettivi senza volto, strapparli all’intimità. D’altronde Gaza è come Tel Aviv, spiega un soldato. Ha i grattacieli. È sulla stessa costa. A sessanta chilometri. Lo dice mentre sulla loro testa l’aria è rotta dal rumore degli aerei, e la luce salta proprio come a Gaza. 
     Si produce una straniante identificazione. C’è un riconoscimento possibile tra israeliani e palestinesi che non è quello vuoto, umanitario, dei buoni sentimenti. E nemmeno quello del diritto internazionale con le sue impossibili ripartizioni. C’è un riconoscimento che muove dalla vita quotidiana, dai gesti comuni, dall’intreccio.
     Forse è di questo che Israele, ma anche tutti i governi occidentali, hanno più paura. Che gli israeliani vedano nelle loro case e nella loro vita la filigrana dei palestinesi. Che l’Occidente si riveda in quei grattacieli e senta, anche solo per un momento, l’angoscia di essere bombardati mentre si stanno lavando i piatti o mettendo i figli a letto. Che la macchina si possa inceppare.  Alla fine Naza mostra, dentro la barbarie dilagante, un’irruzione di umanità. È a questo che è appesa la terra di Palestina. Ma, a ben vedere, anche noi. 

    PS: Andate a vedere Naza. Difendiamo i registi. Riempiamo le sale. Proiettiamolo in ogni scuola di ordine e grado, in ogni spazio sociale. Facciamo diventare le sue dimostrazioni senso comune. E stacchiamo la spina".  

Salvatore Prinzi, da qui

(Salvatore Prinzi, nato nel 1982, è dottore di ricerca in filosofia contemporanea alla Sorbona e successivamente in filosofia politica presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, lavora presso l’Università di Napoli Federico II. Si è occupato di Machiavelli, Gramsci, Castoriadis, di marxismo e di fenomenologia, di Gabriel Tarde, di cui ha tradotto e curato diverse opere. Fra le sue pubblicazioni, un’introduzione al pensiero di Merleau-Ponty (Una filosofia della percezione, del corpo, del senso, 2016, e la traduzione de L’unione dell’anima e del corpo in Malebranche, Biran e Bergson di Merleau-Ponty, 2017, informazioni ricavate dal sito della casa editrice Mimesis)

Se si vuole conoscere meglio la storia del film documentario, consultare wikipedia-Naza: 

Naza è un film documentario del 2026 diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, che ne ha curato anche la fotografia e il montaggio.
L'opera ricostruisce i sistemi di pianificazione degli attacchi aerei israeliani sulla Striscia di Gaza a partire dal 7 ottobre 2023, basandosi sulle inchieste giornalistiche pubblicate tra il 2023 e il 2025 da The Guardian, +972 Magazine e Local Call.
Presentato in concorso per il Leone d'oro alla 83ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, unico titolo documentario tra quelli in gara, il film si è aggiudicato il Premio speciale della giuria. L'opera è stata selezionata per il Festival internazionale del cinema di San Sebastián e per la sezione principale della 64ª edizione del New York Film Festival.
Il film è stato pesantemente attaccato dal governo israeliano: i registi sono stati oggetto di minacce e il governo ha chiesto la revoca della loro cittadinanza.
Trama
Attraverso testimonianze rese anonime con l'alterazione di volti e voci, il film raccoglie le dichiarazioni di ventiquattro tra ufficiali dell'intelligence militare e soldati israeliani coinvolti nelle operazioni a Gaza. Le interviste, ambientate di notte sui tetti di Tel Aviv, si alternano a immagini della quotidianità cittadina, creando un contrasto tra la vita ordinaria in Israele e gli effetti dei bombardamenti. titolo Naza richiama un acronimo militare utilizzato dall'intelligence, derivato dalle parole Nezek Agavi (in ebraico: נז"א, acronimo di נזק אגבי), tradotto come «danno collaterale», che indica il margine di vittime civili considerato tollerabile in un singolo attacco. (continua su Wikipedia) 


lunedì 28 settembre 2026

Hanno ammazzato Giulio... Giulio è vivo

 

"La corte d’assise di Roma ha condannato a dieci anni di carcere tre dei quattro agenti dei servizi di sicurezza egiziani imputati nel processo per il rapimento e l’omicidio di Giulio Regeni: Uhsam Helmi, Athar Kamel Mohamed Ibrahim e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. Il generale Tariq Sabir è stato assolto.
La procura aveva chiesto la condanna all’ergastolo per Sharif, considerato il capo dell’operazione e accusato di aver torturato e ucciso Regeni, e 17 anni e sei mesi di carcere per gli altri tre imputati.
     Giulio Regeni era un ricercatore italiano dell’università di Cambridge scomparso al Cairo, in Egitto, il 25 gennaio 2016, nel quinto anniversario delle proteste di piazza Tahrir. Aveva 28 anni. Era stato rapito mentre raggiungeva una fermata della metropolitana e il suo corpo fu ritrovato il 3 febbraio 2016 alla periferia della capitale egiziana con evidenti e terribili segni di tortura. Dall’autopsia svolta in Italia emerse che la morte era avvenuta tra le 22 del 1 febbraio e la stessa ora del giorno successivo, a causa di una frattura al collo.
   La morte di Regeni ha segnato un punto di rottura sotto molti aspetti, rivelando le atrocità del regime egiziano, i pericoli per la libertà accademica, le ipocrisie e le ambiguità della politica. I suoi genitori, Paola Deffendi e Claudio Regeni, hanno lanciato con Amnesty international la campagna Verità per Giulio Regeni per tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica e chiedere al governo italiano di portare fino in fondo le indagini.
    Le autorità egiziane hanno cercato fin dall’inizio di insabbiare il caso con vari tentativi di depistaggio, cercando di volta in volta di farlo passare per un incidente stradale, un delitto passionale e un rapimento di criminali comuni. Ma fin dal primo rapporto dei medici legali di Roma è stato indicato il possibile coinvolgimento dei servizi di sicurezza egiziani. Dalle indagini successive è emersa l’ipotesi che volessero punire Regeni per le ricerche che stava svolgendo sui sindacati indipendenti, un tema considerato particolarmente delicato dal governo egiziano di Abdel Fattah al Sisi".






domenica 27 settembre 2026

A Carini l'unico Bioparco in Sicilia

          Palermo – Emù, struzzi, due ippopotami, due coccodrilli del Nilo, lemuri catta dalla coda ad anello (una specie endemica del Madagascar) vari rossi (altra specie di lemuri), zebre, capibara (grossi roditori originari dell’America del Sud), lichi o antilopi del Nilo, suricati (genere di manguste originarie dell’Africa meridionale, capre tibetane, lama, diversi gibboni, una bertuccia e altri esemplari di piccole scimmie…Non mancano neppure gli asini grigi siciliani: in tutto circa duecento esemplari di sessanta specie diverse. 
          Questi animali così diversi si trovano nel Bioparco di Carini, paese vicino al più tristemente noto comune di Capaci, a circa venticinque Km da Palermo. Il Bioparco naturalistico di Carini è l’unico giardino zoologico autorizzato esistente in Sicilia.
Inaugurato nel 1999, il Bioparco contiene un bel giardino botanico di circa 60.000 mq. con vari tipi di piante. Al suo interno c’è inoltre un vasto spazio espositivo che ospita venti modelli di dinosauri a grandezza naturale, 
       Due anni dopo l’apertura, nel 2001 è stato realizzato un acquario con pesci di acqua dolce e salata, uno spazio che ospita rettili, mentre via via sono state ampliate le aree di gioco e divertimento soprattutto per gli ospiti più piccoli.
Il progetto per realizzare il giardino zoologico è iniziato nel 2002; oggi il Bioparco di Carini fa parte della UIZA (Unione Italiana Zoo ed Acquari).
       Tutti gli animali ospitati nella struttura provengono da altri giardini zoologici italiani o europei oppure sono nati nello stesso Bioparco: ciò è possibile grazie a programmi e progetti di collaborazione tra gli zoo per la salvaguardia delle specie minacciate.
       Intervistato il ventinove agosto scorso al telegiornale regionale siciliano dalla giornalista Antonella Spinelli, l’attuale direttore del Bioparco Salvatore Ruffino ha sottolineato che (continua su il Punto Quotidiano)

Maria D'Asaro, 27 settembre 2026, il Punto Quotidiano

giovedì 24 settembre 2026

Forse ci siamo perse Euridice...

       “Tra le tante versioni del mito di Orfeo ed Euridice collezionate nei secoli, non poteva mancare di sedurmi quella di Italo Calvino. Il quale, dopo averne pubblicata una prima versione nelle Cosmicomiche, forse insoddisfatto o forse irresistibilmente affascinato dalla storia, la riscrisse intitolandola, appunto, L’altra Euridice.
      Una delle caratteristiche di Calvino che amo di più è la sua sovrannaturale capacità di cambiare punto di vista, di sorprenderci raccontando una storia magari arcinota attraverso gli occhi di un altro personaggio, fino a quel momento secondario, o relegato a un altro ruolo, a un altro sguardo.
    E dunque ecco la versione di Ade: Gran colpo di teatro. E la versione di Ade è tutta diversa, racconta di un dio tutt’altro che algido e indifferente che, imprevedibilmente, si innamora di questa creatura aliena e danzante che improvvisamente irrompe nel suo regno, di questa donna inquieta e curiosa alla quale spalanca il suo mondo, e cioè la vera Terra. 
J.B.Corot: Euridice ferita 1894
     Non quella esile striscia di niente che noi extraterrestri, noi «uomini del fuori» ci ostiniamo a chiamare Terra, ma il cuore del pianeta, quel ‘dentro’ fatto di stalattiti millenarie e fiumi di lava e orizzonti di magma fluidi e continuamente cangianti, di camini, di vulcani antichissimi e quieti, di materia viva e solida, di protezione, di silenzio. Un silenzio assoluto che rassicura e lenisce.
E quando Euridice gli sfugge per inseguire un canto, una musica che la attira irresistibilmente verso l’effimera superficie terrestre, Ade non si dà pace, non si capacita che lei possa rinunciare alla cura e alla protezione che lui e il suo mondo possono offrirle per avventurarsi in quel vuoto terrificante e rumoroso, «prigioniera, esiliata nelle lande scoperchiate del fuori». Sola.

     Forse è ancora e sempre una questione di sguardi. Forse noi ancora fatichiamo a fidarci del nostro, addirittura dubitiamo di essere in grado di averne uno che sia davvero nostro – autonomo, libero, magari imperfetto, ma nostro. Forse abbiamo talmente interiorizzato lo sguardo maschile – non necessariamente doloso, non sempre nemico, però altro, estraneo – da non essere più capaci di prescinderne, da dubitare di essere in grado di farcela da sole.
Forse, divise tra Ade e Orfeo, perennemente in ansia per loro, per il loro sguardo. Per la loro approvazione, per il loro amore, ci siamo perse Euridice”.

Lella Costa Che bello essere noi (Piemme, Mi, 2014) pp.124,125



martedì 22 settembre 2026

domenica 20 settembre 2026

"La casa sta bruciando": l'urlo degli scienziati

        Palermo – "Siamo quelli che avvisano i pompieri che la casa brucia, ma i pompieri non arrivano mai”. Questi i sentimenti di scienziati e ricercatori, che oscillano tra frustrazione, depressione e desiderio comunque di fare qualcosa di utile per il pianeta e la comunità umana… Sentimenti raccontati nel giugno scorso a Torino da film e documentari durante la 29° edizione del Festival Cinemambiente, rassegna che in questi tre decenni si è occupata della situazione critica del nostro pianeta, sempre più grave per la sopravvivenza.
   La giornalista Alessia Mari, al telegiornale scientifico Leonardo del cinque giugno, ha sottolineato che tanti scienziati “da tutta la vita raccolgono dati sul clima in crisi: però non riescono a smuovere le coscienze, né la politica, che guida il mondo nella direzione opposta. Così i ricercatori per la prima volta vacillano, tra frustrazione e scoramento, e reagiscono all'indifferenza diventando ribelli. Allora abbandonano laboratori e numeri per caricarsi sulle spalle il peso del mondo.”
     A Cinemambiente la sezione ‘Scienza e (in)coscienza’ ha permesso di conoscere l’esistenza e le storie di tanti scienziati frustrati e disillusi, ma comunque combattivi. Lo ha fatto con The Weight of the World, Il peso del mondo (titolo in lingua originale Das gewicht der welt) del regista tedesco Florian Heinzen-Ziob, film che racconta la resistenza civile del movimento Scientist Rebellion. I protagonisti della pellicola sono tre scienziati affermati - Maria, Sebastian e Nana – sempre più scoraggiati e frustrati perché vedono ignorati i dati e l’allarme sul cambiamento climatico.
Di fronte all’indifferenza generale e al silenzio inerte della politica, malgrado i risultati delle loro ricerche circa le responsabilità umane sul cambiamento climatico siano inconfutabili, Mara, Sebastian e Nana lasciano i loro studi e laboratori e aderiscono alla resistenza civile e alle azioni nonviolente del movimento Scientist Rebellion.
A Torino è stato poi proiettato il documentario del regista tedesco Michael Strassburger, autore di (continua su il Punto Quotidiano)

Maria D'Asaro, 20 settembre 2026, il Punto Quotidiano


mercoledì 16 settembre 2026

Cammino dei briganti per scoprire la Sicilia

          Palermo – In Sicilia, oltre alle Vie Francigene e alla Strada degli Scrittori (di cui si è scritto qui e qui) è stato tracciato anche il Cammino dei briganti: il percorso, lungo circa 105 Km, inizia a San Mauro Castelverde, in provincia di Palermo, all’interno del Parco delle Madonie, e si concluderà a Cesarò, in provincia di Messina, nel cuore del Parco dei Nebrodi.
     Il Cammino dei briganti, nonostante sia un sentiero ancora in progress, si sta già facendo strada – è proprio il caso di dirlo! – tra gli appassionati dell’escursionismo e delle lunghe camminate. 
   Si tratta di un itinerario storico-naturalistico che, appena completato, si articolerà in cinque tappe, con 4 pernottamenti: la tappa più breve è di circa 18 km, la più lunga di circa 25 km; il dislivello da affrontare durante i percorsi può raggiungere anche i 600/700 metri:  il punto più basso del percorso si trova a circa 400 metri di altitudine; il più alto, nel corso della quarta tappa da Capizzi all’ex caserma  Sambuchello, nel territorio di Troina, si trova a circa a 1.500 metri di altitudine e passa in mezzo a un bosco suggestivo con roverelle, querce, aceri, faggi, ed altre varietà del sottobosco.
    Il cammino permette di conoscere i borghi più suggestivi delle Madonie e dei Nebrodi: attraversa infatti i comuni di san Mauro Castelverde e Gangi in provincia di Palermo, Sperlinga, Nicosia e Troina in provincia di Enna, Capizzi, e Cesarò in quella di Messina. L’itinerario naturalistico unisce i monti delle Madonie a quelli dei Nebrodi, oltre a essere un percorso storico e della memoria finalizzato a riscoprire e far conoscere luoghi, eventi e personaggi di quella zona della Sicilia dove c’è stato il brigantaggio, in un periodo compreso dai primissimi anni dopo l’unità d’Italia sino al ventennio fascista quando, nel 1926, l’assedio di Gangi da parte del prefetto Cesare Mori segnò una dura sconfitta per il brigantaggio madonita.
    La giornalista Agnese Licata, al TG regionale siciliano del 15 luglio scorso, ha sottolineato che (continua ne il Punto Quotidiano)



Maria D'Asaro, 13 settembre 2026, il Punto Quotidiano

domenica 13 settembre 2026

Cara Sally

          A volte ci penso, sai…  A come sarebbero stati questi anni se ci fossi stata tu. 
       Tu, zia affettuosa e impareggiabile, accanto ai nipoti: uno, il piccolino, che si dispiace di ricordarti appena; una che non ha mai smesso di rimpiangerti e volerti bene; l’altro che la getta lì, e mi dice “Zia Sally sì che conosceva Fisica e  Chimica… lei le ha studiate, oltre alla Biologia e a tutto quello che le serviva da medico… con lei si che avrei potuto discutere  di scienza e di tutto (e sottintende, bonariamente, non con te che non capisci quasi niente, con la tua laurea inconsistente in Filosofia...).
     Sarebbe stato bello invecchiare insieme. Bello, confortante, nutriente. E invece, no. I ragazzi cresciuti senza il tuo sguardo intelligente, sagace e affettuoso. Io senza di te, elemosinando una sorella in giro, tra le amiche, un giorno sì e l’altro pure.
È andata così. Non ce l’ho con nessuno, sai. Ormai lo so, con Spinoza, con altri che hanno capito senza veli… la vita è cieca e insensata: dona e toglie, fa soffrire e fa gioire, come capita, al momento, senza un perché. Enza ha perso suo figlio, il meraviglioso Giuseppe. Camilla ha perso Giorgina… Tanti hanno lutti e ferite profonde. Anche più tremende delle mie. 
       Però mi manca il tuo abbraccio, sorellina. Non smetto di pensarti e volerti bene. Perchè a tenerci in vita sono le relazioni affettuose. A volte mi immergo nel sogno magico della tua presenza. Ti immagino. 
       E, per un istante, sorrido.

giovedì 10 settembre 2026

Con la tua firma una possibilità alla difesa non armata e nonviolenta

         Noi cittadine e cittadini ci sentiamo spesso impotenti di fronte all’attuale deriva bellicista e militarista. Rete Italiana Pace Disarmo, Sbilanciamoci! e Conferenza nazionale enti di servizio civile (di cui fanno parte CGIL, ARCI, ANPI, Movimento nonviolento…) hanno lanciato una proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione del Dipartimento della Difesa Civile Non Armata e Nonviolenta. 
Purtroppo a cinque giorni dal termine di raccolta delle firme (15 settembre 2026) mancano ancora circa 15.000 firme perché la proposta di legge possa essere presentata e discussa in Parlamento.
Ogni firma è importante per raggiungere quota 50.000. Se vuoi dare una possibilità a che la guerra sia fuori dalla Storia, firma anche tu subito qui.

Cosa prevede questa proposta di legge in sintesi? 

1) riconosce nel sistema di difesa e sicurezza del Paese, come complementare (il che non significa subordinata) alla difesa militare, quella civile, non armata e nonviolenta, le funzioni di indirizzo e attuazione della quale sono attribuite a un apposito Dipartimento, denominato appunto “della Difesa Civile Non Armata e Nonviolenta”;
2) l’opera di tale Dipartimento si svolge mediante: a. il coordinamento dei Corpi Civili di Pace, inseriti nel Servizio Civile Universale per interventi di prevenzione dei conflitti, mediazione e assistenza nelle aree di crisi, in Italia e all’estero, b. il supporto dell’Istituto di Ricerca per la Pace e il Disarmo;
3) il Dipartimento è finanziato sia da un Fondo nazionale stabilito annualmente dalla legge di bilancio dello Stato sia da un’opzione fiscale del 6x1000 da sottoscrivere nella dichiarazione IRPEF per finanziare i primi due obiettivi della legge. 

Perché firmare?

1) Per dare piena attuazione all’articolo 11 della Costituzione (L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…;) e avviare un programma costruttivo in direzione della risoluzione pacifica e nonviolenta dei conflitti;
2) per cambiare il riemergente paradigma culturale che considera la guerra esito inevitabile e la violenza modalità relazionale in ultima istanza accettabile a livello personale, sociale e politico, inaugurando, invece, una prospettiva di convivenza basata sulla composizione pacifica e nonviolenta dei conflitti ai vari livelli della vita sociale e politico-istituzionale;
3) per contrastare l’aumento esponenziale delle armi e delle relative spese, e favorire la pratica della difesa civile non armata e nonviolenta grazie, anche, all’opzione fiscale prevista nella proposta di legge;
4) per avviare, a livello istituzionale, programmi di “studio e ricerca in materia di pace, disarmo, riconversione a fini civili, delle produzioni connesse al settore della difesa”.

Informazioni tecniche: Come accedere al sito del Ministero della Giustizia con C.I.E. (Carta di Identità Elettronica) o SPID via PosteID (precedentemente attivati per l’autenticazione digitale). 

L’accesso può essere fatto da un PC tenendo a disposizione il telefono cellulare associato al sistema di autenticazione prescelto, o direttamente dal cellulare. 

Se scegliamo CIE: Nella schermata che apparirà, sotto la scritta Entra con le tue credenziali CIE inserire:
nel primo rigo o il Numero della propria CIE (formato CAnnnnnXX), o il proprio Codice Fiscale o la mail associata alla CIE in sede di attivazione.  
Nel secondo rigo la password scelta al momento della attivazione (o successivamente sostituita) e premere PROCEDI
Il sistema invierà con SMS un codice numerico di 4 cifre al telefono cellulare associato alla CIE al momento dell’attivazione. 
Digitare queste 4 cifre nella schermata apposita che sarà apparsa sul sito e, alla schermata successiva, premere Prosegui

Se scegliamo SPID con PosteID: si premette che bisogna aver scaricato sul cellulare l’APP “ID-PosteID”. Dopo aver cliccato su SPID e su Entra con SPID, dobbiamo scegliere, nell’elenco a cascata, l’Ente che fa da tramite, ossia Poste ID 

Nella schermata che apparirà, inserire nel primo rigo “NOME UTENTE” la mail associata allo SPID in sede di attivazione.  
Nel secondo rigo “PASSWORD” inserire la password scelta al momento della attivazione (o successivamente sostituita) e quindi premere ENTRA CON SPID
Apparirà una schermata con due opzioni in cui è opportuno cliccare sulla seconda “Preferisco generare un PIN temporaneo con l’APP PosteID”  
Aprire l’APP PosteID sul telefono cellulare, senza cliccare su “entra nell’app”: basta cliccare sulla scritta gialla sulla destra “Genera PIN Temporaneo” => apparirà un Codice Numerico di 6 cifre 
Torniamo alla pagina precedente, che ora sarà predisposta per l’inserimento del PIN, inseriamo le sei cifre del PIN e premiamo Prosegui; appena apparirà la schermata successiva, premiamo Acconsento

(Se si vuole entrare in un sito lavorando con un PC, sia per SPID Poste, che per CIE è prevista un’altra versione semplificata che prevede di inquadrare con il cellulare il QR Code visualizzato sul PC. Per SPID è una delle funzioni previste nell’APP PosteID, per CIE occorre scaricare e aprire l’apposita APP. Una volta inquadrato il QR, apparirà un campo in cui inserire il Codice Personale precedentemente predisposto per l’ingresso con QR )



martedì 8 settembre 2026

Emigra...


Privi

di amore,

di aria pura

si rischia di morire…

Emigra.