domenica 20 ottobre 2019

Brema e Lubecca, due città patrimonio dell’umanità

              Palermo – Nella ‘legenda’ della più nota guida turistica italiana, il libretto verde del Touring club, due asterischi accanto a una località significano che quel posto “merita un viaggio”. 
         E meritano davvero di essere visitate Brema e Lubecca, antiche e gloriose città del nord della Germania fondate entrambe prima dell’anno mille, che dal XII al XVI secolo hanno condiviso un’importante posizione nella storia e nell’economia della regione baltica e hanno fatto parte della Lega anseatica, un’alleanza tra le principali città europee che si affacciavano sul mar Baltico, finalizzata ad acquisire e mantenere privilegi e monopoli commerciali su gran parte dell’Europa settentrionale. 
          Lubecca, dal XIII al XV secolo una delle città più importanti d'Europa, fu appunto denominata la "Regina della Lega Anseatica" per la centralità del suo ruolo nell’ambito dell’alleanza commerciale. Il suo centro storico, caratterizzato da sette torri  e circondato ad anello da un canale d’acqua formato dal fiume Trave, è stato in gran parte ricostruito dopo i danni subiti nel corso della Seconda guerra mondiale. 
              Per la sua ricchezza e le particolari caratteristiche architettoniche ed artistiche nel 1987 è stato dichiarato dall'UNESCO patrimonio dell'umanità. Chi visita Lubecca è infatti colpito dal fascino e dalla magia delle sue stradine medioevali e delle antiche chiese gotiche, tra le quali spiccano ‘Marienkirche’, la chiesa di Santa Maria, con le sue torri imponenti, per dimensioni terza chiesa della Germania, e la chiesa di san Giacomo, risalente al 1334, detta la chiesa dei marinai, con una cappella dedicata alle vittime del mare e due pregevoli organi monumentali. 
Imperdibile poi una sosta davanti alle fiabesche porte d’ingresso alla città, la Holstentor, simbolo di Lubecca, con le due caratteristiche torri, e la Burgtor, ancora più antica, risalente al 1444. 
             La città, che ha dato i natali a Thomas Mann e allo statista Willy Brandt, possiede infine uno dei municipi più antichi e caratteristici di tutta la Germania: il ‘Rathaus’, cioè il Municipio - una straordinaria combinazione di edifici di vari stili architettonici, dal gotico al rinascimentale - è una festa degli occhi per l'incantato turista.
           Non meno attraente è Brema, città accogliente e assai ricca di spazi verdi, situata sulle rive del fiume Weser. Brema, la più antica città stato-tedesca, è oggi una felice sintesi di modernità e tradizione: la città è dotata di un aeroporto che detiene il primato del traffico tra quelli dell’Europa centrale; è il secondo porto tedesco dopo Amburgo e nei suoi pressi si trovano importanti industrie automobilistiche e aerospaziali. 
         Ma Brema conquista il turista soprattutto per la sua ricchezza culturale e artistica: ricca di musei, la sua attrazione principale è il centro storico, con la Marktplatz/Piazza del Mercato, dove si affacciano i due monumenti riconosciuti nel 2004 Patrimonio dell’Umanità: il Rathaus, capolavoro del Rinascimento, e il Roland, un’imponente statua del 1404  raffigurante il paladino Orlando con spada e scudo, rivolto verso il Duomo di san Pietro, a simboleggiare la lotta per l’autonomia della borghesia contro l’asservimento clericale.
             In un angolo della Piazza del Mercato si trova infine il gruppo bronzeo del quartetto dei musicanti di Brema, fuso nel 1961 da Gerhard Marcks: un asino, un cane, un gatto e un gallo, immortalati dalla fiaba dei fratelli Grimm. Come è noto la fiaba, che prende l’avvio da una amara situazione iniziale – gli animali anziani e improduttivi vengono abbandonati o condannati a morte – ha un diverso epilogo grazie all’astuzia, allo spirito di iniziativa e alla cooperazione dell’insolito quartetto.
        Così, grazie anche al lieto fine della vicenda dei quattro musicanti - un inno alla forza dell’amicizia e alle insospettate risorse della vecchiaia - dalla splendida Brema il turista ultradiciottenne va via più leggero, rincuorato e contento.

Maria D’Asaro, 20.10.19, il Punto Quotidiano














Lubecca (foto: mari@da solcare)

(Per le foto di Brema, qui: Brema, la magia di una fiaba)

sabato 19 ottobre 2019

E lo chiamano autunno ...













Sicilia mia ...

(foto mari@dasolcare; Palermo e Siracusa)

giovedì 17 ottobre 2019

Hevrin ... perchè?

Hevrin Khalaf
         Oltre a leggere, scribacchiare e studiare, nostra signora aveva scoperto il piacere della casalinghitudine. E s’industriava anche a pulire a fondo alcuni cassetti e far prendere il sole alle tovaglie comprate da mamma o zia Iole. Cose da femmine, inutili e insulse …  
       Però, pur se impegnata in queste minuzie, non era sorda al rumore e all'affanno del mondo. Era sconvolta perchè altre donne morivano in mare, abbracciate ai loro figlioli, che volevano far vivere in una terra migliore … 
       E una donna -  “un ingegnere civile laureatasi presso l’Università di Aleppo nel 2009, una delle fondatrici della Fondazione per la scienza e il libero pensiero nel 2012; sino al 2015 vicepresidente della commissione per l'energia nella regione di Jazira;  il cui partito, il Future Syria Party, aveva preso parte all'amministrazione della Siria settentrionale” (da qui) - qualche giorno fa era stata orrendamente uccisa in un agguato, in Siria, assieme ad altre persone. 
                    Si chiamava Hevrin Khalaf. Aveva solo 35 anni. L’età esatta di sua nipote.

Hevrin aveva preso parte ai negoziati con gli Stati Uniti, la Francia e altre delegazioni. Era conosciuta per le sue capacità diplomatiche e aveva lavorato per aumentare la tolleranza e l'unità tra cristiani, arabi e curdi.
           Nostra signora continuava triste, in silenzio, a pulire tovaglie e cassetti. Sperando che un giorno gli uomini si stancassero di tanta inaudita, inutile, inumana violenza. E cominciassero a fare pulizia nei cassetti della loro anima e nel loro cuore.

          Ecco i versi che Daniele Verzetti ha dedicato  qui, nel suo blog, a Hevrin, martire laica dei nostri giorni:

Hevrin
Ambasciatrice di armonia e concordia
Vera operatrice di integrazione
Membro del Partito Futuro Siriano

La tua battaglia di pace
Era scomoda per chi non vuole pace in quell'area
Per chi vuole caos e violenza
Per chi non può accettare
Che sia pure una donna a chiedere tutto questo.

Era solo questione di tempo
In un mondo che non sostiene donne coraggiose e forti come te
Era solo questione di tempo
Per un'area in guerra dove non esiste nè legge nè giustizia
Era solo questione di tempo
E poi sapevi che sarebbe successo
Era solo questione di tempo.

Ma tu non hai smesso di lottare per la causa
Non hai ceduto alla paura
Non hai voluto rinunciare ad agire per la pace.

E ti hanno uccisa
In un vile agguato
Trivellando di colpi l'auto sui cui viaggiavi
E giustiziandoti.

E noi
Tutti noi siamo colpevoli quanto i tuoi assassini
Colpevoli per il nostro disinteresse
Colpevoli di vivere a ritmo convulso e frenetico
Non fermandoci un solo istante a pensare, riflettere
Colpevoli di superficiale ignoranza.

Hevrin
Il suono della tua voce
Come monito per noi poveri mortali
Il suono della tua voce
Come sprone a seguire le tue orme
Il suono della tua voce
Per non lasciare che il tuo percorso di vita
Svanisca nella sabbia
Il suono della tua voce
Per non permettere che cresca il deserto
Anche dentro l'animo umano.

mercoledì 16 ottobre 2019

Pensa e cammina


            Se a Berlino era riuscita a fare agevolmente 23.000 passi, a Palermo poteva percorrerne tranquillamente 10 o 12.000. Dunque, effettuato l’abbonamento alla metro, nostra signora aveva limitato l’uso della macchinetta al trasporto dei mini-cuccioli dall’asilo a casa o alle rare uscite serali.
          E così la domenica andava a messa a san Saverio a piedi o in metro, senza sensi di colpa. E ogni giorno respirava la strada, accorgendosi dell'ailanto venuto fuori nell’aiuola fuori mano, osservando con  curiosità e misericordia i suoi simili, meditando e pregando sul mistero, il dolore e la gioia del mondo.
        Certo, non avrebbe salvato il pianeta. Ma era lieta perché il suo vagabondare non aumentava la quantità di anidride carbonica- E accresceva le connessioni tra la sua anima e l’universo.












                                                                  
                                                                                  Villa Giulia - Palermo



Elogio dei piedi

Perché reggono l'intero peso
Perché sanno tenersi su appoggi e appigli minimi.
Perché sanno correre sugli scogli e neanche i cavalli lo sanno fare. 
Perché portano via. 
Perché sono la parte più prigioniera di un corpo incarcerato. E chi esce dopo molti anni deve imparare di nuovo a camminare in linea retta. 
Perché sanno saltare, e non è colpa loro se più in alto nello scheletro non ci sono ali. 
Perché sanno piantarsi nel mezzo delle strade come muli e fare una siepe davanti al cancello di una fabbrica. 
Perché sanno giocare con la palla e sanno nuotare. 
Perché per qualche popolo pratico erano unità di misura. 
Perché quelli di donna facevano friggere i versi di Pushkin. 
Perché gli antichi li amavano e per prima cura di ospitalità li lavavano al viandante.
Perché sanno pregare dondolandosi davanti a un muro o ripiegati indietro da un inginocchiatoio. Perché mai capirò come fanno a correre contando su un appoggio solo. 
Perché sono allegri e sanno ballare il meraviglioso tango, il croccante tip-tap, la ruffiana tarantella. Perché non sanno accusare e non impugnano armi. 
Perché sono stati crocefissi. 
Perché anche quando si vorrebbe assestarli nel sedere di qualcuno, viene scrupolo che il bersaglio non meriti l'appoggio. 
Perché, come le capre, amano il sale.
Perché non hanno fretta di nascere, però poi quando arriva il punto di morire scalciano in nome del corpo contro la morte.

Erri De Luca

(Ringrazio Rossana Rolando per avere postato qui la poesia) 


domenica 13 ottobre 2019

"Italus", l’albero più longevo d’Europa

        Palermo –  E’ italiano l’albero più longevo d’Europa: si tratta di un pino loricato di ben 1231 anni, che vive all’interno del Parco Nazionale del Pollino, al confine tra Basilicata e Calabria, a 1870 metri d’altezza. Gli esperti hanno battezzato il matusalemme verde "Italus", in ricordo del re omonimo che regnava nel territorio anticamente chiamato Enotria, corrispondente a una porzione dell’Italia meridionale.
         La datazione certa della veneranda età di Italus si deve a un team di esperti del Parco nazionale del Pollino e dell’Università del Salento, che hanno lavorato col professore Gianluca Piovesan, dell’Università della Tuscia di Viterbo. A fornire con certezza scientifica il certificato di nascita dell’albero, il 788 d.C., è stato l’innovativo metodo di datazione utilizzato dai ricercatori:  l’analisi del radiocarbonio. Gli studiosi hanno infatti dimostrato l’insufficienza del tradizionale conteggio degli anelli, in quanto alcuni alberi sviluppano più anelli di accrescimento in un anno, mentre spesso i funghi decompongono il cilindro centrale della corteccia, non lasciando legno per le misurazioni.
           Qual è il segreto della lunghissima vita di Italus? Innanzitutto la sua posizione piuttosto nascosta, che lo ha tenuto al riparo dai fulmini; poi la ricchezza di minerali del suolo; infine il suo essere nato e cresciuto a quasi 2000 metri, circostanza questa che gli ha consentito di fruire delle piogge occulte generate in alta quota dalle nebbie. La corteccia dell’albero racconta comunque una storia travagliata: i suoi anelli mostrano come, per quasi due secoli, l’albero abbia attraversato un periodo di sofferenza e scarsa crescita; negli ultimi vent’anni, invece, ha ricominciato a svilupparsi.
           Un omaggio allora al nostro maestro di resilienza verde, che ha strappato il record di anzianità a un pino loricato della Grecia, che ha solo circa 1076 anni. Anche se non saremo noi a raccontarlo, a Italus l’augurio di raggiungere il traguardo delle 1500 candeline.


Maria D’Asaro, 13.10.2019, il Punto Quotidiano

giovedì 10 ottobre 2019

Immensi


Mio padre, Luciano D'Asaro




L'oggi
più vuoto,
senza l'immensa
tenera, vostra affettuosa presenza ...
Papà.








Padri immensi:


                                      Aldo Moro, con la figlia Maria Fida e il nipotino Luca



                                        Vittorio Bachelet, ucciso dalle Brigate rosse il 12.2.1980


             Il giudice Paolo Borsellino, con la moglie Agnese e i figli Lucia, Manfredi e Fiammetta


                  Il Prof. Sebastiano Tusa, archeologo e Assessore ai Beni Culturali della Regione Siciliana, morto in un incidente aereo in Etiopia nel marzo 2019. 

                Alan Henning, volontario di una missione umanitaria trucidato dall'ISIS in Siria nel 2014
                                                                        (vedi qui)

Il pediatra dott. Giuseppe Liotta, morto nel  novembre 2018 per aver tentato di raggiungere il posto di lavoro, all'ospedale di Corleone, nonostante il maltempo.

 Il prof. Angelo Baccarella, strappato prematuramente ai suoi affetti, ai tanti amici e ai suoi studenti, 
nel giugno 2018.

                  Ettore, mio cognato, strappato  ai suoi figli e ai suoi affetti troppo presto ...

martedì 8 ottobre 2019

CO2, luminarie e lo spirito del Natale

Al Sindaco e al Consiglio comunale di Palermo

         Fino a qualche giorno fa andavamo a prendere il sole a Mondello. C’è ancora l’ora legale, la scuola è iniziata da meno di un mese. A inizio novembre andremo al cimitero a ricordare i nostri morti. Davvero, non siamo pronti  … a pensare al Natale.  Abbiamo bisogno di una tregua. 
       Eppure l’anno scorso luminarie gigantesche sono state avvistate in città già a fine ottobre. E’ davvero troppo. Potreste emanare un’ordinanza che vieti questa insana e inquinante abitudine commerciale? Se si vietasse di accendere prima dell’1 dicembre le luminarie natalizie, eviteremmo l’immissione di anidride carbonica davvero superflua in atmosfera. Il Natale, con luci annesse, dovremmo festeggiarlo a Dicembre. Se è sempre Natale, lo spirito del Natale scompare. E noi restiamo più tristi, surriscaldati e scontenti.
Chissà, magari con quest’ “illuminata” ordinanza potremmo essere di buon esempio in Italia: con Palermo prima città italiana a promuovere una concreta e coraggiosa scelta ecologica.


                                  Maria D’Asaro