mercoledì 10 giugno 2026

A Bompietro la Filosofia è stata di casa...



     Un grazie di cuore a Giuseppina Smeraglia, a Nuccio Pepe e al professore Augusto Cavadi, organizzatori speciali a Bompietro, il 6 e 7 giugno scorso, del Festival di Filosofia di strada.





















domenica 7 giugno 2026

Piante in classe per respirare meglio

        Palermo – Chi, come la scrivente, ha passato molte ore da docente in un’aula scolastica lo sa bene: la mancanza di un adeguato sistema di areazione e la presenza spesso di tanti studenti in uno spazio magari angusto rendono l’aria pesante, a volte irrespirabile, specie nelle ultime ore di lezione e nelle giornate più calde.
       Ben vengano quindi le piante in classe, a ridurre l’anidride carbonica e ad assorbire le polveri sottili. Sembrerebbe davvero l’uovo di colombo, considerata la nota capacità del verde di neutralizzare, almeno in parte, le sostanze chimiche negative che saturano l’ambiente. 
    Per mettere in pratica questa soluzione così naturale c’è voluto invece il progetto sperimentale denominato proprio ‘Piante in classe’, il primo del genere, condotto dall'Istituto di Bio-Economia del Centro Nazionale delle Ricerche, in collaborazione con Coldiretti, 
     Il progetto, partito da alcune scuole di Firenze, si sta estendendo ad altre scuole italiane che chiedono di unirsi al monitoraggio. La sua attuazione è molto semplice: i ricercatori posizionano in due classi di ogni scuola partecipante 40 piante di diverse specie, insieme ad alcune centraline per misurare la qualità dell'aria delle aule ‘verdi’ rispetto a quelle senza piante. 
I primi risultati sono stati incoraggianti. “Abbiamo potuto verificare (continua su il Punto Quotidiano)

Maria D'Asaro, 7 giugno 2026, il Punto Quotidiano

giovedì 4 giugno 2026

La conversione ecologica si affermerà se sarà socialmente desiderabile...

 
         «(…) In rapido crescendo si produce falsa ricchezza per sfuggire a false povertà. Di tale falsa ricchezza si può anche perire, come di sovrappeso, sovra-medicazione, surriscaldamento, etc. Falso benessere come liberazione da supposta indigenza è la nostra malattia del  secolo, nella parte industrializzata e ‘sviluppata’ del pianeta. 
    Ci si è liberati da tanto lavoro manuale, avversità naturali, malattie, fatiche, debolezze – forse tra poco anche della morte naturale – in cambio abbiamo radiazioni nucleari, montagne di rifiuti, consunzione della fantasia e dei desideri. Tutto è diventato fattibile ed acquistabile, ma è venuto a mancare ogni equilibrio. 
     Non solo l’apprendista stregone è il personaggio-simbolo del nostro tempo. L’antico re Mida – che ottenne il compimento del suo desiderio che ogni cosa che toccava si trasformasse in oro – ci appare come il vero patrono dei culti del progresso e dello sviluppo, l'attualissimo predecessore dei benefici della nostra civiltà. (...) 
     Allarmi catastrofisti, lamenti, boicottaggi, raccolte di firme… - tutto ciò ha aiutato a riconoscere l’emergenza: le malattie sono state diagnosticate, le possibilità di guarigione studiate e discusse – terapie complessive non sono state ancora attuate. E soprattutto: appare tutt’altro che assicurata la volontà di guarigione, che, se ci fosse, produrrebbe azioni e segnali ben più determinati. Visto però che le cause dell’emergenza ecologica non risalgono ad una cricca dittatoriale di assetati di profitto e di distruzione, bensì ricevono quotidianamente un massiccio e pressoché plebiscitario consenso di popolo, la svolta appare più difficile. Malfattori e vittime coincidono in larga misura. (…)
     Si dovrà cercare la chiave per una politica ecologica, ed inevitabilmente ci si dovrà sottoporre alla fatica dell’intreccio assai complicato tra aspetti e misure sociali, culturali, economici, legislativi, amministrativi, scientifici ed ambientali. Non esiste il colpo grosso, l’atto liberatorio tutto d’un pezzo che possa aprire la via verso la conversione ecologica: i passi dovranno essere molti, il lavoro di persuasione da compiere enorme e paziente (…)».

Alex Langer, intervento ai Colloqui di Dobbiaco 94 su Benessere ecologico, 8-10 settembre 1994




domenica 31 maggio 2026

Alcesti e Antigone: la forza delle donne

Antigone, Teatro greco di Siracusa, maggio 2026
         Palermo – Antigone e Alcesti: due donne che ascoltano la voce del cuore e hanno il coraggio di morire per amore e per quello in cui credono. La 61° stagione degli spettacoli classici nel teatro greco di Siracusa, aperta l’otto maggio, ha portato in scena Alcesti, la più antica tragedia di Euripide (nella traduzione di Elena Fabbro) e Antigone di Sofocle (nella traduzione di Francesco Morosi). 
Nel ruolo di Alcesti, una donna innamorata pronta a morire per il suo amato compagno Admeto (interpretato da Aldo Ottobrino), c’è l’attrice turca Deniz Ozdogan, ex allieva dell’accademia dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico (INDA) che ha interpretato con intensità e pathos il suo personaggio: “Una donna piena di vita, piena di amore in un mondo di vecchi al potere che non vogliono mollare il proprio potere, la propria ricchezza, che non vogliono sacrificare se stessi”, ha detto l’attrice in un’intervista al TG regionale siciliano. 
     La regia di questa tragedia è di Filippo Dini, interprete anche di Farete, suocero di Alcesti. Coinvolgente la recitazione di tutti gli attori, tra i quali spicca lo scoppiettante Denis Fasolo nel ruolo di Eracle; assai suggestive le scene, curate da Gregorio Zurla. Autore delle musiche è il trombettista Paolo Fresu, che ha suonato dal vivo per la prima.
Antigone
    L’Antigone è diretta da Robert Carsen, il regista canadese che a Siracusa quest’anno ha ricevuto il premio Eschilo d’oro 2026 per il teatro. Le musiche sono state composte da Cosmin Nicolae e i movimenti scenici sono a cura di Marco Berriel. L’attrice Camilla Semino Favro è nel ruolo di Antigone, Paolo Mazzarelli nei panni di Creonte, mentre Mersila Sokoli interpreta Ismene, sorella di  Antigone, e Graziano Piazza è Tiresia, l’inascoltato indovino cieco.
La scelta scenica di vestire i protagonisti con  abiti contemporanei, con l’utilizzo del bianco e nero che conferisce alla scena un dirompente effetto cinematografico, trasforma la tragedia in un potente atto d’accusa contro il potere odierno, che talvolta soffoca col sangue gesti di nonviolenta disobbedienza civile.
Su queste due figure femminili, ecco infine alcune notazioni critiche della studiosa Santa Spanò: “Alcesti, la donna che scende agli inferi accettando di morire al posto del marito Admeto, spesso viene letta come il simbolo del sacrificio femminile, ma Euripide ci mostra molto di più: Alcesti non è una vittima fragile, è l'unica persona coraggiosa in una stanza di uomini codardi. Il suo è l'atto estremo di chi rivendica il controllo assoluto sul proprio destino, lasciando un vuoto che nessun uomo sa colmare.
E c’è Antigone, la ribelle che decide di seppellire il fratello Polinice contro il divieto del re Creonte (…), pagando con la vita il prezzo della disubbidienza. All'inizio della tragedia, Antigone cerca di convincere la sorella Ismene ad aiutarla a seppellire il fratello. 
Ismene ha paura, rappresenta la voce della sottomissione femminile dell'epoca, e cerca di frenare Antigone dicendole: "Dobbiamo ricordare che siamo nate donne, e che non siamo fatte per combattere contro gli uomini.” E poco dopo aggiunge che, essendo governate da chi è più forte, bisogna per forza obbedire a quegli ordini, anche se dolorosi.
Alcesti, Teatro greco di Siracusa, maggio 2026
       Antigone rifiuta categoricamente questa logica del ‘siamo solo donne, siamo più deboli, dobbiamo stare un passo indietro’. Davanti alle parole della sorella, Antigone decide di andare avanti da sola, ribaltando completamente lo stereotipo della fragilità femminile e urla in faccia a Creonte che la sua ‘autorità’ non è giustizia, ma solo il capriccio di fare quel che gli pare perché nessuno può contraddirlo.
Due donne nate dalla penna di Euripide e Sofocle che, più di duemila anni fa, hanno disintegrato gli stereotipi del loro tempo. Però, (…) a guardarle bene, dietro il mito si nasconde una verità più complessa e tragicamente attuale.
Alcesti, a voler guardare la trama nuda e cruda, pare (continua su il Punto Quotidiano)

Maria D'Asaro, 31 maggio 2026, il Punto Quotidiano

domenica 24 maggio 2026

Le gravi conseguenze della 'cecità verde'

          Palermo – Cosa è la cecità vegetale? La definizione plant blindness (letteralmente cecità alle piante) è stata utilizzata per la prima volta nel 1999 dagli studiosi di botanica statunitensi Elisabeth Schussler e James Wandersee per indicare la diffusa tendenza umana a ignorare le piante dell’ambiente circostante e l’incapacità di conoscerne e apprezzarne le caratteristiche. Ma cecità verde è anche disconoscere l’importanza della vita vegetale per l’intera biosfera e per l’umanità.
Secondo i due ricercatori, il nostro sistema occhio-cervello che filtra ogni giorno circa 10 milioni di bit di dati al secondo da ciò che vediamo, tende quindi a scartare la maggior parte delle informazioni sulle piante. Perché? 
       Per ragioni sia ‘naturali’ sia apprese culturalmente. Le ragioni ‘naturali’ sono legate al fatto che, nel nostro cammino evolutivo, abbiamo imparato a concentrarci e a dare priorità al movimento, ai colori variabili e agli oggetti familiari. In particolare poi la nostra attenzione è stata indirizzata soprattutto sugli animali perché, sia come predatori sia come nostre prede, il rapporto con essi è stato sempre essenziale per la nostra sopravvivenza. Ci sono anche motivazioni bio-comportamentali, legate al nostro zoo-centrismo: come primati, tendiamo infatti a notare le creature che ci sono simili, che riconosciamo facilmente, alle quali assegniamo nomi e caratteristiche, verso cui mostriamo spesso empatia.
Quindi è come se fossimo ‘predisposti’ a non vedere le piante, generalmente percepite come sfondo (continua su il Punto Quotidiano).

Maria D'Asaro, 24 maggio 2026, il Punto Quotidiano

venerdì 22 maggio 2026

La magia della pozzanghera

      In un anfratto della stradina che collega casa sua alla vicina stazione metropolitana, quando piove si forma una consistente pozza d’acqua.   
       Pozzanghera che permane per giorni, specie in inverno, soprattutto se alimentata da piovaschi frequenti. A nostra signora quel minuscolo tratto di acqua stagnante fa simpatia. Per una strana alchimia di pensieri, le ricorda uno specchio descritto da Natalia Ginzburg “ho visto una volta passare per strada un carretto con sopra uno specchio, un grande specchio dalla cornice dorata. Vi era riflesso il cielo verde della sera, e io mi sono fermata a guardarlo mentre passava, con una grande felicità e il senso che avveniva qualcosa di importante…”
Cosa c’entrasse poi, la pozza liquida con Natalia e il suo specchio verde e splendente… Proprio niente.         Invece sì, qualcosa c’entrava: camminando per quella strada silenziosa e solitaria, nostra signora captava pensieri scintillanti ed onirici da trasformare in ruscelli di parole. Felici.

martedì 19 maggio 2026

Trasparenze

      Da venerdì 15 maggio a venerdì 22 maggio 2026, a Palermo, alla ex Real Fonderia Oretea, mostra collettiva delle allieve e degli allievi talentuose/i  della libera scuola delle arti visive MIALO' Art.