Palermo – “La piaga più grande che diffama Palermo agli occhi del mondo… lei lo ha già capito… è inutile che gliela dico io… è il traffico”. A Palermo e non solo, questa frase arcinota - pronunciata in Johnny Stecchino, film del 1991 diretto e interpretato da Roberto Benigni – è un tormentone evergreen.
Purtroppo la classifica stilata da ‘TomTom Traffic Index 2025’ conferma l’attualità della battuta: ancora oggi Palermo è la città italiana più congestionata per il traffico automobilistico.
Con il 51% di tempi di congestione, valore che indica l’aumento dei tempi di percorrenza rispetto a quelli necessari in condizioni di traffico ottimali, nella classifica negativa Palermo precede addirittura Milano (49% di congestione), Catania (che con il 47% di congestione si piazza al non invidiabile terzo posto) e Roma (quarta, con il 45% di congestione). Dato questo quasi paradossale se si considera che Milano e Roma hanno molto più abitanti di Palermo, molti più pendolari e maggiori attività economiche.
Il report evidenzia inoltre che, a causa del rallentamento del traffico, nel capoluogo siciliano in quindici minuti si riescono a coprire meno di sette chilometri, mentre nelle ore di punta, nello stesso tempo i chilometri percorsi scendono a 3,8; mediamente a Palermo dieci chilometri si riescono a percorrere in quasi 30 minuti.
Il ‘TomTom Traffic Index 2025’ ha poi calcolato che, a causa del traffico rallentato, gli automobilisti a Palermo ‘perdono’ dentro la loro auto circa98 ore l’anno, vale a dire quasi quattro giorni.
Tutto questo si ripercuote ovviamente sulla qualità dell’aria e sulla qualità della vita dei cittadini, provocando stress e disagio.
Se lo studio relativo alla quantità di traffico veicolare nelle città italiane si limita a snocciolare numeri e percentuali, riguardo al capoluogo siciliano si possono abbozzare le principali concause del fenomeno, verificate dalla scrivente, che vive a Palermo: una quasi totale assenza di controlli da parte dei Vigili urbani, la pessima abitudine al parcheggio selvaggio e in doppia fila da parte di tanti automobilisti, ma soprattutto l’assenza di una politica di riduzione del traffico veicolare, con un trasporto pubblico inaffidabile se riferito agli autobus, insufficiente e/o troppo periferico se riferito al tram, poco frequente se riferito al trenino delle ferrovie che, prima di raggiungere l’aeroporto, attraversa ogni trenta minuti una parte della città (per questo impropriamente chiamato metropolitana).
Infatti per Palermo, città che con l’esodo di tanti suoi giovani laureati oramai non conta neppure 630.000 abitanti, detenere la maglia nera per il traffico non è una calamità naturale, ma il frutto di scelte politico-amministrative, di interventi mancati che avrebbero dovuto ridurre e regolamentare in modo sistematico l’uso dell’auto privata.
Purtroppo non è servito granché il sistema tranviario avviato nel 2015, che non copre in modo efficace i principali flussi viari e che, essendo un sistema a velocità medio-bassa, ridotta dal traffico in superficie, spesso non risulta attraente, praticabile e competitivo rispetto all’auto.
A Palermo servirebbe sicuramente un efficiente sistema di trasporto rapido svincolato dal traffico di superficie: insomma una metropolitana vera e propria.
In attesa che venga costruita – se e quando avverrà, come canta Francesco Guccini, probabilmente Noi non ci saremo… - basterebbe potenziare intanto il servizio metropolitano sul passante ferroviario consentendo il passaggio di un treno ogni quindici minuti per senso di marcia, con l’immediato raddoppio dell’offerta di trasporto metropolitano in città e nella periferia ovest, verso l’aeroporto.
Bisognerebbe poi velocizzare le linee degli autobus. Ma questo risulta davvero utopico per i palermitani, tra i pochi cittadini europei che non sanno se e quando passerà l’autobus che aspettano.
Altro record negativo della città è la scarsa quantità di piste ciclabili, spesso occupate da auto e in molti quartieri inesistenti. Manca poi una vera integrazione tariffaria.
Se si hanno buone gambe e tempo a disposizione, l’unica soluzione è camminare a piedi. Magari inventandosi anche una sorta di cammino panormita…
Perché davvero, come scriverebbe Camilleri, quannu u pedi camina u cori sciala: quando si cammina, il cuore s’inebria di gioia…