domenica 27 novembre 2022

Mimmo Cuticchio, puparo con laurea

     Palermo – La facoltà di Lettere dell’Università degli Studi RomaTre ha conferito il 16 novembre scorso la laurea honoris causa in “Teatro, Musica, Danza” al siciliano Mimmo Cuticchio, puparo e ‘cuntista’ (cantastorie) che, da oltre mezzo secolo, tiene vivo il teatro dell’Opera dei Pupi.
     Questa la motivazione del rettore Massimiliano Fiorucci: “Tutta la sua opera (continua su il Punto Quotidiano)


Maria D'Asaro, 27.11.22, il Punto Quotidiano

venerdì 25 novembre 2022

Finale cambiato

Mi dispiace
che poi tu ti uccida…
Ma, se detesti la vita,
recidi almeno solo la tua:
lei vuole vivere.
Pensa poi a un’inedita possibilità:
tu qui, lei là…
ormai distanti, magari un po’ tristi:
ma entrambi saggiamente, meravigliosamente vivi.

giovedì 24 novembre 2022

L'umanità nuova, secondo Erich Fromm

Joan Mirò: Cifre  e costellazioni amorose (1959)
    A mio giudizio, il carattere umano può mutare a patto che sussistano le seguenti condizioni:
1.Che si sia consapevoli dello stato di sofferenza in cui versiamo
2.Che si riconosca l’origine del nostro malessere
3.Che si ammetta che esiste un modo per superare il malessere stesso.
4.Che si accetti l’idea che, per superare il nostro malessere, si devono far nostre certe norme di vita e mutare il modo di vivere attuale. (…)

La funzione della nuova società è di incoraggiare il sorgere di un uomo nuovo, la cui struttura caratteriale abbia le seguenti qualità:

-Disponibilità a rinunciare a tutte le forme di avere, per essere senza residui.
 -Sicurezza, sentimento di identità e fiducia fondate sulla fede in ciò che si è, nel proprio bisogno di rapporti, interessi, amore, solidarietà con il mondo circostante, anziché sul proprio desiderio di avere, di possedere, di controllare il mondo, divenendo cosí schiavo dei propri possessi.
 -Accettazione del fatto che nessuno e nulla al di fuori di noi può dare significato alla nostra vita, ma che questa indipendenza e distacco radicali dalle cose possono divenire la condizione della piena attività volta alla compartecipazione e all’interesse per gli altri.
 -Essere davvero presenti nel luogo in cui ci si trova.
-La gioia che proviene dal dare e condividere, non già dall'accumulare e sfruttare.
-Amore e rispetto per la vita in tutte le sue manifestazioni, con la consapevolezza che non le cose, il potere e tutto ciò che è morto, bensì la vita e tutto quanto pertiene alla sua crescita hanno carattere sacro.
-Tentare di ridurre, nel limite del possibile, brama di possesso, odio e illusioni.
-Vivere senza adorare idoli e senza illusioni, perché si è raggiunta una condizione tale da non richiedere illusioni
-Sviluppo della propria capacità di amare, oltre che della propria capacità di pensare in maniera critica senza abbandonarsi a sentimentalismi.
-Capacità di rinunciare al proprio narcisismo e di accettare le tragiche limitazioni implicite nell’esistenza umana.
-Fare della piena crescita di se stessi e dei propri simili lo scopo supremo dell’esistenza.
-Rendersi conto che, per raggiungere tale meta, sono indispensabili la disciplina e il riconoscimento della realtà di fatto.
-Rendersi inoltre conto che una crescita non è sana se non avviene nell’ambito di una determinata struttura, ma in pari tempo riconoscere le differenze tra la struttura intesa quale un attributo della vita e l’”ordine” inteso quale un attributo della non vita, di ciò che è morto.
-Sviluppare la propria fantasia, non come una fuga da circostanze intollerabili, bensì come anticipazione di possibilità concrete, come un mezzo per superare circostanze intollerabili.
-Non ingannare gli altri, ma non lasciarsene neppure ingannare; si può accettare di essere definiti innocenti, non ingenui.
-Conoscere se stessi, intendendo con questo non soltanto il sé di cui si ha nozione, ma anche il sé che si ignora, benché si abbia una vaga intuizione di ciò che non si conosce.
-Avvertire la propria unicità con ogni forma di vita, e quindi rinunciare al proposito di conquistare la natura, di sottometterla, sfruttarla, violentarla, distruggerla, tentando invece di capirla e di collaborare con essa.
-Far proprio una libertà che non sia arbitrarietà, ma equivalga alla possibilità di essere se stessi, intendendo con questo non già un coacervo di desideri e brame di possesso, bensì una struttura dal delicato equilibrio che a ogni istante si trova di fronte alla scelta tra crescita o declino, vita o morte.
-Rendersi conto che il male e la distruttività sono conseguenze necessarie del fallimento del proposito di crescere.
-Rendersi conto che solo pochi individui hanno raggiunto la perfezione per quanto attiene a tutte queste qualità, rinunciando d’altro canto all’ambizione di riuscire a propria volta a “raggiungere l’obbiettivo”, con la consapevolezza che un’ambizione del genere non è che un’altra forma di bramosia, un’altra versione dell’avere.
-Trovare la felicità nel processo di una continua, vivente crescita, quale che sia il punto massimo che il destino permette a ciascuno di raggiungere, dal momento che vivere nella maniera più piena possibile al singolo è fonte di tale soddisfazione, che la preoccupazione per ciò che si potrebbe o non si può raggiungere ha scarse possibilità di rendersi avvertita.

Erich Fromm: Avere o essere? (Mondadori, 1981, Milano, pagg.218-223)

martedì 22 novembre 2022

La religione distruttiva, secondo Erich Fromm

     "Celata dietro la facciata di agnosticismo o cristianesimo, sta una religione in tutto e per tutto pagana, benché gli individui non ne siano affatto consci. Non è facile fornire una descrizione di questa religione pagana, dal momento che si può dedurla soltanto da ciò che gli individui fanno o non fanno, non già dalle loro idee consapevoli sulla religione o sui dogmi di un’organizzazione religiosa.

       La cosa che più salta a prima vista agli occhi è che l’uomo ha fatto di se stesso un dio avendo acquisito la capacità tecnica di una “creazione seconda” del mondo, sostitutiva della prima creazione a opera del dio della religione tradizionale. O, per dirla altrimenti: abbiamo fatto della macchina un dio e ci siamo resi simili a dio servendo la macchina. 

     Ma poco importa la formulazione che scegliamo: ciò che conta è che gli esseri umani, nella condizione della loro massima impotenza effettiva, si immaginano onnipotenti col sostegno della scienza e della tecnica.

     Più siamo prigionieri del nostro isolismo, più siamo incapaci di risposte emozionali al mondo circostante, e in pari tempo quanto più inevitabile sembra essere una catastrofe finale, tanto più perfida diviene la nuova religione: noi cessiamo di essere i padroni della tecnica per diventarne invece gli schiavi, e a sua volta la tecnica, che un tempo era un fondamentale elemento creativo, rivela l’altra sua faccia, quella di dea della distruzione (come la Kalì degli indiani), alla quale uomini e donne sono pronti a sacrificare se stessi e i loro figli. Mentre a livello conscio continua ad aggrapparsi alla speranza di un futuro migliore, l’umanità cibernetica rimuove l’evidenza del fatto che è divenuta l’adoratrice della dea della distruzione. 

     E’ una tesi, questa, che ha dalla sua molte prove, le più convincenti delle quali sono tuttavia due; la prima è che le grandi potenze (e anche alcune minori) continuano a costruire armamenti nucleari di sempre maggiore capacità distruttiva, senza riuscire ad approdare all’unica soluzione sensata, vale a dire alla distruzione di tutti gli strumenti bellici del genere e delle centrali atomiche che forniscono il materiale per le testate nucleari, e la seconda è che praticamente nulla vien fatto per porre rimedio ai pericoli della catastrofe ecologica. In una parola, nessuna misura concreta viene intrapresa ai fini della sopravvivenza della specie umana.

Erich Fromm: Avere o essere?


sabato 19 novembre 2022

Luminarie natalizie: poche, sobrie e solo a Dicembre, per favore…

 19 ottobre 2022: a Palermo chi poteva farlo, andava ancora a prendere il sole e a concedersi magari un bagno a Mondello. Ma in città, già in tale data – se non addirittura ancora prima – molti negozi avevano già installato e acceso le luminarie natalizie.
      Quest’abitudine, già assai discutibile in tempi ‘normali’, risulta incomprensibile e davvero sconcertante nel 2022, anno in cui l’Italia si trova nel mezzo di una crisi energetica che sta mettendo in ginocchio famiglie e imprese, e nel corso di una gravissima crisi climatica che minaccia la vita di tutto il pianeta.
      Chiediamo allora al Commissario Straordinario della CCIAA di Palermo ed Enna e alla Presidente della ConfCommercio di Palermo di adoperarsi con tutte le azioni e le modalità loro disponibili perché i commercianti palermitani rimandino a dicembre l’eventuale accensione delle luminarie, riducendo al minimo i costi per le bollette e per l’ambiente.

       Inoltre, la campagna di riduzione delle luminarie potrebbe essere affiancata da una parallela opera di riduzione e/o abolizione delle luci notturne dei negozi, il cui costo in termini economici, energetici ed ambientali è stato recentemente calcolato nel corso del programma televisivo “le Iene” (Italia1, 25/10/2022),  dai giornalisti Matteo Viviani e Marco Fubin: secondo i dati riportati, le luci notturne dei circa 730.000 negozi italiani consumano 4 TWh,  pari al fabbisogno energetico annuale di un milione e mezzo di famiglie (circa a 4 milioni e mezzo di italiani). Se tali luci venissero spente, l’energia risparmiata equivarrebbe a quella prodotta da 13 centrali a turbo gas in un anno, con un significativo risparmio di emissione di anidride carbonica, ben 1 milione e 400 mila tonnellate annuali.

Vogliamo provare a dare da Palermo un segnale alla Sicilia e - perché no? - a tutto il nostro Paese? Vogliamo provare a fare di Palermo la capitale del risparmio energetico?

Gent.ma dottoressa Di Dio, nel suo profilo pubblico lei ha scritto una frase assai importante, che riportiamo “Ho sempre creduto di fare impresa non soltanto per conseguire risultati economici. Credo fermamente che un’impresa senza valori non ha valore. Pongo alla base del mio agire la correttezza e l’etica, ho un alto senso del dovere e della responsabilità civica.”

La invitiamo quindi – in questo difficile momento – a essere ‘faro’ luminoso e lungimirante che illumina le scelte dei commercianti palermitani, senza consumare energia, ma con la forza tranquilla di chi fa scelte sapienti per il futuro della società.

Sperando che tali proposte vengano ascoltate e, per quanto possibile, accolte, porgiamo cordiali saluti.

Palermo   08.11.2022

Parents for future – Palermo

Un gruppo di cittadine/i (madri, padri, nonne, nonne, zie/zii) che non vogliono lasciare soli e disperati i ragazzi che lottano per arginare il cambiamento climatico

Lettera inviata l'8.11.2022 a: 

                                                                       All’attenzione del dott. Alessandro Albanese

Commissario Straordinario della CCIAA di Palermo ed Enna

Palermo

segreteria.presidenza@paen.camcom.it 

 

All’attenzione della dottoressa Patrizia Di Dio

Presidente ConfCommercio – Palermo

info@confcommercio.pa.it    patriziadidio@lavieenrose.it

                       e, p.c.,                                

 Alla redazione del Giornale di Sicilia

redazioneweb@gds.it

 

Alla redazione “la Repubblica” – Palermo

repubblicawww@repubblica.it


Chi condivide la mail, può inviarla a sua volta agli indirizzi evidenziati.

giovedì 17 novembre 2022

Pozzi neri: Natalia e noi...

     "L’altro giorno m’è capitato fra le mani un articolo che avevo scritto subito dopo la liberazione e ci sono rimasta un po’ male. Era piuttosto stupido: quel mio articolo parlava delle donne in genere, e diceva delle cose che si sanno, diceva che le donne non sono poi tanto peggio degli uomini e possono fare anche loro qualcosa di buono se ci si mettono, se la società le aiuta, e così via. 
      Ma era stupido perché non mi curavo di vedere come le donne erano davvero: le donne di cui parlavo allora erano donne inventate, niente affatto simili a me o alle donne che m’è successo di incontrare nella mia vita; così come ne parlavo pareva facilissimo tirarle fuori dalla schiavitù e farne degli esseri liberi. E invece avevo tralasciato di dire una cosa molto importante: che le donne hanno la cattiva abitudine di cascare ogni tanto in un pozzo, di lasciarsi prendere da una tremenda malinconia e affogarci dentro, e annaspare per tornare a galla: questo è il vero guaio delle donne.
     Le donne spesso si vergognano d’avere questo guaio, e fingono di non avere guai e di essere energiche e libere, e camminano a passi fermi per le strade con bei vestiti e bocche dipinte e un’aria volitiva e sprezzante. M’è successo di scoprire proprio nelle donne più energiche e sprezzanti qualcosa che mi indiceva a commiserarle e che capivo molto bene perché ho anch’io la stessa sofferenza da tanti anni e soltanto da poco tempo ho capito che proviene dal fatto che sono una donna e che mi sarà difficile liberarmene mai.

       Ho conosciuto moltissime donne, donne tranquille e donne non tranquille, ma nel pozzo ci cascano anche le donne tranquille: tutte cascano nel pozzo ogni tanto. Ho conosciuto donne che si trovano molto brutte e donne che si trovano molto belle, donne che riescono a girare i paesi e donne che non ci riescono, donne che hanno mal di testa ogni tanto e donne che non hanno mai mal di testa, donne che hanno tanti bei fazzoletti e donne che non hanno mai fazzoletti o se li hanno li perdono, donne che hanno paura d’essere troppo grasse e donne che hanno paura d’essere troppo magre, (...) donne che s’annoiano a morte e frequentano corsi di storia delle religioni e donne che s’annoiano a morte e portano il cane a passeggio e donne che s’annoiano a morte e tormentano chi hanno sottomano, e donne che escono il mattino con le mani viola dal freddo e una sciarpetta intorno al collo e donne che escono al mattino muovendo il sedere e specchiandosi nelle vetrine e donne che hanno perso l’impiego e si siedono a mangiare un panino su una panchina del giardino della stazione e donne che sono state piantate da un uomo e si siedono su una panchina del giardino della stazione e s’incipriano un po’ la faccia.
     Ho conosciuto moltissime donne, e adesso sono certa di trovare in loro dopo un poco qualcosa che è degno di commiserazione, un guaio tenuto più o meno segreto, più o meno grosso: la tendenza a cascare nel pozzo e trovarci una possibilità di sofferenza sconfinata che gli uomini non conoscono forse perché sono più forti di salute o più in gamba a dimenticare se stessi e a identificarsi con lavoro che fanno, più sicuri di sé e più padroni del proprio corpo e della propria vita e più liberi. Le donne incominciano nell’adolescenza a soffrire e a piangere in segreto nelle loro stanze, piangono per via del loro naso o della loro bocca o di qualche parte del loro corpo che trovano che non va bene , o piangono perché pensano che nessuno le amerà mai o piangono perché hanno paura di essere stupide o perché hanno pochi vestiti; queste sono le ragioni che danno a loro stesse ma sono in fondo solo dei pretesti e in verità piangono perché sono cascate nel pozzo e capiscono che ci cascheranno spesso nella loro vita e questo renderà loro difficile combinare qualcosa di serio.
         Le donne pensano molto a loro stesse e ci pensano in modo doloroso e febbrile che è sconosciuto a un uomo. Le donne hanno dei figli, e quando hanno il primo bambino comincia in loro una specie di tristezza che è fatta di fatica e di paura e c’è sempre anche nelle donne più sane e tranquille. È la paura che il bambino si ammali o è la paura di non avere denaro abbastanza per comprare tutto quello che serve al bambino, o è la paura d’avere il latte troppo grasso o d’avere il latte troppo liquido, è il senso di non poter più girare tanto i paesi se prima si faceva o è il senso di non potersi più occupare di politica o è il senso di non poter più scrivere o di non poter più dipingere come prima o di non poter più fare delle ascensioni in montagna per via del bambino, è il senso di non poter disporre della propria vita, è l’affanno di doversi difendere dalla malattia e dalla morte perché la salute e la vita della donna è necessaria al suo bambino.
           Le donne sono una stirpe disgraziata e infelice con tanti secoli di schiavitù sulle spalle e quello che devono fare è difendersi dalla loro malsana abitudine di cascare nel pozzo ogni tanto, perché un essere libero non casca quasi mai nel pozzo e non pensa così sempre a se stesso ma si occupa di tutte le cose importanti e serie che ci sono al mondo e si occupa di se stesso soltanto per sforzarsi di essere ogni giorno più libero. Così devo imparare a fare anch’io per prima perché se no certo non potrò combinare niente di serio e il mondo non andrà mai avanti bene finché sarà così popolato d’una schiera di esseri non liberi.”

Natalia Ginzburg, Un’assenza.Racconti, memorie, cronache
 (a cura di D. Scarpa), Einaudi, Torino, 2016

martedì 15 novembre 2022

Ritagli di universo

        Non sapeva esattamente quando lo aveva capito. Certo, alcuni frangenti l’avevano aiutata: anni fa, ad esempio, le era stata regalata una macchina fotografica e alcuni suggerimenti. A poco a poco, qualcosa andava germogliando e bussava con discrezione per nascere. Finché, un giorno, la folgorazione: fotografare era un po' come scrivere. Ritagliare un pezzo di mondo, conferirgli una forma e lasciare che, per un istante, diventasse ‘figura’ rispetto allo sfondo… 
      Se di parole però nostra signora capiva qualcosa, sapeva bene di essere una sprovveduta nella tecnica fotografica. E al momento utilizzava solo un modesto cellulare per scattare le foto. Ma per adesso le importava poco: ciò che più conta è il sacro fuoco che sente dentro, l’urgenza assoluta di immortalare attimi fuggenti nel vasto mare dell’essere.  Ora si sente ‘a casa’ in campi espressivi complementari e diversi. E sa che, negli spicchi di universo, ci si ritrova: in dissolvenza, panici, luminosi…

Maria D’Asaro

















foto mari@dasolcare

domenica 13 novembre 2022

Servillo, Ficarra, Picone: strani e vincenti

       Palermo – Grande successo di pubblico per “La Stranezza”, il film di Roberto Andò uscito nelle sale giovedì 27 ottobre. “Il film è nato dal desiderio di fare una commedia originale con un cast potente e inedito; un risultato così importante al botteghino in un periodo difficile è già un premio", ha dichiarato il regista. 
       A Palermo, nelle due domeniche successive all’uscita del film, gli spettatori interessati hanno trovato a stento un posto in cinema strapieni, nonostante la pellicola venisse proiettata in varie sale cinematografiche della città. Quali le ragioni di questo trionfo, che assegna al lavoro di Roberto Andò il primato di miglior debutto cinematografico dell’anno? (su il Punto Quotidiano)

Maria D'Asaro, il Punto Quotidiano, 13.11.22

venerdì 11 novembre 2022

Sono siciliano, ma poteva andarmi peggio...

        Chi, come la scrivente, ha avuto la fortuna di leggere la poliedrica e nutriente produzione saggistica di Augusto Cavadi, sa che essa è composta da testi diversi per ‘peso’ e tipologia di approfondimento. 
       Se è consentito l’ardito confronto tra i vari libri dell’autore e le taglie dei vestiti, Cavadi potrebbe essere definito un saggista ‘sarto’, in grado di confezionare poderosi libri ‘large’ come Mosaici di saggezze, Il Dio dei mafiosi, In verità ci disse altro… saggi ‘medium’, come Il Dio dei leghisti, Presidi da bocciare, Quel maledetto 1992… libretti ‘small’ come Filosofare in carcere, La mafia spiegata ai turisti, Né Principi azzurri né Cenerentole
    I lettori/fruitori delle diverse ‘taglie’ letterarie hanno sperimentato e continuano a sperimentare che tutti i suoi prodotti sono comunque caratterizzati dal filo rosso della qualità e della fruibilità dei contenuti.
      Sono siciliano ma poteva andarmi peggio (Di Girolamo, Trapani 2022, euro 9,90) rientra nella categoria ‘small’: il libretto pocket (92 paginette) raccoglie....(continua su  Zero Zero News)

Maria D'Asaro, 11.11.22



martedì 8 novembre 2022

La gentilezza ci salverà...

   
     "La gentilezza ci consente di allentare le continue difficoltà della vita, di essere aperti agli stati d’animo e alla sensibilità degli altri, di interpretare le richieste di aiuto che giungano non tanto dalle parole quanto dagli sguardi e dai volti degli altri: familiari, o sconosciuti. 
     La gentilezza è un fare e un rifare leggera la vita, ferita continuamente dall'indifferenza e dalla noncuranza, dall’egoismo e dalla idolatria del successo, e salvata dalla gentilezza nella quale confluiscono, in fondo, timidezza e fragilità, tenerezza e generosità, mitezza e compassione, altruismo e sacrificio, carità e speranza. 
      Ma la gentilezza è un ponte anche perché ci fa uscire dai confini del nostro io, della nostra soggettività, e ci fa partecipare della interiorità, della soggettività, degli altri; creando invisibili alleanze, invisibili comunità di destino, che allentano la morsa della solitudine, e della disperazione, aprendo i cuori ad una diversa speranza, e così ad una diversa forma di vita."

Eugenio Borgna, La dignità ferita,  Feltrinelli, MIlano, 2013

(Qui un profilo del prof. Borgna)