Palermo – “La fotografia etica è una fotografia dove i fotografi arrivano nei luoghi, mettono i loro piedi negli spazi… Non è fotografia generata attraverso l’Intelligenza artificiale, ma è una fotografia di pazienza, molto lenta, che racconta quello che avviene in diversi angoli del nostro pianeta…È una fotografia meravigliosa che noi ci sentiamo di sostenere proprio per il modo in cui viene fatta, anche per il rispetto che viene portato dai fotografi verso le specie, verso gli animali e verso i luoghi in cui loro si muovono”. Così il 24 aprile scorso la curatrice Laura Covelli ha presentato al Telegiornale scientifico Leonardo la mostra “The Nature of Hope – Un tributo a Jane Goodall e alle donne che ha ispirato”, inaugurata a Cremona già il 7 marzo scorso e visitabile fino al 17 maggio all’interno del Palazzo vescovile.
Molte foto in esposizione sono opera di Michael “Nick” Nichols, fiore all’occhiello del National Geographic e tra i più celebri fotografi naturalisti al mondo. Nichols ha accompagnato Jane Goodall per decenni, documentando non solo le sue scoperte nel Gombe Stream National Park, ma anche i suoi momenti di vicinanza e quasi di connessione spirituale con gli scimpanzé: tra essi c’è lo scatto in cui Nichols ritrasse l’attimo in cui uno scimpanzè, in uno zoo del Congo, sfiora i capelli di Jane.
Jane Goodall, con le sue decennali osservazioni degli scimpanzè (che chiamava con nome e non attribuendo loro un numero) ha rivoluzionato il nostro modo di intendere il rapporto tra uomo e animali e ha dimostrato che il confine tra noi e gli scimpanzé è molto meno marcato di quanto pensiamo.
In una precedente intervista, pubblicata nel sito della diocesi di Cremona, Laura Covelli ha evidenziato l’importanza della mostra, incentrata sul mondo naturale, attraverso la figura straordinaria di Jane Goodall. “Jane (continua su il Punto Quotidiano)
Maria D'Asaro, 3 maggio 2026, il Punto Quotidiano

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