Palermo – “Ricordati di ricordare/coloro che caddero/lottando per costruire/un’altra storia/e un’altra terra/ricordali uno per uno/perché il silenzio/non chiuda per sempre/la bocca dei morti/e dove non è arrivata/la giustizia/arrivi la memoria/e sia più forte/della polvere/e della complicità”.
Con quest’invocazione poetica, un invito pressante e accorato a ricordare chi è stato ucciso dalla mafia, si apre il primo dei due “pizzini della NoMafia” (Di Girolamo, Trapani, 2026) che s’intitola appunto Ricordati di ricordare. Ne è autore Umberto Santino, uno dei maggiori studiosi italiani della mafia, fondatore a Palermo, con la moglie Anna Puglisi, del Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato e poi del No Mafia Memorial.
Perché il nome ‘pizzini’ a questi piccoli libretti, dal formato tascabile cm 10x15?
Perché, come è scritto in terza di copertina in Ricordati di ricordare, si tratta di ‘pizzini al contrario’: “non messaggi segreti tra mafiosi, ma messaggi pubblici e trasparenti, rivolti a cittadini, scuole, associazioni… Pensati per stare in tasca e arrivare ovunque, i Pizzini della NoMafia sono libri che illuminano coscienze contro il buio dell’omertà”.
“La lotta alla mafia comincia dalla memoria… La memoria è il primo atto di resistenza civile…Ricordare significa custodire i nomi, i volti, le storie: significa restituire dignità a chi è stato colpito dalla violenza mafiosa e responsabilità a chi oggi vive in una società civile che non può permettersi l’oblio” si legge poi in quarta di copertina.
La lirica di Umberto Santino, che snocciola (continua su il Punto Quotidiano)
Maria D'Asaro, 17 maggio 2026, il Punto Quotidiano

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