sabato 3 ottobre 2026

Carezze di luce al Cantico delle creature

     Grazie a Bice che mi ha coinvolta in questa sua preziosa iniziativa: proporre alcuni suoi quadri come ‘sfondo’ al Cantico delle creature, le magnifiche parole di lode a Dio e al creato composte da san Francesco nel 1224, prima insuperabile opera poetica nella nostra Letteratura italiana. 
    Come ho scritto nella presentazione del testo, la composizione artistica ideata da Bice è assai felice: le lasse francescane sono punti cardinali a cui collegare i suoi dipinti: ‘carezze di luce’ che illuminano e danno consistenza pittorica ai vari elementi naturali contenuti nel prezioso cantico di lode.
Nell’accostamento tra il Cantico delle creature e i dipinti di Bice, sottolineo la quasi ‘rarefazione dell’umano’: l’umanità certamente è presente, ma in posizione decentrata, collocata in un contesto naturale, vibrante, panico e divino insieme. 
      Credo che san Francesco voglia suggerirci ancora oggi, infatti, che ci salviamo se non mettiamo il nostro io al centro, ma se ci sentiamo parte della Natura e di un Mistero che ci comprende, di una Fonte originaria e unitaria della quale siamo impastati e di cui respiriamo la Ruah.
    Scrive Stefano Mancuso nel suo testo Il Cantico della terra che per san Francesco “solo l’amore, per loro come per tutti gli altri fratelli e sorelle, tutti gli esseri viventi con i quali condividiamo la casa comune, ci permetterà di affrontare, con ragionevoli speranze di successo, il nostro viaggio nel futuro”.
     Il Cantico ci richiama alla contemplazione, all’uso povero delle risorse, alla conversione: ecologica, umana, religiosa: alla restaurazione di un rapporto di fiducia e di affetto reciproco fra gli uomini e ogni altra forma di vita.
    Allora, il testo suggestivo e prezioso del Cantico delle creature corredato dal tocco pittorico delicato e sapiente di Bice è un invito a essere cooperanti, costruttori di comunità e ad abbracciare  il messaggio di salvezza, di pace, di cura e di amore di san Francesco: l’unico modo possibile di onorarlo davvero come patrono d’Italia.

Maria D'Asaro
 

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