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| Banksy: il bambino e la neve |
"C’è un bambino che dorme. Stringe un orsetto senza un occhio, ha una coperta troppo corta e la certezza – che solo i bambini possiedono – che domani esisterà. Questa certezza è la cosa più preziosa che abbiamo. E siamo disposti a spegnerla per un pezzo di terra. Non è sempre stato così. Per secoli l’Europa, con tutte le sue colpe e tra errori e roghi, ha elaborato un’idea altissima e fragilissima: che ogni uomo valga in quanto uomo. Che la vita non sia proprietà del sovrano, della nazione, dell’esercito, della storia; che la vita non sia merce, che nessun trono, nessuna patria, nessun profitto possa esigere in cambio un innocente. Poi, certo, l’Europa ha tradito mille volte quei valori. Ha fatto guerre, ha colonizzato, ha massacrato, ha sfruttato. Ma quell’idea è stata la sua ferita e la sua grandezza: aver saputo dire «non si deve» persino al proprio potere. Quello era il valore primo. Tutto il resto – confini, ricchezze, bandiere – veniva dopo, e si inchinava.
Oggi l’ordine è capovolto. Il confine viene prima dell’uomo. Il prestigio prima del pane. L’etnia prima del volto. L’«interesse strategico» è diventato una divinità antica che pretende i suoi sacrifici, e i sacrificati sono sempre gli stessi: quelli che non hanno deciso nulla. Si difende una linea sulla carta e si perde ciò che la linea doveva proteggere. Un confine è un’idea. Un bambino è una persona.
È questa l’inversione: ciò che era mezzo è diventato fine, e ciò che era fine è diventato mezzo. Lo Stato, le frontiere, le armi erano strumenti per garantire la vita dei cittadini. Ora sono i cittadini a essere strumenti – carne, numeri, consenso – per garantire lo Stato, le frontiere, le industre delle armi. Un popolo chiamato a morire per difendere ciò che dovrebbe difendere lui: ecco il paradosso che ci governa, e che chiamiamo realismo. (continua qui)
Francesco Coniglione, Aldous Blog

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