Genova – Domenica 11 ottobre, in occasione delle Giornate d’autunno del FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano), a Genova è stato possibile visitare il cimitero monumentale di Staglieno con accesso a due luoghi di soliti chiusi, il Pantheon e la tomba di Giuseppe Mazzini, e fruire anche di una speciale visita guidata ai Porticati inferiori.
Quello di Staglieno, situato a levante della città, nella valle formata dal torrente Bisagno, è uno dei cimiteri monumentali più rinomati d'Europa; Hemingway lo definì “una delle meraviglie del mondo.”
Per esprimere le intense emozioni provate nella visita al cimitero, chi scrive fa sue le espressioni di Giulia Brioschi lette in rete: “Il Cimitero Monumentale di Staglieno è uno di quei luoghi in cui il tempo sembra rallentare… La visita richiede almeno 1–2 ore, ma spesso si finisce per restare più a lungo, guidati dal silenzio e dalla straordinaria densità delle sue opere. Tra viali alberati e porticati solenni si apre un museo a cielo aperto: sculture monumentali, angeli, cappelle e statue che raccontano il rapporto profondo tra memoria, amore e perdita. Ogni dettaglio sembra sospeso tra realismo e teatralità, in un dialogo continuo tra arte e vita. Staglieno non è solo un cimitero, ma un paesaggio emotivo...”
Un luogo davvero affascinante e suggestivo, dunque, con una sua magia nascosta, che induce meditazioni forse scomode, ma pregne di saggezza, che suscitano uno sguardo sull’esistenza caratterizzato da una riconquistata essenzialità.
Dopo l'editto napoleonico di Saint-Cloud del 1804, che vietava le sepolture nelle chiese e nei centri abitati, il cimitero di Staglieno fu progettato nel 1835 dall'architetto Carlo Barabino; ma, dopo la sua morte prematura, fu realizzato dall’allievo e collaboratore Giovanni Battista Resasco e aperto il 2 gennaio 1851.
Via via ampliato nel tempo, oggi è esteso circa 330.000 mq: comprende anche un cimitero ebraico, uno musulmano, uno protestante, uno inglese.
Opera dello scultore Santo Varni, al centro del cimitero si erge la statua della Fede, alta nove metri, dietro la quale, con una maestosa scalinata, c’è il Pantheon (o Cappella dei Suffragi), che ospita le tombe di genovesi illustri.
Vicino al Pantheon, nell’area del Boschetto irregolare, c’è la tomba/mausoleo di Giuseppe Mazzini, in stile neoclassico, scavata direttamente nella roccia. Sul fronte dell'ingresso due colonne doriche sostengono l'architrave e immettono nel piccolo atrio dal quale si accede alla cripta. Nella recinzione antistante il mausoleo si trova la tomba della madre di Mazzini, Maria Drago; intorno c’è il Boschetto dei Mille, nel quale sono sepolti vari protagonisti del Risorgimento italiano.
Nel Boschetto irregolare c’è anche la cappella della famiglia Raggio, progettata da Luigi Rovelli, nota come ‘Duomo di Milano’ per la somiglianza con la cattedrale milanese.
Difficile sintetizzare il fascino potente della visita guidata alle tombe dei porticati inferiori, espressione del cosiddetto realismo borghese, che caratterizza lo stile della prima fase scultorea dei monumenti di Staglieno.
Come sottolinea Wikipedia “Le numerose statue funerarie e cappelle – opere prevalentemente di scultori genovesi – sia pure costruite in stili differenti, restituiscono all'insieme del complesso un importante valore sotto l'aspetto dell'architettura e scultura funebre”. “Spesso, nelle tombe, molte delle quali immortalate in fotografia dal famoso fotografo Alfred Noack, il defunto è ritratto circondato dai propri cari, ma anche da altre persone; viene quindi interpretato come una figura patriarcale e positiva, tipica di chi finalmente si è guadagnato il giusto riposo dopo una alacre vita di lavoro”.
Con le sculture funebri, la borghesia genovese desiderava perpetuare la propria memoria e la propria visione del mondo.
Verso la fine dell’ottocento, al realismo borghese subentrerà la tendenza liberty e la sensibilità decadente: verrà evidenziato lo stretto legame tra amore/vita e morte, oltre la quale non c’è più la certezza di un aldilà cristiano. Gli angeli e le figure femminili che segnano le tombe hanno ormai un aspetto enigmatico, triste o addirittura disperato.
Secondo molti critici, l’affascinante e inquietante angelo androgino sulla tomba della famiglia di Francesco Oneto, ricco commerciante e presidente della Banca Generale - tomba che si trova al porticato superiore di ponente - rappresenterebbe il "punto di rottura" storico nel passaggio da quella visione salda della morte, che trovava nel realismo il linguaggio più congeniale, a quella permeata di dubbi che sfocerà nel clima decadente-simbolista. L’angelo, realizzato dallo scultore Giulio Monteverde, perde la connotazione cristiana di guida verso il paradiso per divenire testimone del mistero del nulla: infatti non offre gesti consolatori, ma appare lontano e imperturbabile.
Nella visita ai porticati inferiori, Linda Schichter, guida davvero speciale, ha innanzitutto sottolineato (continua ne Il Punto Quotidiano)
Maria D'Asaro, 1 novembre 2026, il Punto Quotidiano



