giovedì 5 novembre 2026

Due sorelline e Francesco Guccini

       “Sai, c’è un cantautore bravissimo, l’ho ascoltato stanotte. Si chiama Francesco Puccini o qualcosa del genere…”
     A nostra signor(in)a Guccini fu presentato da sua sorella, por la noche di mille anni fa. Perché la sua sorellina a volte vegliava hasta muy tarde, ascoltando la radio, mentre lei era amante di Morfeo, tra le cui braccia stava il più possibile.
      Così, ai tempi del liceo (scientifico per Sally, classico per nostra signorina), Francesco Guccini divenne una delle colonne sonore della loro vita, con la sua musica struggente e la magia sospesa delle sue canzoni...

Grazie Salluccia. Grazie Guccini.

Lo sento da oltre il muro che ogni suono fa passare,
l' odore quasi povero di roba da mangiare,
lo vedo nella luce che anch' io mi ricordo bene
di lampadina fioca, quella da trenta candele,
fra mobili che non hanno mai visto altri splendori,
giornali vecchi ed angoli di polvere e di odori,
fra i suoni usati e strani dei suoi riti quotidiani:
mangiare, sgomberare, poi lavare piatti e mani.

Lo sento quando torno stanco e tardi alla mattina
aprire la persiana, tirare la tendina
e mentre sto fumando ancora un'altra sigaretta,
andar piano, in pantofole, verso il giorno che lo aspetta
e poi lo incontro ancora quando viene l' ora mia,
mi dà un piacere assurdo la sua antica cortesia:
"Buon giorno, professore. Come sta la sua signora?
E i gatti? E questo tempo che non si rimette ancora..."

Mi dice cento volte fra la rete dei giardini
di una sua gatta morta, di una lite coi vicini
e mi racconta piano, col suo tono un po' sommesso,
di quando lui e Bologna eran più giovani di adesso...

Io ascolto e i miei pensieri corron dietro alla sua vita,
a tutti i volti visti dalla lampadina antica,
a quell' odore solito di polvere e di muffa,
a tutte le minestre riscaldate sulla stufa,
a quel tic-tac di sveglia che enfatizza ogni secondo,
a come da quel posto si può mai vedere il mondo,
a un' esistenza andata in tanti giorni uguali e duri,
a come anche la storia sia passata fra quei muri...

Io ascolto e non capisco e tutto attorno mi stupisce
la vita, com'è fatta e come uno la gestisce
e i mille modi e i tempi, poi le possibilità,
le scelte, i cambiamenti, il fato, le necessità
e ancora mi domando se sia stato mai felice,
se un dubbio l' ebbe mai, se solo oggi si assopisce,
se un dubbio l' abbia avuto poche volte oppure spesso,
se è stato sufficiente sopravvivere a se stesso...

Ma poi mi accorgo che probabilmente è solo un tarlo
di uno che ha tanto tempo ed anche il lusso di sprecarlo:
non posso o non so dir per niente se peggiore sia,
a conti fatti, la sua solitudine o la mia...

Diremo forse un giorno: "Ma se stava così bene..."
Avrà il marmo con l' angelo che spezza le catene
coi soldi risparmiati un po' perchè non si sa mai,
un po' per abitudine: "eh, son sempre pronti i guai" .
Vedremo visi nuovi, voci dai sorrisi spenti:
"Piacere", "E' mio", "Son lieto", "Eravate suoi parenti?"
E a poco a poco andrà via dalla nostra mente piena:
soltanto un' impressione che ricorderemo appena... 

(Via Paolo Fabbri 43,1976) 




Da morte nera e secca, da morte innaturale
Da morte prematura, da morte industriale
Per mano poliziotta, di pazzo generale
Diossina o colorante, da incidente stradale
Dalle palle vaganti d'ogni tipo e ideale
Da tutti questi insieme e da ogni altro male
Libera, libera, libera, libera nos Domine

Da tutti gli imbecilli d'ogni razza e colore
Dai sacri sanfedisti e da quel loro odore
Dai pazzi giacobini e dal loro bruciore
Da visionari e martiri dell'odio e del terrore
Da chi ti paradisa dicendo è per amore
Dai manichei che ti urlano: "O con noi o traditore"
Libera, libera, libera, libera nos Domine

Dai poveri di spirito e dagli intolleranti
Da falsi intellettuali, giornalisti ignoranti
Da eroi, navigatori, profeti, vati, santi
Dai sicuri di sé, presuntuosi e arroganti
Dal cinismo di molti, dalle voglie di tanti
Dall'egoismo sdrucciolo che abbiamo tutti quanti
Libera, libera, libera, libera nos Domine

Da te, dalle tue immagini e dalla tua paura
Dai preti d'ogni credo, da ogni loro impostura
Da inferni e paradisi, da una vita futura
Da utopie per lenire questa morte sicura
Da crociati e crociate, da ogni sacra scrittura
Da fedeli invasati d'ogni tipo e natura,
Libera, libera, libera, libera nos Domine
Libera, libera, libera, libera nos Domine

(Amerigo, 1978)



Cinque anatre volano a sud
Molto prima del tempo l'inverno è arrivato
Cinque anatre in volo vedrai
Contro il sole velato, contro il sole velato
Nessun rumore sulla taiga
Solo un lampo, un istante ed un morso crudele
Quattro anatre in volo vedrai
Ed una preda cadere, ed una preda cadere

Quattro anatre volano a sud
Quanto dista la terra che le nutriva
Quanto la terra che le nutrirà
E l'inverno già arriva, e l'inverno già arriva
Il giorno sembra non finire mai
Bianca fischia ed acceca nel vento la neve
Solo tre anatre in volo vedrai
E con un volo ormai greve, e con un volo ormai greve

A cosa pensan nessuno lo saprà
Nulla pensan l'inverno e la grande pianura
E a nulla il gelo che il suolo spaccherà
Con un gridare che dura, con un gridare che dura
E il branco vola, vola verso sud
Nulla esiste più attorno se non sonno e fame
Solo due anatre in volo vedrai
Verso il sud che ora appare, verso il sud che ora appare

Cinque anatre andavano a sud
Forse una soltanto vedremo arrivare
Ma quel suo volo certo vuole dire
Che bisognava volare, che bisognava volare
Che bisognava volare, che bisognava volare

(Amerigo, 1978)


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