lunedì 20 luglio 2026

Laghetti di Marinello, la Natura fa miracoli

        Palermo – L’ecosistema dei laghetti di Marinello, che si trova all’interno del comune di Patti, in provincia di Messina, è una formazione geologica assai rara, posta alla base di una costa rocciosa a picco sul mare: una lunga striscia di sabbia e di ghiaia, che si è depositata a poco a poco da una frana originata da un terremoto di venti secoli fa. 
     “Ci sono voluti circa duemila anni perché si venisse a formare quello che ammiriamo oggi, l’emersione di questa lingua di sabbia che, venuta alla luce circa 200 anni fa, ha avuto origine però nel primo secolo dopo Cristo” – ha spiegato il geologo Francesco Gregorio al TG regionale siciliano, nello scorso mese di giugno.
Il trasporto sulla costa di sabbia e ghiaia è dovuto ai movimenti del fondale marino, soggetto all'azione e alle correnti del Mar Tirreno. Sulle pareti prospicienti sono presenti diverse grotte.
Il riconoscimento geologico ‘ufficiale’ della striscia di terra sabbiosa via via emersa è avvenuto nel 1877, quando la particolare area marina è stata tenuta a battesimo dall’Istituto Idrografico della Marina, che ha riconosciuto la ‘novità’ della formazione geo-morfologica che negli anni aveva preso consistenza.
   Situata sotto il promontorio del Santuario di Tindari, l'area lagunare di Marinello continua tuttora  a subire variazioni morfologiche che modificano la costa, movimenti che, su questa particolare lingua sabbiosa, hanno dato origine  a dei laghetti salmastri.
      La giornalista Antonella Gurrieri, nel corso del citato TG regionale, ha precisato che sino a qualche anno fa i laghetti erano sette e che sono le maree e le correnti del Tirreno ad alimentarli o svuotarli fondendosi con la battigia, ridefinendo ambiente ed ecosistema. Oggi, incastonati nel territorio in modo suggestivo, sono rimasti solo quattro laghetti salmastri, che fanno parte della Riserva naturale orientata Laghetti di Marinello, un'area naturale protetta istituita nel 1998 e vasta oltre 400 ettari. 
Si tratta di un ecosistema assai raro, che presenta una flora tipica comprendente caprifoglio mediterraneo, cavolo biancastro, garofano delle rupi, elicriso, fieno di mare.
     Per quanto concerne l'ittiofauna segnalata nella riserva, si menzionano il ghiozzetto macrocefalo, un piccolo ghiozzo che vive a modeste profondità sui fondali fangosi del laghetto "Verde", l'anguilla, il latterino capoccione, il cefalo bosega, il ghiozzo nero, il ghiozzetto minuto, la bavosa pavone e il pesce ago. Negli ambienti con più pronunciata  salinità marina si possono trovare  il grongo, la spigola e la mormora. 
Per i potenziali visitatori, la riserva naturale con i laghetti di Marinello non è difficile da raggiungere: sia in treno, in quanto la stazione ferroviaria di Oliveri/Tindari è posta a soli settecento metri dalla riserva, lungo la ferrovia Messina-Palermo; oppure in auto, percorrendo l’autostrada A20 Messina-Palermo, uscendo al casello autostradale per ‘Falcone’ e seguendo poi le indicazioni per Oliveri. Arrivati ad Oliveri, bisogna immettersi nella SP 106.
   “È un ecosistema complesso, un’integrazione di ambiente diversi, che coesistono e si integrano perfettamente – ha affermato la dottoressa Maria Maisano, biologa marina – Con la rupe del costone roccioso, su cui si erge il santuario di Tindari, coesiste tutta la parte lagunare, salmastra e poi la parte sabbiosa e marina”. Alla giornalista Antonella Gurrieri che le chiedeva quanti di questi ecosistemi esistano nel mondo, la biologa ha risposto che sicuramente nella terra ce ne sono degli altri, ma che in Italia i laghetti di Marinello sono unici nel loro genere.

Maria D'Asaro, 19 luglio 2026, il Punto Quotidiano

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