“Una vita straordinaria ed inimitabile, quella di Alex: ricca di cultura e di esperienze, di impegno e di riflessione, di militanza e di contemplazione, di laicità e anche di intensa religiosità, di studio e di feconda operatività, di profezia e di realismo, di politica rigorosa ma anche di irriducibile “impoliticità”. Parlare di lui come di un ecologista, di un ambientalista, di un pacifista, corrisponde al vero, ma è anche troppo riduttivo. Alex era molto di più e di diverso di tutto questo: era una sorta di testimone e di profeta del nostro tempo. E, come tutti i profeti, ha indicato la direzione verso il futuro, lo ha addirittura anticipato in molte sue idee e in molte sue scelte, ma ha “dovuto” (e voluto, ahimé) fermarsi sulla sua soglia: senza poter vedere e raggiungere la “terra promessa” (o, per chi crede, l’ha effettivamente raggiunta in un’altra dimensione)”.
Così scriveva l’amico Marco Boato nel 2005, in un libriccino Le parole del commiato, 10 anni dopo che Alex si era tolto la vita impiccandosi il 3 luglio 1995 a un albero di albicocco.
Alex aveva lasciato 3 biglietti, uno con queste parole: «I pesi mi sono divenuti davvero insostenibili, non ce la faccio più. Vi prego di perdonarmi tutti anche per questa mia dipartita. Un grazie a coloro che mi hanno aiutato ad andare avanti. Non rimane da parte mia alcuna amarezza nei confronti di coloro che hanno aggravato i miei problemi. “Venite a me, voi che siete stanchi ed oberati”. Anche nell’accettare questo invito mi manca la forza. Così me ne vado più disperato che mai. Non siate tristi, continuate in ciò che era giusto»
In partenza per Gerusalemme, il 5 dicembre 1992, , Alex aveva scritto in tedesco questi versi suggestivi e, ahimè, quasi anticipatori (qui proposti nella traduzione di Antonio Saluzzi):
Partendo verso la Terra Promessa egli si chiese:
“Con quale vestito? con quale bagaglio?
e a quale scopo?
per quanto tempo davanti al Muro del pianto?
intanto, abbandonati a se stessi i topi cosa mangeranno?
e chi li afferrerà
quando se la svigneranno alla festa del patrono?
chi andrà a vedere se tutto è in ordine?”
Tormentato da tali pensieri
e chiudendo a fatica il suo zaino ha dato l’addio a tutti.
E ora viaggia come si deve....
Purtroppo amici, amiche, moglie, compagni non sono riusciti a cogliere i semi di disperazione che Alex aveva fatto intravedere tante volte, come quando, nel 1992, al funerale di Petra Kelly e Gert Bastian, disse:
“Forse è troppo arduo essere individualmente degli ‘Hoffnungsträger’, portatori di speranza: troppe le attese che ci si sente addosso, troppe le inadempienze e le delusioni che inevitabilmente si accumulano, troppe le invidie e le gelosie di cui si diventa oggetto, troppo grande il carico di amore per l’umanità e di amori umani che si intrecciano e non si risolvono, troppa la distanza tra ciò che si proclama e ciò che si riesce a compiere.”
Caro Alex, oggi però vogliamo ricordarti vivo… perché, come ha scritto Giuliana Martirani:
Non muori nel nostro cuore, Alex,
col tuo dolce sorriso sempre accennato,
col tuo protenderti all’altro, anche fisicamente,
ad ascoltarlo innanzitutto e poi incoraggiarlo
e poi a progettare insieme per far più giusto il mondo.
Non muori neI nostro cuore, Alex,
finché non vivrà anche solo l’ultimo Indio in Amazzonia,
finché non ci sarà più guerra a Sarajevo,
e nelle piccole scuolette del Kossovo, divise da muri di cemento etnico.
Non muori nel nostro cuore, Alex.
Finché non ci sarà pace tra le etnie,
o nei campi di grano e nei frutteti non ci saranno più veleni,
finché i lupi economici che divorano il mondo
non saranno diventati agnelli mansueti
che amano la Terra ed ogni sua creatura.
Non muori nel nostro cuore, Alex.
finché non ci sarà quel mondo bello
per cui continuamente tu lottasti.
più lento più dolce e più profondo,
il mondo tranquillo dei grandi ideali realizzati,
il mondo che sa amar teneramente.
come tranquillo e tenero eri tu,
uomo dagli ideali troppo grandi
nel tuo corpo smilzo e nella nostra Storia così fragile.
Non muori nel nostro cuore, Alex.
tu che hai portato su di te il peso del mondo.
Altri prima di te morirono sotto quel peso uccisi da quei pesi,
o dai mille poteri che creano quei pesi.
Anche morendo, però,
teneramente hai amato tutti... ed il futuro,
raccomandandolo a noi, tuoi compagni di speranza,
e non buttando su nessun altro i pesi,
anzi chiedendo scusa, con la tua ultima carezza a noi,
come facevi tu, con accorato sussiego,
timoroso di addolorare troppo con questa tua morte assurda,
tu che hai amato tanto la Vita
fino a morirne...
Giuliana Martirani La tua ultima carezza (in Azione nonviolenta 8/9,1995)
(Ad Alex ho scritto una lettera postuma, qui)



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