lunedì 31 agosto 2026

30 agosto 1916 - 30 agosto 2026 (più uno): l'indomito Shackleton

       Nostra signora aveva in mente altri post per chiudere questo mese di agosto, terribile e indomito.
Ieri, un flash: ecco cosa le ricordava il
30 agosto... 
    Esattamente 110 anni fa, il 30 agosto 1916, come cantava divinamente Francuzzo Battiato in Gommalacca “Una catastrofe psico-cosmica mi sbatte contro le mura del tempo. Sentinella, che vedi? (…) Durante la grande guerra nel gennaio del 1915, un forte vento spingeva grandi blocchi di ghiaccio galleggianti imprigionando per sempre la nave dell'audace capitano Shackleton”.
La storia: Il 9 agosto 1914 Ernest Shackleton salpò da Plymouth per la sua terza missione con la nave Endurance. Il 10 gennaio 1915 l’Endurance raggiunse il mare di Weddell; ma il 19 rimase incastrata nella banchisa, andando alla deriva, finché il 27 ottobre, dieci mesi dopo, dovette essere abbandonata: il 21 novembre la nave fu completamente distrutta dalla pressione del ghiaccio. Shackleton e l’equipaggio si trasferirono sulla banchisa, in un accampamento d'emergenza chiamato "Ocean Camp", dove rimasero fino al 29 dicembre, quando furono costretti a spostarsi, con tre scialuppe di salvataggio, su un altro lastrone di banchisa battezzato “Patience Camp”. Vi rimasero fino all'8 aprile 1916 ma, quando il lastrone incominciò a sciogliersi, nonostante le terribili condizioni avverse,  navigarono a bordo dello loro scialuppe e raggiunsero così l'isola Elephant. Poiché le probabilità che qualcuno li soccorresse nell’isola erano nulle, per cercare aiuto Shackleton decise quindi di raggiungere la Georgia del Sud (distante circa 1.600 km), utilizzando la scialuppa migliore, insieme a cinque uomini. I sei salparono il 24 aprile 1916 e riuscirono ad attraccare nella parte meridionale dell'isola, dopo 15 giorni di navigazione in condizioni meteorologiche pessime. 
    Da qui Shackleton, con due compagni, in sole 36 ore fu capace di attraversare 30 miglia di montagne e ghiacciai inesplorati della Georgia del Sud per raggiungere il 20 maggio la stazione baleniera di Stromness, sulla costa settentrionale. Da lì organizzò il soccorso degli uomini rimasti sull'isola di Elephant che furono tratti in salvo, al quarto tentativo, il 30 agosto 1916, col rimorchiatore cileno Yelcho.
   L’incredibile impresa viene cantata così da Battiato: “Su un piccolo battello, con due soli compagni, navigò fino a raggiungere la Georgia Australe; mentre i 22 superstiti dell'isola Elefante sopportavano un tremendo inverno. (…) Ma il 30 agosto 1916, il leggendario capitano, compariva a salvarli con un'altra nave.”

Quando ci lamentiamo per difficoltà e problemi insorgenti, andiamo col pensiero all’indomito Shackleton: se è stato capace di salvare sé stesso e i compagni, in quel lembo tremendo di terra, forse qualcosa di buono e di salvifico possiamo farlo anche noi…



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