Palermo – Il nome con cui viene di solito indicato è inesatto: in Sicilia infatti viene chiamato gelo di melone (o mellone, perché nell’isola si tende a raddoppiare molte consonanti) un delizioso dolce estivo, che si gusta per tradizione a Ferragosto, dessert che però non è un gelato e non ha a che fare con un melone.
Il perché dell’inesattezza linguistica si spiega così: viene chiamato gelo anziché dessert perché in ogni caso va consumato freddo; viene detto di melone anziché di anguria perché nel dialetto siciliano l’anguria è impropriamente appellata ‘muluni’.
Portato in Sicilia da popolazioni albanesi che, si stabilirono nell'entroterra palermitano, il gelo di melone è una gelatina che si ricava dalla polpa dell’anguria, con un procedimento così semplice che si può fare anche a casa: si tratta infatti di trasformare in succo l’anguria, dopo averne ovviamente tolto la buccia e i semi. La polpa va quindi frullata e, se si ambisce alla perfezione, va anche filtrata con un colino per eliminare ogni residuo di fibra.
Il succo così ottenuto va versato in un tegame a cui si aggiunge dell’amido e dello zucchero, avendo cura di mescolare bene i tre ingredienti per ottenere un composto omogeneo e ben amalgamato. Per ogni litro di succo, gli esperti suggeriscono di aggiungere 100 grammi di zucchero e 80 grammi di amido, che può essere di frumento o, meglio, di mais (la cosiddetta maizena) se il dolce dessert deve essere mangiato anche da persone con celiachia. Dal momento in cui si mettono gli ingredienti sul fuoco fino a quando il composto bolle e comincia ad addensare, il gelo di melone (continua su il Punto Quotidiano)
Maria D'Asaro, 16 agosto 2026, il Punto Quotidiano

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