Sestola (Modena) – Che cosa è la gioia? Un’emozione, un sentimento, uno stato d’animo? È qualcosa di effimero o può perdurare nel tempo? In cosa differisce dal piacere e dalla felicità?
Si può essere gioiosi anche in momenti di sofferenza e dolore?
Si può provare una ‘gioia malvagia’? Come, ad esempio quella dei ‘cecchini del week-end’, cittadini europei, anche italiani, estranei alla guerra allora in corso nell’ex Jugoslavia, che a Sarajevo, tra il 1992 e il 1995, facevano il tiro a bersaglio su uomini, donne e bambini la cui sola ‘colpa’ era uscire fuori di casa e attraversare uno spazio aperto, per procurarsi del pane o prendere un po’ di aria…
C’è una modulazione specifica della gioia nelle diverse culture e nei vari contesti antropologici?
Come hanno spiegato e declinato la gioia pensatori del calibro di Spinoza e Nietzsche?
Cosa è la gioia, secondo il punto di vista delle neuroscienze, e quali sono i suoi ‘mediatori chimici’?

E ancora: come è considerata la gioia dalla mistica cristiana, dal taoismo e dalla filosofia indiana?
Infine: è possibile oggi liberarsi da visioni mitiche negative e paralizzanti per ‘aprire qualche varco alla gioia’?
A Sestola, ridente località emiliana in provincia di Modena, a 1.020 metri di altitudine (secondo Comune per altezza di tutta la regione) il tema ha avuto la capacità di attrarre e far ‘gioiosamente’ convivere – cosa non affatto scontata - una quarantina di partecipanti, provenienti da ogni parte d’Italia: da Varese a Palermo, da Trento a Castellammare del Golfo, da Roma a un piccolo borgo toscano al confine con l’Umbria, da Milano alle Marche…
Sugli interrogativi posti dalla gioia, sui suoi presupposti e le sue declinazioni personali, culturali e antropologiche, si sono cimentati i cinque relatori: il dottore Mario Mulè, i professori Gianfranco Bertagni, Francesco Azzarello, Augusto Cavadi e Salvo Fricano, le cui relazioni sono state caratterizzate da un eccellente spessore culturale, dalla massima chiarezza espositiva e da un tangibile coinvolgimento esistenziale… Ciascuno di loro ha davvero incarnato la sostanza del ‘filosofo di strada’, che si propone di essere capito da tutti e manifesta un atteggiamento di ascolto autentico e dialogante verso gli interlocutori.
Il loro stile espositivo è stato così intrigante e coinvolgente da indurre qualche persona esterna soggiornante nella stessa struttura alberghiera a partecipare last minute alle conferenze e a offrire anche il proprio contributo di riflessione.
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| Lago della Ninfa |
Perché, come è stato sottolineato durante precedenti vacanze filosofiche (ad esempio, a Roccaraso, nel 2020, e ad Agnone nel 2025) le due relazioni giornaliere, una mattutina e l’altra nel pomeriggio, sono sempre seguite da interventi dei partecipanti, in un clima di ascolto rispettoso, sereno e ‘plurale’, in cui ciascuno, seppure non specialista e non filosofo, esprime con libertà il proprio punto di vista.
A bilancio della XXIX settimana di Vacanze filosofiche per non filosofi, ad avviso della scrivente, la ricetta vincente di tale ‘vacanza pensante’ è dovuta principalmente a tre ingredienti: la competenza illuminata dei relatori, priva di posture sterilmente erudite, il buon clima relazionale che si istaura tra i partecipanti, la bellezza suggestiva della località ospitante.
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| Castello di Sestola |
Sestola si è rivelata cittadina ospitale, ricca di suggestive bellezze naturali: tra una sessione e l’altra qualcuno si è avventurato persino nei pressi della cima di monte Cimone, con i suoi 2.165 metri la più alta dell’Appennino settentrionale; altri si sono ‘accontentati’ di arrivare in funivia vicino al monte Cervarola (1.623 metri); altri ancora hanno ammirato le cascate del Doccione, in una frazione del vicino comune di Fanano.
Quasi d’obbligo per tutti la gita al suggestivo laghetto della Ninfa, a 1.500 metri, circondato da faggete e boschi di conifere, e la visita del castello di Sestola, presso le cui sale ha sede il Museo della civiltà montanara e contadina, che raccoglie materiali ed attrezzi riguardanti le tradizioni lavorative e di vita locali, e il Museo degli strumenti musicali meccanici. Quest’ultimo, inaugurato nel 1995, espone esemplari soprattutto dell'Ottocento e contiene circa 120 pezzi della collezione Eduard Thoenes (tra cui organetti, pianole, pianoforti a cilindro, carillon).
Nell’ultima serata comunitaria, il professore Fricano ha proposto, nella magistrale direzione di Herbert von Karajan, l’ascolto del quarto movimento (finale) della sinfonia n.9 di Beethoven, che 20 anni prima della sua composizione, già sordo, aveva pensato al suicidio.
Proposito, per nostra fortuna, (continua su il Punto Quotidiano)
Maria D'Asaro, 30 agosto 2026, il Punto Quotidiano



Bellissimo racconto (come sempre), Maria. Leggere di Sestola e dei suoi paesaggi mi fa sempre un certo effetto, come ti ho già scritto, e il racconto legato a questo evento ne fa un luogo ancora più speciale per rigenerare mente e spirito. Hai saputo restituire appieno la profondità delle riflessioni sulla gioia di questa "vacanza pensante". Sarebbe davvero importante regalarsi più tempo per pensare e riflettere seriamente; i social ci restituiscono spesso l'immagine di una società molto confusa, per non dire degenerata.
RispondiEliminaSanta Spanò
Grazie Maria, mi è sembrato di essere lì con voi.
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