domenica 2 agosto 2026

Paleo-plastica: ecco i fossili del futuro

        Palermo – Quando scaveranno nei sedimenti della nostra epoca, i paleontologi del futuro non troveranno solo resti di animali e di conchiglie, ma soprattutto plastica di ogni tipo e dimensione. 
       Ha preso spunto da questo dato di fatto ‘Paleo-Plastica – I Fossili del Futuro’, la mostra inaugurata il 21 marzo scorso e aperta sino a dicembre prossimo, realizzata a Scandicci, comune confinante con Firenze, dove, tra i cinque e i due milioni e mezzo di anni fa, c’era ancora il mare. 
La mostra, che utilizza il linguaggio della paleontologia per raccontare la crisi ambientale dell'Antropocene, è visitabile gratuitamente e ha avuto il supporto fondamentale di istituzioni internazionali e di tante associazioni ambientaliste che hanno riconosciuto al progetto grande rilevanza etica e ambientale, un significativo valore scientifico e culturale e una forte valenza innovativa nell’ambito della ricerca e della sensibilizzazione.
      L’esposizione è stata organizzata in sinergia tra il GAMPS (Gruppo AVIS Mineralogia e Paleontologia Scandicci, associazione costituita nel 1984 per la ricerca, il recupero, il restauro e la musealizzazione dei reperti fossili toscani), il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, l’Istituto di Fisica Applicata ‘Nello Carrara’ del CNR (CNR-IFAC) di Firenze e l’Istituto di Istruzione Superiore Tecnica e Liceale ‘Russell-Newton’ di Scandicci. 
     Il percorso museale, che si estende su una superficie di circa 300 metri quadri, integra i ‘reperti/rifiuti’ plastici di oggi con i fossili originali di milioni di anni fa e si rivolge a tutti, scolaresche e cittadini. La mostra nasce infatti con l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico sul problema dell’inquinamento da plastica e sul suo errato smaltimento e si propone come momento di riflessione critica sull’odierno nefasto impatto antropico-consumista del suolo: mentre i sedimenti incontaminati del Pliocene toscano ci hanno restituito reperti di straordinaria bellezza, i sedimenti del futuro, invece, restituiranno i rifiuti della nostra era. 
     L’esposizione museale trasforma infatti i residui plastici raccolti sulle coste toscane in inquietanti ‘reperti storici’, simboli di pratiche di consumo che stanno diventando parte integrante della storia geologica della Terra e si configurano come una minaccia ambientale globale.
Simone Casati, presidente GAMPS
    “Abbiamo trovato il contenitore di una bibita del 1994, con ancora una cannuccia dentro. Ma la cosa che mi sconforta più di tutte non è trovare reperti che hanno anche 60 anni, ma trovare anche la confezione di plastica del 2026…” – ha dichiarato al TG scientifico Leonardo il paleontologo Simone Casati, presidente del GAMPS e principale ideatore della mostra.
“Questa è una scarpa che è rimasta seppellita all’interno di uno strato sabbioso in una spiaggia della Toscana. Sopra di essa misuriamo circa 30, 40 cm di sabbia. La plastica va ad interagire con tutti i processi in profondità: la falda acquifera, le trasformazioni proprie della roccia…” ha sottolineato poi il geologo Andrea Di Cencio, responsabile scientifico GAMPS, ad Alessia Mari, giornalista di Leonardo.  
     "Paleo-Plastica non è solo una mostra, ma un grido d'allarme scientifico" – ha affermato il professor Andrea Barucci, coordinatore del progetto e ricercatore del CNR-IFAC.  Infatti, anche se non è direttamente visibile come rifiuto: “La plastica si frantuma in microplastiche ed entra nella catena alimentare… Sono state trovate in tutti gli animali marini e in quasi tutti i terrestri, e nell'uomo”.  
     E il professor Barucci ha infine affermato: "Vogliamo dimostrare che la scienza, quando unisce ricerca accademica e partecipazione dei cittadini, può offrire soluzioni concrete e una nuova consapevolezza etica… Secondo noi, luoghi come questo aiutano perché, mettendo assieme i fossili del passato e i fossili del futuro, forniscono forse una visione, uno sguardo che può aiutare a capire… uno sguardo che forse accende la scintilla per provare a preservare questo pianeta”.

Maria D'Asaro, 2 agosto 2026, il Punto Quotidiano

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