Palermo – Quando scaveranno nei sedimenti della nostra epoca, i paleontologi del futuro non troveranno solo resti di animali e di conchiglie, ma soprattutto plastica di ogni tipo e dimensione.
Ha preso spunto da questo dato di fatto ‘Paleo-Plastica – I Fossili del Futuro’, la mostra inaugurata il 21 marzo scorso e aperta sino a dicembre prossimo, realizzata a Scandicci, comune confinante con Firenze, dove, tra i cinque e i due milioni e mezzo di anni fa, c’era ancora il mare.
La mostra, che utilizza il linguaggio della paleontologia per raccontare la crisi ambientale dell'Antropocene, è visitabile gratuitamente e ha avuto il supporto fondamentale di istituzioni internazionali e di tante associazioni ambientaliste che hanno riconosciuto al progetto grande rilevanza etica e ambientale, un significativo valore scientifico e culturale e una forte valenza innovativa nell’ambito della ricerca e della sensibilizzazione.
L’esposizione è stata organizzata in sinergia tra il GAMPS (Gruppo AVIS Mineralogia e Paleontologia Scandicci, associazione costituita nel 1984 per la ricerca, il recupero, il restauro e la musealizzazione dei reperti fossili toscani), il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, l’Istituto di Fisica Applicata ‘Nello Carrara’ del CNR (CNR-IFAC) di Firenze e l’Istituto di Istruzione Superiore Tecnica e Liceale ‘Russell-Newton’ di Scandicci.
Il percorso museale, che si estende su una superficie di circa 300 metri quadri, integra i ‘reperti/rifiuti’ plastici di oggi con i fossili originali di milioni di anni fa e si rivolge a tutti, scolaresche e cittadini. La mostra nasce infatti con l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico sul problema dell’inquinamento da plastica e sul suo errato smaltimento e si propone come momento di riflessione critica sull’odierno nefasto impatto antropico-consumista del suolo: mentre i sedimenti incontaminati del Pliocene toscano ci hanno restituito reperti di straordinaria bellezza, i sedimenti del futuro, invece, restituiranno i rifiuti della nostra era.
L’esposizione museale trasforma infatti i residui plastici raccolti sulle coste toscane in inquietanti ‘reperti storici’, simboli di pratiche di consumo che stanno diventando parte integrante della storia geologica della Terra e si configurano come una minaccia ambientale globale.
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| Simone Casati, presidente GAMPS |
“Abbiamo trovato il contenitore di una bibita del 1994, con ancora una cannuccia dentro. Ma la cosa che mi sconforta più di tutte non è trovare reperti che hanno anche 60 anni, ma trovare anche la confezione di plastica del 2026…” – ha dichiarato al TG scientifico Leonardo il paleontologo Simone Casati, presidente del GAMPS e principale ideatore della mostra.
“Questa è una scarpa che è rimasta seppellita all’interno di uno strato sabbioso in una spiaggia della Toscana. Sopra di essa misuriamo circa 30, 40 cm di sabbia. La plastica va ad interagire con tutti i processi in profondità: la falda acquifera, le trasformazioni proprie della roccia…” ha sottolineato poi il geologo Andrea Di Cencio, responsabile scientifico GAMPS, ad Alessia Mari, giornalista di Leonardo.
"Paleo-Plastica non è solo una mostra, ma un grido d'allarme scientifico" – ha affermato il professor Andrea Barucci, coordinatore del progetto e ricercatore del CNR-IFAC. Infatti, anche se non è direttamente visibile come rifiuto: “La plastica si frantuma in microplastiche ed entra nella catena alimentare… Sono state trovate in tutti gli animali marini e in quasi tutti i terrestri, e nell'uomo”.
E il professor Barucci ha infine affermato: "Vogliamo dimostrare che la scienza, quando unisce ricerca accademica e partecipazione dei cittadini, può offrire soluzioni concrete e una nuova consapevolezza etica… Secondo noi, luoghi come questo aiutano perché, mettendo assieme i fossili del passato e i fossili del futuro, forniscono forse una visione, uno sguardo che può aiutare a capire… uno sguardo che forse accende la scintilla per provare a preservare questo pianeta”.
Maria D'Asaro, 2 agosto 2026, il Punto Quotidiano



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