giovedì 19 novembre 2009

Una sedia per Natalia


Se un giorno pubblicherò queste mie lettere, mi piacerebbe farle seguire - o precedere - da queste parole di Natalia Ginzburg:


Alla morte si pensa continuamente, per tutta la vita, ma non mai nello stesso modo: difficile è ricordare tutte le forme e i paesaggi e i colori che ha preso dentro di noi l’idea della morte, nel corso degli anni, e tutti i sentimenti che ha destato nel nostro animo; è l’idea più mutevole che si possa avere; non c’è niente in noi che sia mutevole come l’idea della morte.
A volte pensiamo che ci sarà, dopo la morte, un’altra vita. Ascoltiamo anche quello che dicono gli altri. Alcuni dicono che dopo morti ci si trasforma in cani o in gatti o in altri animali: non ci dispiacerebbe, perché così potremmo continuare a frequentare la gente e la terra. Molto meno saremmo contenti di diventare degli alberi, perché gli alberi stanno immobili, e noi temiamo, nel raffigurarci l’altra vita, sia il troppo moto sia l’immobilità.
Quando pensiamo all’altra vita, abbiamo una gran paura di sentirci lontani dalla terra, e sfaccendati, senza niente da fare; non avremo più niente di quello che ci rende oggi l’esistenza così schifosa e insieme a modo suo allegra, calda e marcia e brulicante come ogni cosa vivente; non avremo più i mille interessi pettegoli e stupidi in cui ci troviamo a impicciarci, provandone ribrezzo e piacere; ci chiediamo se ci sarà consentito, da morti, cacciare ancora il naso nei fatti della terra, o se invece saremo non più impiccioni ma asettici, indifferenti e severi.
Forse ci toccherà, dopo morti, vagabondare senza tregua nell’aria. Quest’idea ci affatica e ci spaventa perché pensiamo che saremo presto annoiati e stanchi. Ci chiediamo se potremo aver con noi almeno una sedia. Vediamo lo spazio disseminato di sedie, con aggrappati altri esseri costretti come noi a ruotare nello spazio senza riposo.
Altre volte pensiamo che la morte darà riposo. Immaginiamo allora la morte come un piccolo paese, o come una piccola casa, o una stanza. Qui abiteremo per sempre, con tutte le persone che abbiamo amato. Delle diverse idee che abbiamo sulla morte, questa è l’idea che più di tutte ci è cara. Il vero riposo è stare sempre con le persone amate. E perché non potrebbe essere così la morte? Chi l’ha detto che non sarà così?

Natalia Ginzburg, “Cuore”, gennaio 1989. Ripubblicato sulla stessa rivista il 14 ottobre 1991.

4 commenti:

  1. argomento ..sin troppo frequentato, ma non c'è dubbio che la maniera qui scelta (e percorsa) è speciale e gradevolissim: una levità apparente, un'acuta e sottile (e serissima) riflessione!

    jan

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  2. Bello questo testo della Ginzburg. Mi pare indicato per avviare qualche conversazione filosofica per gruppi di filosofia pratica aperti anche ai non-filosofi. Sai che mi ha fatto ricordare una sera a cena, a Bologna, con uno dei figli della Ginzburg, che aveva partecipato ad un mio incontro pubblico sulla situazione siciliana post-stragi del '92?

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  3. Leggo questo passo per la prima volta dal 14 ottobre 1991. Per anni ho ripensato alle ultime tre righe, alla stanza, alla sedia. Ho nel frattempo cambiato mille volte il mio modo di immaginare la morte.
    Il 14 ottobre 1991 acquistai Cuore, assieme ad altri quotidiani. Tornai a casa, erano le otto del mattino. Dovevo andare all'Universita' ma prima volevo passare alla casa di riposo, da mio nonno, il mio nonno, a fargli la barba, a bere il caffe', a parlare di Juventus, di Triestina, di medicine.
    Mi chiamarono che non avevo neanche sfogliato il quotidiano, Cuore lo tenevo per ultimo: mio nonno veniva portato urgentemente all'ospedale.
    Buttai i giornali, corsi da lui. Gli ho tenuto la mano, parlandogli, finche' non ho sentito la temperatura della sua mano scendere velocemente.
    La sera, a casa, per stare attaccato alla vita, ripresi in mano Cuore e, come se ce lo avessero messo per me, trovai questo pezzo della Ginzburg.
    Non l'ho mai dimenticato.
    Paolo

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  4. @Paolo: grazie per la condivisione accorata di questo tuo frammento di vita. Sono contenta che il blog ti abbia permesso la rilettura di queste toccanti parole di Natalia Ginzburg.
    Ciao.

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