martedì 23 gennaio 2018

Come un gatto in tangenziale

     “Come un gatto in tangenziale”, diretto da Riccardo Milani e ottimamente interpretato da Antonio Albanese e Paola Cortellesi, racconta il terremoto emotivo di due genitori separati quando i loro figli adolescenti diventano fidanzatini: perché la ragazzina è la figlia tredicenne di uno studioso, membro di una Commissione del Parlamento europeo, che elabora progetti di sviluppo per le periferie urbane, mentre il ragazzino, che abita a Bastogi, una delle più degradate periferie romane,  è il figlio di una madre spiccia e volitiva che sbarca il lunario come può, sobbarcandosi anche il peso di due sorellastre cleptomani.
     Infarcito da gag macchiettistiche, il film/commedia è più serio di quanto possa apparire; infatti con una buona scelta narrativa, insieme colorita e leggera, esemplifica quanto sia difficile parlarsi e capirsi tra due mondi sociali così diversi; in particolare quanto siano teoriche e fragili le idee edificanti dei progressisti alto-borghesi, convinzioni destinate a entrare in crisi a contatto col disagio  degli ultimi, dinanzi al portone di un casermone di periferia …
Infatti, il corpo a corpo con la realtà sembrerebbe sgretolare senza speranza i proclami politici 'buonisti' di sinistra: la necessità della contaminazione, le pari opportunità, la possibilità di cambiamento e di sviluppo. “Come un gatto in tangenziale” - un po’ come, in tutt’altro contesto, “L’ora legale” di Ficarra e Picone – non si lascia comunque etichettare facilmente e ci lascia con un finale aperto, suggerendo quasi agli spettatori di diventare i protagonisti veri, oggi, di un cambiamento sociale e di una ‘contaminazione’, che, per quanto ardui e complessi, rimangono forse ancora un orizzonte possibile.


2 commenti:

  1. Vorrei andarlo a vedere anche perché istmo moltissimo sia Albanese che la Cortellesi.

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    1. @Daniele: a mio avviso, non te ne pentirai ... Si tratta di una commedia godibile che fa pensare.

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