giovedì 21 marzo 2019

La vita? E' un investimento ...

Palazzo di Carskoe Selo - Russia
        Nostra signora non era solita meditare. Le capitava di immergersi nei suoi pensieri solo quando stirava, lavava i piatti, sferruzzava o camminava a piedi per la città.
       Le pareva che, con mani impegnate o piedi 'adelanti', si chiarisse qualche connessione nelle ingarbugliate sinapsi. Così, mentre rammendava un paio di calze, le venne di pensare alla vita come a un fondo di investimento: perché frutti qualcosa e per evitare che un eventuale rovescio azzeri il capitale investito è indispensabile diversificarne quantità, tipologia, tempi e destinazioni.  Un buon operatore finanziario ha nel suo pacchetto titoli azionari, ma fa attenzione alla salute delle società e alle loro quotazioni, compra obbligazioni con cautela, seguendo bene il mercato, e non lesina l’acquisto di titoli di stato, che danno rendimenti molto bassi, ma – tranne in casi eccezionali - ti garantiscono il capitale … Così nella vita. E' inopportuno l’investimento totale in un solo settore: molto meglio dividere tempo, energie, amore e cura  tra famiglia ed affetti, figli, lavoro, amici, ambito sociale e politico, passioni speciali … Perché non esiste l’investimento sicuro al 100%.  
πάντα ῥεῖ (tutto scorre): “siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa e il cuore di simboli pieno”.









martedì 19 marzo 2019

Cara Maria

Cara Maria,
                    ricordo dove eri seduta, in quella prima media, sezione D,  dell’anno scolastico 1996/7: eri al secondo banco, nella fila a destra dell’aula. Eravate in tanti, in quella prima a tempo normale dove insegnavo solo Italiano, perché il grosso delle ore le avevo in III.
Non eri  la più brava in classe, ma studiavi con diligenza. Ricordo i tuoi grandi occhi neri, la tua voglia di esserci sempre e comunque, la tua correttezza e il tuo grande senso di giustizia. 
Poi, l’anno dopo, ho lasciato con rammarico te e la tua classe perché  sono diventata  la psicopedagogista della scuola.
Ti ho ritrovato qualche anno fa, in qualità di zia di Gabriele, il mio caro alunno che ha preso la licenza media due anni fa. Da lui e da sua madre, tua sorella, ho saputo che eri gravemente ammalata.
Ho sperato con tutto il cuore che ce la potessi fare. 
E invece, tre giorni fa, mentre ero a Siracusa, ho appreso da FB che la tua anima era volata via …
Mi dispiace un casino. 
Mi dispiace per te, per i tuoi familiari, per Gabriele … 
Ti abbraccio forte forte, come avrei voluto fare quando eri viva. 
Vivrai sempre nel mio cuore, carissima Maria.

domenica 17 marzo 2019

Quello scatto speciale nel cielo siciliano

        Nella luminosa alba del 1° febbraio, lungo la magnifica costa sud di Siracusa, la Luna di leopardiana memoria – “Che fai tu, luna, in ciel? Dimmi, che fai, silenziosa luna?”- si scorge chiara nel cielo in allineamento con i pianeti Venere e Giove;  mentre sono visibili  sullo sfondo  la stella Antares e una porzione della via Lattea; a stagliarsi sul mare, in primo piano, anche un suggestivo arco roccioso. A immortalare cielo e mare così speciali ci ha pensato un ingegnere chimico con l’hobby dell’astro-fotografia, il siciliano Dario Giannobile, che nei giorni precedenti ha studiato l’allineamento dei pianeti e ha calcolato l’ora del tramonto della luna: «Mi sono alzato alle 3 del mattino per essere puntuale sul luogo – ha detto l’ingegnere - perché in queste occasioni é fondamentale non perdere l’attimo. Una volta sistemata l’attrezzatura, mentre scattavo non avevo altro da fare se non godermi lo spettacolo surreale».
           Poi l’ingegnere ha inviato lo scatto ai selezionatori della Nasa, che ogni giorno scelgono una fotografia, connotata come APOD (Astronomy Picture of The Day), tra le tantissime ricevute da tutto il mondo, soprattutto tra materiali di missioni e strumentazioni scientifiche. La foto del cielo di Siracusa è stata scelta appunto come Astronomy Picture of The Day del 4 marzo scorso. La fotografia dell’ingegnere Giannobile non è la prima ad essere ascesa a quest’onore: in passato era già successo per un’altra sua foto all’Etna; mentre lo scatto di un arcobaleno rosso contro il cielo di Siracusa era stato scelto come “Epod”, Earth Science Picture of the Day e condiviso con il mondo attraverso i canali web e social.
Maria D'Asaro, il Punto Quotidiano, 17.03.2019

giovedì 14 marzo 2019

Pi greco, che passione!

       Oggi Albert Einstein, nato il 14 marzo 1879, avrebbe compiuto 140 anni.
     Dal 1988 il 14 marzo, su iniziativa del fisico statunitense Larry Shaw, è il giorno del Pi greco (in inglese Pi day): la scelta è ispirata dal formato della data mese-giorno, in uso negli Stati Uniti, in base al quale si indica prima il mese (3) e poi il giorno (14), ottenendo così il numero "3,14", grafia che indica l'approssimazione ai centesimi di pi greco. Inoltre alcuni celebrano la ricorrenza dalle ore 15, in modo da adeguarsi all'approssimazione 3,1415.
         Nel 2009, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti d’America riconosce il 14 marzo come giornata ufficiale per celebrare la nota costante matematica e si invitano i docenti a vivere il Pi Day come occasione per “incoraggiare i giovani verso lo studio della matematica”. Nel 2017 anche l'Italia ha celebrato ufficialmente il giorno del Pi greco. (da wikipedia)
       In Sicilia il Pi greco day è stato festeggiato in modo particolare a Siracusa, città di Archimede, papà del Pi greco .
       A Siracusa, appunto, tra oggi e domani si svolgeranno convegni su Archimede e Leonardo (del quale ricorre il 500° anniversario della morte) caccia al tesoro nelle vie di Ortigia, staffetta 4×314 e 3×105 alla “Marina”, flash mob sul ponte Umbertino, approfondimenti su scienza, arte e matematica ed altro ancora. 
Oggi, in particolare, l’avvio della “caccia al tesoro” per le vie di Ortigia con il coinvolgimento degli studenti dell’Istituto  “L.Einaudi”. L’attività prevede la risoluzione in un tempo stabilito di “enigmi” che saranno visionabili in 14 postazioni dislocate lungo un percorso di 3,14 km all’interno di Ortigia. Durata della caccia al tesoro?  3 ore e 14 minuti!

(Il calcolo degli integrali nasce con Archimede di Siracusa e con il suo metodo di esaustione. In questa pagina  il suo metodo per calcolare pi greco.)


mercoledì 13 marzo 2019

Nasrin, una di noi

         Come esprimere la nostra solidarieta' a Nasrin Sotoudeh, avvocata e attivista per i diritti umani iraniana, che per il suo generoso impegno in difesa dei diritti umani e' stata condannata a 33 anni di carcere e 148 frustate da un tribunale di Teheran?


Iscriversi ad Amnesty International? Evitare di fare viaggi in Iran? Protestare? Pregare? ...

domenica 10 marzo 2019

Luna e formaggio: capirsi nel mondo borderline


        Che c’azzecca la luna col formaggio? Non si tratta dell’ultima mirabolante scoperta di una navicella spaziale inviata sul nostro satellite, ma di un possibile collegamento che farebbe un bimbetto o una persona borderline. Da qui il titolo - La luna è fatta di formaggio (Il Pozzo di Giacobbe, Trapani, 2014, €15)  - del testo scritto a quattro mani dallo psicoterapeuta Giovanni Salonia insieme alle colleghe Gabriella Gionfriddo, Andreana Amata e Valeria Conte: un saggio diretto innanzitutto agli ‘addetti ai lavori’ - medici, neuropsichiatri in particolare, psicologi, psicoterapeuti - ai quali viene proposto un modello terapeutico per capire e curare i pazienti con linguaggio borderline, modello che si colloca nell’orizzonte teorico della GestaltTherapy. 
           Il prof. Salonia infatti, sulle orme del maestro Isadore From, sottolinea che il linguaggio dei pazienti borderline va in primo luogo “tradotto”. Etimologicamente ‘tradurre’ significa ‘condurre’, ‘portare altrove’: “Nella clinica gestaltica ‘tradurre’ significa attraversare la comunicazione del paziente con linguaggio borderline per individuare, dentro la sua grammatica e il suo linguaggio, l’esperienza che vive.”. “Nel percorso terapeutico diventa fondamentale individuare l’esperienza relazionale del paziente con linguaggio borderline e favorire il transito dal suo linguaggio idiografico a quello condiviso”. Quindi: “tradurre significa dare dignità di linguaggio alle affermazioni del paziente”. Ecco allora trovato il nesso tra luna e formaggio: “un criterio associativo differente (…) da quello della semantica usualmente condivisa: se ambedue sono gialli ne deriva che sono connessi ed interscambiabili”.
         Leggere La luna è fatta di formaggio è comunque illuminante anche per una platea più vasta di lettori: genitori curiosi, docenti vogliosi di approfondimento, e, in generale, per chi si pone oggi alla ricerca di senso della condizione umana, nell’odierno difficile transito della postmodernità.  Cosa si porta a casa il lettore ‘comune’, dalle pagine di questo saggio intrigante? Innanzitutto la consapevolezza che “l’emergere e il diffondersi di una sofferenza psichica sono intimamente connessi al contesto socio-culturale”. E che dalla società narcisistica, a suo tempo così ben delineata da Christopher Lasch, stiamo passando ad una società borderline. Infatti: “Dall’emergere prepotente della soggettività e del culto dell’immagine, si sta approdando ad una società nella quale le individualità diventano sempre più sottolineate, i linguaggi sempre più idiografici, la logica sempre meno condivisa”. “Se nella società narcisistica la contrapposizione era tra soggettività ed alterità, tra due grammatiche, nella società borderline siamo di fronte al crollo della soggettività e della grammatica”. In secondo luogo, l’importanza della comunicazione umana, micidiale arma a doppio taglio: “le due coordinate dell’esperienza borderline – un linguaggio che sembra strano ma è straniero (…) e gli imbrogli consapevoli o no, ma comunque presenti nelle relazioni (…) – si ritrovano con sfumature e registri differenti in tutte le relazioni umane”. In terzo luogo, la chiarezza che la comprensione dell’altro è sempre un problema di “traduzione”: “Il lavoro clinico gestaltico con i pazienti con linguaggio borderline si basa sulla certezza che le loro parole e loro comportamenti, per quanto possano sembrare confusi, strani, accusatori, contengono sempre un’interna coerenza”.
       Se poi il lettore è genitore o nonno, insegnante o educatore capisce quanto sia importante aiutare il bambino a dare il nome giusto alle emozioni che vive o che vede nel corpo dell’altro: “Avere nomi sbagliati per denominare i propri vissuti non solo crea confusione a livello cognitivo e narrativo, ma danneggia anche altri livelli del mondo esperienziale-relazionale”. “Se un bambino ha appreso erroneamente  a definire ‘triste’ un volto che invece esprime disgusto, ciò darà adito ad equivoci … a relazioni confuse e conflittuali.” Infatti “Le parole che il bambino apprende non solo accrescono le sue informazioni, ma preparano anche la mente (…) a mettere in ordine il mondo”. Ecco quindi la necessità per ogni bambino “di essere compreso lì dove egli non riesce a comprendere (…) di essere aiutato a dare un significato, un nome alle proprie e alle altrui esperienze”.  Il testo propone poi riflessioni cruciali anche in ambito sociologico e persino politico, quando afferma ad esempio che: “La convivenza è possibile se il confronto delle diversità non avviene sull’asse ‘ragione o torto’, ‘sanità o follia’, bensì su quello della traduzione”. E che “la democrazia evita la deriva della frammentazione non con ritorni nostalgici ad autorità indiscutibili né col ricorso ad autorevolezze fragili, bensì affrontando il compito di riscrivere le regole della dia-logica, partendo dallo specifico di ogni linguaggio, tradotto e condiviso”.
        Infine, anche se diretto in primis ai terapeuti, l’auspicio del prof. Salonia “di istituire uno spazio di intesa condiviso in quella terra di nessuno in cui ogni traduttore si avventura (…) per dare sfondo e consistenza ai frammenti di verità del linguaggio ‘divergente’ dell’altro”, è valido e salvifico in ogni contesto. Nella speranza che, anche nella società odierna, liquida e tendenzialmente borderline, si tracci una strada che porti dal caos della torre di Babele all’Eden della condivisione comunicativa.
                       
Maria D’Asaro, il PuntoQuotidiano, 10/03/2019




venerdì 8 marzo 2019

Una mimosa non basta

     In fila, per accedere a uno degli uffici più classici, caotici e temuti di tutto l’italico stato. Un addetto all’ingresso controlla che chi sta entrando abbia la prenotazione. L’uomo dice qualcosa a ognuno, magari per spezzare la monotonia del suo lavoro. 
    A una donna, la cui prenotazione parrebbe dubbia,  con un risolino sarcastico: “Passi, oggi è la sua festa”. Poi, agli uomini che seguono, con un passaggio verbale sfuggito a chi ascolta, dirà “Per me la famiglia vera e unica è quella tradizionale, uomo, donna e figli. Ma chi sono i gay, ma lasciamoli stare …”. L’affermazione dell’uomo è resa più seria e solenne dall’espressione dura e decisa che assume mentre pronuncia il suo diktat e dal silenzio/assenso dei due ascoltatori.  Mala tempora currunt. Non saranno mimose e cortei a rendere facile la vita di chi, da che mondo è mondo, ha meno potere: donne, gay, tartarughe caretta caretta …

Maria D’Asaro



mercoledì 6 marzo 2019

Il vichingo di casa nostra

               Sta lì, all’incrocio tra due arterie di periferia, a volte su una sedia sfondata, a sorvegliare arance d’inverno, nespole e fragole in primavera, pesche e meloni gialli d’estate, patate e cipolle in ogni stagione. 
           E’ un omone dall’età indefinibile - 40 o 50? -  il volto segnato da rughe profonde per il sole e il vento a cui è esposto; capelli un tempo rossicci, occhi verde acqua con uno sguardo che pare sospeso, aggomitolato in pensieri per cui forse non trova parole. 
         Eppure ieri, mentre pesava con mani gentili le arance, ha iniziato a parlare, mosso da chissà quale urgenza:  Sti motori unn’avissiru a circolari, io ciu dissi a me frati ca non si l’avia accattari. Poi su vinniu. Ci avia dittu a me muglieri “Acchiana”, ma poi stavamu pirdennu l’equilibrio e scinnemu
    La cliente faticava a trovare cause ed effetti: poteva solo annuire. E salutare con un largo sorriso.
Maria D’Asaro

martedì 5 marzo 2019

lunedì 4 marzo 2019

Sì, questi sono uomini ...

      Il 4 marzo 2005 è stato ucciso a Baghdad il funzionario del SISMI Nicola Calipari.
       Da Wikipedia, la tristissima vicenda:

Andrea Nicola Calipari (Reggio Calabria, 23 giugno 1953 – Baghdad, 4 marzo 2005) è stato un poliziotto, funzionario e agente segreto italiano, ucciso da soldati statunitensi durante la guerra d'Iraq nel Paese mediorientale, nelle fasi immediatamente successive alla liberazione della giornalista de il manifesto Giuliana Sgrena.
Nicola Calipari entra a far parte degli scout nel reparto «Aspromonte» del gruppo Reggio Calabria 1 dell'Associazione Scouts Cattolici Italiani (ASCI). Dal 1965 segue tutto il percorso educativo fino a diventare, nel 1973, capo scout nei gruppi Reggio Calabria 1 e Reggio Calabria 3 AGESCI.
Laureato in giurisprudenza, nel 1979, si arruola in Polizia e diventa funzionario.
(…)
L'attività al Sismi
Dopo oltre 20 anni di servizio in Polizia entra al SISMI nel 2002 e assegnato agli uffici operativi. Dall'agosto 2002 viene collocato in posizione fuori ruolo presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, passando così al Servizio per le informazioni e la sicurezza militare.
Successivamente diviene Capo della 2ª Divisione "Ricerca e Spionaggio all'Estero" del SISMI: di fatto si trattava del numero due nell'ambito operativo per le operazioni estere del Servizio d'intelligence (secondo solo al Direttore generale Nicolò Pollari) e viene assegnato alle operazioni in corso in Iraq.
Durante il suo incarico è responsabile del Sismi, nei territori iracheni, per le trattative felicemente concluse per la liberazione delle operatrici umanitarie Simona Pari e Simona Torretta e dei tre addetti alla sicurezza Umberto Cupertino, Maurizio Agliana e Salvatore Stefio. Non si riesce invece a riportare a casa Fabrizio Quattrocchi ed Enzo Baldoni. È inoltre mediatore per la liberazione della giornalista Giuliana Sgrena, alla conclusione della quale viene ucciso da soldati statunitensi.
La morte
La sera del 4 marzo 2005 un'autovettura dei servizi segreti italiani con a bordo Giuliana Sgrena, l'autista Andrea Carpani e Nicola Calipari, giunta nei pressi dell'aeroporto di Baghdad, transita sulla Route Irish in direzione di un posto di blocco statunitense. La giornalista è stata appena rilasciata dai rapitori, a conclusione di una lunga trattativa condotta da Calipari, che aveva comunicato telefonicamente agli uffici del governo di Roma il felice esito dell'operazione, informando anche l'ambasciata.
La Route Irish è presidiata a causa delle frequenti azioni ostili nella zona (135 da novembre a marzo, per la maggior parte fra le 19 e le 21: ora in cui transitava l'auto del SISMI), e anche per il previsto passaggio dell'allora ambasciatore statunitense in Iraq John Negroponte. Approssimandosi alla zona vigilata, il veicolo è oggetto di numerosi colpi d'arma da fuoco; Calipari si protende per fare scudo col suo corpo alla giornalista e rimane ucciso da una pallottola alla testa. Anche la giornalista e l'autista del mezzo rimangono feriti. A sparare è Mario Lozano (New York, Bronx, 1969), addetto alla mitragliatrice al posto di blocco, appartenente alla 42ª divisione della New York Army National Guard. Altri soldati sono stati sospettati di aver partecipato alla sparatoria.
Ricostruzioni
Sono state prodotte due versioni dell'accaduto, una italiana ed una americana, fra loro contrastanti in molti punti.
La vicenda ha creato forti attriti diplomatici fra Italia e Stati Uniti d'America, tanto che molti hanno subito richiamato la strage del Cermis, che pure portò ad attriti tra i due paesi, e la magistratura italiana ha aperto un'inchiesta sulla vicenda, incriminando il soldato Mario Lozano per l'omicidio di Calipari e il tentato omicidio di Giuliana Sgrena dell'autista, Andrea Carpani, maggiore dei Carabinieri e del funzionario Farinelli Guido U. in forza al SISMI, entrambi rimasti feriti.
Versione italiana
Dei sopravvissuti all'episodio le testimonianze sono principalmente quelle di Giuliana Sgrena, giacché l'autista, anch'egli appartenente al SISMI, non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche, sebbene abbia riferito dell'accaduto per via gerarchica. Tuttavia, in Diario di una spia a Baghdad, un agente del SISMI presente nella capitale irachena ha raccolto e pubblicato la testimonianza dell'agente Corsaro, nome in codice usato da Andrea Carpani durante l'operazione.
Come riferito da autorità governative, Sgrena ha sostenuto di aver visto, dopo una curva, che li avrebbe fatti rallentare fino ad una velocità massima di circa 50 km/h, una luce accecante e poi di aver udito subito dopo l'esplosione di numerosi colpi d'arma da fuoco: diverse centinaia, secondo la giornalista, protrattisi per 10-15 secondi a dire dell'autista.
Giuliana Sgrena ha aggiunto che non si trattava di un posto di blocco e che la pattuglia dei soldati americani non aveva fatto alcun segnale per identificarsi o per intimare l'"alt", come era invece regolarmente accaduto negli altri posti di controllo precedentemente attraversati, iniziando decisamente a sparare contro la loro automobile.
La giornalista dichiarò inoltre che i sequestratori, poco prima della liberazione, le avevano detto che gli statunitensi non volevano che tornasse viva in patria.
Versione statunitense
Secondo il governo statunitense, la cui versione è stata diffusa il 1º maggio 2005, l'auto viaggiava ad una velocità prossima ai 100 km/h. I militari del check-point 541 avrebbero seguito la cosiddetta procedura delle quattro S.
Nel corso della sparatoria, alcuni dei proiettili sarebbero stati accidentalmente deviati ed uno avrebbe centrato alla testa Calipari, protesosi in avanti per proteggere con il suo corpo la giornalista.
I funzionari statunitensi hanno inoltre asserito che nessuno era a conoscenza dell'operazione condotta dal SISMI, né dell'identità delle persone a bordo di quell'auto, regolarmente presa a nolo all'aeroporto di Baghdad.
Il rapporto americano era inizialmente uscito con numerose censure, per circa un terzo dell'elaborato, che mascheravano sotto strisce nere i nomi dei soldati implicati ed altri dettagli; pubblicato ufficialmente su Internet in formato pdf, il documento fu decifrato in pochi istanti tramite copia-incolla.
L'inchiesta effettuata dai militari statunitensi ha concluso che la sparatoria avvenuta il 4 marzo 2005 al posto di blocco presso l'aeroporto di Baghdad è stata «un tragico incidente».
Differenze tra le ricostruzioni
La differenza principale fra le due versioni è costituita dalla velocità alla quale il veicolo italiano procedeva, che secondo gli statunitensi era di circa 100 km/h, mentre secondo gli italiani era di circa la metà. L'importanza di questo fattore risiede nella motivazione dell'azione dei soldati, che in caso d'alta velocità avrebbero potuto confondere l'auto con uno dei frequenti attacchi mediante auto-bomba.
Un'altra divergenza riguarda la richiesta di arresto del mezzo per controllo, che secondo gli statunitensi sarebbe stata operata correttamente, mentre secondo Giuliana Sgrena non vi sarebbe stata affatto, mancando la segnaletica e non essendovi stati cenni o altre indicazioni in questo senso.
Secondo gli italiani le forze americane erano state correttamente avvertite; dall'altra parte si è ribattuto che gli italiani non avevano invece dato avviso alcuno delle loro attività nella zona.
Video
L'8 maggio 2007, durante il notiziario serale del TG5, è stato trasmesso in esclusiva un video contenente alcune immagini dei primi momenti successivi alla sparatoria. Il video è stato girato dallo stesso Mario Lozano e mai consegnato alla commissione d'inchiesta statunitense.[2]
Dalla visione del video emergono due punti chiave:
I fari della Toyota Corolla su cui viaggiava il funzionario del SISMI erano accesi, mentre i soldati americani hanno testimoniato fossero spenti. Questo è considerato un punto chiave: il fatto che i fari fossero spenti avrebbe potuto far immaginare che gli occupanti dell'automobile stessero attuando un attentato.
L'auto è ferma ad almeno 50 metri dal carro armato americano, da ciò si deduce che l'auto al momento dei primi spari si trovasse ad una distanza superiore ai 50 metri, tenendo conto dello spazio percorso dal veicolo durante la frenata, in funzione della sua velocità iniziale. Se, come afferma la versione statunitense, l'auto procedeva a 100 km orari, al momento degli spari l'auto avrebbe dovuto trovarsi a più di 150 metri di distanza. I soldati coinvolti invece hanno sempre sostenuto di aver sparato perché l'auto era molto vicina e di non avere altra scelta.

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Il 1° marzo 2012 moriva Lucio Dalla, per un infarto.





sabato 2 marzo 2019

Tutti gli uomini per natura tendono al sapere ...

παντες ανθρωποι του ειδεναι ορεγονται φυσει
Tutti gli uomini per natura tendono al sapere,
afferma Aristotele all’inizio del I libro della Metafisica.

Allora, se oltre al sapere, amate anche il mare e gradite:

-          - Uno spazio di riflessione critica in cui la relazione maestro-discepolo cede il posto alla relazione         fra con-filosofanti (nel senso originario e autentico del termine: amanti della saggezza);
-          -  Se non amate i convegni, spesso eruditi, supponenti e barbosi, per filosofi di professione;

Sappiate che:

a CASTELLAMMARE DEL GOLFO  (TRAPANI), dal 25 al 28 aprile 2019 ci sarà la:

VI EDIZIONE del  FESTIVAL DELLA FILOSOFIA D’A-MARE 

Il Festival non è un convegno per filosofi di professione:
sia perché non è un convegno, bensì un insieme di pratiche filosofiche (passeggiate, conferenze, laboratori, seminari…);
sia, soprattutto, perché non è destinato ai professionisti della filosofia, ma a tutte le persone che vogliono ritagliarsi un’occasione di conversare tra di loro e con  filosofi disposti a un dialogo sereno e costruttivo su alcune questioni scottanti.
E’ dunque l’unico spazio di riflessione critica in cui la relazione maestro-discepolo cede il posto alla relazione fra con-filosofanti (nel senso originario e autentico del termine: amanti della saggezza).

Giovedì 25 aprile 2019
Ore 15 – 16,30 : Accoglienza, registrazione, sistemazione alberghiera presso Hotel Al-Madarig
Ore 16,30 – 17,30 : Passeggiata filosofica (Augusto Cavadi) a partire dall’Hotel Al-Madarig
Ore 17,30: partenza per la Fattoria sociale “Martina e Sara”
Ore 18 – 18,30: visita guidata della Fattoria sociale
Ore 18,30: ritorno a Castellammare del Golfo
Ore 21: Concerto presso il Teatro Comunale (Giorgio Gagliano)
Venerdì  26 aprile
Ore 9,30 – 11,00 : La passione amorosa (Alberto Giovanni Biuso) presso Castello a mare
Ore 11,30 – 13,30: Laboratori di con-filosofia (filosofi e non-filosofi di professione in ricerca) sul tema dell’amore con Chiara Zanella, Marta Mancini, Augusto Cavadi. I laboratori si svolgeranno presso l’Hotel Al-Madarig
Ore 16,30 – 18,00:  I molti volti della sofferenza (Giorgio Gagliano) presso Castello a mare
Ore 18,30 – 20,30: Laboratori di con-filosofia (filosofi e non-filosofi di professione in ricerca) sul tema della sofferenza  con Chiara Zanella, Marta Mancini, Augusto Cavadi. I laboratori si svolgeranno presso l’Hotel Al-Madarig
 Sabato 27 aprile
Ore 9,30 – 11,00 :  Natura umana, biotecnologie e poteri economico-politici  (Orlando Franceschelli)
Presso il Castello a mare
Ore 11,30 – 13,30: Laboratori di con-filosofia (filosofi e non-filosofi di professione in ricerca) sul tema delle biotecnologie con Chiara Zanella, Marta Mancini, Augusto Cavadi. I laboratori si svolgeranno presso l’Hotel Al-Madarig.
Ore 16,30 – 18,30 :
Agorà di confronto su tutte le tematiche affrontate (i partecipanti al Festival interloquiscono con Alberto Giovanni Biuso, Augusto Cavadi, Orlando Franceschelli, Giorgio Gagliano, Marta Mancini, Chiara Zanella). Presso il Castello a mare.

Ore 21: Spettacolo teatrale al Teatro comunale  (Lettura interpretata de “La commedia dei filosofi”, di Albert Camus. A cura di Manuela Pascolini e Antonio Carnicella)

Domenica 28 aprile
Ore 10,00 – 12,00: Laboratori di con-filosofia (filosofi e non-filosofi di professione in ricerca) su:
-         Mistica cristiana e mistica buddhista (Giorgio Gagliano con Augusto Cavadi)
-         Essere animali (Alberto Giovanni Biuso con Marta Mancini)     
 Elogio della solidarietà samaritana (Orlando Franceschelli con Chiara Zanella)




                                                              ***
Note tecniche

     *    Agli incontri si partecipa solo se muniti di pass: 20 euro (per i quattro giorni), 10 euro (per un singolo incontro). Per i cittadini di Castellammare del Golfo sconto del 50%.
·         Ingresso libero solo per le manifestazioni artistiche presso il Teatro comunale.
·         Si può dormire e mangiare dove si preferisce: Castellammare del Golfo offre ottime possibilità  per tutte le tasche e per tutti i gusti.
La nostra organizzazione ha stipulato una convenzione con i due splendidi Hotel "Al Madarig" e "Punta Nord Est" (nel primo dei quali si svolgeranno molti incontri).
Qui di seguito le condizioni economiche concordate per entrambe le strutture alberghiere.
·         Di solito arriva una domanda ricorrente: ma sino a quando si può prenotare in questi due hotel?
La risposta è sempre la stessa: sino a quando ci saranno posti liberi. Perciò può darsi che tra pochi giorni ci sia tutto occupato, può darsi che ci siano camere libere la mattina del 25 aprile 2019.


Camera e colazione: € 40,00 
Supplemento singola: € 20,00 
Supplemento vista mare e balcone: € 10,00 a camera 
Gratuità: 1 su 20 paganti 
Tassa di soggiorno: € 1,50 per persona, a notte. Per eventi patrocinati dal comune, gratuita. 
Sale meeting (N. 2 DISPONIBILI):  incluse 
Modalità di prenotazione: Ogni partecipante dovrà contattare direttamente la struttura e garantire la prenotazione tramite i dati di una carta di credito (numero e scadenza) oppure un acconto pari all'importo della prima notte tramite bonifico. 
Cancellazione: le cancellazioni effettuate fino a 7  giorni prima della data prevista di arrivo non comportano alcun costo. Le cancellazioni tardive e la mancata presentazione comportano l'addebito del costo della prima notte.
  
I nostri Servizi: 
•        Bar 
•        Wi-fi gratuito  in tutta la struttura, 
•        Internet point gratuito 
•        Deposito bagagli gratuito 
•        Parcheggio libero davanti l'Hotel (fino ad esaurimento posti) 

Unico riferimento per le prenotazioni (specificando in quale dei due alberghi si intende sostare e facendo esplicito riferimento alla convenzione per il Festival di filosofia):
tel 0924 33533




giovedì 28 febbraio 2019

M'illumino di meno (e riciclo di più)

         Venerdì 1° marzo torna “M’illumino di meno”, la giornata del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili. L’iniziativa, promossa dalla trasmissione radiofonica ‘Caterpillar’ e da Rai Radio 2 già dal 2005, è giunta alla quindicesima edizione e, come ogni anno, chiede a tutti gli italiani – ma anche ai cittadini oltre confine sensibili all’invito ambientalista - di spegnere le luci non indispensabili. Si tratta di un'iniziativa simbolica e concreta che fa del bene al pianeta e ai suoi abitanti e ha lo scopo di sensibilizzare i cittadini sugli effetti negativi dell’inquinamento luminoso e sulla necessità di una razionalizzazione dei consumi.
          Anche quest’anno, nella serata del 1° marzo, si spegneranno molte piazze italiane, alcuni importanti monumenti nazionali - la Torre di Pisa, il Colosseo, l'Arena di Verona - i Palazzi simbolo delle nostre Istituzioni politiche - Quirinale, Palazzo del Senato e Palazzo di Montecitorio- e tante case di normali cittadini. Negli scorsi anni, si sono spenti per M'illumino di Meno anche importanti siti europei come la Torre Eiffel a Parigi e la Ruota del Prater di Vienna. In decine di Musei si organizzeranno visite guidate a bassa luminosità; nelle scuole si discuterà di efficienza energetica, in tanti ristoranti si cenerà a lume di candela, in piazza si farà osservazione astronomica approfittando della riduzione dell'inquinamento luminoso.
          In particolare, quest’anno l’iniziativa vuole farci riflettere sul ‘logorio’ esercitato sulla Terra dall’economia lineare: quella che estrae le materie prime, scava, coltiva, sfrutta allo stremo  il pianeta. Quella che trasforma le materie in oggetti - cose utili e cose inutili - utilizzando molta energia; quella che ci chiede di usare le cose - un po', tanto oppure poco – e poi di buttarle. Ci sono molte pressioni perché le cose durino poco, l'economia lineare ha fretta e divora i materiali e non si occupa della gran mole di rifiuti prodotti dal sistema. L'economia lineare consuma la Terra perché le materie prime non sono infinite, la Terra non è infinita: ha i suoi limiti e ha cominciato a farcelo capire. La salvezza del genere umano sulla Terra passa dall'economia circolare: riutilizzare i materiali, ridurre gli sprechi, abolire “il fine vita”, mantenere, recuperare, rigenerare, tenere il più possibile in circolo. 
         Infine, come ogni anno, “Mi illumino di meno” propone un semplice decalogo per il risparmio energetico: tra i ‘precetti’ indicati, ne ricordiamo alcuni: spegnere le luci quando non servono; spegnere e non lasciare in stand by gli apparecchi elettronici; sbrinare frequentemente il frigorifero; se si ha troppo caldo abbassare i termosifoni invece di aprire le finestre; ridurre gli spifferi degli infissi riempiendoli di materiale che non lascia passare aria; utilizzare l’automobile il meno possibile, condividerla con chi fa lo stesso tragitto. Utilizzare la bicicletta per gli spostamenti in città.

Maria D’Asaro, 24.2.19, il Punto Quotidiano

martedì 26 febbraio 2019

Sei





Sei
Nel silenzio
Dell’abbraccio mancato
Presenza assente,  sigillo nel cuore
Sally    










        





sabato 23 febbraio 2019

La vita? E' una matassa ...

       Da quando i suoi giovanotti tessevano le loro trame nelle nordiche nebbie, il tempo a disposizione le si era dilatato: quasi azzerato il numero di calzini da lavare e di camicie da stirare,  la cena assolta con quattro noci e uno yogurt,  nostra signora aveva persino ripreso  il rammendo e l’uncinetto, passatempi donneschi del tempo che fu.
     E, tra una maglia alta e una bassa, un archetto e tre punti catenella, fili multicolori  e vecchi gomitoli ingarbugliati le suggerivano un’analogia suggestiva: la vita è una matassa da tessere e sbrogliare. A volte bisogna avere molta, molta pazienza e dipanare pian piano i fili delle relazioni senza fretta e senza forzare; in altri casi è necessario un colpo deciso di forbici perché il nodo è troppo ingarbugliato e non se ne verrebbe mai fuori; in certi contesti, bisogna invece capire quale e dove sia il bandolo da seguire, se da una parte o dall’altra della treccia esistenziale. 
      E poi ci vuole un tocco personale e creativo, talora un po’ folle e azzardato, per intrecciare con grazia, leggerezza e sapienza i vari percorsi di vita. E, anche se il risultato finale non sarà mai uniforme e perfetto, è sempre nostra la scelta di come disporre la lana; così, alla fine, un po’ di colorato calore, con la nostra approssimata coperta, possiamo sempre donarlo.
Maria D'Asaro

giovedì 21 febbraio 2019

Segnali di vita

Giovane donna - Picasso (1909)
Museo Ermitage - San Pietroburgo
          Chi vive in un palazzone della periferia di Palermo, costruito all’inizio degli anni ’80 con criteri di edilizia economica per permettere agli acquirenti di usufruire di un mutuo agevolato, ha un appartamento con tetti bassi,  bagni piuttosto piccoli e mura sottili. Così, dei vicini di casa si percepisce talvolta persino il respiro; se ne odono sicuramente le liti, le telefonate ad alta voce, l’allegro schiamazzo di figli e nipoti che arrivano a cena, le risate e le chiacchiere con le vicine, gli sfoghi concitati e i pettegolezzi su nuore e consuoceri, il trillare dell’ultimo nato. 
     Quest’invasione sonora, inevitabile seppur non richiesta, certo non è sempre gradita. Ma, se abiti all’ultimo piano e soffia il vento, i tuoi figli sono lontani e la sera ti ritrovi da sola, la culla sonora che ti avvolge ti fa magari piacere: ti senti scaldata dai raggi di umano calore che filtrano dalla parete vicina.


Maria D’Asaro






martedì 19 febbraio 2019

Nati per condividere

         Care sorelle e fratelli, non sono pagine facili quelle del Vangelo di oggi. (…)
La buona notizia è che per Dio,  agli occhi del Signore, non ci dovrebbe essere spazio per ricchi e poveri. Questi termini, con i quali noi designiamo categorie sociali, non sono condivise dal Signore. Qual è la storia che c’è dietro e anche le diverse modalità in cui storicamente si è determinato tutto questo … lo rinviamo ad altri momenti di analisi. 
      Ma qui Gesù sta parlando con i suoi discepoli, che hanno cominciato a seguirlo, hanno lasciato le loro barche, ciò che avevano e lo stanno seguendo … vogliono entrare nel Regno di Dio. Per entrare nel regno di Dio dobbiamo renderci disponibili e orientare i beni a beneficio di tutta l’umanità.
        Il gesto che i primi discepoli hanno compiuto vuole esprimere questa capacità che viene dall’appello, che viene dal Signore di lasciare per dedicarsi alla realizzazione di questo Regno di Dio: che è regno di verità, di pace, di giustizia … di eguaglianza fraterna, tra fratelli e sorelle, di superamento di ogni forma divisoria o di contrasto.
        E se qualcuno invece vuole trattenere per sé tutto quello che ha, allora Gesù lo mette in guardia: Stai attento, guarda che questo non ti porta da nessuna parte … Quel guai non è una minaccia, è un appello: guarda che questo è quasi un lamento funebre, questo ti porta alla morte … Se tu non riesci a dare, ma trattieni solo per te, guarda che questo equivale a morire, non fruttificare.
Dietro questi due appelli – Beati i poveri, guai a voi ricchi – c’è l’appello di fondo che è l’appello a sapere donare per condividere. E in questo modo mettere in crisi un sistema che si trascina da millenni: questa separazione, in mille forme diverse, tra gli uomini. E che Gesù vuole smantellare, facendo appello al fatto che ciò che ci può riempire il cuore è l’esperienza dell’amore, è l’esperienza del dono. 
(…) E’ davvero insopportabile che ci siano ricchi e ci siano poveri: è insopportabile agli occhi del Signore.
            Come passare da quest’annunzio all’organizzazione di un nuovo mondo che anche avvenimenti politici importanti hanno intravisto – penso alle rivoluzioni che hanno teorizzato il principio dell’eguaglianza tra le persone – come passare a questo regno di Dio (…) questo è affidato alla maturazione della politica, dell’intelligenza, della creatività umana … Ed è un compito aperto. Non so quando riusciremo a portarlo a compimento, questo compito.
          Ma oggi accogliamo questa notizia bella che il Signore ci dà. Egli è dalla parte di coloro che sono capaci di privarsi di qualcosa per arricchire un altro, per favorire la vita di un’altra persona. E i discepoli avevano compiuto questi primi gesti entusiastici. Po gli Atti degli apostoli ci ricorderanno che nella comunità dei cristiani “nessuno era nel bisogno” perché tutti si prendevano cura di tutti. E’ stato forse idealizzato questo primo momento della comunità cristiana primitiva … Ma era il motivo per cui Cristo è risorto: la resurrezione di Gesù è il capovolgimento della situazione di morte che noi continuiamo ad alimentare anche attraverso strutture politiche ed economiche che uccidono la nostra umanità. Se Gesù è risorto è appunto per capovolgere, per mettere in crisi questi sistemi che, in un modo o nell’altro, provocano vittime, strada facendo, nel corso della storia.
          Ed è anche un allarme che ci viene lanciato: Stai attento che dove c’è ricchezza, quasi certamente è stata provocata povertà. La ricchezza non è innocente: storicamente sappiamo che popoli interi sono stati deprivati. E queste deprivazioni hanno creato strutture di dipendenza, di sfruttamento, che poi prendono forme nuove, forse più raffinate, anche finanziarie e di altro ancora.         Ci viene lanciato un allarme: ricordati che dove c’è ricchezza, quasi certamente è stata provocata povertà e miseria, nei popoli. E (…) credo che sia l’appello più bello che il Signore ci voglia offrire perché noi possiamo pensare a un mondo che sia ispirato al regno di Dio, alla regalità del Signore che è fatta di amore e di auto donazione: è Dio per primo che si auto-dona a noi.

(il testo, pronunciato domenica 17 febbraio 2019 da don Cosimo Scordato nella chiesa di san Francesco Saverio a Palermo, non è stato rivisto dall’autore: eventuali errori o omissioni sono della scrivente, Maria D’Asaro, che si assume pertanto la responsabilità delle imprecisioni e manchevolezze della trascrizione)


domenica 17 febbraio 2019

Pauline ha un nuovo viso: miracolo in Sicilia

mama Pauline e Rino Martinez
            Tutto è cominciato nell’ottobre 2016 quando, durante una missione sanitaria nella foresta equatoriale congolese, il cantautore palermitano Rino Martinez - fondatore dell’Associazione di volontariato “Ali per Volare” - incontra Pauline Dinde, una donna di etnia pigmea affetta da un grave tumore al viso. Il tumore è così devastante che “mama Pauline” – così è chiamata la donna quarantasettenne nella sua comunità - non osa mostrarsi in pubblico. La donna, se non sarà curata, è destinata a morire.
           Rino promette a mama Pauline che farà di tutto per aiutarla. Assieme al prof. Christian Bassegà, responsabile congolese di “Ali per volare”, chiede un intervento di medicina umanitaria dell’Assessorato alla Salute della Regione Sicilia. Espletato il lungo e difficile iter medico-burocratico, finalmente nell’ottobre del 2018 mama Pauline arriva a Palermo per essere sottoposta al delicato intervento chirurgico, eseguito poi a fine ottobre nel reparto di chirurgia plastica del Policlinico universitario "Paolo Giaccone".
Pauline con l'equipe medica del Policlinico "Paolo Giaccone"
(a destra, la dott.ssa Cordova e il prof.Moschella)
             L’operazione è stata davvero laboriosa e complessa e ha previsto una fase demolitiva, una fase ricostruttiva e una fase di modellamento, espletate da tre diverse equipe chirurgiche: "La paziente aveva un tumore enorme che invadeva quasi completamente la regione centro facciale, distruggendo sia i tessuti molli che le ossa. L’intervento è durato quasi venti ore, in un’alternanza di equipe. Dopo 15 giorni abbiamo fatto un intervento di correzione estetica, per modellare i tessuti del palato", ha dichiarato la dottoressa Adriana Cordova, direttore di Chirurgia Plastica del Policlinico palermitano.
         Ormai a conclusione della sua lunga carriera, l’intervento chirurgico è stato coordinato dal prof. Francesco Moschella, che in un’intervista televisiva ha aggiunto: “Questo era un intervento senza appello: se avessimo compiuto un errore non saremmo potuti tornare indietro. (…) Oltre che un caso clinico è stato un caso spiritualmente forte perché è stato l’ultimo grande intervento della mia carriera. Forse ci ha sostenuti e guidati anche la mano di Dio.”
        L’assessore regionale alla Sanità siciliana ha poi sottolineato: "Sono molto lieto che si sia realizzata una sintesi perfetta: questa struttura universitaria ha dimostrato che la sanità siciliana è anche sanità di eccellenza". Prima e dopo l’intervento chirurgico, mama Pauline è stata accolta e ospitata dalle suore dell’Istituto Cusmano e dall’Associazione Parco del Sole; un sostegno particolare è stato offerto dalla comunità che frequenta san Francesco Saverio.

Mama Pauline prima di ripartire per la sua terra
(a sinistra, il dott. Massimo Messina, presidente ass. "Parco del Sole"
          
    Il rettore don Cosimo Scordato, salutando in chiesa mama Pauline, dimessa a gennaio dal Policlinico e ormai in procinto di tornare nel suo paese, ha affermato: “Non credo, non mi interessano molto i miracoli. Ma credo nel miracolo dell’amore. Credo che l’amore faccia davvero miracoli, miracoli meravigliosi … E se ci si mette insieme, se una comunità mette assieme gesti buoni e amorevoli, si possono compiere meravigliosi miracoli collettivi.”





Maria D'Asaro, il Punto Quotidiano, 17.02.2019

venerdì 15 febbraio 2019

S ... come Scoutismo

(foto Ansa)
   Anche se non siamo stati lupetti o guide scout .... se provassimo a rispettare, onorare e osservare ugualmente la legge scout?!


Sicuramente miglioreremmo la qualità della vita nel nostro Paese.






La Legge Scout

La guida e lo scout:

1. Pongono il loro onore nel meritare fiducia;
2. Sono leali;
3. Si rendono utili e aiutano gli altri;
4. Sono amici di tutti e fratelli di ogni altra Guida e Scout;
5. Sono cortesi;
6. Amano e rispettano la natura;
7. Sanno obbedire;
8. Sorridono e cantano anche nelle difficoltà;
9. Sono laboriosi ed economi;
10. Sono puri di pensieri parole e azioni.

(parola di madre che ha avuto la fortuna di un figlio che è stato scout nel mitico gruppo del Palermo 15: a casa formare le sestiglie e cantare le canzoni scout era un piacevole tormentone, praticato soprattutto dagli altri due figli …)