venerdì 25 novembre 2011

La Storia siamo noi, ragazzo dagli occhi teneri ...


 Il ragazzo che, durante un incontro del laboratorio "La Storia siamo noi", mi aveva chiesto, commosso e perplesso: - E che c’entriamo noi con Anna Frank? – era Piero.
Alto, magro, dinoccolato, capelli lunghi, neri e lisci come quelli di un nativo americano, occhi profondi e scurissimi. Con una loro, profonda e sensuale, dolcezza.
Piero era “a rischio”: promosso, per grazia ricevuta, dalla seconda alla terza, in giro dicevano  che si facesse le canne. Il suo passatempo era abbracciare, ricambiato, uno stuolo di ragazzine. Oltre ad abbracciare e baciare quella che, tra le tante, era la sua fidanzata uffciale.
Quando aveva saputo di essere stato inserito nel mio laboratorio di storia, aveva sbuffato:  la storia era una materia “pallosa”... Ben presto, però, si era lasciato coinvolgere.
Quanto poteva bastare, per lui.

La mia scommessa: far transitare, per qualche tempo, i suoi begli occhi dai loro panorami abituali agli orizzonti di vita complessi che gli proponevo.
Forse sarà stata la bellezza di “Invictus”, il film su Mandela che utilizza i mondiali di rubgy per pacificare il Sudafrica; o la forza creativa  di Giorgio Perlasca che in Ungheria  strappa con uno stratagemma quasi seimila ebrei dalla furia omicida dei nazisti … Forse saranno stati i ritmi coinvolgenti di Bella Ciao, Giovinezza Giovinezza, Bandiera Rossa …. Forse sarà stata la forza dirompente di Peppino Impastato che si ribella al padre e alla mafia e la canzone Cento passi dei Modena City Ramblers …  Comunque, a metà maggio, Piero io ce l’avevo. I suoi occhi erano attenti, mi chiedeva di uscire molto di meno, sapeva esporre i fatti salienti della seconda guerra mondiale e quello che era successo in Italia dopo l’otto settembre 1943.

Solo che in classe, Piero, continuava a stiracchiarsi. E aveva ancora quattro insufficienze pesanti.
L’ho chiamato e gli ho proposto in extremis un’endovena di impegno: lui annuiva, ma capivo che avrebbe risposto a metà: un po’ per la sua costituzionale pigrizia e per le sue distrazioni, un po’ per carenza di autostima e perché temeva di non essere più in grado di recuperare.
Sapevo che la bocciatura, pur se messa in conto, non l’avrebbe aiutato: un metro e ottanta di ragazzo, con gli ormoni a mille e con la voglia chiara di fare l’Istituto Alberghiero per imparare a cucinare, non poteva rimanere un giorno di più alla scuola media.
E allora ho parlato, col cuore in mano, al Consiglio di classe. Piero è stato ammesso agli esami, anche se a denti stretti.
Lui, quasi quasi non ci credeva. E’ venuto a trovarmi: - Prof., è merito suo se prenderò la licenza. – Ti sbagli: l’hanno decisa i tuoi insegnanti l’ammissione agli esami. Ora devi solo studiare.-
Un pochino, Piero ha studiato. Qualcosa agli orali l’ha detta bene, qualcosa un po’ meno. Alla fine la licenza media l’ha conseguita.

L’ho incontrato, una volta, a luglio inoltrato, davanti alla scuola. Mentre baciava appassionatamente la sua bella di turno. In questi casi i ragazzi, se passa una prof., si nascondono o fingono di non vederla. Lui né l’uno, né l’altro. Si è staccato: è corso a salutarmi con un abbraccio sincero. – Mi fa piacere vederla … come sta, professoressa …. Ma lei lavora ancora? Perché non va al mare? –
Ricambio l’abbraccio e il saluto, con le solite raccomandazioni da prof: fai il bravo … studia, all’Alberghiero.. -
Piero fa si, con la testa. Mi regala ancora un sorriso. Di un sapore speciale.

4 commenti:

  1. Bellissimo ....complimenti , scrivi in un modo che stupendo , è un piacere leggere !!!

    PS grazie del tuo commento bello e vero .

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  2. Condivido pienamente;interpreti perfettamente il valore,quello vero,della scuola.

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  3. Che bella storia! Che bella l'immagine di lui che alla fine ti è venuto a salutare! Si vede proprio che gli hai lasciato qualcosa di importante nel cuore.

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  4. ti auguro di vederne tanti di questi "miracoli" Mari; nessuno più di te se li merita!!!
    Buona settimana

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