giovedì 14 novembre 2019

Donna, ti voglio cambiare

Tina Anselmi
          "Le donne non possono sottrarsi. Se cambiamento deve esserci, quello siamo noi. […] Se deve esserci cambiamento nel mondo, noi donne abbiamo il nostro modo per aiutare a compierlo. […] Se state per fuggire, per affrontare un rischio, osando agire in modi vietati, allora scovate le ossa più profonde, fecondando gli aspetti naturali e selvaggi delle donne, della vita, degli uomini, dei bambini, della terra. Usate il vostro amore e i buoni istinti per sapere quando ringhiare, assalire, colpire violentemente […].
             Per vivere il più vicino possibile al selvaggio numinoso una donna deve scuotere più la testa, traboccare di più. Avere più intuito, più vita creativa, più «lasciarsi sporcare», più solitudine, più compagnia di donne, più vita naturale, più fuoco, più cucina di parole e idee.
          Deve riconoscere meglio la sororità, la semina, le radici, la gentilezza verso gli uomini, la rivoluzione nel vicinato, la poesia, la pittura di favole e fatti […].
          Deve scuotersi di dosso la pelle che la ricopre, incedere sugli antichi sentieri, affermare la sua conoscenza istintuale. Possiamo tutte dire di essere socie dell’antico Clan delle Cicatrici, di portare le cicatrici di guerra del nostro tempo, di scrivere segreti sui mari, di rifiutare di vergognarci. 
Non spendiamo troppo in collera. Da questa, piuttosto, facciamoci potenziare. […] Ricordiamo che il meglio non può e non si deve nascondere. […]
             Lasciate orme profonde, poiché ne siete capaci." 

                                                              Clarissa Pinkola Estès: Donne che ballano coi lupi, pag. 507

)

martedì 12 novembre 2019

Novembre




Novembre:
fiorisci ancora,
maestra di resilienza,
tra freddo e tempesta ...
Plumeria.

domenica 10 novembre 2019

Muro di Berlino, morire per la libertà

Winfried Freudenberg

             Palermo – Se a marzo del 1989 avesse atteso ancora solo otto mesi, meno del tempo di una normale gravidanza, Winfried Freudenberg oggi sarebbe ancora vivo. E avrebbe festeggiato con i berlinesi, e con tutti gli uomini e le donne che amano la libertà e la democrazia, i trent’anni dalla caduta del muro di Berlino, avvenuta nella notte del nove novembre del 1989. Invece Winfried, ingegnere elettronico di 32 anni, e sua moglie Sabine, alla fine dell'inverno del 1989 ... (continua a leggere qui)

Maria D'Asaro









Andreas Senk






venerdì 8 novembre 2019

9 novembre 1989: la libertà nel cielo sopra Berlino

             Bisognava avere almeno vent’anni, la notte del 9 novembre 1989, per sentire oggi l’enorme portata storica della trentennale ricorrenza. Bisognava avere vissuto tutta la tragedia della cosiddetta cortina di ferro, della fatale contrapposizione tra Est e Ovest, tra comunismo e capitalismo, per potere gioire in modo fanciullesco, selvaggio e totale, il nove novembre 1989, quando fu finalmente abbattuto il terribile muro che, dal 13 agosto 1961, teneva separati i tedeschi di Berlino est dai loro connazionali di Berlino ovest.
          Anche io, quella notte, ero ubriaca di gioia. Di anni ne avevo 31, ero abbastanza grande per capire e gioire. E ho avuto la gioia di festeggiare l’epocale avvenimento storico con mio padre, come e più di me appassionato di storia e di politica, papà che proprio il nove novembre faceva il compleanno. Anche se vivevamo nella lontana, relativa serenità di un Paese democratico dell’Occidente, eravamo davvero felici per la riconquistata libertà di tutti i tedeschi dell’est. Avevamo gli occhi lucidi, pensando al sacrificio delle centinaia di persone morte nel tentativo di conquistare la libertà e la possibilità di vivere in uno stato di diritto. Speravamo che il crollo del muro fosse l’inizio di una fase storica di convivenza pacifica. Poi abbiamo visto che nel mondo non sarebbe stato così … ma questa è un’altra storia. 
            Oggi, a trent’anni di distanza, celebriamo  la caduta del muro, sperando che i ventenni e i trentenni di oggi continuino a coltivare nella mente e nel cuore progetti di libertà  e di giustizia, di solidarietà, di uguaglianza e di pace
  Maria D’Asaro


















(foto mari@dasolcare:  Berlino, agosto 2019.
East Side Gallery; Caduti per la libertà; resti  del Muro di Berlino)



martedì 5 novembre 2019

Dark side

Nino Candido, Marco Triches, Matteo Gastaldo:
i tre vigili del fuoco morti vicino Alessandria




Vedi,
ti sorrido …
ma conosco bene
il tuo lato oscuro,
Vita.                                               

domenica 3 novembre 2019

Ma la vita dopo la morte c'è o no?


                       Palermo – Sull’epilogo inevitabile, più o meno lontano, dell’esistenza umana di ciascuno ricordiamo il contributo del filosofo Augusto Cavadi, col suo “Andarsene”, testo intrigante e poliedrico.
     Ecco ora le riflessioni illuminanti di due psicoterapeuti, esponenti italiani della Gestalt Therapy: il professor Giovanni Salonia e la dott.ssa Paola Argentino. Il primo, nel testo “Devo sapere subito se sono vivo” ci ricorda la differenza sostanziale tra tristezza e depressione: “Anche se la tristezza infinita di fronte alle perdite (separazioni, morte, malattia) confina con la depressione, non deve essere trattata come tale. […] Attraversare le sane depressioni dovute ai limiti anche tragici dell’esistenza fa crescere nella pienezza dell’essere umani. Quando la depressione è reazione all’infelicità costitutiva dell’esistenza (e non si somma ad altre gestalt aperte, non elaborate), infatti, compiuto il tempo necessario per l’elaborazione del lutto, si apre e si trasforma in ‘saggezza triste’ che permette di incontrare l’Altro nella concretezza dell’esistenza senza fughe nell’euforia. Viceversa, negare la tristezza delle perdite può, a sua volta, produrre depressione ‘patologica’. Nella postmodernità molte depressioni derivano proprio dal rifiuto della morte e dal vivere come umiliante sconfitta ogni situazione limite.”
     Ed ecco cosa scrive la dottoressa Paola Argentino, in un opuscolo dell’Istituto di Neuroscienze e Gestalt Therapy “Nino Trapani” di Siracusa, di cui è direttore scientifico: “A partire dalle idee del matematico Renè Thom, la scienza ha cercato di indagare la genesi e l’evoluzione (mutamento o permanenza) di strutture o forme, animate e inanimate, materiali ed astratte con l’elaborazione  della “teoria delle catastrofi”: una teoria morfogenetica che tenta di spiegare le forme naturali individuando il punto critico del conflitto a cui la ‘forma’ deve la sua origine. Ad esempio, in campo fisico, 100 gradi centigradi rappresentano il punto di catastrofe per cui l’acqua muta la sua forma da liquida a gassosa. Questa teoria è stata applicata in vari campi […] contrariamente alla teoria del caos tenta di spiegare il mondo e i suoi oggetti come “strutture razionali”, che si succedono secondo leggi morfogenetiche. […] Aristotele, nella Poetica, per primo usa il termine “catastrofe” con una connotazione tecnica, per indicare il punto critico della tragedia, quando tutti i nodi si sciolgono e piccoli cambiamenti portano alla rivelazione finale.”
     Allora, conclude la dottoressa Paola Argentino: “Se applicassimo questa teoria al dominio del metafisico, così come lo stesso Thom ipotizza – visto che si tratta di cogliere non solo strutture superficiali, ma anche dinamismi profondi – la morte biologica potrebbe essere il punto critico, il luogo di catastrofe del passaggio da una struttura morfologica ad un’altra?”.
        Chi lo sa … Ne era certo san Francesco, che è stato persino capace di appellare la morte fisica come sorella. Per chi si colloca nella tradizione religiosa cristiana, come san Francesco, non ci  sono dubbi sulla vita eterna custodita da Dio. 
       Per chi è più dubbioso, citiamo la tradizione buddista, che - pur non ipotizzando una Trascendenza, raccomanda di vivere praticando la giustizia, la gioia, la compassione e la misericordia. Non a caso, alla domanda di un discepolo: “Ma la vita dopo la morte c’è o no?” un saggio avrebbe risposto: “C’è la vita prima della morte? E’ questa la questione!”.

Maria D’Asaro, il Punto Quotidiano, 03.11.19



venerdì 1 novembre 2019

AAA. Cercasi santità disperatamente ...

Berlino: East Side Gallery
           La bellezza salverà il mondo? Forse solo se unita alla santità. Ma cosa è la santità? E’ sentire  e incarnare il bene comune, non rimanere prigionieri del proprio io, essere nonviolenti, essere giusti, forti, prudenti e praticare la temperanza.  Avere il senso  della comunione con tutte le creature.
            Di  santità ha bisogno estremo e urgente oggi la società. Beati allora quelli che capiscono che praticare una o più beatitudini non è roba da clericali, da vecchi o da donnicciole, ma di donne e uomini capaci di guardare all’essenza dei rapporti umani.

«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per causa della giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.»                                        
Vangelo secondo Matteo 5, 3-10

mercoledì 30 ottobre 2019

Il canto degli alberi: colmo di fiori è il pesco ...


Non tutti diventeranno frutto,
Splendono limpidi come schiuma rosa
Per l’azzurra fuga delle nubi.

Come fiori sbocciano i pensieri,
Cento al giorno - 
Lasciali fiorire! Lascia alle cose il loro corso!
Non domandare del raccolto!

Occorrono anche giuoco e innocenza
E fiori in abbondanza,
Altrimenti il mondo ci sarebbe angusto
e la vita priva di piacere.


Herman Hesse, da “Il canto degli alberi”






(foto mari@dasolcare)

domenica 27 ottobre 2019

Auguri zia Lillia, 100 anni di serenità

            Palermo – Nel 1919 la prima guerra mondiale era finita da meno di un anno. Mastro Turiddu, sebbene avesse tre figli, era stato chiamato al fronte, a combattere una guerra  lontana dalla sua Sicilia calda e solare. Miracolosamente tornato vivo dall’inferno delle trincee - uno dei pochi della sua brigata, decimata a Caporetto - aveva messo al mondo la quarta figlia, nata appunto il 24 ottobre del 1919. La bimba era stata battezzata col nome della nonna materna, Rosalia. Lillia, vezzeggiativo con cui sarebbe stata poi sempre affettuosamente appellata, cresceva sana, in grazia e in salute, ma non in altezza: col suo metro e quaranta, sarebbe rimasta la più piccola della famiglia, arricchita poi da altre nascite: in tutto dieci persone, quattro fratelli e quattro sorelle, più mamma e papà.
Della bella famiglia, che viveva a Chiusa Sclafani, un paesino nel cuore della Sicilia, al confine tra le province di Palermo ed Agrigento, oggi sono rimaste solo lei e la sorella Antonina, con i suoi 91 anni  “ragazzina” al confronto di Lillia, che,  lo scorso 24 ottobre, ha compiuto 100 anni.
Immaginate forse una vecchietta stanca, confinata in una stanza, con gli inevitabili acciacchi dell’età? Niente affatto: Lillia esce ogni pomeriggio per andare a messa, nella parrocchia di sant’Antonino, a Palermo, dove vive da più di mezzo secolo ormai; a casa è lei a cucinare, a lavare i piatti, a curare le piante … E il suo riposo consiste nella continua lettura di libri e giornali: “Perché bisogna essere aggiornati e seguire le vicende del mondo”.
Come è stata la vita di Rosalia Giaccone? (Anzi di zia Lillia, perché la scrivente ha la fortuna di essere sua nipote). E’ stata una vita serena e lineare: come quasi tutti i suoi fratelli e le sue sorelle, ha coronato solo da adulta il desiderio di continuare gli studi, perché in famiglia non c'erano i soldi per studiare. Così solo negli anni ’50 è diventata insegnante di scuola materna. Ha cominciato a lavorare quasi a quarant’anni, educando con affetto tantissimi bambini, e poi si è prodigata nella cura di nipoti, pronipoti e pro-pronipoti.
Faro della sua vita è stata la fede religiosa cattolica: a cinque anni faceva parte già del gruppo dell’Azione Cattolica parrocchiale ed è rimasta fedele per tutta la vita a questa scelta. Avrebbe voluto farsi suora: è stata ad Alba, in provincia di Cuneo, nella comunità delle suore paoline. Ma per un problema di salute, è dovuta tornare in Sicilia. Si è allora consacrata da laica alla vita religiosa, con le “Annunziatine”.
Ma zia Lillia non è affatto bigotta: i suoi modelli di vita sono le testimonianze concrete di uomini e donne, come don Giacomo Alberione, madre Teresa e padre Pino Puglisi. E, soprattutto, san Francesco. Come san Francesco ama la natura, ama la pace e la mitezza. Le beatitudini evangeliche “Beati gli operatori di pace, beati coloro che hanno fame e sete di giustizia, beati i miti, beati i puri di cuore, beati i misericordiosi …” sono davvero la ‘summa’ del suo vangelo.
Ma ci si farebbe un’idea parziale di zia Lillia se la si pensasse solo casa e chiesa: finché ha potuto, ha girato in lungo e in largo il nostro bel paese e si è avventurata anche in Francia, Spagna, Portogallo, Polonia e persino in Egitto e in Israele: “Perché bisogna andare a Gerusalemme e a Betlemme almeno una volta nella vita” … E non disdegna, dopo aver recitato il Rosario, una partitina a carte con la sorella o con i nipoti: fonti ben informate ci dicono che, da qualche anno, “Scala quaranta” sia caduta in disgrazia e sia stata soppiantata da “Pinnacola”.
Ecco, zia Lillia è un’amante della vita e della sua bellezza. Ed è sempre allegra e di buonumore. Un grazie dunque per la sua testimonianza di vita gioiosa e per la sua fede granitica. E l’augurio di vivere ancora in salute e letizia, attorniata dall’affetto della sorella, la mitica zia Ninì, e dei nipoti, e dalla stima cordiale dell’affezionata comunità parrocchiale palermitana di sant’Antonino e delle persone del paese natale. Il compleanno a tre candeline è stato infatti anche festeggiato a Chiusa Sclafani, dove il sindaco, Francesco Di Giorgi, le ha conferito una targa-ricordo.
Qualcuno si chiederà: ma davvero zia Lillia non ha nessun problema di salute? Lo confessiamo: il suo udito non è al cento per cento. A volte non sente la sorella che la chiama o lo squillo del telefono. Ma si rifiuta di portare una protesi acustica. Chissà se uno dei segreti della sua longevità non sia magari proprio questa sua lieve ipoacusia, che la tiene alla giusta distanza dallo sbraitare vano dell’universo …
Maria D'Asaro, 27.10.19, il Punto Quotidiano













venerdì 25 ottobre 2019

Allegria



Trillo
Vitale, gioioso
Del pappagallo verde,
sveglia originale, al mattino.
Allegria!