sabato 14 luglio 2018

Palermo in festa per la sua "Santuzza"

     Si concludono oggi a palermo i festeggiamenti in onore di santa Rosalia, patrona della città. Quello di quest’anno è il 394° Festino della “Santuzza”, appellativo devoto e affettuoso insieme con cui i palermitani chiamano la loro patrona. La direzione artistica della festa, inserita tra gli eventi di Palermo Capitale della Cultura, è stata affidata all’attore, regista e scenografo Lollo Franco e all’apprezzatissima fotografa Letizia Battaglia, che hanno scelto come tema conduttore “Palermo Bambina”, privilegiando appunto la rappresentazione di una “Santuzza” bambina, nel periodo in cui matura l’abbandono del lusso della vita di corte, per la consacrazione a Dio.
        Il Festino coniuga tradizione e modernità, sacro e profano e ha il suo culmine la sera del 14 luglio, quando il carro, simbolo dei festeggiamenti, percorre corso Vittorio Emanuele e arriva al Foro Italico. Il carro rappresenterà quest’anno un veliero con due alberi e saranno ben visibili i fiori simbolo di Santa Rosalia, rosa e lilium, in un gioco di colori allegro e fiabesco dedicato alla fanciullezza. 
       L’attore Leo Gullotta sarà la voce narrante del racconto della vita della santa e dei vari momenti della rappresentazione, che comprenderà vari “quadri”: il primo, con la coreografia di Luc Bouy, vedrà la partecipazione del Coro delle Voci Bianche della Fondazione “Orchestra sinfonica Siciliana”; ci sarà poi la Kids Orchestra Band del Teatro Massimo e la presenza di Kitonb Project, compagnia di teatro estremo. Ai Quattro Canti la compagnia catalana de “La Fura dels Baus” racconterà la liberazione dalla peste con una particolare performance e con la partecipazione di numerosi artisti “volontari” reclutati in città. Sempre ai Quattro Canti, ci sarà l’omaggio floreale del sindaco di Palermo Leoluca Orlando. Il Carro poi raggiungerà il Foro Italico dove la festa si concluderà con i Giochi d’artificio.
       Ma chi era santa Rosalia? Secondo la tradizione, Rosalia Sinibaldi (1130-1170 circa), appartenne alla nobile famiglia dei Sinibaldi, figlia di Sinibaldo, signore di Quisquina in provincia d'Agrigento. Visse alla corte di re Ruggero, prima di rifiutare la vita di corte e il matrimonio, per consacrarsi a Dio e vivere da eremita in una grotta sul monte Pellegrino, dove morì. Nel 1625 salvò la città dalla peste e ne divenne la patrona: secondo la tradizione apparve infatti in sogno ad un uomo indicandogli dove avrebbe potuto trovare i suoi resti, che portati in processione in città fermarono l'epidemia. Come gesto di solenne ringraziamento, nel giugno 1625 il cardinale Giannettino Doria fece svolgere la prima festa in suo onore. E, allora come ora, “u fistinu” si conclude con l’acclamazione “Viva Palermo e santa Rosalia!”
Maria D’Asaro, Il Punto Quotidiano

giovedì 12 luglio 2018

Spiaggia dei Conigli, "regina del mare"

        La Spiaggia dei Conigli, nell’isola di Lampedusa, è al primo posto nella classifica delle più richieste e visitate spiagge italiane, come attesta il "TripAdvisor Travelers’ Choice Beaches Awards 2018", il premio del portale turistico che stabilisce la bellezza delle spiagge in base alle prenotazioni e alle ricerche degli utenti. Secondo tale portale, il secondo posto va attribuito alla spiaggia di Tropea, in Calabria; medaglia di bronzo invece alla spiaggia La Pelosa, in Sardegna, in provincia di Sassari. 
La spiaggia dei Conigli, che attrae turisti da tutto il mondo per la limpidezza e l’azzurro del suo mare, si trova in un isolotto dal nome omonimo, al centro di un’ampia baia, posta nella parte sud ovest dell’isola di Lampedusa. Nell’isolotto vivono una particolare specie di lucertola e il gabbiano reale, presente con circa cento coppie di esemplari.
       Controversa è l’origine del nome della baia, chiamata “Rabit Island” per la prima volta nel 1824 in una carta nautica. Nelle cartografie successive, tale toponimo venne tradotto con l’inglese ‘rabbit’, che significa appunto coniglio. Secondo altre fonti, sembrerebbe più verosimile la sua derivazione dal termine arabo “rabit”, che significa ‘legame’ (che lega, che collega) suggerendo un plausibile riferimento all’istmo che si forma di rado tra l’isolotto e la costa. Secondo un’altra ipotesi, invece l’origine del nome è dovuta al fatto che, molti anni addietro, una colonia di conigli raggiunse l’isolotto proprio nel momento in cui esso era collegato alla terraferma. Quando il ponte di sabbia sparì e le acque del mare riemersero, rimasti intrappolati nell’isolotto, i conigli divennero così numerosi da far battezzare il luogo appunto “Isola dei Conigli”.
        A proposito di spiagge, una buona notizia anche per i palermitani e per i numerosi turisti che affollano la città: quest’anno ci si potrà tuffare non solo nelle acque calde e sabbiose di Mondello, località a ovest della città con raffinate villette stile liberty, ma anche nel tratto di costa al centro del golfo di Palermo: dopo quarantotto anni di divieto, torna infatti balneabile anche la Costa est, il litorale compreso tra i quartieri Romagnolo, Bandita e Acqua dei Corsari. 
         Eliminati gli scarichi a mare, i prelievi effettuati a maggio e giugno da biologi dell’ASP hanno certificato che la soglia di colibatteri è sotto la soglia di pericolo; si attende ora solo la formale autorizzazione da parte dell’Assessorato regionale alla Salute. Intanto l’amministrazione comunale, con il Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo, ha avviato interventi strutturali e a lungo termine; tra le altre opere di bonifica, piantati vari alberi, in particolare tante palme e le “tamerici salmastre” di dannunziana memoria.
Maria D’Asaro - Il Punto Quotidiano

martedì 10 luglio 2018

Il tocco che salva

Marc Chagall: Dance
            Il numero 12 che ritorna (la bambina di 12 anni e la donna malata da 12 anni) in qualche modo simboleggia le 12 tribù di Israele. Gesù vuole liberare da quello che imprigiona l’ispirazione di Dio nella legge (…). Le mestruazioni erano considerate impurità. La donna nella circostanza non poteva avvicinarsi a nessuno, perché era impura e rendeva impuri gli altri che si avvicinavano a lei. Terribile. Si sentiva condannata da Dio. C'era un’ignoranza abissale, anche del significato della ricchezza delle mestruazioni. (…) 
         Poi c’è una ragazza che muore all’inizio del passaggio dall’età infantile al matrimonio. (…) La novità del comandamento di Dio, che interpreta e supera la legge, la libera dalla morte. Da quella parte di legge ebraica concepita come un pacchetto di osservanze: fai così e sarai salvo. No. Tutto questo porta alla morte. 
         Si rischia di vivere anche molti anni senza aver vissuto. La vita non è salvata dalla vita. Si può essere vivi e morti dentro. Il nuovo comandamento di Gesù salva la vita. È l’amore. Non c’è niente che possa salvare la vita più dell’amore, che fa spingere l’emorroissa a toccare Gesù e sentire sprigionare un’energia nuova che le dà vita e gioia di tornare a sorridere. 
          Gesù prende per mano la bambina e il verbo usato è quello della resurrezione. Gesù ha fatto il miracolo a questa donna? Probabilmente sì. Ma il vero miracolo è che Gesù ci dice che ciò che ci può liberare dalla morte è l’amore che può farci sperimentare, in noi stessi, la vita infinita di Dio.  Per cui la morte è un addormentarsi. La morte, per noi cristiani, è un addormentarci nel Signore per essere svegliati da lui.
          Quello che il Vangelo ci annuncia è proprio la novità dell’amore di Dio che si vuole fare strada oltre le leggi umane, incluse quelle bibliche. Capaci di farci vivere, di farci diventare creativi e non morire a 12 anni senza avere sperimentato la femminilità, la condizione materna, senza fruttificare. 
         Qui si ricapitola il Vangelo di Gesù; in questa pagina semplice ed immediata. Cosa fa superare la stanchezze e lo smarrimento? L’amore coniugale, l’amore verso i figli, l’amore che ci rende creativi, capaci di iniziativa, capaci di uguaglianza come ci ricordava San Paolo, spiazzandoci tutti. Se tu stai un po’ meglio di un altro, metti a disposizione dell’altro; fate scambio di dono; tu darai quello che hai, lui quello che è. A livello personale, a livello familiare, a livello nazionale, a livello internazionale.
        L’egoismo può avere forme ristrette, accorciate, ma può avere forme nazionali ed internazionali di popoli. Chi ha di più vuole trattenere e non vuole dividere niente. Si dà spazio alla paura e si diventa irrazionali per non capire più niente. Ma paura di chi? Di gente disperata che cerca una mano d’aiuto? So che tutto va organizzato, che non si può improvvisare. Ma San Paolo ci ha dato questo principio che nasce prima della rivoluzione francese: una fraternità filiale che viene da Dio: “la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza”. 
       C’è gente che possiede 150 miliardi di dollari! Cose assurde, rese possibili dal disordine mondiale, follia pura … San Paolo scrive: “Non si tratta di mettere in ristrettezza voi per sollevare gli altri, ma di fare uguaglianza. Per il momento la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza …”. Quanti giovani vorrebbero venire qui a lavorare, a portare freschezza, voglia di andare avanti, gioventù in una società invecchiata che vuole assicurare la vita fino a 100 anni. Mentre permettiamo che muoiano bambini o ragazzi di 30 anni. Hanno una ricchezza che vogliono condividere con noi.
      Care sorelle e cari fratelli, senza scadere nella retorica, stiamo facendo echeggiare il Vangelo del Signore per comprenderlo per davvero, anche se è impegnativo. 
      Lasciamo che la parola di Dio ci possa trasformare. E non è così remota questa possibilità. Il vero miracolo è quello che si tenta di sperimentare, anche in piccolo, nella vita quotidiana.

(sintesi dell’omelia pronunciata da don Cosimo Scordato a Palermo, nella chiesa di san Francesco Saverio, l’1.7. 18)

domenica 8 luglio 2018

Invisibile






Invisibile
Sei qui
Anche d’estate
Col tuo fresco mantello
Solitudine.       

martedì 3 luglio 2018

Alex Langer, costruttore di pace

       Il nome di Alexander Langer a tanti non dice niente. Ingannati dal nome tedesco, non sanno neppure che si tratta di un italiano, nato in un paesino in provincia di Bolzano. Langer   merita di essere ricordato perchè è stato, a metà degli anni ’80, uno dei fondatori e animatori del movimento ecologista, infaticabile “costruttore di ponti”, promotore di pace e convinto sostenitore della convivenza interetnica in Alto Adige. Consigliere regionale in Trentino Alto Adige e poi, sino alla morte, deputato con i Verdi al Parlamento europeo, chi lo ha conosciuto afferma che “È stato uno dei rari politici che intendeva la politica esclusivamente come servizio, senza ombra di potere”. Langer infatti rendicontava sino agli spiccioli le sue entrate e si spendeva senza risparmio per le cause in cui credeva. 
Langer - Alex per gli amici - affrontava tutte le questioni senza il conforto e il salvagente dell’appartenenza ideologica: a sinistra, fece scandalo, alla fine degli anni ’80, la sua posizione antiabortista e contraria alla sperimentazione sugli embrioni; nel 1995, in seguito alla strage di Tuzla nell’ex Jugoslavia martoriata dalla guerra etnica, nonostante i suoi principi nonviolenti e pacifisti, chiese con forza l´intervento internazionale armato, per impedire che "la conquista etnica con la forza delle armi possa tornare a essere legge in Europa". 
Forse fu anche l’isolamento in cui si venne a trovare tra i Verdi e i movimenti pacifisti, ad accentuare la sua sensazione di sconfitta e di solitudine e a spingerlo al suicidio, il 3 luglio del 1995, a soli quarantanove anni, dopo una vita spesa per la pace, per la promozione della convivenza interetnica, per i diritti umani e  per la difesa dell’ambiente: “I pesi mi sono diventati davvero insostenibili, non ce la faccio più. Vi prego di perdonarmi tutti anche per questa dipartita.” – scrisse in uno dei biglietti lasciati ai piedi di un albero di albicocche. Il biglietto si concludeva comunque con un’esortazione: “Non siate tristi, continuate in ciò che è giusto.” 
Quello che aveva scritto nel 1992 per la morte di Petra Kelly, esponente  tedesca dei “Verdi”, calza purtroppo anche per la sua tragica fine: “Forse è troppo arduo essere individualmente degli Hoffnungsträger, dei portatori di speranza: troppe le attese che ci si sente addosso, troppe le inadempienze e le delusioni che inevitabilmente si accumulano, troppe le invidie e le gelosie di cui si diventa oggetto, troppo grande il carico di amore per l’umanità e di amori umani che si intrecciano e non si risolvono, troppa la distanza tra ciò che si proclama e ciò che si riesce a compiere …
A ventitré anni dalla morte, Langer merita comunque di essere ricordato per il suo sorriso intelligente e buono, per la sua dedizione assoluta al bene della terra, testimoniata anche dalle parole pronunciate in occasione di un convegno nel 1994: “Sinora si è agito all’insegna del motto olimpico “citius, altius, fortius” (più veloce, più alto, più forte) che rappresenta la quintessenza dello spirito della nostra civiltà, dove l’agonismo e la competizione sono la norma quotidiana e pervasiva. Se non si radica una concezione alternativa, che potremmo sintetizzare in “lentius, profundius, suavius” - più lento, più profondo, più dolce - non ci potrà essere il cambiamento, il nuovo orizzonte ecologico, la civiltà di pace e di condivisione di cui abbiamo bisogno.” 
Maria D'Asaro, Il Punto Quotidiano

Ecco un'altra Langer - non imparentata con Alex - che va ricordata  (ringrazio il blogger Slec):



lunedì 2 luglio 2018

Il saluto di Nadia alla Scuola

La prof. Genova, al centro, con le prof. Cavataio e Provenza

      Tra le mie fortune, c’è quella di aver incontrato colleghe speciali (Qui  il saluto della Preside Maria Di Naro, andata in pensione nel 2010). Ecco il messaggio toccante che ci ha donato la professoressa Nadia Genova, Docente di Inglese, salutando la scuola “Cesareo” di Palermo: il 1° settembre prossimo la prof. Genova, assieme ad altri cari colleghi, sarà infatti felicemente in pensione. 

Cara Nadia, senza la tua inappuntabile professionalità e la tua squisita signorilità, la "Cesareo" non sarà la stessa ...


      Un immenso “Grazie” a tutti i presenti per aver voluto condividere con noi questo momento gioioso.  E’ una svolta importante delle nostre vite e questo ricordo rimarrà sempre nei nostri cuori.  Passato, presente e futuro sono intrecciati inevitabilmente. “Oggi non è che il ricordo di ieri e domani non è che il sogno di oggi … Il presente abbraccia il passato con il ricordo e il futuro con la speranza” (Kahlil Gibran).
       Il nostro presente è il frutto delle scelte fatte: di incontri felici, di relazioni costruite, di grandi passioni, di grandi soddisfazioni, successi ma anche di inevitabili insuccessi e piccole frustrazioni.
Il nostro lavoro è splendido perché unico: prendiamo per mano delicatamente giovani menti e le conduciamo in punta di piedi verso la consapevolezza di sé, la capacità critica, l’autonomia che permetterà loro di fare  lucide scelte future nella vita.
      Siamo consapevoli che chi intraprende il lavoro di insegnante ha un’enorme responsabilità: anche un semplice sguardo di approvazione, un ascolto attento in un momento di crisi, una parola detta al momento giusto possono cambiare ed orientare le vite presenti e future dei nostri ragazzi.
       Ognuno di noi porta con sé il proprio vissuto carico di passioni e di piccole debolezze, ma il bello di lavorare nella scuola è che c’è la straordinaria opportunità da saper cogliere al volo, di  incontrare l’altro, di assorbirne la positività oltre che spesso anche la professionalità. E questo è successo a noi che abbiamo avuto la fortuna di mettere piede alla “Cesareo” tanti anni fa e di non essere più andati via  per scelta consapevole. 
       Tutti i Presidi o Dirigenti scolastici che si sono avvicendati nella scuola (Di Naro, Macaluso, Mancia, Speciale) hanno marcato il nostro cammino; i colleghi sono stati insostituibili compagni di viaggio e spesso amici; il prezioso personale della scuola tutto (Segreteria e collaboratori scolastici) hanno agevolato il nostro lavoro anche nei momenti più frenetici, spesso con tanta pazienza e tanto garbo.
     Noi docenti, negli anni, abbiamo messo in campo tutte le nostre conoscenze, competenze ed esperienze di vita per i nostri allievi, abbiamo aggiornato il nostro modo di insegnare per essere al passo con i tempi e in sintonia con le nuove generazioni. Abbiamo cercato di fare appassionare i nostri allievi alla disciplina insegnata, qualsivoglia essa fosse, perché ogni campo del sapere ha la sua specifica valenza formativa e ogni disciplina può fare emergere talenti e soprattutto dare l’opportunità di una realizzazione personale.
La "Cesareo" è e sarà sempre la Scuola dell’Accoglienza a tutti i livelli: accoglienza per i giovani colleghi che arrivano con il loro carico di entusiasmo e capacità di rinnovamento, accoglienza per tutti gli alunni “senza se e senza ma” per una giusta politica scolastica dell’integrazione.
      Fiduciosi di aver contribuito a dare le ali della conoscenza ai nostri alunni, auguriamo al Dirigente scolastico, ai colleghi, al personale tutto della scuola e a tutti gli alunni di continuare con amore il loro lavoro e con serenità il loro cammino di vita.
Un ultimo mio pensiero prima di concludere. 
      E’ inevitabile leggere nei nostri occhi, al di là dei nostri sorrisi, un sottile velo di malinconia che vorrei comunque fugare con queste parole: rimarremo sempre Professori, anche negli anni a venire quando non gireremo più tra i banchi di un’aula affollata di sorrisi, ma ci sentiremo chiamare da lontano: “Prof. … si ricorda di me?” E noi cercheremo nella nostra memoria i ricordi gioiosi di quell’unico, indimenticabile incontro.
                           Con affetto e ancora grazie,

Prof. Nadia Genova
Palermo, 30 giugno 2018

                                                             Nadia and me

sabato 30 giugno 2018

Polvere di stelle



Polvere
Di stelle …
Pulsa nel cuore
l’amore, ricevuto e donato.
Infinito.







(Oggi è morto il prof. Angelo Baccarella, una persona bellissima.
Un abbraccio a Rosa, sua meravigliosa compagna, e agli splendidi Joseph e Marta)

mercoledì 27 giugno 2018

Alda Merini: mistica della meraviglia

Milano - Foto mari@solcare
Amore,
vola da me
con l’aeroplano di carta
della mia fantasia,
con l’ingegno del tuo sentimento.
Vedrai fiorire terre piene di magia
e io sarò la chioma d’albero più alta
per darti frescura e riparo.
Fa’ delle due braccia
due ali d’angelo
e porta anche a me un po’ di pace
e il giocattolo del sogno.
Ma prima di dirmi qualcosa
guarda il genio in fiore
del mio cuore.
Alda Merini

Metti il freddo di una sera d’inverno, la luce inadatta di una sala che non è da conferenze. Fumo di sigaretta e una vecchia in ciabatte. E ragazzi foresti, venuti fin sui Navigli per lei, il poeta. Selvatici di scuola alberghiera, libri letti pochi, poeti meno. Eppure inchiodati, il silenzio sospeso, gli occhi sgranati, davanti alla vecchia che legge poesie, parla di maternità e di amore. La vecchia all’apparenza brutta, sciatta. In ciabatte. 

Ma i ragazzi foresti non riescono a non domandarle: “Che cos’è per lei la bellezza?”. “Perché, non mi vedi?”. Nessun paio di occhi, di labbra, che dubiti. “Al suicidio non ci ho mai neanche pensato, non credete”, aveva anche risposto. Eppure, per sicurezza, le avevano tagliato anche il gas. Gente che mai l’aveva vista né ascoltata, c’è da pensare. 

Ma aveva la forza, a suo modo incontestabile, di farsi ascoltare. Che non derivava solo da cultura né da bravura. Da eleganza anticonvenzionale meno che mai. (…)
In realtà la forza mediatica che l’aveva strappata all’oblio la signora stracciona, la mistica della meraviglia (“Son sempre rimasta fedele/ alla mia meraviglia:/ mi meraviglio/ di un peccato impunito/ e della grazia inattesa”) l’attingeva a qualcosa di profondamente diverso. (…)
Il mistero della sua poesia – che superava i limiti della malattia dello stereotipo della malattia, della povertà e dello stereotipo della povertà, dell’arte e dello stereotipo dell’arte; della mistica e dello stereotipo della mistica – sta tutto nel fatto che la sua persona e la sua parola miracolosamente coincidevano. In un aspetto di non volontarietà, di pura grazia. 
Una disponibilità incondizionata (“il libro prima di nascere Dio lo deposita in te come una manciata di fango che diventa luce”), che rende misteriosamente giustizia anche alla cultura e alla poesia: “Domandano tutti come si fa a scrivere un libro. Si va vicino a Dio e gli si dice: feconda la mia mente, mettiti nel mio cuore e portami via dagli altri, rapiscimi. Così nascono i libri, così nascono i poeti”. 
(“Corpo d’Amore”, Alda Merini).  

(Articolo tratto da: Il regalo di Alda Merini/Il Foglio)










(Foto scattate a Milano da mari@dasolcare: alcune in un parco zona Milano Nord, altre ai Navigli)

domenica 24 giugno 2018

Manifesta 12: Palermo capitale europea dell'arte


      Con circa cinquanta artisti internazionali che hanno esposto le loro creazioni e installazioni in varie sedi della città, il sedici giugno è stata inaugurata a Palermo la 12° edizione di Manifesta, mostra itinerante di arte visuale contemporanea. La prima edizione di Manifesta ebbe luogo a Rotterdam nel 1996, su idea della storica dell’arte Hedwig Fijen, ancora oggi alla guida dell'evento insieme a Peter Paul Kainrath, con il sostegno di varie organizzazioni artistiche governative nazionali e  di un team di specialisti internazionali.
L’iniziativa, che dal 1996 viene ospitata ogni due anni in una diversa città europea, nacque con lo scopo di creare una piattaforma paneuropea per le espressioni artistiche contemporanee, dopo il riavvicinamento delle varie anime del continente reso possibile dalla caduta del muro di Berlino e la scomparsa della cortina di ferro tra i paesi dell’est e quelli dell’ovest. La Città di Palermo è stata selezionata dal comitato di Manifesta per la sua rilevanza su due temi fondamentali per l’Europa contemporanea: migrazione e condizioni ambientali. La ricchezza storica e antropologica della città – dove, da circa venti secoli, risiedono gruppi umani diversi, con significative connessioni con l’Africa del Nord e il Medio Oriente – si riflette sulla società multiculturale palermitana, posta nel cuore del Mediterraneo. Non a caso il tema di Manifesta 12 è Il Giardino Planetario. Coltivare la coesistenza.
Per approfondire i temi della biennale, i visitatori possono partecipare alle visite accompagnati da una guida - chiamata Giardiniere - ed esplorare le tre principali sezioni della mostra: Garden of FlowsOut of Control Room e City on Stage. Simili ai veri giardinieri, le guide propongono ai visitatori spunti, notizie e riflessioni, seminando e facendo crescere semi di cultura e curiosità. In particolare, le visite nella sezione Garden of Flows (ospitate  all’Orto Botanico e a Palazzo Butera) esplorano i temi della tossicità, della vita delle piante e della cultura del giardinaggio; la sezione Out of Control Room indaga e approfondisce il ruolo del potere nel regime attuale di flussi globali e costanti cambiamenti (i progetti artistici di tale settore sono presentati a Palazzo Ajutamicristo e a Palazzo Forcella De Seta)la visita guidata della sezione City on Stage riguarda infine le opere in dialogo diretto con la città, le sue comunità, le sue tradizioni e gli spazi pubblici: tali creazioni sono disseminate in tutta l’area urbana (a Pizzo Sella, ZEN, Chiesa di S. Maria dello Spasimo, Giardino dei Giusti, Volpe Astuta, Quattro Canti e Costa Sud).
“La presenza di Manifesta 12 quest’anno a Palermo è un’opportunità fantastica per la città, per rafforzare la sua identità locale e internazionale, per apprezzare il significato della sua dimensione e identità mediterranea e mediorientale: Palermo ha portato Manifesta nel Mediterraneo e il Mediterraneo in Europa.” – ha dichiarato Leoluca Orlando, Sindaco di Palermo. L’edizione palermitana di Manifesta 12 sarà la più lunga tra quelle sinora organizzate e terminerà il 4 novembre 2018. I vari siti artistici saranno fruibili dal martedì alla domenica, dalle 10.00 alle 20.00, alcuni a ingresso libero.
Infine - da un’idea di Daniele Di Gregoli - un omaggio analcolico alla biennale: un cocktail floreale e profumato, che ha come ingredienti sciroppo alle rose, ginger beer, zenzero fresco grattugiato, essenza di scorza d’arancia. Con “Manifesta” – questo il nome del cocktail – un brindisi  dunque a Palermo, nel 2018  capitale due volte: dell’arte e della cultura.
Maria D’Asaro  - Il Punto Quotidiano


martedì 19 giugno 2018

Amor, che move il sole e l'altre stelle ...


"Come il chicco che germoglia, non c'è gesto fatto con amore, non parola, non carezza che prima o dopo, anche se non vedremo mai quando, dove, come... non porterà il suo frutto. Anche la più piccola attenzione, quasi invisibile, darà frutto. Non c'è nulla che, fatto con amore, sia inutile e non porti crescita".
          (dall’omelia, domenica 17 giugno scorso, di p.Giovanni Salonia; ringrazio Agata Pisana per la condivisione in FB)




"Tutti dobbiamo morire, tutti quanti, che circo! Non fosse che per questo dovremmo amarci tutti quanti e invece no, siamo schiacciati dalle banalità, siamo divorati dal nulla."  Bukovki





Non ti affannare a seminare
noie e affanni nelle tue giornate
e in quelle degli altri,
non chiedere altro che una gioia solenne.
Non aspettarti niente da nessuno.
E se vuoi aspettarti qualcosa,
aspettati l'immenso, l'inaudito.
(F.Arminio)                                   

(ringrazio Albertina per la condivisione in FB)











“Qualsiasi gesto o dono scaturito dall'amore è potente, giusto,indelebile".

 Stephen Littleword,  Piccole cose









(Foto mari@dasolcare: Siracusa. Grazie a Paola per la cura dei fiori e a sr.Rosamaria per ... la cura)