venerdì 21 aprile 2017

Cambiano come Natoli?


Angelo Cambiano
        Ha l’aria seria e neppure quarant’anni Angelo Cambiano, dal giugno 2015 sindaco di Licata, comune di mare vicino Agrigento. E di case a mare abusive pullula la costa licatese. Il Sindaco ha però avviato un processo di “bonifica” ambientale: da mesi le ruspe demoliscono gli immobili abusivi, applicando le norme vigenti. Ma, proprio per aver autorizzato le ruspe, il Sindaco è stato oggetto di vari atti intimidatori, tra i quali l’incendio di case dei suoi genitori. A maggio scorso, l’allora ministro degli Interni Angelino Alfano si è recato a Licata a portare la vicinanza e la solidarietà del Governo. Ma le intimidazioni non si sono fermate, e Cambiano teme di essere lasciato solo a combattere la sua buona battaglia. Ce la farà il primo cittadino licatese a vincere questa lotta difficile per la legalità o dovrà gettare la spugna come Pierpaolo Natoli, sindaco onesto e probo del film “L’ora legale”?

                                                                            Maria D’Asaro, “100NOVE” n.16 del 20.4.2017

mercoledì 19 aprile 2017

Ci siamo, Gabriele

Gabriele del Grande

     Le "proposte" o, meglio, le imposizioni politiche del premier Erdogan suscitano sgomento, sdegno e grande preoccupazione per i prossimi scenari politici della Turchia e di quella delicata area del mondo.

  Mobilitiamoci intanto con Amnesty International per la liberazione immediata del giornalista Gabriele del Grande.








lunedì 17 aprile 2017

Ballarò, una chiesa e il desiderio di “vita bella”

Tre video di TV2000 RAISAT, nei quali don Cosimo Scordato, che si spende da trent’anni nel quartiere Albergheria/Ballarò a Palermo,  ci  racconta  la volontà di coniugare Vangelo e promozione umana: 





sabato 15 aprile 2017

‘U cunsolu

       E’ antica usanza dei paesi siciliani, quando muore qualcuno, quella di portare del cibo ai familiari del defunto. Questa tradizione è chiamata ‘u cunsolu”, “ciò che serve a consolare”: chi è colpito dalla morte di una persona cara non ha voglia di cucinare e ha quindi bisogno di essere accudito e ‘consolato’ con del buon cibo da mangiare. Forse noi siciliani diamo il meglio di noi stessi nei giorni del lutto e del dolore: in tali momenti si evidenziano di più la capacità di cura e il calore umano, che sono tipici di tanti nostri conterranei. Sarebbe bello, e a volte succede, se queste qualità preziose non venissero espresse solo in occasione dei “giorni dulurusi” di familiari, amici o vicini, ma che ‘u cunsolu’ fosse  la modalità quotidiana dei rapporti umani, anche oltre i giorni del lutto. Se ne fossimo capaci, la Sicilia diverrebbe terra profetica di una laica Resurrezione.

                                                                           Maria D’Asaro,100NOVE” n.15 del 13.4.2017

giovedì 13 aprile 2017

Cammini di Passione ...

Mons. Oscar Romero
    Gli ebrei acclamano Gesù come figlio di Davide, perché pensano che sia finalmente arrivato il Messia da loro atteso: “Finalmente potremo diventare padroni del mondo" (...). Invece Gesù sta cavalcando un asinello e, secondo la profezia di Zaccaria, sta annunziando, nella semplicità di questo gesto, la sua vicinanza alla nostra umanità, pronto a portarne il peso, come l’asinello che si sa far carico di ogni peso che noi gli mettiamo addosso.
  Ebbene, quest’ambiguità porterà poi a quell’epilogo che oggi abbiamo proclamato e su cui torneremo a meditare nei prossimi giorni. Questa divaricazione, davvero radicale, da un lato c’era chi nel passato – e  ancora oggi nel presente – si aspetta una vicinanza, una presenza di Dio nel segno della forza e del potere, come se Gesù fosse il dominatore della nostra umanità, potente e capace di mettere a tacere chiunque con le sue bombe, con la sua potenza; la verità di Gesù invece è (...) che gradisce addirittura lavarci i piedi.
     E quindi si presenterà a noi nel segno dell’umiltà, del servizio e dell’abbandono pieno nelle nostre mani. E’ qui tutto l’equivoco, care sorelle e fratelli: un equivoco terribile (...) per cui si benedicono segni di morte, segni di potenza e di distruzione, convinti di poterli utilizzare in nome di Dio, invece è una bestemmia.
Padre Pino Puglisi
      Mentre il Gesù che noi vogliamo seguire vive di una passione per la nostra umanità: lui è disposto a morire per ciascuno di noi. E in quel dono di sé che ci è stato narrato c’è la sua attitudine: perché ognuno di noi che lo guarda e incontra il suo sguardo possa capire che vale la pena dare la vita per la persona amata, nelle mille forme in cui questo dono si può esprimere. Gesù lo ha espresso sino alla consumazione piena, subendo di tutto: tradimenti, svendita della sua dignità  (...).
     Gesù accetta tutto questo, nel senso che ci propone un’alternativa a tutto questo: l’atto di amore, di servizio e di donazione. E’ qui che ci dobbiamo inserire, care sorelle e fratelli, nel momento in cui dichiariamo col centurione, finalmente Davvero costui è il figlio di Dio. Proprio nel momento in cui non lo sembrerebbe per niente, abbandonato, deriso e disprezzato sulla croce, Gesù ci sta proclamando che il suo amore per noi è un amore perduto, passionale, appassionato della nostra umanità …

Marianella Garcia
       Ma qui, appunto, dobbiamo scegliere quale Gesù vogliamo seguire: se il Gesù equivocato come figlio di Davide o se il Gesù che dà la vita per persone amate. E qui noi vorremmo ritrovare l’annuncio del Vangelo: Costui è veramente figlio di Dio, perché figlio anche della nostra umanità, a servizio di essa.
Continuiamo così la nostra celebrazione domenicale, care sorelle e fratelli, ma anche la nostra settimana santa. Ognuno di noi faccia questa verifica: cosa ripensare, cosa rivedere, nella propria vita. Ma noi lo sappiamo perché lo intuiamo, che dove c’è amore, servizio, dedizione, lì c’è Dio, il vero Dio, che Gesù ci ha rivelato, nella sua carne, nel suo essere disposto a farsi crocifiggere.
Dove invece non c’è servizio, ma dominio, morte, prevaricazione, lì c’è la negazione di Dio. (...)

(sintesi dell'omelia pronunciata da don Cosimo Scordato il 9.4.2017, a Palermo, nella chiesa cattolica di san Francesco Saverio, non è stato rivisto dall'autore: eventuali errori o omissioni sono della scrivente, Maria D’Asaro, che si assume pertanto la responsabilità delle imprecisioni e manchevolezze della trascrizione)

martedì 11 aprile 2017

Mani di fate

       Non era affatto scontato.
Che, dopo una notte insonne, il suo mal di denti fosse curato da una dentista gentile che le praticava subito le otturazioni necessarie, le asportava il tartaro e le restituiva il sorriso.
Che, per diciotto anni, nel Consultorio a due passi da casa la stessa ginecologa le facesse il pap-test, gli opportuni controlli e la indirizzasse ad altre mani sicure, se necessario.
Che la dottoressa del servizio sanitario la visitasse a casa e le diagnosticasse e curasse una polmonite; e le desse i giusti consigli per gli inevitabili acciacchi.
     Non era affatto scontato vivere in un Paese dove un sistema sanitario le permetteva, nonostante il suo stipendio da impiegatuccia, di potersi curare. 
       Ed era doppiamente contenta che il prezioso lavoro di riparazione, prevenzione e di cura passasse attraverso competenti mani di donna: le mani, forti e delicate insieme, di Maria Teresa, Antonella e Celestina. 
        Grazie, mie dottoresse. Che il Cielo vi benedica.

domenica 9 aprile 2017

Se brucia l’umanità …

Lo scrittore Roberto Alajmo
        Si è scritto tanto sulla tragica morte di Marcello Cimino, il clochard ucciso per gelosia da un benzinaio, Giuseppe Pecoraro, a Palermo, nella notte tra il 10 e l’11 marzo scorso. C’è stata anche una fiaccolata cittadina. Prima che cali il silenzio sulla pietosa vicenda, frutto di un’incredibile e funesta “banalità del male”, dal sito “Penultim’Ora”, ecco le osservazioni dello scrittore Roberto Alajmo: “Scoprire che si trattava di un omicidio per motivi di gelosia ha rasserenato un po' le nostre coscienze, perché ci rassicura scoprire che il movente era riconducibile al vecchio genere di violenza non a quello nuovo che, come tutte le cose nuove, ci fa più paura. Viceversa, ci ha inquietato scoprire che si trattava di un omicidio fra italiani, e fra italiani qualsiasi. (…) Le figlie adolescenti hanno scoperto solo così la vita da senzatetto di loro padre. Una vergogna postuma che finisce di seppellire Marcello Cimino”.
                                                                          Maria D’Asaro, 100NOVE” n.14 del 6.4.2017

mercoledì 5 aprile 2017

Il diritto di contare



       Qualcuno potrebbe storcere il naso, considerando Il diritto di contare film buonista, che presenta gli USA col solito cliché di terra delle possibilità, dove i buoni e i meritevoli vincono sempre. Magari il regista Theodore Melfi avrà calcato la mano in positivo nel raccontarci la vicenda di Katherine Johnson, Dorothy Vaughan e Mary Jackson, le tre matematiche afroamericane che – come narrato nel libro Hidden Figures di Margot Lee Shetterly - collaborarono attivamente con i programmi spaziali della NASA nei primi anni ’60, quando si era aperta la gara con l’Unione Sovietica per inviare i primi astronauti nello spazio. Si dà però il caso che la storia delle tre donne sia una storia vera: Katherine, Dorothy e Mary ce l’hanno fatto davvero a far valere il loro talento matematico, nonostante fossero donne, nonostante fossero di pelle nera, nonostante negli USA vigesse ancora la segregazione razziale. Fu proprio la precisione dei calcoli matematici di Katherine Johnson,  a permettere all’astronauta americano John Glenn di compiere la prima orbita completa intorno alla Terra.
        E allora, specie se visto da occhi femminili, il film coinvolge e commuove: perché abbiamo bisogno di credere che, in questo pianetino pazzo e sperduto, le donne possano avere il diritto di contare non per il loro lato B prosperoso o perché “favorite” di un ricco magnate. Assai godibile per la buona sceneggiatura e l’avvincente ritmo narrativo, Il diritto di contare è  un film per tutti: si esce dal cinema rincuorate dal fatto che si può avere la meglio su pregiudizi sessisti e stupidità umana e contente di sapere che i nomi di Katherine Johnson, Dorothy Vaughan e Mary Jackson siano scolpiti tra quelli dell’intellighenzia scientifica mondiale. 
        Che la loro storia a lieto fine possa essere una luce di speranza per tutte le ragazze di oggi, di ogni colore e condizione sociale. 

domenica 2 aprile 2017

Tieniti dritto e sorridi

         
Mia figlia Irene
Tieniti dritto e sorridi  

fallo in ogni tempo, all'ora del cattivo umore
come all'ora del buon umore,
davanti a quelli che ti piacciono
e a quelli che ti ripugnano
nell'agiatezza e nelle strettezze
nella miseria o l'opulenza.
La malattia o la salute,
tieniti dritto e sorridi

tra coloro che si precipitano,
coloro che si agitano nel vuoto
o si urtano gli uni agli altri
tieniti dritto e sorridi


tra coloro che si fanno largo a gomitate,
coloro che tendono le mani per prendere,
o che si arrampicano e si destreggiano,
tieniti dritto e sorridi

tra coloro che discutono,
e coloro che si ingiuriano,
coloro che stringono i pugni,
coloro che brandiscono le armi,
tieniti dritto e sorridi

nel giorno della collera
e dello sbandamento,
quando tutto crolla e brucia,
tu solo in piedi nel panico,
tieniti dritto e sorridi

di fronte ai giusti dalla nuca rigida,
i giudici dalle virtù taglienti,
gli importanti che si dimenano,
tieniti dritto e sorridi

sia che venga fatto il tuo elogio,
sia che ti si sputi in faccia,
tieniti dritto e sorridi

a casa con i tuoi,
tieniti dritto e sorridi,
di fronte alla tua amata,
tieniti dritto e sorridi.
Nei giochi e nelle danze,
tieniti dritto e sorridi.
Nella veglia e i digiuni,
tieniti dritto e sorridi


solo nell'alto silenzio,
tieniti dritto e sorridi
al limitare del grande viaggio,
anche se i tuoi occhi piangono,
tieniti dritto e sorridi.

                                                                                                         Lanza del Vasto

(qui una biografia di Lanza del Vasto;  qui una realizzazione nonviolenta in Sicilia;
qui quando incontrai Lanza del Vasto, al liceo "Maria Adelaide" a Palermo.)


venerdì 31 marzo 2017

Ticket sharing?

           Viaggiare sui mezzi pubblici a Palermo è diverso che a Milano. Intanto per la tipologia dell’utenza. A Milano tram o metro sono utilizzati da un campione eterogeneo di milanesi; mentre a Palermo i mezzi pubblici – autobus in particolare - sono frequentati soprattutto da anziani, studenti, poveri e immigrati. Ecco, un sabato mattina di febbraio, la composizione umana del 243: anziani con le buste della spesa fatta a Ballarò e alcuni immigrati; poi in, via Oreto, salgono una decina di ragazzotte urlanti, nessuna delle quali fa il biglietto, mentre una di loro, a ogni fermata grida sguaiatamente: “Sta salendo il controllore!”. A una signora che sta scendendo con in mano il biglietto, una vecchietta chiede: “Mu dassi a mia ‘stu biglietto, si nun ci servi cchiu’ …”. La signora fa cenno di no e scende senza passarlo. Se foste stati la signora, avreste condiviso questa forma impropria di ticket sharing ?
                                                                            Maria D’Asaro, “100NOVE” n.13 del 30.3.2017