giovedì 10 giugno 2010

MANIFESTO


Non esserci già prima. Era questo il segreto: la maniera più vellutata, più amabile, più sicura per essere invisibili. Per annullare emozioni sopra le righe, eccessi di risa, travasi di tristezza, equivoci sentimentali. Sparire. Flop. Essere tutta in quella penna. Anzi, in punta di penna. O di mouse.
E aspettare. Aspettare solo loro: vive multiformi poliedriche creative. Partorite all’improvviso, per la prima volta, in un parto lungo e felice: parole/bambine che si affacciavano vispe dal terrazzo dei pensieri, presentandosi con un inchino, pronte a formare l’intreccio di un nuovo racconto. Oceani di parole. Un carosello colorato e creativo. Che danzava lieto davanti ai suoi occhi. Parole/sorelle parole/amiche parole/complici parole/dono parole/verità: chiavi di volta del suo mondo interiore. Compagne fedeli di una solitudine solo apparente. Parole/culla, parole/abbraccio/ parole/sussurro. Parole/carezza, che la curavano persino di notte. Rivelandole segreti e armonie nascoste. Parole/forma, parole/sostanza, parole/cornice: orizzonte azzurro e avvolgente che definiva universi cangianti. Parole nutrienti. Curate a sua volta, con il latte della sua attenzione.
Aveva compresso i suoi seni perché generassero sillabe morbide e soffici, aveva trasformato le sue mani in profonde radici verbali, immobilizzato i suoi piedi in suole di frasi avvolgenti, trasformato i capelli in miliardi di parentesi e virgole. Però c’era sempre una spina. Un battito disordinato, nascosto in un lembo di carne. Un pulsare inafferrabile, non ancora trasformato in parole. Forse ci voleva una magìa. Come quella che faceva volare Dumbo, l’elefante dalle orecchie troppo grandi. Chi ha nascosto la piuma magica?

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