sabato 27 ottobre 2012

Potere e servizio: la buona notizia



Anche come contraltare al video inserito ieri, ecco una sintesi dell'omelia di don Cosimo Scordato, relativa a domenica scorsa. Il Vangelo  è quello di Marco (10, 35-45).
Per chi avesse piacere di ascoltare direttamente le riflessioni di don Cosimo, ecco l'audio dell'omelia. Un grazie particolare a chi mi ha aiutato a inserire il video

video

(...) Gesù usa due termini uno più pesante dell’altro. Dice che per i cristiani non è pensabile un’organizzazione ecclesiastica dove ci sia dominio, dove qualcuno vuole dominare sugli altri, nelle mille forme in cui il dominio può prendere consistenza: nella coscienza, imponendo leggi, sentendosi migliori, volendo guidare la vita degli altri. Questo non è possibile tra i cristiani. E Gesù usa il termine “servo”, così almeno traduciamo in italiano, mentre il termine greco è “diacono”: dobbiamo essere gli uni i servi degli altri. Come dirci, ogni volta che ci incontriamo: - Posso esserti utile in qualche cosa? Posso farti un servizio perché tu stia meglio? – Così dovremmo salutarci, tra noi cristiani, per non perderci in chiacchiere. – Posso fare qualcosa perché tu stia meglio? Sono a tuo servizio. Io, servo tuo. – Così ci dice di essere Gesù per noi cristiani.
Poi, nei confronti degli altri che non sono cristiani, Gesù rincara la dose, perché dice: - Siate servi di tutti. – In realtà il termine greco è “doulos”, che significa schiavo. Quindi nei confronti di chi non crede, dobbiamo essere pronti non a condannare, a bruciarli, a mandarli non so a quale inferno, ma a metterci a loro servizio. Soprattutto di coloro che già sono schiavi, perché ricordiamo che al tempo di Gesù esisteva la schiavitù: farci schiavi degli schiavi. Così li trattiamo da padroni, così gli diamo dignità. Certo, poi vogliamo che non siano padroni … Ma farci schiavi degli schiavi, significa mettere in crisi la schiavitù, come a dire che per noi la schiavitù non ha senso. Ci facciamo servi gli ultimi degli ultimi perché nessuno si senta ultimo, perché a tutti sia dichiarata, sia riconosciuta la dignità. Quella dignità che Gesù vuole condividere con tutti noi.
E Gesù lo esplicita. E per evitare confusione ci dice: - Guardate che voi mi avete chiesto, senza rendervi conto, una cosa, senza capire niente (…) Questo avevano chiesto, questo si stavano aspettando: andare a Gerusalemme per andare a comandare, per avere il potere nelle mani. Questo ancora pensavano i discepoli: dopo un anno e mezzo di predicazione, di contatto con Gesù, non avevano capito niente … Ma qui dice: non hanno capito niente. Il verbo Gesù lo usa al presente: san Marco dice: - Ma tra di voi non deve essere così.
E usa il presente, san Marco, quindi si riferisce alla chiesa, alla sua chiesa. – Tra di voi non deve essere così. – E parla al presente. Non ambite di andare a comandare, di avere il potere tra le mani. Quindi, a scanso di equivoci, andiamo a Gerusalemme, poi vedremo quello che succederà. Finalmente lo capirete. Io sono venuto non per essere servito, ma per servire. –
Cosa ha fatto Gesù? A tutte le persone che si presentavano a lui, dava o diceva qualche cosa che li risollevava. Solo questo ha fatto Gesù. E’ stato il servo dei poveri, di tutta le gente disperata che bussava alla sua porta. Cosa ha fatto? Il servo dei servi. Solo questo ha fatto Gesù. E se ha alzato la voce lo ha fatto verso coloro che invece continuavano a proporre un sistema di dominio. Invece Gesù cosa ha fatto, con gli ammalati, con le persone disperate, con i peccatori, le peccatrici, ha detto: - Guarisci, muoviti … comincia adesso la tua vita. Non disperare. Guarda in avanti. – E poi aggiunge: - Io sono venuto per dare la mia vita in riscatto per i molti. - I molti sono tutti. Tutta la moltitudine, tutta l’umanità. In riscatto che significa? Che doveva pagare un debito al padre? No, perchè vuole che tutti siamo liberi. Che ci sentiamo riscattati, ci sentiamo degni di essere amati e di potere amare, degni di vivere in libertà. E’ quello che vuole Gesù: dare la vita perché tutti siamo liberi, riscattati, non ci siano schiavi, nelle mille forme di schiavitù che si possono manifestare.
Vedete, care sorelle e fratelli, come il Vangelo sia veramente sconvolgente … lasciare o prendere. E’ inutile che ci giriamo intorno. Prendere il Vangelo e quindi avere a che fare con Gesù Cristo significa scegliere volontariamente di essere gli ultimi. Sempre. Senza capeggiare. Con la volontà semplicemente di essere utile a qualcuno. Offro la mia intelligenza per aiutare qualcuno. Questo è il gesto cristiano per eccellenza.
E san Michele, il cui nome significa “Chi come Dio?”, è la denunzia permanente a tutti i potenti della terra che si sentono Dio, che vorrebbero dirci che dispongono di tutto, che sono loro il nostro Dio, perché dispongono dei soldi, delle ville, del conto in banca: - Io dispongo della ricchezza, del tuo destino, io sono il tuo Dio … -
San Michele serve solo per questo. Per dire - Mi cha El. Chi come Dio? Chi si permette di sentirsi Dio rispetto agli altri? Nessuno è Dio di nessuno. E neppure Dio è Dio! Perché Dio si è presentato a noi come Padre per evitare che noi pensassimo che per somigliare a lui dovessimo fare noi gli dei. Nessuno è Dio di nessuno. Siamo tutti fratelli e sorelle. Tutti sullo stesso piano. Amati immensamente da questo Padre.
Quindi – Chi come Dio? Chi si permette di sentirsi Dio nei confronti degli altri? Buttiamolo giù! I potenti dobbiamo buttare giù. La povera gente ha bisogno solo di essere risollevata. La povera gente, che poi siamo anche noi, la maggior parte delle persone, che vivono con tanta difficoltà, che non riescono ad andare avanti perché manca il lavoro, perché manca la casa, manca la sicurezza economica … tante cose che attentano alla libertà.
Perché Dio ci vuole liberi? Perché sin quando abbiamo bisogno di lavoro, di dipendere dagli altri, rischiamo di vendere la nostra libertà perché qualcuno ci promette qualcosa. Capisco che qualcuno, per bisogno potrebbe piegarsi … Ma chi è questo che promette … Non dovrebbe stare lì al servizio di tutti? Dei bisogni di tutti? Se è lì è perché noi lo deleghiamo e deve fare il bene della collettività.
E allora, care sorelle e fratelli, celebriamola così la parola di Dio: come parola di liberazione. Dio ci vuole liberi: non bisognosi degli altri. Al servizio sì. Perché nessuno di noi è talmente povero che non possa fare qualcosa anche per gli altri. Avere sempre due mani: una per dare e una per ricevere. Non una sola per ricevere e l’altra nascosta, perché siamo furbi. Nello scambio dei doni, si vive insieme e si migliora la qualità della vita per tutti. Il Vangelo ci propone ancora una volta tutto questo nella semplicità della vita di Gesù.

(il testo non è stato rivisto dall'autore, don Cosimo Scordato: eventuali errori o omissioni sono della scrivente, Maria D’Asaro, che si assume pertanto la responsabilità delle eventuali imprecisioni e manchevolezze della trascrizione)

5 commenti:

  1. Conosco la chiesa, il prete, le sue liturgie... ma soprattutto riconosco la profezia quando il Signore la suscita in mezzo a noi. Grazie.

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  2. Mari, sono contenta di queste parole, dove di legge tutta la tua stima e coinvolgimento... hai ragione, è il giusto contraltare per il post di ieri!

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  3. questo è un discorso che tocca anche me come non Cristiana, è l'approccio che dovremmo sempre avere gli uni verso gli altri. E il sentimento che dovremmo ricerchare in chi dobbiamo delegare a ricoprire incarichi istituzionali.
    Buona domenica e buone elezioni.

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  4. Quest'uomo ha la capacità di rendere il divino palpabile, terreno, e ci apre gli occhi su quanto sia assolutamente vicino alla nostra umana e quotidiana esperienza. Ad avercene... Grazie per la condivisione. Buona serata, Maruzza.

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  5. @simpal: forse ci conosciamo? Grazie per la visita e per l'apprezzamento. Buona settimana.
    @Vele: grazie a te per la condivisione affettuosa. Buona settimana.
    @curlydevil: don Cosimo dice sempre che non importano le nostre etichette, ma la nostra disposizione d'animo. Dio, se esiste, è per tutte le donne e tutti gli uomini di buona volontà. Buona settimana.
    @DOC: grazie a te per tutto quello che, da lontano e da vicino, hai voluto condividere. Buona settimana.

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